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Predicazioni

Stephane Simonnin on ottobre 15th, 2017

Colossesi 1:1-8

Leggi il resto dell'articolo su evangelicitrento.it

Stephane Simonnin on ottobre 15th, 2017

Colossesi 1:1-8

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www.laveravite.blogspot.com on ottobre 15th, 2017

Dio ha stabilito un tempo preciso per dare e ricevere l’amore fisico all’interno della coppia, sotto la sua benedizione.

Siamo al quarto messaggio sul libro di Rut. Una storia inizia male,  con la fuga di  Elimelec e dellasua famiglia a Moab per  FAME l  il FALLIMETO della sua vita lontano da Betlemme,  con i matrimoni dei figli a due non credenti moabite, Orpa e Rut,   i  FUNERALI ei Elimelec, Msalon e Chilion, e la FINE della vita di Naomi a Moab

Ma quando tutto sembra volgere al male per Naomi  la FEDE della nuora Rut in un cDio che ancora non conosce bene viene premiata con l’incontro con il ricco proprietario terriero Boaz, che nutre, conforta e prende a proteggere Rut, e Naomi che da alla nuora il buon consiglio di non allontanarsi dalle terre di Boaz, perché lui è un loro “redentore”,  in quanto loro parente e  può pagare il riscatto delle terre  e dare loro un tetto dove vivere

Più di una volta mi sono chiesto come predicare sul capitolo che affrontiamo oggi, Rut capitolo tre.
Perché, sapete, è un capitolo “scabroso”, con chiarissimi riferimenti sessuali, e riferimenti non proprio da culto domenicale e chiesa cristiana evangelica.

Voglio cominciare facendo un po’ di storia, di come si diveniva una coppia (almeno in Italia) dall’epoca di mia nonna Ida (nata nel 1888) ad oggi.

Nel 1800  tu incontravi il tuo futuro sposo e la tua futura sposa soprattutto attraverso la conoscenza tra famiglie: tu conoscevi qualcuno o qualcuna che ti piaceva, in qualche modo glielo facevi capire
(occhiate,  strette di mano fuggitive,  qualche abbraccio velocissimo quando i genitori erano distratti).

Ad un certo punto, quando era scoppiato l’amore tra i due, l’uomo si presentava a casa della donna,  parlava con il capo famiglia, e gli chiedeva la mano della figlia.

Se era accordata, i due si frequentavano in “ambiente controllato”,  la casa di lei,  fino al giorno del matrimonio… in chiesa.

Negli anni 20/30 gli incontri cominciano a spostarsi fuori da casa, si va a ballare,  si passeggia per le piazze  “fino a che non imbrunisce”.

Lì i futuri sposi si incontrano, e si incontrano sempre in quel modo fino alla decisione di “dirlo a casa”; quando lo dici a casa, gli incontri avvengono anche fuori casa, ma con la presenza di “qualcuno di famiglia” (una sorella, un fratello, la mamma), fino al matrimonio… in chiesa.

Anni 40 e 50, la guerra, la ricostruzione,  fino a quando negli anni 60 arriva il “boom economico”,
arriva la macchina, i giovani si incontrano e vanno assieme in auto, ma sempre tornando per cena… ma a quel punto non c’è più nessuno che li controlla,  e l’auto diventa un posto dove la coppia non legge solamente il giornale. E poi ci si sposa… in chiesa.

Con il 68 arriva la contestazione giovanile, genitori ed insegnanti diventano coloro da cui non prendere alcun consiglio, inizia la “rivoluzione sessuale”, l’uso dei contraccettivi, e i giovani cominciano a sperimentare quello che si chiama “amore libero”: l’atto sessuale viene scisso dall’essere consumato solo all’interno della coppia. L’essere “vergini” diventa una “malattia da curare”, che  i giovani curano molto volentieri  iniziando ad avere rapporti ben prima del matrimonio… che continua a essere fatto in chiesa.

Con gli anni 80 arriva il femminismo, le donne scoprono di essere trattate come “oggetti,  o peggio “fattrici” e al grido di “la pancia è mie e ci faccio quello che mi pare” inizia l’aborto come metodo alternativo al contraccettivo, la coppie continuano a sposarsi, ma molte cominciano a decidere di non farlo in chiesa.

Giungono gli anni 90, e le coppie incominciano a “convivere” prima di sposarsi, e si comincia a discutere sul fatto di dover essere per forza una coppia “tradizionale”. Si inizia a discutere sulla “coppia aperta”,  dove spesso ci sono più partner nella vita di una singola persona. E le chiese vedono sempre meno persone che vogliono celebrare matrimoni.

Siamo agli anni 2000 (i nostri): nascono forme “alternative al matrimonio”, le unioni civili,
si stabiliscono nuove definizioni di “coppia, che non è più esclusivamente tra un uomo e una donna, ma può essere tra persone dello stesso sesso. E si comincia a discutere se il nucleo familiare debba necessariamente essere composto da due persone. Siamo alla famiglia “poliamorica”, dove ci possono essere due uomini e una donna, due donne e un uomo, tre donne, tre uomini, e tutte le altre varianti che i numeri (che non sono fissi) permettono.

Vorrei farvi vedere un grafico… L’Istat calcola che, se la tendenza rimarrà stabile, entro il 2031 NESSUNO si sposerà più in chiesa.

Ma vorrei farvi vedere un altro grafico … Sempre secondo l’Istat, se la tendenza rimarrà stabile, entro il 2080 NESSUNO si sposerà più.

Tu mi potrai chiedere a questo punto:  “Perché mi hai fatto tutta questa lunga introduzione sulla coppia? Perché il capitolo 3 di Rut parla guarda caso  dei modi sbagliati e dei modi giusti di come iniziare una relazione d’amore.

Salomone diceva così in Ecclesiaste:

“Ciò che è stato è quel che sarà; ciò che si è fatto è quel che si farà. Non c’è nulla di nuovo sotto il sole.  C’è forse qualcosa di cui si possa dire: «Guarda, questo è nuovo?» Quella cosa esisteva già nei secoli che ci hanno preceduto.” (Ecclesiaste 1:9-10)

Quello che ci pare tanto “moderno adesso, la famiglia “aperta”, omosessuale,  con più di due persone, era un “classico” già ai tempi di Rut  e Boaz.

Ciclicamente la società propone qualcosa di differente, da quanto stabilito da Dio come famiglia.

Dio ha stabilito che la famiglia sia un rapporto esclusivo tra due persone di sesso differente unite sotto la benedizione di Dio (il matrimonio) che iniziano ad avere rapporti DOPO la sua benedizione.

“Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina (l’incontro – il “fidanzamento”).  Dio li benedisse (il patto – il “matrimonio”); e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi. (la consumazione – i “rapporti matrimoniali”)” (Genesi 1:28a)

La Bibbia è un libro “onesto, non è un libro di superuomini e superdonne, ma un libro di uomini e donne con i loro pregi, i loro doni, ma anche i loro limiti e i loro peccati.

Ed essendo un libro “onesto”, non ci mostra solo il “buono”, ma anche il “brutto e il cattivo” dei personaggi.

Dio li ha messi lì per dimostrare come pensiamo noi uomini, e come invece pensa Lui, quello che noi pensiamo si buono ed accettabile,  e quello che è buono ed accettabile dinanzi ai suoi occhi.

Leggiamo assieme Rut capitolo 3 da 1 a 5:

“1 Naomi, sua suocera, le disse: «Figlia mia, io devo assicurarti una sistemazione perché tu sia felice. 2 Boaz, con le cui serve sei stata, non è forse nostro parente? Ecco, stasera deve ventilare l’orzo nell’aia. 3 Làvati dunque, profumati, indossa il tuo mantello e scendi all’aia; ma non farti riconoscere da lui prima che egli abbia finito di mangiare e di bere. 4 E quando se ne andrà a dormire, osserva il luogo dov’egli dorme; poi va’, alzagli la coperta dalla parte dei piedi, e còricati lì; e lui ti dirà quello che tu debba fare». 5 Rut le rispose: «Farò tutto quello che dici». “ (Rut 3:1-5)

Ci eravamo lasciati con un consiglio “saggio” della credente  Naomi (Rut 2:23: «È bene, figlia mia, che tu vada con le sue serve e non ti faccia sorprendere in un altro campo». 

E ci ritroviamo con un consiglio sbagliato della credente Naomi: ( “còricati lì; e lui ti dirà quello che tu debba fare!)

Sono trascorsi circa due mesi dal primo incontro tra Rut e Boaz, (il tempo che intercorreva tra la trebbiatura dell’orzo e quella del grano), e tra loro non era accaduto nulla.

Era usanza al termine della trebbiatura di festeggiare tutti assieme (operai, servi e padroni), prima di dividere il raccolto per essere pagati.

Si mangiava, si ballava, si beveva (molto), e poi ci si salutava fino alla prossima trebbiatura.

Naomi percepisce che, se deve accadere qualcosa, deve accadere allora: o adesso o mai più.
Ma il piano di Naomi è un piano quanto mai “terreno”, “mondano”.

Il suggerimento è:  “Fatti la doccia, profumati, truccati, metti l’abito più sexy che hai, aspetta che Boaz abbia bevuto abbastanza, infilati sotto le coperte di Boaz e digli: “Cosa vuoi che faccia?”.

Il piano di Dio era:  un solo uomo e una sola donna uniti per sempre  “ quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi. (Gesù in Matteo 19:6b)

Ora, siccome era possibile stabilire la verginità di una donna, ma non era possibile stabilire la verginità di un uomo, gli uomini incominciarono ad approfittarsene. Quando una moglie non gli stava più bene,  bastava dicessero in giro che non era vergine al matrimonio, e la donna era lapidata.

Per proteggere le donne, Dio aveva dato una legge (in Deuteroniomio 22:13-21), dove diceva che la prova della verginità  sarebbe stato il lenzuolo intriso di sangue; questo lenzuolo veniva custodito dalla famiglia della donna per eventuali future contestazioni.

All’epoca di Rut e Boaz la situazione era andata ben oltre, popolazioni, come i moabiti, che non adoravano Dio,  usavano il sesso per divertimento e come pratica “sacra”, ma anche il popolo di Dio non era da meno; c’era la poligamia, l’omosessualità, gli incesti,  e il sesso veniva fatto fuori dal matrimonio come una cosa normale.

Vi suona in qualche modo familiare con la situazione della mondo in cui noi viviamo ora? Ciclicamente la storia ripropone lo stesso scenario: si parte da una situazione con poche regole e chiare, pian piano le regole vengono “aggiustate” secondo l’utile dell’uomo, e, a poco a poco,  la situazione diviene l’esatto opposto di come era al principio.

Naomi, anche se  credente,  è l’espressione della società dove vive ed è nata e cresciuta (era andata lontano dalla sua fede in un paese proibito, aveva permesso che i figli sposassero non credenti, e ora consigliava alla nuora di andare a letto col capo) E la neo credente Rut le risponde: “Farò tutto quello che dici”

Due lezioni per noi

Una per i neo credenti: non sempre i credenti, anche se maturi, danno buoni consigli. Anche se sei un neo credente,  quando ricevi un consiglio da un credente “maturo”, accertati che sia in accordo con la Parla di Dio. Se “non sei espertissimo nella Bibbia” e “non ti suona” chiedi ad altri credenti un secondo parere.

Una per i credenti maturi: stiamo attenti ai che i consigli che diamo ai neo credenti non siano trappole piuttosto che illuminazioni.

Per fortuna Rut ha di fronte un credente – Boaz – che non parla solo del Signore , (“Il signore sia con voi!” Rut 2:4) ma che applica la Parola alla sua vita.

“6 Scese all’aia, e fece tutto quello che la suocera le aveva ordinato. 7 Boaz mangiò e bevve e, con il cuore allegro, se ne andò a dormire all’estremità del mucchio di covoni. Allora lei venne pian piano, gli alzò la coperta dalla parte dei piedi e si coricò. 8 Verso mezzanotte, quell’uomo si svegliò di soprassalto, si voltò, ed ecco una donna era coricata ai suoi piedi. 9 «Chi sei?» le chiese. E lei rispose: «Sono Rut, tua serva; stendi il lembo del tuo mantello sulla tua serva, perché tu hai il diritto di riscatto». 10 Ed egli a lei: «Sii benedetta dal Signore, figlia mia! La tua bontà di adesso supera quella di prima, poiché non sei andata dietro a dei giovani, poveri o ricchi. 11 Non temere, dunque, figlia mia; io farò per te tutto quello che dici, perché tutti qui sanno che sei una donna virtuosa. 12 vero che io ho il diritto di riscatto, ma ce n’è un altro che ti è parente più prossimo di me. 13 Passa qui la notte; e domattina, se quello vorrà far valere il suo diritto su di te, va bene, lo faccia pure; ma se non gli piacerà di far valere il suo diritto, io farò valere il mio, com’è vero che il Signore vive! Sta coricata fino al mattino».  14 Lei rimase coricata ai suoi piedi fino alla mattina; poi si alzò, prima che un uomo potesse riconoscere il suo vicino; poiché Boaz diceva: «Nessuno sappia che questa donna è venuta nell’aia!» 15 Poi aggiunse: «Porta qua il mantello che hai addosso e reggilo». Lei lo resse ed egli vi misurò dentro sei misure d’orzo, e glielo mise sulle spalle. Poi se ne andò in città. (Rut 3:6-15)

Boaz era un bel po’ più grande di Rut. Boaz era il “capo”. Boaz era uno che vantava un diritto su Rut. Boaz aveva anche bevuto un po’.

Rut era giovane. Rut era bella. Rut era moabita (era noto che le ragazze di Moab erano “disinibite”). Rut era disponibile.

Se questa fosse la scena di un film di oggi, non avrei dubbio di quali scene vedrei dopo, e so che mia moglie mi direbbe: “Marco, cambia canale và, c he ti fa male!”

E invece no. Boaz è un uomo di Dio, e si comporta come Dio gli ha insegnato  si deve comportare un uomo di Dio, e vuole che le cose  che anche lui desidera avvengano secondo l’ordine che Dio ha stabilito.

Come ha fatto Boaz a resistere ad una tentazione così grande?

1) Ha invocato il Signore

Sii benedetta dal Signore 

Il fatto di benedire nel nome del Signore Rut,  ha reso chiaro a lui e a Rut che Dio era lì presente.

2) La chiama “figlia mia”

Sii benedetta dal Signore, figlia mia! –  Non temere, dunque, figlia mia (v.10-11)

Come aveva fatto in precedenza, chiama Rut “figlia mia” per DUE volte,  questo già mette una bella distanza tra lui e lei.

3) Afferma ciò che è giusto davanti a Dio

 ce n’è un altro che ti è parente più prossimo di me. –  se non gli piacerà di far valere il suo diritto, io farò valere il mio

Ribalta la situazione: Rut gli sta dicendo: “Stendi il tuo mantello e prendi quello che è già tuo”
lui risponde : ”Lo farò QUANDO e SE  sarà realmente mio, perché questa è la legge del Signore”.

Boaz viveva in una società dove tutti facevano i propri comodi  senza curarsi di quello che dicevano le leggi di Dio.

Lui invece vuole seguire “le vie di Dio”, non quelle dell’uomo. Proverbi 19:21 dice: “Ci sono molti disegni nel cuore dell’uomo, ma il piano del Signore è quello che sussiste.”

4) Protegge l’onore di Rut 

Sta coricata fino al mattino – Nessuno sappia che questa donna è venuta nell’aia!

Si preoccupa che nessuno la veda, perché nessuno deve neppure immaginare  cosa realmente non è successo. Sa che Rut è la persona “debole”, quella che più avrebbe da perdere in una maldicenza.

5) Si dimostra generoso 

Porta qua il mantello che hai addosso e reggilo – vi misurò dentro sei misure d’orzo

Ancora una volta,  Boaz dimostra di avere un cuore generoso (regala a Rut  circa 80 chili d’orzo… aveva dei bei muscoli Rut!)

Boaz non solo era un bravo datore di lavoro, non solo aiutava i poveri dando parte del suo raccolto, ma onorava anche la dignità di una donna, invece di cercare l’avventura facile.

Dio era davvero al centro della vita di Boaz, e Dio lo contraccambiava benedicendo la sua vita.

Sapete, guardando i grafici sui matrimoni, sapendo la tendenza del mondo alla promiscuità coloro che sono ancora celibi, o nubili, potrebbero essere scoraggiati, o scoraggiate.

Potreste pensare:  “Belle parole, Marco, ma in non vivo al tempo di Boaz… io vivo adesso, qui, in questa cultura, e dovrò trovare una moglie o un marito in questa cultura…”

Non ho grafici da mostrarti,  ma sappi che i matrimoni tra credenti, statisticamente su mille matrimoni solo otto  finiscono, mentre quelli tra non credenti su mille ne finiscono venti.

Sposarsi con un credente o una credente non ti assicura il successo , dovrai lavorarci su lo stesso, impegnarti,  essere disposto a dare e qualche volta a sopportare ma ti assicura una “colla speciale” che è la colla di Dio:  quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi. (Gesù in Matteo 19:6b)

Ma devi rispettare i tempi che Dio ha stabilito, l’ordine che Dio ha stabilito, così come ha fatto Boaz.

Rut tornerà a casa con un cento chili d’orzo, ma soprattutto sarà Naomi a fargli comprendere  di aver incontrato un vero uomo di Dio e che la sua vita sta per ricevere altre benedizioni.

“16 Rut tornò da sua suocera, che le disse: «Sei tu, figlia mia?» E lei le raccontò tutto ciò che quell’uomo aveva fatto per lei 17 e aggiunse: «Mi ha dato anche queste sei misure d’orzo; perché mi ha detto: “Non devi tornare da tua suocera a mani vuote”». 18 E Naomi disse: «Rimani qui, figlia mia, finché tu veda come l’affare finirà; poiché quest’uomo non si darà posa, finché non abbia oggi stesso terminato quest’affare».”

Il vero amore sa attendere, sa attendere i tempi stabiliti da Dio, perché sono quelli che Dio ama e che Dio benedice.

Preghiamo.

GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIO

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(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

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Dio ha stabilito un tempo preciso per dare e ricevere l’amore fisico all’interno della coppia, sotto la sua benedizione.

Siamo al quarto messaggio sul libro di Rut. Una storia inizia male,  con la fuga di  Elimelec e dellasua famiglia a Moab per  FAME l  il FALLIMETO della sua vita lontano da Betlemme,  con i matrimoni dei figli a due non credenti moabite, Orpa e Rut,   i  FUNERALI ei Elimelec, Msalon e Chilion, e la FINE della vita di Naomi a Moab

Ma quando tutto sembra volgere al male per Naomi  la FEDE della nuora Rut in un cDio che ancora non conosce bene viene premiata con l’incontro con il ricco proprietario terriero Boaz, che nutre, conforta e prende a proteggere Rut, e Naomi che da alla nuora il buon consiglio di non allontanarsi dalle terre di Boaz, perché lui è un loro “redentore”,  in quanto loro parente e  può pagare il riscatto delle terre  e dare loro un tetto dove vivere

Più di una volta mi sono chiesto come predicare sul capitolo che affrontiamo oggi, Rut capitolo tre.
Perché, sapete, è un capitolo “scabroso”, con chiarissimi riferimenti sessuali, e riferimenti non proprio da culto domenicale e chiesa cristiana evangelica.

Voglio cominciare facendo un po’ di storia, di come si diveniva una coppia (almeno in Italia) dall’epoca di mia nonna Ida (nata nel 1888) ad oggi.

Nel 1800  tu incontravi il tuo futuro sposo e la tua futura sposa soprattutto attraverso la conoscenza tra famiglie: tu conoscevi qualcuno o qualcuna che ti piaceva, in qualche modo glielo facevi capire
(occhiate,  strette di mano fuggitive,  qualche abbraccio velocissimo quando i genitori erano distratti).

Ad un certo punto, quando era scoppiato l’amore tra i due, l’uomo si presentava a casa della donna,  parlava con il capo famiglia, e gli chiedeva la mano della figlia.

Se era accordata, i due si frequentavano in “ambiente controllato”,  la casa di lei,  fino al giorno del matrimonio… in chiesa.

Negli anni 20/30 gli incontri cominciano a spostarsi fuori da casa, si va a ballare,  si passeggia per le piazze  “fino a che non imbrunisce”.

Lì i futuri sposi si incontrano, e si incontrano sempre in quel modo fino alla decisione di “dirlo a casa”; quando lo dici a casa, gli incontri avvengono anche fuori casa, ma con la presenza di “qualcuno di famiglia” (una sorella, un fratello, la mamma), fino al matrimonio… in chiesa.

Anni 40 e 50, la guerra, la ricostruzione,  fino a quando negli anni 60 arriva il “boom economico”,
arriva la macchina, i giovani si incontrano e vanno assieme in auto, ma sempre tornando per cena… ma a quel punto non c’è più nessuno che li controlla,  e l’auto diventa un posto dove la coppia non legge solamente il giornale. E poi ci si sposa… in chiesa.

Con il 68 arriva la contestazione giovanile, genitori ed insegnanti diventano coloro da cui non prendere alcun consiglio, inizia la “rivoluzione sessuale”, l’uso dei contraccettivi, e i giovani cominciano a sperimentare quello che si chiama “amore libero”: l’atto sessuale viene scisso dall’essere consumato solo all’interno della coppia. L’essere “vergini” diventa una “malattia da curare”, che  i giovani curano molto volentieri  iniziando ad avere rapporti ben prima del matrimonio… che continua a essere fatto in chiesa.

Con gli anni 80 arriva il femminismo, le donne scoprono di essere trattate come “oggetti,  o peggio “fattrici” e al grido di “la pancia è mie e ci faccio quello che mi pare” inizia l’aborto come metodo alternativo al contraccettivo, la coppie continuano a sposarsi, ma molte cominciano a decidere di non farlo in chiesa.

Giungono gli anni 90, e le coppie incominciano a “convivere” prima di sposarsi, e si comincia a discutere sul fatto di dover essere per forza una coppia “tradizionale”. Si inizia a discutere sulla “coppia aperta”,  dove spesso ci sono più partner nella vita di una singola persona. E le chiese vedono sempre meno persone che vogliono celebrare matrimoni.

Siamo agli anni 2000 (i nostri): nascono forme “alternative al matrimonio”, le unioni civili,
si stabiliscono nuove definizioni di “coppia, che non è più esclusivamente tra un uomo e una donna, ma può essere tra persone dello stesso sesso. E si comincia a discutere se il nucleo familiare debba necessariamente essere composto da due persone. Siamo alla famiglia “poliamorica”, dove ci possono essere due uomini e una donna, due donne e un uomo, tre donne, tre uomini, e tutte le altre varianti che i numeri (che non sono fissi) permettono.

Vorrei farvi vedere un grafico… L’Istat calcola che, se la tendenza rimarrà stabile, entro il 2031 NESSUNO si sposerà più in chiesa.

Ma vorrei farvi vedere un altro grafico … Sempre secondo l’Istat, se la tendenza rimarrà stabile, entro il 2080 NESSUNO si sposerà più.

Tu mi potrai chiedere a questo punto:  “Perché mi hai fatto tutta questa lunga introduzione sulla coppia? Perché il capitolo 3 di Rut parla guarda caso  dei modi sbagliati e dei modi giusti di come iniziare una relazione d’amore.

Salomone diceva così in Ecclesiaste:

“Ciò che è stato è quel che sarà; ciò che si è fatto è quel che si farà. Non c’è nulla di nuovo sotto il sole.  C’è forse qualcosa di cui si possa dire: «Guarda, questo è nuovo?» Quella cosa esisteva già nei secoli che ci hanno preceduto.” (Ecclesiaste 1:9-10)

Quello che ci pare tanto “moderno adesso, la famiglia “aperta”, omosessuale,  con più di due persone, era un “classico” già ai tempi di Rut  e Boaz.

Ciclicamente la società propone qualcosa di differente, da quanto stabilito da Dio come famiglia.

Dio ha stabilito che la famiglia sia un rapporto esclusivo tra due persone di sesso differente unite sotto la benedizione di Dio (il matrimonio) che iniziano ad avere rapporti DOPO la sua benedizione.

“Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina (l’incontro – il “fidanzamento”).  Dio li benedisse (il patto – il “matrimonio”); e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi. (la consumazione – i “rapporti matrimoniali”)” (Genesi 1:28a)

La Bibbia è un libro “onesto, non è un libro di superuomini e superdonne, ma un libro di uomini e donne con i loro pregi, i loro doni, ma anche i loro limiti e i loro peccati.

Ed essendo un libro “onesto”, non ci mostra solo il “buono”, ma anche il “brutto e il cattivo” dei personaggi.

Dio li ha messi lì per dimostrare come pensiamo noi uomini, e come invece pensa Lui, quello che noi pensiamo si buono ed accettabile,  e quello che è buono ed accettabile dinanzi ai suoi occhi.

Leggiamo assieme Rut capitolo 3 da 1 a 5:

“1 Naomi, sua suocera, le disse: «Figlia mia, io devo assicurarti una sistemazione perché tu sia felice. 2 Boaz, con le cui serve sei stata, non è forse nostro parente? Ecco, stasera deve ventilare l’orzo nell’aia. 3 Làvati dunque, profumati, indossa il tuo mantello e scendi all’aia; ma non farti riconoscere da lui prima che egli abbia finito di mangiare e di bere. 4 E quando se ne andrà a dormire, osserva il luogo dov’egli dorme; poi va’, alzagli la coperta dalla parte dei piedi, e còricati lì; e lui ti dirà quello che tu debba fare». 5 Rut le rispose: «Farò tutto quello che dici». “ (Rut 3:1-5)

Ci eravamo lasciati con un consiglio “saggio” della credente  Naomi (Rut 2:23: «È bene, figlia mia, che tu vada con le sue serve e non ti faccia sorprendere in un altro campo». 

E ci ritroviamo con un consiglio sbagliato della credente Naomi: ( “còricati lì; e lui ti dirà quello che tu debba fare!)

Sono trascorsi circa due mesi dal primo incontro tra Rut e Boaz, (il tempo che intercorreva tra la trebbiatura dell’orzo e quella del grano), e tra loro non era accaduto nulla.

Era usanza al termine della trebbiatura di festeggiare tutti assieme (operai, servi e padroni), prima di dividere il raccolto per essere pagati.

Si mangiava, si ballava, si beveva (molto), e poi ci si salutava fino alla prossima trebbiatura.

Naomi percepisce che, se deve accadere qualcosa, deve accadere allora: o adesso o mai più.
Ma il piano di Naomi è un piano quanto mai “terreno”, “mondano”.

Il suggerimento è:  “Fatti la doccia, profumati, truccati, metti l’abito più sexy che hai, aspetta che Boaz abbia bevuto abbastanza, infilati sotto le coperte di Boaz e digli: “Cosa vuoi che faccia?”.

Il piano di Dio era:  un solo uomo e una sola donna uniti per sempre  “ quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi. (Gesù in Matteo 19:6b)

Ora, siccome era possibile stabilire la verginità di una donna, ma non era possibile stabilire la verginità di un uomo, gli uomini incominciarono ad approfittarsene. Quando una moglie non gli stava più bene,  bastava dicessero in giro che non era vergine al matrimonio, e la donna era lapidata.

Per proteggere le donne, Dio aveva dato una legge (in Deuteroniomio 22:13-21), dove diceva che la prova della verginità  sarebbe stato il lenzuolo intriso di sangue; questo lenzuolo veniva custodito dalla famiglia della donna per eventuali future contestazioni.

All’epoca di Rut e Boaz la situazione era andata ben oltre, popolazioni, come i moabiti, che non adoravano Dio,  usavano il sesso per divertimento e come pratica “sacra”, ma anche il popolo di Dio non era da meno; c’era la poligamia, l’omosessualità, gli incesti,  e il sesso veniva fatto fuori dal matrimonio come una cosa normale.

Vi suona in qualche modo familiare con la situazione della mondo in cui noi viviamo ora? Ciclicamente la storia ripropone lo stesso scenario: si parte da una situazione con poche regole e chiare, pian piano le regole vengono “aggiustate” secondo l’utile dell’uomo, e, a poco a poco,  la situazione diviene l’esatto opposto di come era al principio.

Naomi, anche se  credente,  è l’espressione della società dove vive ed è nata e cresciuta (era andata lontano dalla sua fede in un paese proibito, aveva permesso che i figli sposassero non credenti, e ora consigliava alla nuora di andare a letto col capo) E la neo credente Rut le risponde: “Farò tutto quello che dici”

Due lezioni per noi

Una per i neo credenti: non sempre i credenti, anche se maturi, danno buoni consigli. Anche se sei un neo credente,  quando ricevi un consiglio da un credente “maturo”, accertati che sia in accordo con la Parla di Dio. Se “non sei espertissimo nella Bibbia” e “non ti suona” chiedi ad altri credenti un secondo parere.

Una per i credenti maturi: stiamo attenti ai che i consigli che diamo ai neo credenti non siano trappole piuttosto che illuminazioni.

Per fortuna Rut ha di fronte un credente – Boaz – che non parla solo del Signore , (“Il signore sia con voi!” Rut 2:4) ma che applica la Parola alla sua vita.

“6 Scese all’aia, e fece tutto quello che la suocera le aveva ordinato. 7 Boaz mangiò e bevve e, con il cuore allegro, se ne andò a dormire all’estremità del mucchio di covoni. Allora lei venne pian piano, gli alzò la coperta dalla parte dei piedi e si coricò. 8 Verso mezzanotte, quell’uomo si svegliò di soprassalto, si voltò, ed ecco una donna era coricata ai suoi piedi. 9 «Chi sei?» le chiese. E lei rispose: «Sono Rut, tua serva; stendi il lembo del tuo mantello sulla tua serva, perché tu hai il diritto di riscatto». 10 Ed egli a lei: «Sii benedetta dal Signore, figlia mia! La tua bontà di adesso supera quella di prima, poiché non sei andata dietro a dei giovani, poveri o ricchi. 11 Non temere, dunque, figlia mia; io farò per te tutto quello che dici, perché tutti qui sanno che sei una donna virtuosa. 12 vero che io ho il diritto di riscatto, ma ce n’è un altro che ti è parente più prossimo di me. 13 Passa qui la notte; e domattina, se quello vorrà far valere il suo diritto su di te, va bene, lo faccia pure; ma se non gli piacerà di far valere il suo diritto, io farò valere il mio, com’è vero che il Signore vive! Sta coricata fino al mattino».  14 Lei rimase coricata ai suoi piedi fino alla mattina; poi si alzò, prima che un uomo potesse riconoscere il suo vicino; poiché Boaz diceva: «Nessuno sappia che questa donna è venuta nell’aia!» 15 Poi aggiunse: «Porta qua il mantello che hai addosso e reggilo». Lei lo resse ed egli vi misurò dentro sei misure d’orzo, e glielo mise sulle spalle. Poi se ne andò in città. (Rut 3:6-15)

Boaz era un bel po’ più grande di Rut. Boaz era il “capo”. Boaz era uno che vantava un diritto su Rut. Boaz aveva anche bevuto un po’.

Rut era giovane. Rut era bella. Rut era moabita (era noto che le ragazze di Moab erano “disinibite”). Rut era disponibile.

Se questa fosse la scena di un film di oggi, non avrei dubbio di quali scene vedrei dopo, e so che mia moglie mi direbbe: “Marco, cambia canale và, c he ti fa male!”

E invece no. Boaz è un uomo di Dio, e si comporta come Dio gli ha insegnato  si deve comportare un uomo di Dio, e vuole che le cose  che anche lui desidera avvengano secondo l’ordine che Dio ha stabilito.

Come ha fatto Boaz a resistere ad una tentazione così grande?

1) Ha invocato il Signore

Sii benedetta dal Signore 

Il fatto di benedire nel nome del Signore Rut,  ha reso chiaro a lui e a Rut che Dio era lì presente.

2) La chiama “figlia mia”

Sii benedetta dal Signore, figlia mia! –  Non temere, dunque, figlia mia (v.10-11)

Come aveva fatto in precedenza, chiama Rut “figlia mia” per DUE volte,  questo già mette una bella distanza tra lui e lei.

3) Afferma ciò che è giusto davanti a Dio

 ce n’è un altro che ti è parente più prossimo di me. –  se non gli piacerà di far valere il suo diritto, io farò valere il mio

Ribalta la situazione: Rut gli sta dicendo: “Stendi il tuo mantello e prendi quello che è già tuo”
lui risponde : ”Lo farò QUANDO e SE  sarà realmente mio, perché questa è la legge del Signore”.

Boaz viveva in una società dove tutti facevano i propri comodi  senza curarsi di quello che dicevano le leggi di Dio.

Lui invece vuole seguire “le vie di Dio”, non quelle dell’uomo. Proverbi 19:21 dice: “Ci sono molti disegni nel cuore dell’uomo, ma il piano del Signore è quello che sussiste.”

4) Protegge l’onore di Rut 

Sta coricata fino al mattino – Nessuno sappia che questa donna è venuta nell’aia!

Si preoccupa che nessuno la veda, perché nessuno deve neppure immaginare  cosa realmente non è successo. Sa che Rut è la persona “debole”, quella che più avrebbe da perdere in una maldicenza.

5) Si dimostra generoso 

Porta qua il mantello che hai addosso e reggilo – vi misurò dentro sei misure d’orzo

Ancora una volta,  Boaz dimostra di avere un cuore generoso (regala a Rut  circa 80 chili d’orzo… aveva dei bei muscoli Rut!)

Boaz non solo era un bravo datore di lavoro, non solo aiutava i poveri dando parte del suo raccolto, ma onorava anche la dignità di una donna, invece di cercare l’avventura facile.

Dio era davvero al centro della vita di Boaz, e Dio lo contraccambiava benedicendo la sua vita.

Sapete, guardando i grafici sui matrimoni, sapendo la tendenza del mondo alla promiscuità coloro che sono ancora celibi, o nubili, potrebbero essere scoraggiati, o scoraggiate.

Potreste pensare:  “Belle parole, Marco, ma in non vivo al tempo di Boaz… io vivo adesso, qui, in questa cultura, e dovrò trovare una moglie o un marito in questa cultura…”

Non ho grafici da mostrarti,  ma sappi che i matrimoni tra credenti, statisticamente su mille matrimoni solo otto  finiscono, mentre quelli tra non credenti su mille ne finiscono venti.

Sposarsi con un credente o una credente non ti assicura il successo , dovrai lavorarci su lo stesso, impegnarti,  essere disposto a dare e qualche volta a sopportare ma ti assicura una “colla speciale” che è la colla di Dio:  quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi. (Gesù in Matteo 19:6b)

Ma devi rispettare i tempi che Dio ha stabilito, l’ordine che Dio ha stabilito, così come ha fatto Boaz.

Rut tornerà a casa con un cento chili d’orzo, ma soprattutto sarà Naomi a fargli comprendere  di aver incontrato un vero uomo di Dio e che la sua vita sta per ricevere altre benedizioni.

“16 Rut tornò da sua suocera, che le disse: «Sei tu, figlia mia?» E lei le raccontò tutto ciò che quell’uomo aveva fatto per lei 17 e aggiunse: «Mi ha dato anche queste sei misure d’orzo; perché mi ha detto: “Non devi tornare da tua suocera a mani vuote”». 18 E Naomi disse: «Rimani qui, figlia mia, finché tu veda come l’affare finirà; poiché quest’uomo non si darà posa, finché non abbia oggi stesso terminato quest’affare».”

Il vero amore sa attendere, sa attendere i tempi stabiliti da Dio, perché sono quelli che Dio ama e che Dio benedice.

Preghiamo.

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Salvatore Di Dio on ottobre 13th, 2017
La preghiera di attesa per il risveglio (Atti 1:14) 
La storia dei risvegli ci dice che molti sono nati dalla preghiera.
Per esempio Ken Terhoven scrive: “Nel 1857 Jeremiah Lanphier si presentò al suo appuntamento con la ‘Chiesa Riformata Olandese’ come missionario cittadino della città di New York. La chiesa stava soffrendo di una perdita di membri, freddezza e apatia. Preoccupato dai bisogni della chiesa e della città, egli decise di invitare altri a condividere il suo peso e a organizzare un incontro di preghiera a mezzogiorno che si tenesse una volta a settimana. Il 23 settembre 1857 solo sei persone vennero a pregare. Il mercoledì seguente ne vennero venti. Durante la settimana successiva c’erano quaranta intercessori e nel giro di sei mesi diecimila persone erano riunite per pregare in ciascun edificio disponibile. In due anni un milione di convertiti furono aggiunti alla chiesa senza che la maggior parte di loro avesse mai sentito un sermone. Le preghiere continuarono fino a che il risveglio si era diffuso per tutta l’America”.

Un altro esempio lo riporta il predicatore Duncan Campbell riguardo il risveglio nell’isola Scozzese di Lewis dal 1949-53. Riguardo ciò che avvenne nel villaggio di Arnol scrive: “ Forse il più grande di tutti i miracoli si verificò nel paese di Arnol, dove l’indifferenza per le cose di Dio era all’ordine del giorno. La resistenza fu grande, ma anche lì i credenti cercarono rifugio nella potente arma del risveglio: la preghiera. Una sera, mentre si erano radunati davanti a Dio e si aspettava l’esaudimento, dopo la mezzanotte, Dio fece irruzione, e un’ondata di risveglio inondò il paese. Ogni resistenza fuggì davanti alla presenza del Signore della vita. Qui divenne chiaro ciò che può fare una preghiera persistente, e che alla preghiera dei credenti non sarà ritenuto nulla, tranne ciò che non è nella volontà di Dio. I credenti di Arnol possono confermare che la casa nella quale ci eravamo radunati, durante la preghiera di un fratello, tremò fin nelle sue fondamenta. La forza di Dio inondò la casa, onda dopo onda, e pochi minuti dopo questa visitazione divina, uomini e donne giacevano sulla loro faccia, in preda a una grandissima angoscia. Dio aveva in questo paese le sue ‘sentinelle’”.
Riguardo il risveglio a Lewis, un’altra caratteristica è lo spirito di attesa, sempre Duncan Campbell scrive: “L’agire soprannaturale di Dio e dello Spirito Santo nella forza del risveglio è qualcosa che nessun uomo può descrivere in maniera esauriente, e sarebbe anche stolto cercare di farlo! Ciò nonostante si può dire che il risveglio di Lewis presenta alcune caratteristiche che sono già state osservate in risvegli del passato. Una di queste caratteristiche è lo spirito di attesa. Lì ho incontrato un gruppo di uomini che si muovevano sul piano elevato di una cieca fiducia in Dio. Già durante la prima memorabile riunione, subito dopo il mio arrivo sulle isole Ebridi, mi rimasero impresse la fiducia e la sicurezza che venivano espresse a Dio in ogni preghiera”. 
Questo spirito di attesa lo troviamo proprio qui in Atti 1:14.
Il versetto 14 è spesso considerato come il primo dei “sommari” degli Atti, quei passaggi in cui Luca da una descrizione generalizzata dell’attività della comunità cristiana. 
Il tempo prima della Pentecoste era un momento di attesa, un tempo trascorso in preghiera per lo Spirito promesso, e connesso a questo la potenza di testimoniare, come poi avverrà da come leggiamo nel libro degli Atti. 
In Atti 1:4-5 e 8 leggiamo: “Trovandosi con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’attuazione della promessa del Padre, ‘la quale’, egli disse, ‘avete udita da me. Perché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni’. … Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra”.
Non c’è testimonianza efficace senza lo Spirito Santo e questo si attende in preghiera!!
Così possiamo dire che la preghiera è la risposta alla rivelazione di Dio, alle Sue promesse.
Gesù aveva loro promesso che gli avrebbe mandato lo Spirito Santo e avrebbero avuto così potenza.
Aveva comandato loro di aspettare che venisse e poi avrebbero iniziato la loro testimonianza potente! Impariamo dunque che le promesse di Dio non rendono superflua la preghiera, al contrario, le promesse di Dio c’incoraggiano a pregare e ad avere la fiducia che Egli ascolta e risponderà!
Quando Dio fa una promessa noi dobbiamo credere in quella promessa e attenderla con la preghiera! 
Noi dobbiamo pregare facendo appello a Dio riguardo le sue promesse così anche per il risveglio! Che comunque rimane una manifestazione sovrana di Dio!
Dio decide i tempi, i modi, le persone da usare, e la salvezza degli individui (Giona 2:9; Atti 2:47; 2 Tessalonicesi 2:13; Apocalisse 7:10)
Noi vediamo tre elementi essenziali per la preghiera.
In questa attesa vediamo:
I LA COSTANZA.
“Abbiamo bisogno di più cristiani per i quali la preghiera è la prima risorsa, non l’ultima” (John Blanchard).
Eppure è la cosa che trascuriamo di più sia a livello privato che comunitario, infatti noi vediamo che gli incontri di preghiera sono trascurati da molti cristiani!
“Se l’uomo è l’uomo e Dio è Dio, vivere senza preghiera non è solo una cosa terribile, è una cosa infinitamente stolta” (Phillips Brooks).
Certamente non lo erano i credenti di cui parlava Luca, noi vediamo, infatti che la caratteristica principale che ha segnato la vita dei discepoli, delle donne, e dei familiari di Gesù: la madre e i fratelli, dopo la Sua dipartenza, è stata la preghiera.
Il verbo “perseverarono” (proskarterountes – presente attivo participio) indica essere impegnati, dedicati, risoluti, ostinati, indica che ogni giorno erano costanti, persistenti nella preghiera comunitaria.
Nella sala di sopra, gli undici apostoli (v.13), insieme alle donne, e alla mamma e ai fratelli di Gesù pregavano risolutamente e continuamente attendendo la promessa di essere rivestiti dalla potenza che viene dall’alto (Luca 24:49; Atti 1:8).
La preghiera sarà un segno distintivo della chiesa primitiva, per esempio in Atti 2:42 leggiamo che i tremila convertiti aggiunti ai discepoli “erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere” (Atti 2:42; cfr.1:24; 3:1; 4:24, 6:4,6).
Gesù aveva insegnato ai discepoli a pregare costantemente, noi infatti in Luca 11:9 leggiamo ciò che disse Gesù: “Io altresì vi dico: chiedete con perseveranza, e vi sarà dato; cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto”.
E poi un altro esempio dell’insegnamento di Gesù sul pregare sempre e non stancarsi, che dimostra anche la natura della nostra fede, è la parabola del giudice ingiusto. 
Il motivo di questa parabola lo leggiamo al v.1 dove è scritto: “Propose loro ancora questa parabola per mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi”.
Ma Gesù stesso pregava durante il suo ministero terreno (Matteo 14:23; Marco 1:35; 6:46; Luca 9:18, 28-29; cfr. Giovanni 6:15; 17:1-26), si appartava sul Monte degli Ulivi per tutta la notte (Luca 21:37-38; Giovanni 8:1-2).
Questo gruppo di credenti, allora praticano, ciò che hanno imparato da Gesù: la preghiera perseverante!
Paolo dice in 1 Tessalonicesi 5:17: “Non cessate mai di pregare”. (Romani 12:12; Efesini 6:18; Colossesi 4:2).
La preghiera non deve essere limitata a certe ore prescritte, ma dovrebbe essere un elemento comune e costante della vita quotidiana dei cristiani!
I credenti devono avere un atteggiamento di preghiera in ogni momento. 
Questo atteggiamento è possibile se riconosciamo che dipendiamo da Dio, se desideriamo stare alla Sua presenza e se desideriamo obbedirgli, se lo mettiamo al primo posto nella nostra vita!
“Non cessate mai di pregare” stabilisce la preghiera, non come parte della vita cristiana, ma come tutto!
Pregare sempre, però, non è l’esperienza della maggior parte dei cristiani!
Il fatto che perseveravano nella preghiera, evidenzia che gli apostoli non si sono concentrati su se stessi, né sul loro compito, ma su Dio il cui potere sostiene la loro vita e li aiuta nella loro missione. 
In Atti 6:4 gli apostoli riaffermano la priorità della preghiera e della predicazione per la guida della chiesa di Gerusalemme.
Prima che i discepoli di Gesù fanno qualsiasi cosa, pregano Dio, sia con lodi, petizioni, o intercessione, in quanto dipendono totalmente da Dio nella cui sovranità hanno fiducia.
La preghiera non è altro la dichiarazione che dipendiamo da Dio!
“La preghiera è debolezza appoggiata all’onnipotenza” (W. S. Bowden).
Ci sono molti ostacoli per la preghiera: la stanchezza, la rassegnazione, lo scoraggiamento, la pigrizia, accontentarsi della mediocrità spirituale, vergognarsi davanti a Dio per il peccato, l’amarezza, non sentire il bisogno, essere presi, o indaffarati per altre faccende. 
Ma la preghiera privata e comunitaria è importante per la nostra vita cristiana, per la chiesa e quindi per la gloria di Dio, trascurarla significa peccare, perché stiamo dicendo a Dio che non abbiamo bisogno di Lui e perché Dio vuole che noi preghiamo costantemente!
In questo testo vediamo ancora:
II LA CONCORDIA. 
A. A. Hodge diceva: “ Non c’è dubbio che se c’è un Dio, c’è solo una chiesa; se c’è un solo Cristo, c’è solo una chiesa; se c’è una sola croce, c’è solo una chiesa; se c’è solo uno Spirito Santo, c’è una sola chiesa”.
Il testo ci dice: “Tutti questi perseveravano concordi nella preghiera”.
Ci sono tanti aspetti importanti nella vita cristiana, dopo la conversione, due di questi sono: la potenza che dà lo Spirito Santo nel servire Gesù Cristo e la preghiera perseverante nell’unanimità della chiesa! 
Senza preghiera e concordia non c’è una piena benedizione della potenza dello Spirito Santo!
Una chiesa divisa non vive nella pienezza dello Spirito Santo! Perché lo Spirito Santo non porta divisioni, ma unità (Efesini 4:3), pertanto quando questa unità non c’è, lo Spirito Santo è rattristato!
Dio vuole che siamo ripieni e promette lo Spirito Santo, ma molti cristiani non ne sono ripieni! (Luca 11:9-13; Efesini 5:18-21), ed ecco perché tanti non vivono una vita abbondante, non hanno potenza! 
In certe chiese si fa affidamento più a una preparazione, a programmi e strategie umane che poi risultano ovviamente infruttuose!, e non nella potenza dello Spirito Santo!
Quindi, uno dei motivi per cui il flusso della potenza dello Spirito Santo è bloccata è: la mancanza di unità, i rancori che serpeggiano all’interno della chiesa, l’anarchia, le divisioni interne, e così via.
Il Signore vuole benedirci con il Suo Spirito, ma dobbiamo pregare concordi e per farlo dobbiamo essere uniti senza divisioni e rancori!
Dobbiamo essere uniti, sotto la Signoria e volontà di Gesù Cristo, se vogliamo che la Sua benedizione scenda sulla chiesa!
Ora ciò che è scritto è:
A) La concordia era una caratteristica della chiesa primordiale.
Vi era un’unità diversificata nel gruppo della sala di sopra (vv.13-14), come quella chiesa, ai nostri tempi, composta da ex delinquenti, forze dell’ordine, e altri tipi di persone, rigenerate dallo Spirito Santo, pregavano concordi e gioiosi il Signore Gesù Cristo!
In Atti, vediamo, persone diverse sotto la Signoria di Gesù Cristo, ma concordi nella preghiera che aspettavano di ricevere ciò che Gesù aveva promesso: lo Spirito Santo e la Sua potenza!
Dunque, gli undici apostoli (v.13) insieme alle donne, alla madre e ai fratelli di Gesù pregavano concordi.
“Concordi” (homothumadon) significa con una sola mente, all’unanimità, comune accordo, armonia, con un solo proposito, progetto, o un solo impulso.
Questo gruppo di cristiani andava nella stessa direzione! Non era diviso!
Questo gruppo, oltre a stare insieme a pregare nella sala di sopra dove di consueto si trovavano, avevano
un atteggiamento condiviso di cuore e di mente. 
Essi presentano le loro preghiere all’unanimità ed esprimono un’unità perfetta, una caratteristica della chiesa primitiva, infatti il riferimento all’armonia e all’unanimità dei discepoli è ripetutamente sottolineata negli Atti.
Per esempio in Atti 4:24 è scritto: “Udito ciò, essi alzarono concordi la voce a Dio, e dissero: ‘Signore, tu sei colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi’” (Atti 2:46; 5:12; 15:25).
B) La concordia deve essere conservata.
I singoli cristiani devono sforzarsi di conservare l’unità dello Spirito, cioè l’unità spirituale della chiesa con il vincolo della pace dice Efesini 4:3.
L’unità della chiesa è stata possibile mediante la morte di Gesù sulla croce (Efesini 2:14-18), e resa effettiva per l’opera dello Spirito Santo.
Benché allora, l’unità della chiesa non è un’opera umana, i cristiani hanno la responsabilità di non distruggere questa unità, ma devono sforzarsi di conservarla, proteggerla con la pace. 
“Sforzatevi” (spoudazontes – presente attivo participio) indica zelo, cura attenta, e sforzo, quindi ogni giorno, non si deve abbassare la guardia!
Quando tutti i membri della chiesa vivono nella pace che Gesù ha dato loro, l’unità della chiesa sarà allora conservata!
C) La concordia è in Cristo.
Il Nuovo Testamento ammonisce quelle chiese per le divisioni e richiama all’unità!
Per esempio alla chiesa divisa di Corinto, Paolo dice esortando in 1 Corinzi 1:10-13: “Ora, fratelli, vi esorto, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad aver tutti un medesimo parlare e a non aver divisioni tra di voi, ma a stare perfettamente uniti nel medesimo modo di pensare e di sentire. Infatti, fratelli miei, mi è stato riferito da quelli di casa Cloe che tra di voi ci sono contese. Voglio dire che ciascuno di voi dichiara: ‘Io sono di Paolo’; ‘io d’Apollo’; ‘io di Cefa’; ‘io di Cristo’.  Cristo è forse diviso? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete voi stati battezzati nel nome di Paolo?”
Paolo ci fa capire che la chiesa non può essere divisa perché Cristo non è diviso, in questo modo sta affermando che dobbiamo essere uniti in Cristo.
È impossibile che Gesù Cristo sia diviso, è uno e quindi la chiesa il Suo corpo, è uno!
“Un medesimo parlare” è un appello alla concordia; all’unanimità, alla pace, all’unità e quindi a non litigare.
“Stare perfettamente uniti” (katērtismenoi – perfetto medio participio) ha il senso di riportare qualcosa alla sua giusta posizione; era una parola usata per la riparazione delle reti (Matteo 4:21).
In questo caso si riferisce a “riparare” l’unità della chiesa.
Quindi la chiesa di Corinto non era nella condizione che avrebbe dovuto essere: mancava di unità, c’erano delle fratture, dei partiti al suo interno.
Paolo esorta la chiesa a mettere da parte la divisione partitica e a essere, invece unita, a mettere le cose a posto!
Paolo esorta a essere uniti in un medesimo modo di pensare (noi) ad avere la stessa mentalità; e di sentire (gnōmē), avere gli stessi obiettivi, scopi, intenzioni, e discernimento.
Paolo esorta Evodia e Sintiche, della chiesa di Filippi, “a essere concordi” (to auto phronein), cioè ad avere lo stesso modo di pensare nel Signore.
Significa pensare la stessa cosa, avere lo stesso atteggiamento, avere la stessa opinione ed essere intenzionati allo stesso scopo.
“Nel Signore” è la motivazione per cui devono essere concordi, e cioè perché sono sorelle in Cristo, sono entrambi unite con il Signore, e quindi dovrebbero essere concordi come discepole del Signore, in un atteggiamento sottomesso al Signore, o come è giusto per coloro che sono sotto la signoria di Cristo (Filippesi 4:2).
Quando il modo di pensare è nel Signore, questo informa e ispira l’atteggiamento.
In questo caso queste due donne devono avere il giusto atteggiamento reciproco concentrandosi sulla loro vita in unione con il Signore, o in sottomissione al Signore, e non un atteggiamento ripiegato su se stesse!
Quando il legame comune nel Signore diventa centrale, l’atteggiamento l’uno verso l’altro sarà lo stesso di Cristo Gesù espresso sulla via della croce: non si pretenderanno i propri diritti per il proprio vantaggio, ma si prenderà forma di un servo, ci si si umilierà per il bene della chiesa (Filippesi 2:2-8).
Quindi prima di litigare con un altro membro di chiesa, o se c’è stata una discussione che divide, dobbiamo guardare la nostra identità: siamo discepoli del Signore, siamo uniti al Signore a cui noi dobbiamo essere sottomessi, e non al nostro io, al nostro orgoglio ed egoismo!
Se Gesù non è al centro della nostra vita non ci preoccuperemo e ci sforzeremo minimante del bene dell’unità della chiesa, dei nostri fratelli, ma solo del nostro interesse!
Paolo prega per la chiesa di Roma affinché abbiano un medesimo sentimento secondo Cristo (Romani 15:5-6).
Paolo prega affinché i cristiani di Roma abbiano l’armonia tra di loro, una visione e uno scopo comuni, che si amino l’un l’altro secondo l’esempio, il carattere, la volontà, e il comando di Cristo.
La persona di Gesù Cristo è il fulcro dell’unità cristiana e più i cristiani sono d’accordo con Lui e su di Lui, tanto più probabilmente saranno d’accordo tra loro.
Infine in questo versetto troviamo:
III LA COLLETTIVITÀ. 
Nella collettività troviamo:
A) Gli apostoli
È scritto: “Tutti questi”, cioè gli undici apostoli, come leggiamo al v.13.
Ci troviamo a Gerusalemme, gli apostoli tornarono da dal monte dell’Uliveto, e salirono nella sala di sopra dove erano solito stare.
Non si sa bene di chi fosse questa casa, alcuni studiosi pensano si tratti della casa dove fu celebrata l’ultima cena e dove Gesù apparve agli apostoli dopo la Sua resurrezione. 
Alcuni hanno identificato questa casa come la casa della madre di Marco (cfr. Atti 12:12), ma non possiamo esserne sicuri. 
Comunque, dopo gli incontri con il Gesù risorto, gli apostoli hanno preso coraggio per lodare Dio al tempio (cfr. Giovanni 20:19 con Luca 24:53), e quindi incontrarsi per pregare insieme in questa “sala di sopra”.
Gli undici apostoli erano: Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d’ Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda di Giacomo, noto anche come Taddeo (Matteo 10:3; Marco 3:18); Giuda Iscariota non c’è più (Matteo 27:3-10; Atti 1:16-20).
Gli apostoli, sono stati scelti da Gesù (Luca 6:14-16), Luca li mette in evidenza come la base, o il nucleo della chiesa, quindi la continuità storica tra il tempo di Gesù – di cui loro ne furono testimoni della Sua attività, morte e resurrezione (Atti 10:39) e del Suo insegnamento – e la fondazione della chiesa a Gerusalemme, per poi essere Suoi testimoni fra i popoli, facendo discepoli a Gesù, battezzandoli e insegnando ciò che Gesù ha insegnato loro (Matteo 28:18-20).
Come testimoni di Gesù, i discepoli non testimoniano le proprie esperienze, testimoniano la risurrezione di Gesù morto come Messia d’Israele per l’espiazione dei peccati. 
Quindi, i dodici hanno diversi ruoli.
(1) I dodici sono il nucleo, o la base della chiesa, ovviamente dopo Gesù (Luca 22:28-30; Efesini 2:20-21;). 
(2) I dodici sono testimoni della risurrezione di Gesù (Luca 24:48; Atti 1:8,21-22; 2:32; 3:15; 4:2,10,33, 5:32). 
Essendo stati chiamati e commissionati da Gesù, sono ambasciatori autorizzati di Gesù, testimoni della sua vita, della morte e della risurrezione.
(3) I dodici sono insegnanti autorevoli che espongono la Scrittura e spiegano la vita, la morte e la risurrezione, e l’esaltazione di Gesù ai Giudei e ai Gentili (Atti 2:42,44-47; 4:2,30-31; 5:21-22,28, 42). 
La loro attività principale è la preghiera e il ministero della Parola di Dio (Atti 6: 2,4). 
Poi Luca parla di:
B) Donne.
Tenuto conto, del disprezzo per le donne, ai tempi del Nuovo Testamento (i rabbini si rifiutavano di insegnare a loro e li mettevano in una posizione inferiore a quella dell’uomo), la partecipazione equa delle donne è degna di nota, soprattutto il loro raggruppamento con gli uomini.
Gli apostoli stavano portando avanti l’esempio di Gesù, quello cioè di rompere le barriere umane!
In Galati 3:28 leggiamo: “Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù”.
Davanti a Dio maschi e femmine hanno pari dignità!!
Il numero delle donne presenti è indefinito ma chi sono queste donne?
Le donne, molto probabilmente includevano le mogli degli apostoli (cfr. 1 Corinzi 9:5), e le donne, come Maria Maddalena; Giovanna, Susanna, ma anche molte altre che hanno accompagnato Gesù durante il suo ministero, lo hanno sostenuto finanziariamente, hanno assistito alla sua crocifissione, avevano fatto i preparativi necessari per la Sua sepoltura e hanno riportato la notizia della risurrezione di Gesù ai discepoli (Luca 8:2-3; 23:49,55-56; 24:9-10). Vi potevano essere altre donne discepole che seguivano Gesù, o anche le sorelle di Gesù (Matteo 13:56). 
Quindi vediamo donne impegnate nel servizio cristiano, donne di fede e zelanti, che hanno avuto un ruolo importante per il progresso del Regno di Dio!
Le donne hanno sempre avuto un ruolo importante per la chiesa, qualcuno ha detto: “La forza della chiesa è sempre stata in gran parte nelle sue donne”.
Ovviamente il riferimento è alle donne devote, donne che ai tempi della chiesa primitiva avevano la testimonianza di castità, d’intelligenza, di negazione di sé, di pietà genuina e inalterata!
All’interno del gruppo che pregavano vi erano allora delle donne devote!
Infine troviamo:
C) I parenti di Gesù.
Luca scrive della madre e dei fratelli di Gesù.
È scritto (Marco 3:21) che i parenti pensavano che Gesù fosse fuori di sé (exestē) incapace di ragionare, che ha perso la testa, chr fosse uno squilibrato mentale.
Di Maria, madre di Gesù si parla poco nei vangeli, se ne parla soprattutto per quanto riguardo il concepimento di Gesù e l’infanzia, adolescenza (per esempio Matteo 1-2; Luca 1-2; Giovanni 2:1-12); poi durante il Suo ministero (Marco 6:3; Matteo 12:46-47; 13:55), e poco prima della Sua morte (Giovanni 19:26-27).
Il progetto divino per Maria, era di concepire e partorire il Messia, è stata una donna sottomessa a Dio (Luca 1:38), dopo di che la troviamo all’interno della chiesa nascente come credente, quindi dimostra che non ha cambiato la sua devozione.
Poi, però, non si  parlerà più di lei, questo è l’ultimo versetto del Nuovo Testamento dove si parla di Maria, questo è significativo.
I vangeli ci dicono che Gesù aveva dei fratelli, i loro nomi sono: Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda (Matteo 13:55, Marco 6:3).
Il termine “fratelli” (adelphois) non significa che erano cugini (anepsios – Colossesi 4:10), figli di una sorellastra di Maria, e nemmeno figli nati da Giuseppe in un matrimonio precedente, ma si riferisce ai figli nati a Giuseppe e Maria dopo la nascita di Gesù. 
Dai Vangeli noi apprendiamo che i fratelli di Gesù erano ostili verso di lui, non gli credevano (Giovanni 7:5; vedi anche Marco 3:21). 
Si pensa generalmente che la risurrezione di Gesù li abbia portati alla fede (1 Corinzi 15:7).
Anche loro all’avvio della vita della chiesa, sono registrati come devoti osservanti della vita preghiera con gli altri membri di questo gruppo notevole compagnia di cristiani.
È importante pertanto pregare comunitariamente tutti insieme alla chiesa riunita per un risveglio!
CONCLUSIONE.
La chiesa nascente sta mostrando alcune delle sue caratteristiche fondamentali: lo stare insieme concordi in preghiera aspettando la realizzazione delle promesse di Dio per svolgere la missione che il Signore Gesù ha affidato loro!
Luca vuole chiaramente comunicarci come i discepoli si preparavano alla venuta dello Spirito attraverso la preghiera perseverante comunitaria con responsabili, con gli altri membri: uomini e donne!
Arthur Matthews afferma: “La storia spirituale di una missione o di una chiesa è scritta nella sua vita di preghiera”. 
Questo passaggio, quindi, ha molto da insegnarci sulla preghiera nell’attesa di ricevere lo Spirito Santo per un ministero potente!
L’idea di preghiera perseverante in una comunità unita, senza lacerazioni interne rappresenta una chiave per una preghiera efficace secondo la volontà di Dio, una preghiera fino a quando non è esaudita da Dio secondo le Sue promesse!
La preghiera prima di tutto deve mirare ad allineare i nostri cuori alla volontà di Dio e aspettare con fede che Dio ci esaudirà! (Marco 11:24; Ebrei 11:6).
Come abbiamo visto nell’introduzione, spesso i grandi movimenti di preghiera iniziano con uno o più individui che sentono il peso della preghiera, che condividono questo peso con gli altri e continuano a pregare con loro fino a quando non scende dal cielo la benedizione, e a volte possono passare anni, perché Dio ha i Suoi progetti, i Suoi tempi, la Sua logica! 
Gesù aveva dato loro una missione (Atti 1:8) e cosa fanno gli apostoli? Come iniziano la missione? Con la preghiera!
Aspettano in preghiera che si realizzi la promessa! 
Gli apostoli erano consapevoli dell’importanza della preghiera – non come molti oggi che pensano di farne a meno – perché confidano di più nelle tecniche, risorse e tecnologie umane, e non nella potenza che scende dall’alto!
Senza la potenza dello Spirito Santo che opera nei servi di Dio non c’è risveglio!
Ciò che può cambiare una persona, ciò che può cambiare, tante persone, è la potenza che viene da Dio, e non le capacità, o il meglio che può avere un uomo!
Certamente Dio può usare uomini privi di cultura, dalle parole sgrammaticate, se la potenza dello Spirito Santo è con loro, questi uomini avranno certamente più successo dei più eccellenti predicatori con diverse lauree!
Ciò che può cambiare le persone è la potenza che viene da Dio, lo Spirito Santo e non i talenti, o le risorse umane. 
Certamente un eloquente predicatore, dalle profonde capacità intellettuali, può riempire un locale di culto, ma solo la potenza dello Spirito Santo, può rendere il predicatore potente e salvare attraverso la predicazione una persona! 
Questo accadrà nel libro degli Atti: quegli uomini deboli nelle mani dello Spirito Santo furono strumenti potenti di salvezza!
Noi dobbiamo ricercare in preghiera costantemente la pienezza dello Spirito Santo che operi come vuole e non secondo i nostri programmi, strumenti e logica!
Questo potrà essere l’alba di un risveglio!

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Salvatore Di Dio on ottobre 13th, 2017
La preghiera di attesa per il risveglio (Atti 1:14) 
La storia dei risvegli ci dice che molti sono nati dalla preghiera.
Per esempio Ken Terhoven scrive: “Nel 1857 Jeremiah Lanphier si presentò al suo appuntamento con la ‘Chiesa Riformata Olandese’ come missionario cittadino della città di New York. La chiesa stava soffrendo di una perdita di membri, freddezza e apatia. Preoccupato dai bisogni della chiesa e della città, egli decise di invitare altri a condividere il suo peso e a organizzare un incontro di preghiera a mezzogiorno che si tenesse una volta a settimana. Il 23 settembre 1857 solo sei persone vennero a pregare. Il mercoledì seguente ne vennero venti. Durante la settimana successiva c’erano quaranta intercessori e nel giro di sei mesi diecimila persone erano riunite per pregare in ciascun edificio disponibile. In due anni un milione di convertiti furono aggiunti alla chiesa senza che la maggior parte di loro avesse mai sentito un sermone. Le preghiere continuarono fino a che il risveglio si era diffuso per tutta l’America”.

Un altro esempio lo riporta il predicatore Duncan Campbell riguardo il risveglio nell’isola Scozzese di Lewis dal 1949-53. Riguardo ciò che avvenne nel villaggio di Arnol scrive: “ Forse il più grande di tutti i miracoli si verificò nel paese di Arnol, dove l’indifferenza per le cose di Dio era all’ordine del giorno. La resistenza fu grande, ma anche lì i credenti cercarono rifugio nella potente arma del risveglio: la preghiera. Una sera, mentre si erano radunati davanti a Dio e si aspettava l’esaudimento, dopo la mezzanotte, Dio fece irruzione, e un’ondata di risveglio inondò il paese. Ogni resistenza fuggì davanti alla presenza del Signore della vita. Qui divenne chiaro ciò che può fare una preghiera persistente, e che alla preghiera dei credenti non sarà ritenuto nulla, tranne ciò che non è nella volontà di Dio. I credenti di Arnol possono confermare che la casa nella quale ci eravamo radunati, durante la preghiera di un fratello, tremò fin nelle sue fondamenta. La forza di Dio inondò la casa, onda dopo onda, e pochi minuti dopo questa visitazione divina, uomini e donne giacevano sulla loro faccia, in preda a una grandissima angoscia. Dio aveva in questo paese le sue ‘sentinelle’”.
Riguardo il risveglio a Lewis, un’altra caratteristica è lo spirito di attesa, sempre Duncan Campbell scrive: “L’agire soprannaturale di Dio e dello Spirito Santo nella forza del risveglio è qualcosa che nessun uomo può descrivere in maniera esauriente, e sarebbe anche stolto cercare di farlo! Ciò nonostante si può dire che il risveglio di Lewis presenta alcune caratteristiche che sono già state osservate in risvegli del passato. Una di queste caratteristiche è lo spirito di attesa. Lì ho incontrato un gruppo di uomini che si muovevano sul piano elevato di una cieca fiducia in Dio. Già durante la prima memorabile riunione, subito dopo il mio arrivo sulle isole Ebridi, mi rimasero impresse la fiducia e la sicurezza che venivano espresse a Dio in ogni preghiera”. 
Questo spirito di attesa lo troviamo proprio qui in Atti 1:14.
Il versetto 14 è spesso considerato come il primo dei “sommari” degli Atti, quei passaggi in cui Luca da una descrizione generalizzata dell’attività della comunità cristiana. 
Il tempo prima della Pentecoste era un momento di attesa, un tempo trascorso in preghiera per lo Spirito promesso, e connesso a questo la potenza di testimoniare, come poi avverrà da come leggiamo nel libro degli Atti. 
In Atti 1:4-5 e 8 leggiamo: “Trovandosi con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’attuazione della promessa del Padre, ‘la quale’, egli disse, ‘avete udita da me. Perché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni’. … Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra”.
Non c’è testimonianza efficace senza lo Spirito Santo e questo si attende in preghiera!!
Così possiamo dire che la preghiera è la risposta alla rivelazione di Dio, alle Sue promesse.
Gesù aveva loro promesso che gli avrebbe mandato lo Spirito Santo e avrebbero avuto così potenza.
Aveva comandato loro di aspettare che venisse e poi avrebbero iniziato la loro testimonianza potente! Impariamo dunque che le promesse di Dio non rendono superflua la preghiera, al contrario, le promesse di Dio c’incoraggiano a pregare e ad avere la fiducia che Egli ascolta e risponderà!
Quando Dio fa una promessa noi dobbiamo credere in quella promessa e attenderla con la preghiera! 
Noi dobbiamo pregare facendo appello a Dio riguardo le sue promesse così anche per il risveglio! Che comunque rimane una manifestazione sovrana di Dio!
Dio decide i tempi, i modi, le persone da usare, e la salvezza degli individui (Giona 2:9; Atti 2:47; 2 Tessalonicesi 2:13; Apocalisse 7:10)
Noi vediamo tre elementi essenziali per la preghiera.
In questa attesa vediamo:
I LA COSTANZA.
“Abbiamo bisogno di più cristiani per i quali la preghiera è la prima risorsa, non l’ultima” (John Blanchard).
Eppure è la cosa che trascuriamo di più sia a livello privato che comunitario, infatti noi vediamo che gli incontri di preghiera sono trascurati da molti cristiani!
“Se l’uomo è l’uomo e Dio è Dio, vivere senza preghiera non è solo una cosa terribile, è una cosa infinitamente stolta” (Phillips Brooks).
Certamente non lo erano i credenti di cui parlava Luca, noi vediamo, infatti che la caratteristica principale che ha segnato la vita dei discepoli, delle donne, e dei familiari di Gesù: la madre e i fratelli, dopo la Sua dipartenza, è stata la preghiera.
Il verbo “perseverarono” (proskarterountes – presente attivo participio) indica essere impegnati, dedicati, risoluti, ostinati, indica che ogni giorno erano costanti, persistenti nella preghiera comunitaria.
Nella sala di sopra, gli undici apostoli (v.13), insieme alle donne, e alla mamma e ai fratelli di Gesù pregavano risolutamente e continuamente attendendo la promessa di essere rivestiti dalla potenza che viene dall’alto (Luca 24:49; Atti 1:8).
La preghiera sarà un segno distintivo della chiesa primitiva, per esempio in Atti 2:42 leggiamo che i tremila convertiti aggiunti ai discepoli “erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere” (Atti 2:42; cfr.1:24; 3:1; 4:24, 6:4,6).
Gesù aveva insegnato ai discepoli a pregare costantemente, noi infatti in Luca 11:9 leggiamo ciò che disse Gesù: “Io altresì vi dico: chiedete con perseveranza, e vi sarà dato; cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto”.
E poi un altro esempio dell’insegnamento di Gesù sul pregare sempre e non stancarsi, che dimostra anche la natura della nostra fede, è la parabola del giudice ingiusto. 
Il motivo di questa parabola lo leggiamo al v.1 dove è scritto: “Propose loro ancora questa parabola per mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi”.
Ma Gesù stesso pregava durante il suo ministero terreno (Matteo 14:23; Marco 1:35; 6:46; Luca 9:18, 28-29; cfr. Giovanni 6:15; 17:1-26), si appartava sul Monte degli Ulivi per tutta la notte (Luca 21:37-38; Giovanni 8:1-2).
Questo gruppo di credenti, allora praticano, ciò che hanno imparato da Gesù: la preghiera perseverante!
Paolo dice in 1 Tessalonicesi 5:17: “Non cessate mai di pregare”. (Romani 12:12; Efesini 6:18; Colossesi 4:2).
La preghiera non deve essere limitata a certe ore prescritte, ma dovrebbe essere un elemento comune e costante della vita quotidiana dei cristiani!
I credenti devono avere un atteggiamento di preghiera in ogni momento. 
Questo atteggiamento è possibile se riconosciamo che dipendiamo da Dio, se desideriamo stare alla Sua presenza e se desideriamo obbedirgli, se lo mettiamo al primo posto nella nostra vita!
“Non cessate mai di pregare” stabilisce la preghiera, non come parte della vita cristiana, ma come tutto!
Pregare sempre, però, non è l’esperienza della maggior parte dei cristiani!
Il fatto che perseveravano nella preghiera, evidenzia che gli apostoli non si sono concentrati su se stessi, né sul loro compito, ma su Dio il cui potere sostiene la loro vita e li aiuta nella loro missione. 
In Atti 6:4 gli apostoli riaffermano la priorità della preghiera e della predicazione per la guida della chiesa di Gerusalemme.
Prima che i discepoli di Gesù fanno qualsiasi cosa, pregano Dio, sia con lodi, petizioni, o intercessione, in quanto dipendono totalmente da Dio nella cui sovranità hanno fiducia.
La preghiera non è altro la dichiarazione che dipendiamo da Dio!
“La preghiera è debolezza appoggiata all’onnipotenza” (W. S. Bowden).
Ci sono molti ostacoli per la preghiera: la stanchezza, la rassegnazione, lo scoraggiamento, la pigrizia, accontentarsi della mediocrità spirituale, vergognarsi davanti a Dio per il peccato, l’amarezza, non sentire il bisogno, essere presi, o indaffarati per altre faccende. 
Ma la preghiera privata e comunitaria è importante per la nostra vita cristiana, per la chiesa e quindi per la gloria di Dio, trascurarla significa peccare, perché stiamo dicendo a Dio che non abbiamo bisogno di Lui e perché Dio vuole che noi preghiamo costantemente!
In questo testo vediamo ancora:
II LA CONCORDIA. 
A. A. Hodge diceva: “ Non c’è dubbio che se c’è un Dio, c’è solo una chiesa; se c’è un solo Cristo, c’è solo una chiesa; se c’è una sola croce, c’è solo una chiesa; se c’è solo uno Spirito Santo, c’è una sola chiesa”.
Il testo ci dice: “Tutti questi perseveravano concordi nella preghiera”.
Ci sono tanti aspetti importanti nella vita cristiana, dopo la conversione, due di questi sono: la potenza che dà lo Spirito Santo nel servire Gesù Cristo e la preghiera perseverante nell’unanimità della chiesa! 
Senza preghiera e concordia non c’è una piena benedizione della potenza dello Spirito Santo!
Una chiesa divisa non vive nella pienezza dello Spirito Santo! Perché lo Spirito Santo non porta divisioni, ma unità (Efesini 4:3), pertanto quando questa unità non c’è, lo Spirito Santo è rattristato!
Dio vuole che siamo ripieni e promette lo Spirito Santo, ma molti cristiani non ne sono ripieni! (Luca 11:9-13; Efesini 5:18-21), ed ecco perché tanti non vivono una vita abbondante, non hanno potenza! 
In certe chiese si fa affidamento più a una preparazione, a programmi e strategie umane che poi risultano ovviamente infruttuose!, e non nella potenza dello Spirito Santo!
Quindi, uno dei motivi per cui il flusso della potenza dello Spirito Santo è bloccata è: la mancanza di unità, i rancori che serpeggiano all’interno della chiesa, l’anarchia, le divisioni interne, e così via.
Il Signore vuole benedirci con il Suo Spirito, ma dobbiamo pregare concordi e per farlo dobbiamo essere uniti senza divisioni e rancori!
Dobbiamo essere uniti, sotto la Signoria e volontà di Gesù Cristo, se vogliamo che la Sua benedizione scenda sulla chiesa!
Ora ciò che è scritto è:
A) La concordia era una caratteristica della chiesa primordiale.
Vi era un’unità diversificata nel gruppo della sala di sopra (vv.13-14), come quella chiesa, ai nostri tempi, composta da ex delinquenti, forze dell’ordine, e altri tipi di persone, rigenerate dallo Spirito Santo, pregavano concordi e gioiosi il Signore Gesù Cristo!
In Atti, vediamo, persone diverse sotto la Signoria di Gesù Cristo, ma concordi nella preghiera che aspettavano di ricevere ciò che Gesù aveva promesso: lo Spirito Santo e la Sua potenza!
Dunque, gli undici apostoli (v.13) insieme alle donne, alla madre e ai fratelli di Gesù pregavano concordi.
“Concordi” (homothumadon) significa con una sola mente, all’unanimità, comune accordo, armonia, con un solo proposito, progetto, o un solo impulso.
Questo gruppo di cristiani andava nella stessa direzione! Non era diviso!
Questo gruppo, oltre a stare insieme a pregare nella sala di sopra dove di consueto si trovavano, avevano
un atteggiamento condiviso di cuore e di mente. 
Essi presentano le loro preghiere all’unanimità ed esprimono un’unità perfetta, una caratteristica della chiesa primitiva, infatti il riferimento all’armonia e all’unanimità dei discepoli è ripetutamente sottolineata negli Atti.
Per esempio in Atti 4:24 è scritto: “Udito ciò, essi alzarono concordi la voce a Dio, e dissero: ‘Signore, tu sei colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi’” (Atti 2:46; 5:12; 15:25).
B) La concordia deve essere conservata.
I singoli cristiani devono sforzarsi di conservare l’unità dello Spirito, cioè l’unità spirituale della chiesa con il vincolo della pace dice Efesini 4:3.
L’unità della chiesa è stata possibile mediante la morte di Gesù sulla croce (Efesini 2:14-18), e resa effettiva per l’opera dello Spirito Santo.
Benché allora, l’unità della chiesa non è un’opera umana, i cristiani hanno la responsabilità di non distruggere questa unità, ma devono sforzarsi di conservarla, proteggerla con la pace. 
“Sforzatevi” (spoudazontes – presente attivo participio) indica zelo, cura attenta, e sforzo, quindi ogni giorno, non si deve abbassare la guardia!
Quando tutti i membri della chiesa vivono nella pace che Gesù ha dato loro, l’unità della chiesa sarà allora conservata!
C) La concordia è in Cristo.
Il Nuovo Testamento ammonisce quelle chiese per le divisioni e richiama all’unità!
Per esempio alla chiesa divisa di Corinto, Paolo dice esortando in 1 Corinzi 1:10-13: “Ora, fratelli, vi esorto, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad aver tutti un medesimo parlare e a non aver divisioni tra di voi, ma a stare perfettamente uniti nel medesimo modo di pensare e di sentire. Infatti, fratelli miei, mi è stato riferito da quelli di casa Cloe che tra di voi ci sono contese. Voglio dire che ciascuno di voi dichiara: ‘Io sono di Paolo’; ‘io d’Apollo’; ‘io di Cefa’; ‘io di Cristo’.  Cristo è forse diviso? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete voi stati battezzati nel nome di Paolo?”
Paolo ci fa capire che la chiesa non può essere divisa perché Cristo non è diviso, in questo modo sta affermando che dobbiamo essere uniti in Cristo.
È impossibile che Gesù Cristo sia diviso, è uno e quindi la chiesa il Suo corpo, è uno!
“Un medesimo parlare” è un appello alla concordia; all’unanimità, alla pace, all’unità e quindi a non litigare.
“Stare perfettamente uniti” (katērtismenoi – perfetto medio participio) ha il senso di riportare qualcosa alla sua giusta posizione; era una parola usata per la riparazione delle reti (Matteo 4:21).
In questo caso si riferisce a “riparare” l’unità della chiesa.
Quindi la chiesa di Corinto non era nella condizione che avrebbe dovuto essere: mancava di unità, c’erano delle fratture, dei partiti al suo interno.
Paolo esorta la chiesa a mettere da parte la divisione partitica e a essere, invece unita, a mettere le cose a posto!
Paolo esorta a essere uniti in un medesimo modo di pensare (noi) ad avere la stessa mentalità; e di sentire (gnōmē), avere gli stessi obiettivi, scopi, intenzioni, e discernimento.
Paolo esorta Evodia e Sintiche, della chiesa di Filippi, “a essere concordi” (to auto phronein), cioè ad avere lo stesso modo di pensare nel Signore.
Significa pensare la stessa cosa, avere lo stesso atteggiamento, avere la stessa opinione ed essere intenzionati allo stesso scopo.
“Nel Signore” è la motivazione per cui devono essere concordi, e cioè perché sono sorelle in Cristo, sono entrambi unite con il Signore, e quindi dovrebbero essere concordi come discepole del Signore, in un atteggiamento sottomesso al Signore, o come è giusto per coloro che sono sotto la signoria di Cristo (Filippesi 4:2).
Quando il modo di pensare è nel Signore, questo informa e ispira l’atteggiamento.
In questo caso queste due donne devono avere il giusto atteggiamento reciproco concentrandosi sulla loro vita in unione con il Signore, o in sottomissione al Signore, e non un atteggiamento ripiegato su se stesse!
Quando il legame comune nel Signore diventa centrale, l’atteggiamento l’uno verso l’altro sarà lo stesso di Cristo Gesù espresso sulla via della croce: non si pretenderanno i propri diritti per il proprio vantaggio, ma si prenderà forma di un servo, ci si si umilierà per il bene della chiesa (Filippesi 2:2-8).
Quindi prima di litigare con un altro membro di chiesa, o se c’è stata una discussione che divide, dobbiamo guardare la nostra identità: siamo discepoli del Signore, siamo uniti al Signore a cui noi dobbiamo essere sottomessi, e non al nostro io, al nostro orgoglio ed egoismo!
Se Gesù non è al centro della nostra vita non ci preoccuperemo e ci sforzeremo minimante del bene dell’unità della chiesa, dei nostri fratelli, ma solo del nostro interesse!
Paolo prega per la chiesa di Roma affinché abbiano un medesimo sentimento secondo Cristo (Romani 15:5-6).
Paolo prega affinché i cristiani di Roma abbiano l’armonia tra di loro, una visione e uno scopo comuni, che si amino l’un l’altro secondo l’esempio, il carattere, la volontà, e il comando di Cristo.
La persona di Gesù Cristo è il fulcro dell’unità cristiana e più i cristiani sono d’accordo con Lui e su di Lui, tanto più probabilmente saranno d’accordo tra loro.
Infine in questo versetto troviamo:
III LA COLLETTIVITÀ. 
Nella collettività troviamo:
A) Gli apostoli
È scritto: “Tutti questi”, cioè gli undici apostoli, come leggiamo al v.13.
Ci troviamo a Gerusalemme, gli apostoli tornarono da dal monte dell’Uliveto, e salirono nella sala di sopra dove erano solito stare.
Non si sa bene di chi fosse questa casa, alcuni studiosi pensano si tratti della casa dove fu celebrata l’ultima cena e dove Gesù apparve agli apostoli dopo la Sua resurrezione. 
Alcuni hanno identificato questa casa come la casa della madre di Marco (cfr. Atti 12:12), ma non possiamo esserne sicuri. 
Comunque, dopo gli incontri con il Gesù risorto, gli apostoli hanno preso coraggio per lodare Dio al tempio (cfr. Giovanni 20:19 con Luca 24:53), e quindi incontrarsi per pregare insieme in questa “sala di sopra”.
Gli undici apostoli erano: Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d’ Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda di Giacomo, noto anche come Taddeo (Matteo 10:3; Marco 3:18); Giuda Iscariota non c’è più (Matteo 27:3-10; Atti 1:16-20).
Gli apostoli, sono stati scelti da Gesù (Luca 6:14-16), Luca li mette in evidenza come la base, o il nucleo della chiesa, quindi la continuità storica tra il tempo di Gesù – di cui loro ne furono testimoni della Sua attività, morte e resurrezione (Atti 10:39) e del Suo insegnamento – e la fondazione della chiesa a Gerusalemme, per poi essere Suoi testimoni fra i popoli, facendo discepoli a Gesù, battezzandoli e insegnando ciò che Gesù ha insegnato loro (Matteo 28:18-20).
Come testimoni di Gesù, i discepoli non testimoniano le proprie esperienze, testimoniano la risurrezione di Gesù morto come Messia d’Israele per l’espiazione dei peccati. 
Quindi, i dodici hanno diversi ruoli.
(1) I dodici sono il nucleo, o la base della chiesa, ovviamente dopo Gesù (Luca 22:28-30; Efesini 2:20-21;). 
(2) I dodici sono testimoni della risurrezione di Gesù (Luca 24:48; Atti 1:8,21-22; 2:32; 3:15; 4:2,10,33, 5:32). 
Essendo stati chiamati e commissionati da Gesù, sono ambasciatori autorizzati di Gesù, testimoni della sua vita, della morte e della risurrezione.
(3) I dodici sono insegnanti autorevoli che espongono la Scrittura e spiegano la vita, la morte e la risurrezione, e l’esaltazione di Gesù ai Giudei e ai Gentili (Atti 2:42,44-47; 4:2,30-31; 5:21-22,28, 42). 
La loro attività principale è la preghiera e il ministero della Parola di Dio (Atti 6: 2,4). 
Poi Luca parla di:
B) Donne.
Tenuto conto, del disprezzo per le donne, ai tempi del Nuovo Testamento (i rabbini si rifiutavano di insegnare a loro e li mettevano in una posizione inferiore a quella dell’uomo), la partecipazione equa delle donne è degna di nota, soprattutto il loro raggruppamento con gli uomini.
Gli apostoli stavano portando avanti l’esempio di Gesù, quello cioè di rompere le barriere umane!
In Galati 3:28 leggiamo: “Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù”.
Davanti a Dio maschi e femmine hanno pari dignità!!
Il numero delle donne presenti è indefinito ma chi sono queste donne?
Le donne, molto probabilmente includevano le mogli degli apostoli (cfr. 1 Corinzi 9:5), e le donne, come Maria Maddalena; Giovanna, Susanna, ma anche molte altre che hanno accompagnato Gesù durante il suo ministero, lo hanno sostenuto finanziariamente, hanno assistito alla sua crocifissione, avevano fatto i preparativi necessari per la Sua sepoltura e hanno riportato la notizia della risurrezione di Gesù ai discepoli (Luca 8:2-3; 23:49,55-56; 24:9-10). Vi potevano essere altre donne discepole che seguivano Gesù, o anche le sorelle di Gesù (Matteo 13:56). 
Quindi vediamo donne impegnate nel servizio cristiano, donne di fede e zelanti, che hanno avuto un ruolo importante per il progresso del Regno di Dio!
Le donne hanno sempre avuto un ruolo importante per la chiesa, qualcuno ha detto: “La forza della chiesa è sempre stata in gran parte nelle sue donne”.
Ovviamente il riferimento è alle donne devote, donne che ai tempi della chiesa primitiva avevano la testimonianza di castità, d’intelligenza, di negazione di sé, di pietà genuina e inalterata!
All’interno del gruppo che pregavano vi erano allora delle donne devote!
Infine troviamo:
C) I parenti di Gesù.
Luca scrive della madre e dei fratelli di Gesù.
È scritto (Marco 3:21) che i parenti pensavano che Gesù fosse fuori di sé (exestē) incapace di ragionare, che ha perso la testa, chr fosse uno squilibrato mentale.
Di Maria, madre di Gesù si parla poco nei vangeli, se ne parla soprattutto per quanto riguardo il concepimento di Gesù e l’infanzia, adolescenza (per esempio Matteo 1-2; Luca 1-2; Giovanni 2:1-12); poi durante il Suo ministero (Marco 6:3; Matteo 12:46-47; 13:55), e poco prima della Sua morte (Giovanni 19:26-27).
Il progetto divino per Maria, era di concepire e partorire il Messia, è stata una donna sottomessa a Dio (Luca 1:38), dopo di che la troviamo all’interno della chiesa nascente come credente, quindi dimostra che non ha cambiato la sua devozione.
Poi, però, non si  parlerà più di lei, questo è l’ultimo versetto del Nuovo Testamento dove si parla di Maria, questo è significativo.
I vangeli ci dicono che Gesù aveva dei fratelli, i loro nomi sono: Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda (Matteo 13:55, Marco 6:3).
Il termine “fratelli” (adelphois) non significa che erano cugini (anepsios – Colossesi 4:10), figli di una sorellastra di Maria, e nemmeno figli nati da Giuseppe in un matrimonio precedente, ma si riferisce ai figli nati a Giuseppe e Maria dopo la nascita di Gesù. 
Dai Vangeli noi apprendiamo che i fratelli di Gesù erano ostili verso di lui, non gli credevano (Giovanni 7:5; vedi anche Marco 3:21). 
Si pensa generalmente che la risurrezione di Gesù li abbia portati alla fede (1 Corinzi 15:7).
Anche loro all’avvio della vita della chiesa, sono registrati come devoti osservanti della vita preghiera con gli altri membri di questo gruppo notevole compagnia di cristiani.
È importante pertanto pregare comunitariamente tutti insieme alla chiesa riunita per un risveglio!
CONCLUSIONE.
La chiesa nascente sta mostrando alcune delle sue caratteristiche fondamentali: lo stare insieme concordi in preghiera aspettando la realizzazione delle promesse di Dio per svolgere la missione che il Signore Gesù ha affidato loro!
Luca vuole chiaramente comunicarci come i discepoli si preparavano alla venuta dello Spirito attraverso la preghiera perseverante comunitaria con responsabili, con gli altri membri: uomini e donne!
Arthur Matthews afferma: “La storia spirituale di una missione o di una chiesa è scritta nella sua vita di preghiera”. 
Questo passaggio, quindi, ha molto da insegnarci sulla preghiera nell’attesa di ricevere lo Spirito Santo per un ministero potente!
L’idea di preghiera perseverante in una comunità unita, senza lacerazioni interne rappresenta una chiave per una preghiera efficace secondo la volontà di Dio, una preghiera fino a quando non è esaudita da Dio secondo le Sue promesse!
La preghiera prima di tutto deve mirare ad allineare i nostri cuori alla volontà di Dio e aspettare con fede che Dio ci esaudirà! (Marco 11:24; Ebrei 11:6).
Come abbiamo visto nell’introduzione, spesso i grandi movimenti di preghiera iniziano con uno o più individui che sentono il peso della preghiera, che condividono questo peso con gli altri e continuano a pregare con loro fino a quando non scende dal cielo la benedizione, e a volte possono passare anni, perché Dio ha i Suoi progetti, i Suoi tempi, la Sua logica! 
Gesù aveva dato loro una missione (Atti 1:8) e cosa fanno gli apostoli? Come iniziano la missione? Con la preghiera!
Aspettano in preghiera che si realizzi la promessa! 
Gli apostoli erano consapevoli dell’importanza della preghiera – non come molti oggi che pensano di farne a meno – perché confidano di più nelle tecniche, risorse e tecnologie umane, e non nella potenza che scende dall’alto!
Senza la potenza dello Spirito Santo che opera nei servi di Dio non c’è risveglio!
Ciò che può cambiare una persona, ciò che può cambiare, tante persone, è la potenza che viene da Dio, e non le capacità, o il meglio che può avere un uomo!
Certamente Dio può usare uomini privi di cultura, dalle parole sgrammaticate, se la potenza dello Spirito Santo è con loro, questi uomini avranno certamente più successo dei più eccellenti predicatori con diverse lauree!
Ciò che può cambiare le persone è la potenza che viene da Dio, lo Spirito Santo e non i talenti, o le risorse umane. 
Certamente un eloquente predicatore, dalle profonde capacità intellettuali, può riempire un locale di culto, ma solo la potenza dello Spirito Santo, può rendere il predicatore potente e salvare attraverso la predicazione una persona! 
Questo accadrà nel libro degli Atti: quegli uomini deboli nelle mani dello Spirito Santo furono strumenti potenti di salvezza!
Noi dobbiamo ricercare in preghiera costantemente la pienezza dello Spirito Santo che operi come vuole e non secondo i nostri programmi, strumenti e logica!
Questo potrà essere l’alba di un risveglio!

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