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Battesimo Di Gesù

Salvatore Di Dio on dicembre 20th, 2016
Matteo 3:13-17:Il battesimo di Gesù. 
Il battesimo di Gesù è altamente significativo, ed è registrato in tutti e quattro i Vangeli. 
Matteo vuole che i suoi lettori comprendano la vera identità, il carattere e l’inizio della missione di Gesù Cristo, quindi il suo scopo è correggere le false aspettative degli ebrei del primo secolo riguardo il Messia.
Cominciamo con:
I IL RIFIUTO DI GIOVANNI (vv.13-14). 
Il racconto riportato da Matteo si concentra sull’incontro di Gesù con Giovanni, e quindi sul battesimo di Gesù.
Giovanni Battista annunciava che il regno sperato di Dio, il Messia atteso, con la sperata redenzione d’Israele e della razza umana era effettivamente arrivato.
Centinaia e centinaia di ebrei andavano da Giovanni per farsi battezzare nelle acque del Giordano, confessando i peccati. 
Era dai tempi di Esdra, che non si vedeva una svolta così delle persone verso Dio.
Anche Gesù va a farsi battezzare meravigliando Giovanni.

Quindi in questi versetti troviamo: 
A) L’intenzione di Gesù (v.13).
Nel v. 13 leggiamo: “Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato”.
Il ministero pubblico di Gesù inizia da qui, nel suo battesimo.
Fino a ora Gesù aveva vissuto in una relativa oscurità, lavorando a Nazaret, ora era il tempo di iniziare il Suo ministero importante.
Gesù prende chiaramente l’iniziativa, infatti va da Giovanni per farsi battezzare.
“Per essere da lui battezzato” indica lo scopo per cui Gesù si recò al Giordano.
Gesù scelse deliberatamente di farsi battezzare da Giovanni, non si è trovato per caso in quella zona del fiume Giordano. 
“Allora” (tote) indica “in quel tempo” e implica che durante il tempo che Giovanni il Battista predicava alle folle e battezzava loro, Gesù si recò nel Giordano a farsi battezzare anche Lui da Giovanni.
Gesù si è immerso nelle acque insieme ad altri alla presenza di Giovanni Battista.
La Galilea era la regione settentrionale di Israele, dove abitava Gesù (Matteo 2:22-23), da Nazaret ci dice Marco (Marco 1:9); quindi Gesù ha viaggiato per tanti chilometri a piedi, circa 113 chilometri, lungo le strade polverose della Galilea, della Samaria e Giudea, per incontrare Giovanni Battista e farsi battezzare da lui.
In questo momento, Gesù probabilmente aveva una trentina di anni (Luca 3:23). 
L’evangelista Giovanni ci dice: “Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: ‘Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!  Questi è colui del quale dicevo: -Dopo di me viene un uomo che mi ha preceduto, perché egli era prima di me-‘”  (Giovanni 1:29-30).
Fino a questo punto, nonostante le parole di Giovanni battista: “Colui che viene dopo di me”(Matteo 3:11), Gesù non era stato identificato, ora appare sulla scena e finalmente si conosce chi è Colui di cui parlava Giovanni.
Ci si sarebbe potuto aspettare la venuta a Gerusalemme, che avrebbe reclamato il trono di Davide, o forse che sarebbe venuto fuori dal deserto come un conquistatore militare, come l’antico guerriero Davide con uomini coraggiosi pronti a combattere, ma non ci fu niente di tutto questo; Gesù si presenta come una figura solitaria della regione agricola insignificante di Galilea.
Vediamo ora:
B) La reazione di Giovanni (v.14).
Il v.14 dice: “ Ma questi vi si opponeva dicendo: ‘Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?’”
Giovanni aveva predicato riguardo a Gesù, ora se lo vede davanti e vuole essere battezzato.
Matteo non spiega come faceva Giovanni a riconoscere in Gesù uno diverso dalla folla.
Certo Giovanni e Gesù erano cugini (cfr. Luca 1:36-45), lo conosceva di persona, ma non lo conosceva come il Figlio di Dio (cfr. Giovanni 1:31-33), oppure non lo conosceva proprio di persona, non abitavano nello stesso villaggio, ma ne aveva sentito parlare dai genitori.
Al desiderio di farsi battezzare, Giovanni in un primo momento si rifiutò di farlo dicendo a Gesù in modo enfatico: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”
Queste parole indicano che Giovanni riconosceva in Gesù qualcuno superiore a lui, o riconosceva in Gesù il Messia, o il Figlio di Dio fino al momento del battesimo (cfr. Giovanni 1:31-33) e desiderava essere battezzato da Gesù del Suo battesimo spirituale (Matteo 3:11).
Comunque, Giovanni sapeva che era più giusto che Gesù lo battezzasse e non lui a Gesù!
Anche se Gesù non aveva bisogno del battesimo di Giovanni, umilmente decide di farsi battezzare da Giovanni.
Il battesimo di Giovanni era un segno di pentimento per il perdono dei peccati (Matteo 3:2-11; Marco 1:4-5; Luca 3:3).
Giovanni, nel suo battesimo, predicava la venuta di Gesù indicandolo come più forte di lui e che avrebbe battezzato con lo Spirito Santo e con il fuoco (Matteo 3:11-12).
Gesù non aveva peccati da confessare, o da essere perdonato secondo il ministero di Giovanni (Matteo 3:2,6,11).
C’è una certa ironia in Giovanni: non battezzava i capi religiosi perché non erano degni del battesimo, mentre qui ha difficoltà a battezzare Gesù perché non lui non è degno!
Giovanni stava battezzando coloro che si pentivano dei loro peccati (Matteo 3:6), non battezzava coloro che non portavano nessun frutto (Matteo 3:8).
Ora rifiuta di battezzare Gesù perché riconosceva in Lui un essere morale integro, o un alto grado di giustizia. 
In questo senso il suo ragionamento era su questa linea: “Cosa! Una persona integra e santa vuole essere battezzata da me? Piuttosto io dovrei essere battezzato da te!”
Quindi dal momento che il battesimo di Giovanni era un battesimo di pentimento e Gesù non aveva peccati per cui pentirsi, com’è possibile che Gesù ha cercato il battesimo da Giovanni?
Giovanni si era rifiutato di battezzare Gesù, ha cercato di fargli cambiare idea, ha cercato d’impedire, ma non c’è riuscito.
Noi in questi versetti troviamo:
II LA RISOLUTEZZA DI GESÙ (v.15). 
Ecco cosa dice il v.15: “Ma Gesù gli rispose: ‘Sia così ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia’. Allora Giovanni lo lasciò fare”.
Gesù accetta il punto essenziale del battista, ma è determinato a farsi battezzare perché è giusto, appropriato (conviene-prepon- presente attivo participio) che adempiono ogni giustizia.
Queste parole portano il concetto di necessità. 
Gesù si vuole battezzare e Giovanni deve battezzarlo.
Anche se Gesù non aveva bisogno di essere battezzato, di ricevere il perdono di Dio per i Suoi peccati, comunque il battesimo è stato un momento chiave nella Sua vita.
Cosa significa che “noi adempiamo in questo modo ogni giustizia”?
Il battesimo di Gesù sembrerebbe essere il simbolo esteriore di diverse cose importanti, per esempio un’interpretazione è mostrare il sostegno per il ministero di Giovanni, e confessare il peccato, a nome della nazione, come Isaia, Esdra e Neemia avevano fatto (vedi Isaia 6: 5, Esdra 9: 2; Neemia 1: 6; 9:1-37).
Oltre a questo vediamo tre aspetti importanti su ciò che indica “noi adempiamo in questo modo ogni giustizia”:
Il primo aspetto è:
A) La sottomissione a Dio Padre. 
“Adempiamo ogni giustizia” prima di tutto indica l’obbedienza al Padre nel fare la Sua volontà nella missione di salvezza (Giovanni 4:34; 6:37-40). 
Gesù è venuto per uno scopo: salvare i peccatori dai propri peccati (1 Timoteo 1:15).
“Adempiamo” (plērōsai – aoristo attivo infinitivo), è usata per indicare il completare, portare a termine ciò che è stato progettato, per esempio il compiere una profezia, un obbligo, una promessa, una legge, una richiesta, uno scopo, un desiderio, una speranza, un dovere, un destino.
“Adempiamo” suggerisce che questo battesimo ha un ruolo nella realizzazione specifica della missione di Gesù.
Indubbiamente “adempiamo” è collegato con la volontà di Dio, significa portare a termine tutto ciò che Dio ha stabilito che doveva fare.
Leggiamo: “Adempiamo ogni giustizia”.
“Giustizia” (dikaiosume) può essere considerata la condotta umana conforme alla legge di Dio, una retta relazione con Dio di obbedienza (Matteo 5:20; 21:32), quindi alla qualità di vita richiesta da Dio come richiesto dal battesimo di Giovanni (Matteo 3:5-8; Luca 3:1-14), o la condotta che si aspetta Dio da noi, il giusto comportamento secondo gli ciò che Dio vuole, quindi obbedire a Dio in ogni aspetto della vita.
Facendosi battezzare, Gesù riconobbe l’affermazione di Dio su di lui come su altri per una totale consacrazione di vita e di santità di carattere, ma anche, Gesù battezzandosi adempie ogni giustizia nel senso che è stato obbediente al mandato del Padre di venire sulla terra a morire per i nostri peccati secondo il volere del Padre, il battesimo è l’inizio della missione che Dio ha affidato al Figlio (Filippesi 2:5-8), il battesimo è stato importante per inaugurare il Suo ministero, quindi per compiere la missione di Dio.
Gesù sta pensando a qualcosa di specifico per se stesso e il ruolo di Giovanni: Dio vuole che Gesù si battezzi e vuole che Giovanni battezzi Gesù!
Giovanni e Gesù devono svolgere i loro rispettivi ministeri, o ruoli.
Giovanni e Gesù devono essere obbedienti a tutto ciò che Dio richiede, tutto ciò che ha deciso sia giusto.
Gesù ha in mente il compimento della volontà di Dio in modo particolare all’inizio della missione della salvezza promessa (che ora comincia a prendere forma, quindi come molti studiosi affermano: “Noi adempiamo in questo modo ogni giustizia” indica:
B) L’identificazione con i peccatori penitenti di Gesù.
Gesù è in fila con tutti gli uomini peccatori per essere battezzato dal battista, sta con noi nella parte più profonda di noi stessi!! 
“Adempiamo ogni giustizia” indica anche identificarsi con i bisogni dei peccatori e la solidarietà con loro del quale è rappresentante, e quindi con i peccatori penitenti. 
Gesù è venuto a identificarsi con i peccatori e per salvarli dando la Sua vita per loro!
Non poteva acquistare la giustizia per l’umanità se Egli stesso non si identificava con il peccato del genere umano e portando i loro peccati su di sé (Isaia 53:12).
Nel battesimo di Giovanni, Gesù si è identificato con noi nella nostra umanità, assumendo così su di sé l’obbligo di adempiere ogni giustizia in modo che Egli potrebbe essere un perfetto Salvatore e sostituto per noi caricandosi dei nostri peccati. 
Egli prende su se stesso la nostra condizione (per coloro che si pentono e credono – Atti 20:21) e la nostra difficoltà, Egli diventa il nostro rappresentante e prende il nostro posto di giudizio, divenendo anche nostro mediatore davanti al Padre (Isaia 53:6;2 Corinzi 5:21; Romani 8:31-34; 1 Timoteo 2:5). 
Gesù non aveva peccato, infatti Giovanni non lo vuole battezzare (v. 14). Giovanni conosceva qualcosa di Gesù e sapeva che il battesimo non poteva essere applicato a Lui, il battesimo era un battesimo di ravvedimento dei propri peccati. 
Gesù non aveva nessun bisogno di tale pentimento; Lui era santo e innocente (Luca 1:35; 2 Corinzi 5:21; Ebrei 4:15; 7:26; 1 Pietro 2:21-24). 
Gesù prende i peccati del Suo popolo: è il Servo sofferente giusto che con il Suo sacrificio in croce rende giusti i peccatori penitenti che credono (Isaia 53:11-12; Matteo 1:21; Luca 18:9-14; Romani 3:23-30). 
Il Suo battesimo con i peccatori è come servo sacrificale. 
Gesù incarnandosi (Giovanni 17:4-5; Filippesi 2:5-8), sottoponendo se stesso alle limitazioni di un vero corpo umano (Isaia 53:12; Filippesi 2:5-8; 2 Corinzi 8:9), si era già identificato con l’umanità, ora s’identifica con i peccatori con il battesimo di ravvedimento, e il culmine della Sua identificazione con noi nel nostro bisogno sarà la croce.
Sacrificandosi in croce, Gesù prende i peccati del Suo popolo su di sé (Matteo 1:21).
Gesù si riferisce più volte alla Sua morte in croce, come un battesimo (Marco 10:38-39; Luca 12:50; Matteo 20:22). 
Da alcuni questo battesimo in acqua è visto come un simbolo per il tipo di sofferenza di cui doveva morire: la morte in croce per i nostri peccati. 
Il Suo battesimo, allora significa la croce! 
Gesù è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Giovanni 1:29).
Quindi nel suo battesimo Gesù si è associato con i peccatori e si mise tra i colpevoli, non per la propria salvezza, ma per la nostra, non per la sua colpa, ma per la nostra, non perché temeva l’ira a venire, ma per salvarci da essa, per darci la vita (Matteo 20:28; Marco 10:45, Giovanni 10:10-11; Romani 3:23-26; 1 Pietro 3:18). 
Il battesimo di Gesù in acqua e nella morte è un esempio da seguire per noi di umiltà e amore, Gesù c’insegna a sacrificare se stessi completamente per fare la volontà di Dio. Siamo disposti a farlo? 
Il discepolo di Cristo (tutti coloro che si definiscono cristiani sono chiamati a esserlo) sono chiamati a rinunziare a se stessi, a tutto ciò che hanno, al peccato, e sono chiamati a prendere la propria croce e seguire Gesù (Marco 8:34; 9:23; 14:33; Galati 5:24; Filippesi 3:8).
Quando Gesù disse questo, Giovanni acconsentì e lo battezzò.
Noi adempiamo in questo modo ogni giustizia riguarda:
C) L’adempimento di Gesù delle predizioni dell’Antico Testamento. 
Siccome la parola “adempimento” è usata per indicare l’adempimento delle profezie che riguardano Gesù, alcuni studiosi hanno pensato che “adempiamo ogni giustizia” si riferisca ad adempiere modelli biblici e predizioni dell’Antico Testamento riguardo il Messia secondo anche quello che è scritto in Matteo 5:17 leggiamo: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento”. (Per esempio per lo Spirito Santo- Isaia 11:1-2; 42:1; cfr. Matteo 12:18, 28; per il Padre che sostiene il suo Figlio nella voce dal cielo (Salmo 2:7; Isaia 42:1; cfr. Matteo 17:5) 
Perciò Gesù e Giovanni realizzano ogni giustizia adempiendo modelli biblici e profezie che riguardano il Messia.
Infine Matteo ci racconta:
III LA RISPOSTA DAL CIELO (vv.16-17).
Appena Gesù salì fuori dall’acqua avvennero due fatti importanti.
Come Gesù esce dal fiume, Dio pone il suo timbro di approvazione su di Lui in due modi.
In primo luogo nella risposta dal cielo vediamo:
A) La visione dello Spirito di Dio (v.16). 
Nel v.16 leggiamo: “Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall’acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui”.
“Appena” non solo suggerisce che Gesù abbia lasciato l’acqua subito dopo il suo battesimo, ma che la testimonianza dello Spirito Santo e del Padre sono state altrettanto rapide una dopo l’altra.
“Vide” non si capisce a chi si riferisce, se a Giovanni, o a Gesù.
I sinottici non indicano se le folle abbiano assistito alla manifestazione, ma il silenzio, secondo alcuni studiosi, deve essere interpretato nel senso che non lo hanno notato, ma altri studiosi pensano che sia stato pubblico perché la voce di Dio susseguente fa pensare che i presenti abbiano assistito a tutta la scena.
Il quarto Vangelo, tuttavia ci dice che Giovanni il Battista è un testimone (Giovanni 1:32).
In questa visione dello Spirito di Dio:
(1) C’è un ricordo.
“I cieli si aprirono” richiama alla mente le visioni dell’Antico Testamento per esempio di Isaia (Isaia 64:1; vedi anche Atti 7:56; Apocalisse 4:1; 19,11), ma insieme alla presenza di un fiume ricorda soprattutto la visione inaugurale di Ezechiele (Ezechiele 1:1), così anche la discesa dello Spirito Santo (Ezechiele 2:2).
Il verbo “si aprirono” (ēneōchthēsan – aoristo passivo indicativo) è un divino passivo, questo indica che Dio è il soggetto, l’agente, quindi riflette il linguaggio biblico per la rivelazione di Dio.
In questa visione dello Spirito di Dio:
(2) Ci sono tre riferimenti.
Il primo è:
(a) Il riferimento al dono promesso del Messia.
La discesa dello Spirito Santo indica il promesso dono del Messia come leggiamo più volte nell’Antico Testamento.
Noi troviamo diversi passaggi in Isaia dove viene associato l’unzione, o la presenza dello Spirito Santo al Messia.
Per esempio in Isaia 11:2 leggiamo: “ Lo Spirito del SIGNORE riposerà su di lui: Spirito di saggezza e d’intelligenza, Spirito di consiglio e di forza, Spirito di conoscenza e di timore del SIGNORE”. (Isaia 42:1; 61:1).
Il secondo riferimento è:
(b) Il riferimento alla missione messianica.
La venuta dello Spirito Santo su certe persone ai tempi dell’Antico Testamento era per dotarli per un compito speciale (per esempio 1 Samuele 16:13; Giudici 3:10; 6:34, ecc.).
L’unzione di Gesù è al tempo stesso l’incoronazione del Messia di Israele e la messa in servizio del Servo di Dio giusto per l’opera che dovrà ora svolgere per la potenza dello Spirito Santo. 
Gesù è Colui che battezzerà con lo Spirito Santo (Matteo 3:11), che sarà guidato e avrà la potenza dello Spirito Santo (Luca 4:14), colui che inaugurerà l’età messianica della salvezza per mezzo dello Spirito (Matteo 12:18-21; cfr. Isaia 42:1-4; 61:1), è ora unto dallo Spirito per il suo ministero messianico pubblico.
L’unzione dello Spirito Santo è un’unzione formale che inaugura il ministero pubblico di Gesù.
Questo non vuol dire che Gesù è stato fino a questo momento senza lo Spirito Santo, Gesù è stato concepito per la potenza dello Spirito Santo (Matteo 1:18, 20; Luca 1:35), l’attuale unzione, invece, ha a che fare con l’inaugurazione ufficiale del suo ministero.
A riguardo R.T. France scrive: “ Non dobbiamo presumere che Gesù non avesse avuto una precedente esperienza dello Spirito; la visione simbolizza il suo mandato riguardante la sua opera messianica, e non un nuovo stato spirituale”.
L’unzione di Gesù con lo Spirito Santo era unico; è stato dato per potenziare Lui nella sua umanità, ma è stato anche dato come manifestazione visibile almeno per Giovanni Battista.
Il terzo riferimento è:
(c) Il riferimento alla forma visibile della visione.
Anche se può avere un significato simbolico come purezza, gentilezza, il riferimento è alla visione visibile della visione, alla forma corporea (Luca 3:22) di come lo Spirito Santo è disceso e cioè come una colomba, oppure come potrebbe una colomba.
La discesa della colomba ricorda Genesi 1:2, lo Spirito che aleggiava sulla superficie delle acque, ora è l’agente, o segna l’inizio di nuova creazione in Gesù Cristo, la colomba segna la fine del giudizio e l’inizio di un’epoca di benedizione di salvezza in Gesù Cristo come quando tornò dal salvato Noè portando una foglia fresca di ulivo una prima volta, e poi quando Noè la mandò una seconda volta, la colomba, non ritornò più (Genesi 8:8-12; Matteo 19:28; Giovanni 3:3,5; Tito 3:5-6).
La colomba, dunque ci parla che in Gesù troviamo la salvezza dall’ira di Dio come aveva predicato Giovanni (Matteo 3:7,10,12).
In secondo luogo nella risposta dal cielo vediamo:
B) La voce di Dio Padre (v.17). 
Il v.17 dice: “Ed ecco una voce dai cieli che disse: ‘Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto’”.
Noi vediamo ancora l’approvazione di Dio Padre.
La stessa affermazione la vediamo nella trasfigurazione (Matteo 17:5). 
Come ho detto prima, alcuni studiosi pensano che il battesimo di Gesù sia stato privato, solo con Giovanni, mentre altri pensano sia stato un evento pubblico.
Ci sono elementi sufficienti da far pensare che il battesimo di Gesù non sia stato un evento privato, infatti, dal contesto, nei vv.5-6, vediamo che molte persone si recavano a farsi battezzare da Giovanni, e Luca 3:21 ci fa capire che vi erano presenti molte persone.
In questo senso lo scopo era di rendere pubblica l’approvazione di Dio, di rivelare l’identità di Gesù Cristo, ma era soprattutto Giovanni che aveva bisogno di sentire quella voce e quelle parole (v. 15).
La voce dai cieli è la voce di Dio e testimonia che Dio stesso ha rotto il silenzio ed è ancora una volta se stesso a rivelarsi agli uomini.
Se Dio non si rivela noi non possiamo conoscere le verità spirituali che lo riguardano.
Questa voce è un chiaro segno degli inizi dell’era messianica. 
Nel periodo inter-testamentario, gli ebrei credevano che Dio avesse parlato non più direttamente (come per mezzo dei profeti), ma indirettamente attraverso gli insegnanti e i rabbini. 
La voce di Dio, ascoltata dai presenti, era un segno diretto dell’avvento dell’era messianica.
Con la presenza del Messia, lo Spirito di Dio è di nuovo abbondantemente attivo, e Dio parla dal cielo con immediatezza e autorità.
In quest’approvazione di Dio prima di tutto vediamo che: 
(1) Gesù è il Messia.
L’affermazione: “Questo è il mio diletto Figlio” è del Salmo 2:7, un salmo, o inno d’intronizzazione, o d’incoronazione di un nuovo re in Israele; si riferisce alla dignità di re, alla sua funzione come atto giuridico, alla sua investitura, insediamento (cfr. 2 Samuele 7:12-14; 1 Cronache 28:6; Salmo 89:26-27). 
Queste parole indicano Gesù come Colui attraverso il quale il regno di Dio sarebbe stato stabilito, quindi “Figlio” indica il Re, il Messia. 
In quest’approvazione di Dio vediamo ancora che:
(2) Gesù è il Figlio di Dio.
Bisogna fare una precisazione, Gesù non divenne Figlio di Dio dopo questa dichiarazione, già lo era prima della Sua incarnazione, già lo era dall’eternità! (Giovanni 1:18; 3: 16; 17:4-5; cfr. Marco 1:1; 3:11; 5:7; 9:7; 13:32; 14:61; 15:39; ecc.). 
“Diletto” (agapētos) indica amato, stimato, prezioso, favorito, che ha un rapporto speciale in riferimento a un figlio unico come in Marco 12:6.
Quindi “Figlio diletto” indica l’amore all’interno della Trinità (Giovanni 3:35; Giovanni 10:17; Colossesi 1:13).
“Questo è il mio diletto Figlio”, il verbo “è” (estin- presente attivo indicativo) è al tempo presente del modo indicativo ed esprime un rapporto eterno ed essenziale.
“Questo è il mio diletto Figlio”, indica la divinità di Cristo (Matteo 14:33; 27:43,54; Marco 1:1; Giovanni 1:34; 3:18; 10:36; 11:4; 20:31; Atti 8:37; Romani 1:4; Ebrei 4:14; 1 Giovanni 3:8; 4:15; 5:5, 10, 13, 20).
Alcuni studiosi vedono qui il collegamento con Genesi 22:2,12,16 dove troviamo scritto che Dio chiama Abramo a donare in sacrificio il suo figlio unico Isacco, colui che ama. 
Infine quest’approvazione indica che:
(3) Gesù è il servo sofferente.
La frase “nel quale mi sono compiaciuto” deriva dalla descrizione del servo sofferente del Signore di Isaia 42:1. 
Gesù è il servo sofferente che compie la Sua missione di espiazione per i peccati dell’umanità, (cfr. Isaia 53, Marco 10:45), che porterà la salvezza alle genti (Isaia 49:6). 
L’idea di un Messia sofferente non era contemplato nel pensiero ebraico, che è il motivo per cui la croce di Cristo è un scandalo per i Giudei ( 1 Corinzi 1:23). 
“Compiaciuto” (eudokēsa – aoristo attivo indicativo) significa trovare piacere, gioia, soddisfazione; il verbo (aoristo indicativo) indica un evento passato.
Questo indicherebbe l’approvazione del Padre per il Figlio. 
Questa dichiarazione indica che Gesù è Figlio unico di Dio, i credenti sono figli di Dio, ma hanno un rapporto diverso di quello di Gesù con il Padre. (Giovanni 5:18). 
Nessun profeta ha avuto parole del genere come Gesù: Abramo era un amico di Dio (Isaia 41:8), Mosè servo di Dio (Deuteronomio 34:5), Aronne un eletto di Dio (Salmo 105:26), Davide un uomo secondo il cuore di Dio (1 Samuele 13:14), e Paolo un apostolo (Romani 1:1). 
Gesù viene presentato in questo versetto come il Figlio diletto di Dio (Marco 12:6), che possiede un rapporto unico con Dio che lo distingue da tutti gli altri (Marco 13:32). 
Quindi, secondo alcuni studiosi, Gesù non è Figlio perché se lo è meritato, questa non è una filiazione “funzionale”.
Egli non è il Figlio di Dio, perché fa certe cose, Lui fa certe cose perché Egli è il Figlio di Dio!! 
Mentre altri studiosi pensano che Dio si è compiaciuto di Gesù per la Sua vita perfetta (Giovanni 8:29; Romani 15:3; 2 Corinzi 5:21; Ebrei 4:15; 7:26).
Oppure Dio si compiace nel Suo Figlio diletto perché nell’obbedienza prende su di sé la missione del Servo che porta la salvezza alle nazioni (Isaia 42:1,4), nella sua morte porta l’iniquità del suo popolo (Isaia 53).
Quindi la voce di Dio, la Sua approvazione riguardo il Figlio  presenta tre concetti chiave: Gesù è il Messia, il Figlio di Dio e il Servo sofferente la cui missione è sacrificarsi per il Suo popolo.
Così Gesù è il cuore del piano di Dio; nessuno può rifiutare Gesù e allo stesso tempo piacere al Padre. 
Gesù non è un profeta tra i tanti, ma la rivelazione finale di Dio (cfr. Ebrei 1:1-3) e solo Colui che ci può salvare dai peccati (cfr. Giovanni 3:16; 4:42; Atti 4:12).
CONCLUSIONE. 
Questo passaggio c’insegna, o ci comunica diverse verità.
Cominciamo con: 
1) L’ammissione della nostra indegnità di fronte a Gesù Cristo.
Mosè (Esodo 3:11-4:16), Gedeone (Giudici 3:15), Isaia (Isaia 6:5), Geremia (Geremia 1:6-7), Ezechiele (Ezechiele 1:1-2:3), e Pietro (Luca 5:8), Paolo (Romani 7:18; 1 Timoteo 1:15) si sentivano inadeguati e indegni di servire il Signore. 
Così anche Giovanni Battista ha dimostrato di essere umile dicendo: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?” (v.14).
Dio manifesta la Sua potenza in coloro che si sentono insignificanti e inadeguati, in coloro che sono umili (2 Corinzi 11:30; 12:9; Giacomo 5:6).
Noi tutti dobbiamo essere consapevoli di ciò che siamo, cioè peccatori così possiamo affidarci completamente a Gesù Cristo non solo per la salvezza, ma anche per il servizio, perché senza di Lui non siamo che nulla e non possiamo fare nulla (Giovanni 15:1-8).
Le nostre insufficienze ci dovrebbero spingere a dipendere e a rivolgerci a Gesù Cristo, affinché per la potenza dello Spirito Santo possiamo essere ciò che Dio vuole e servirlo con efficacia, massimizzare il nostro potenziale per la gloria di Dio!
Inoltre le nostre inadeguatezze saranno un mezzo attraverso il quale il potere di Cristo sarà più evidente, perché Lui compirà di più di quanto abbiamo mai potuto operare con la nostra forza e capacità. 
Un altro aspetto importante è:
2) La sottomissione a Dio.
Sia Gesù che Giovanni c’insegnano a sottometterci a Dio.
Gesù fu battezzato e Giovanni lo battezzò per adempiere ogni giustizia, mostrando così che erano completamente fedeli alla volontà del Padre. 
Gesù è l’incarnazione della vita di giustizia, Gesù ha obbedito a Dio sia nel senso morale di vivere secondo la volontà di Dio, e con Giovanni ci dà un modello da seguire.
Siamo chiamati a una vita di discepolato e obbedienza, seguendo la volontà di Dio in ogni ambito della vita.
Anche noi oggi dobbiamo obbedire a Dio, ma è possibile solo quando crediamo e c’identifichiamo con Cristo, che ci ha mostrato la strada giusta da percorrere (cfr. Salmo 40:7-8; Matteo 26:39; Giovanni 4:34; Filippesi 2:5-9; Ebrei 5:8-9).
Così ha fatto il dottor Albert Schweitzer, considerato da molti come uno dei più grandi filantropi di tutti i tempi. Era abile e un maestro di musica, di medicina, era bravo a insegnare, aveva innumerevoli opportunità, ma qual era il piano di Dio per lui? Un giorno mentre stava pulendo la sua scrivania, tra le carte c’era una rivista della Società Missionaria di Parigi. Cominciò a sfogliarla e notò un articolo intitolato “Le necessità della missione Congo”. Ha letto l’articolo, e quando ha finito il dottor Schweitzer disse: “La mia ricerca è finita”. Era disposto a perdere se stesso nel piano di Dio.
In questo testo vediamo anche:
3) L’azione della Trinità.
In Matteo 3:16-17, tutte e tre le persone della Trinità sono presenti e attive. (Altri passi Matteo 28:19; Giovanni 15:26; 1 Corinzi 12:4-13; 2 Corinzi 13:14; Efesini 2:18; 1 Tessalonicesi 1:2-5; 1 Pietro 1:2).
Il Figlio obbedisce, lo Spirito unge, e il Padre parla.
La Divinità è coinvolta nelle vicende umane, e la salvezza è triplicatamente garantita (cfr. 1 Pietro 1:2).
Vediamo un altro aspetto importante:
4) Lo Spirito era una presenza attiva e potente nella vita di Gesù.
La missione di Gesù, la resistenza alla tentazione, i Suoi miracoli e prodigi, e la Sua predicazione con potenza sarà caratterizzata dalla potenza dello Spirito Santo (cfr. Matteo 4:1-11; 10:7-8; 12:9-14, 18,28; Luca 4:1-14; Atti 2:22; 10:38).
Il Nuovo Testamento rivela Gesù come una persona che è pienamente divina nella sua essenza e negli attributi durante il suo tempo sulla terra, ma Egli viveva una vita pienamente umana nella forza dello Spirito Santo, dando ai suoi discepoli l’esempio di una vita guidata e potenziata dallo Spirito Santo.
Così lo è stato anche il ministero degli apostoli come vediamo nel libro degli Atti (per esempio Atti 1:8; 3:1-11; 8:5,14. Cfr. 1 Corinzi 2:4; 2 Tessalonicesi 1:5).
Quindi noi oggi per vivere efficacemente la vita cristiana dobbiamo avere lo Spirito Santo e ricercare la Sua pienezza (Efesini 5:18). 
Infine:
5) I figli di Dio vivono in modo da piacere a Dio.
Gesù come il Figlio di Dio è stato amato e piaceva al Padre. 
Il credente è anche un figlio di Dio, adottato e coerede con Cristo (Romani 8:14-17). 
Dio ci accetta per l’intercessione di Gesù Cristo, ma questo non significa che non dobbiamo cercare di piacere a Dio con il nostro carattere e comportamento.
Noi come figli di Dio siamo chiamati a seguire l’esempio di Gesù di santità, di obbedienza e di ricercare l’approvazione di Dio e non degli uomini! (Matteo 25:21; Galati 1:10; Efesini 5:10; 1 Tessalonicesi 2:4; 1 Timoteo 2:3; 5:4; 2 Timoteo 2:15; cfr. Romani 12:1-2).

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Salvatore Di Dio on dicembre 20th, 2016
Matteo 3:13-17:Il battesimo di Gesù. 
Il battesimo di Gesù è altamente significativo, ed è registrato in tutti e quattro i Vangeli. 
Matteo vuole che i suoi lettori comprendano la vera identità, il carattere e l’inizio della missione di Gesù Cristo, quindi il suo scopo è correggere le false aspettative degli ebrei del primo secolo riguardo il Messia.
Cominciamo con:
I IL RIFIUTO DI GIOVANNI (vv.13-14). 
Il racconto riportato da Matteo si concentra sull’incontro di Gesù con Giovanni, e quindi sul battesimo di Gesù.
Giovanni Battista annunciava che il regno sperato di Dio, il Messia atteso, con la sperata redenzione d’Israele e della razza umana era effettivamente arrivato.
Centinaia e centinaia di ebrei andavano da Giovanni per farsi battezzare nelle acque del Giordano, confessando i peccati. 
Era dai tempi di Esdra, che non si vedeva una svolta così delle persone verso Dio.
Anche Gesù va a farsi battezzare meravigliando Giovanni.

Quindi in questi versetti troviamo: 
A) L’intenzione di Gesù (v.13).
Nel v. 13 leggiamo: “Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato”.
Il ministero pubblico di Gesù inizia da qui, nel suo battesimo.
Fino a ora Gesù aveva vissuto in una relativa oscurità, lavorando a Nazaret, ora era il tempo di iniziare il Suo ministero importante.
Gesù prende chiaramente l’iniziativa, infatti va da Giovanni per farsi battezzare.
“Per essere da lui battezzato” indica lo scopo per cui Gesù si recò al Giordano.
Gesù scelse deliberatamente di farsi battezzare da Giovanni, non si è trovato per caso in quella zona del fiume Giordano. 
“Allora” (tote) indica “in quel tempo” e implica che durante il tempo che Giovanni il Battista predicava alle folle e battezzava loro, Gesù si recò nel Giordano a farsi battezzare anche Lui da Giovanni.
Gesù si è immerso nelle acque insieme ad altri alla presenza di Giovanni Battista.
La Galilea era la regione settentrionale di Israele, dove abitava Gesù (Matteo 2:22-23), da Nazaret ci dice Marco (Marco 1:9); quindi Gesù ha viaggiato per tanti chilometri a piedi, circa 113 chilometri, lungo le strade polverose della Galilea, della Samaria e Giudea, per incontrare Giovanni Battista e farsi battezzare da lui.
In questo momento, Gesù probabilmente aveva una trentina di anni (Luca 3:23). 
L’evangelista Giovanni ci dice: “Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: ‘Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!  Questi è colui del quale dicevo: -Dopo di me viene un uomo che mi ha preceduto, perché egli era prima di me-‘”  (Giovanni 1:29-30).
Fino a questo punto, nonostante le parole di Giovanni battista: “Colui che viene dopo di me”(Matteo 3:11), Gesù non era stato identificato, ora appare sulla scena e finalmente si conosce chi è Colui di cui parlava Giovanni.
Ci si sarebbe potuto aspettare la venuta a Gerusalemme, che avrebbe reclamato il trono di Davide, o forse che sarebbe venuto fuori dal deserto come un conquistatore militare, come l’antico guerriero Davide con uomini coraggiosi pronti a combattere, ma non ci fu niente di tutto questo; Gesù si presenta come una figura solitaria della regione agricola insignificante di Galilea.
Vediamo ora:
B) La reazione di Giovanni (v.14).
Il v.14 dice: “ Ma questi vi si opponeva dicendo: ‘Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?’”
Giovanni aveva predicato riguardo a Gesù, ora se lo vede davanti e vuole essere battezzato.
Matteo non spiega come faceva Giovanni a riconoscere in Gesù uno diverso dalla folla.
Certo Giovanni e Gesù erano cugini (cfr. Luca 1:36-45), lo conosceva di persona, ma non lo conosceva come il Figlio di Dio (cfr. Giovanni 1:31-33), oppure non lo conosceva proprio di persona, non abitavano nello stesso villaggio, ma ne aveva sentito parlare dai genitori.
Al desiderio di farsi battezzare, Giovanni in un primo momento si rifiutò di farlo dicendo a Gesù in modo enfatico: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”
Queste parole indicano che Giovanni riconosceva in Gesù qualcuno superiore a lui, o riconosceva in Gesù il Messia, o il Figlio di Dio fino al momento del battesimo (cfr. Giovanni 1:31-33) e desiderava essere battezzato da Gesù del Suo battesimo spirituale (Matteo 3:11).
Comunque, Giovanni sapeva che era più giusto che Gesù lo battezzasse e non lui a Gesù!
Anche se Gesù non aveva bisogno del battesimo di Giovanni, umilmente decide di farsi battezzare da Giovanni.
Il battesimo di Giovanni era un segno di pentimento per il perdono dei peccati (Matteo 3:2-11; Marco 1:4-5; Luca 3:3).
Giovanni, nel suo battesimo, predicava la venuta di Gesù indicandolo come più forte di lui e che avrebbe battezzato con lo Spirito Santo e con il fuoco (Matteo 3:11-12).
Gesù non aveva peccati da confessare, o da essere perdonato secondo il ministero di Giovanni (Matteo 3:2,6,11).
C’è una certa ironia in Giovanni: non battezzava i capi religiosi perché non erano degni del battesimo, mentre qui ha difficoltà a battezzare Gesù perché non lui non è degno!
Giovanni stava battezzando coloro che si pentivano dei loro peccati (Matteo 3:6), non battezzava coloro che non portavano nessun frutto (Matteo 3:8).
Ora rifiuta di battezzare Gesù perché riconosceva in Lui un essere morale integro, o un alto grado di giustizia. 
In questo senso il suo ragionamento era su questa linea: “Cosa! Una persona integra e santa vuole essere battezzata da me? Piuttosto io dovrei essere battezzato da te!”
Quindi dal momento che il battesimo di Giovanni era un battesimo di pentimento e Gesù non aveva peccati per cui pentirsi, com’è possibile che Gesù ha cercato il battesimo da Giovanni?
Giovanni si era rifiutato di battezzare Gesù, ha cercato di fargli cambiare idea, ha cercato d’impedire, ma non c’è riuscito.
Noi in questi versetti troviamo:
II LA RISOLUTEZZA DI GESÙ (v.15). 
Ecco cosa dice il v.15: “Ma Gesù gli rispose: ‘Sia così ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia’. Allora Giovanni lo lasciò fare”.
Gesù accetta il punto essenziale del battista, ma è determinato a farsi battezzare perché è giusto, appropriato (conviene-prepon- presente attivo participio) che adempiono ogni giustizia.
Queste parole portano il concetto di necessità. 
Gesù si vuole battezzare e Giovanni deve battezzarlo.
Anche se Gesù non aveva bisogno di essere battezzato, di ricevere il perdono di Dio per i Suoi peccati, comunque il battesimo è stato un momento chiave nella Sua vita.
Cosa significa che “noi adempiamo in questo modo ogni giustizia”?
Il battesimo di Gesù sembrerebbe essere il simbolo esteriore di diverse cose importanti, per esempio un’interpretazione è mostrare il sostegno per il ministero di Giovanni, e confessare il peccato, a nome della nazione, come Isaia, Esdra e Neemia avevano fatto (vedi Isaia 6: 5, Esdra 9: 2; Neemia 1: 6; 9:1-37).
Oltre a questo vediamo tre aspetti importanti su ciò che indica “noi adempiamo in questo modo ogni giustizia”:
Il primo aspetto è:
A) La sottomissione a Dio Padre. 
“Adempiamo ogni giustizia” prima di tutto indica l’obbedienza al Padre nel fare la Sua volontà nella missione di salvezza (Giovanni 4:34; 6:37-40). 
Gesù è venuto per uno scopo: salvare i peccatori dai propri peccati (1 Timoteo 1:15).
“Adempiamo” (plērōsai – aoristo attivo infinitivo), è usata per indicare il completare, portare a termine ciò che è stato progettato, per esempio il compiere una profezia, un obbligo, una promessa, una legge, una richiesta, uno scopo, un desiderio, una speranza, un dovere, un destino.
“Adempiamo” suggerisce che questo battesimo ha un ruolo nella realizzazione specifica della missione di Gesù.
Indubbiamente “adempiamo” è collegato con la volontà di Dio, significa portare a termine tutto ciò che Dio ha stabilito che doveva fare.
Leggiamo: “Adempiamo ogni giustizia”.
“Giustizia” (dikaiosume) può essere considerata la condotta umana conforme alla legge di Dio, una retta relazione con Dio di obbedienza (Matteo 5:20; 21:32), quindi alla qualità di vita richiesta da Dio come richiesto dal battesimo di Giovanni (Matteo 3:5-8; Luca 3:1-14), o la condotta che si aspetta Dio da noi, il giusto comportamento secondo gli ciò che Dio vuole, quindi obbedire a Dio in ogni aspetto della vita.
Facendosi battezzare, Gesù riconobbe l’affermazione di Dio su di lui come su altri per una totale consacrazione di vita e di santità di carattere, ma anche, Gesù battezzandosi adempie ogni giustizia nel senso che è stato obbediente al mandato del Padre di venire sulla terra a morire per i nostri peccati secondo il volere del Padre, il battesimo è l’inizio della missione che Dio ha affidato al Figlio (Filippesi 2:5-8), il battesimo è stato importante per inaugurare il Suo ministero, quindi per compiere la missione di Dio.
Gesù sta pensando a qualcosa di specifico per se stesso e il ruolo di Giovanni: Dio vuole che Gesù si battezzi e vuole che Giovanni battezzi Gesù!
Giovanni e Gesù devono svolgere i loro rispettivi ministeri, o ruoli.
Giovanni e Gesù devono essere obbedienti a tutto ciò che Dio richiede, tutto ciò che ha deciso sia giusto.
Gesù ha in mente il compimento della volontà di Dio in modo particolare all’inizio della missione della salvezza promessa (che ora comincia a prendere forma, quindi come molti studiosi affermano: “Noi adempiamo in questo modo ogni giustizia” indica:
B) L’identificazione con i peccatori penitenti di Gesù.
Gesù è in fila con tutti gli uomini peccatori per essere battezzato dal battista, sta con noi nella parte più profonda di noi stessi!! 
“Adempiamo ogni giustizia” indica anche identificarsi con i bisogni dei peccatori e la solidarietà con loro del quale è rappresentante, e quindi con i peccatori penitenti. 
Gesù è venuto a identificarsi con i peccatori e per salvarli dando la Sua vita per loro!
Non poteva acquistare la giustizia per l’umanità se Egli stesso non si identificava con il peccato del genere umano e portando i loro peccati su di sé (Isaia 53:12).
Nel battesimo di Giovanni, Gesù si è identificato con noi nella nostra umanità, assumendo così su di sé l’obbligo di adempiere ogni giustizia in modo che Egli potrebbe essere un perfetto Salvatore e sostituto per noi caricandosi dei nostri peccati. 
Egli prende su se stesso la nostra condizione (per coloro che si pentono e credono – Atti 20:21) e la nostra difficoltà, Egli diventa il nostro rappresentante e prende il nostro posto di giudizio, divenendo anche nostro mediatore davanti al Padre (Isaia 53:6;2 Corinzi 5:21; Romani 8:31-34; 1 Timoteo 2:5). 
Gesù non aveva peccato, infatti Giovanni non lo vuole battezzare (v. 14). Giovanni conosceva qualcosa di Gesù e sapeva che il battesimo non poteva essere applicato a Lui, il battesimo era un battesimo di ravvedimento dei propri peccati. 
Gesù non aveva nessun bisogno di tale pentimento; Lui era santo e innocente (Luca 1:35; 2 Corinzi 5:21; Ebrei 4:15; 7:26; 1 Pietro 2:21-24). 
Gesù prende i peccati del Suo popolo: è il Servo sofferente giusto che con il Suo sacrificio in croce rende giusti i peccatori penitenti che credono (Isaia 53:11-12; Matteo 1:21; Luca 18:9-14; Romani 3:23-30). 
Il Suo battesimo con i peccatori è come servo sacrificale. 
Gesù incarnandosi (Giovanni 17:4-5; Filippesi 2:5-8), sottoponendo se stesso alle limitazioni di un vero corpo umano (Isaia 53:12; Filippesi 2:5-8; 2 Corinzi 8:9), si era già identificato con l’umanità, ora s’identifica con i peccatori con il battesimo di ravvedimento, e il culmine della Sua identificazione con noi nel nostro bisogno sarà la croce.
Sacrificandosi in croce, Gesù prende i peccati del Suo popolo su di sé (Matteo 1:21).
Gesù si riferisce più volte alla Sua morte in croce, come un battesimo (Marco 10:38-39; Luca 12:50; Matteo 20:22). 
Da alcuni questo battesimo in acqua è visto come un simbolo per il tipo di sofferenza di cui doveva morire: la morte in croce per i nostri peccati. 
Il Suo battesimo, allora significa la croce! 
Gesù è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Giovanni 1:29).
Quindi nel suo battesimo Gesù si è associato con i peccatori e si mise tra i colpevoli, non per la propria salvezza, ma per la nostra, non per la sua colpa, ma per la nostra, non perché temeva l’ira a venire, ma per salvarci da essa, per darci la vita (Matteo 20:28; Marco 10:45, Giovanni 10:10-11; Romani 3:23-26; 1 Pietro 3:18). 
Il battesimo di Gesù in acqua e nella morte è un esempio da seguire per noi di umiltà e amore, Gesù c’insegna a sacrificare se stessi completamente per fare la volontà di Dio. Siamo disposti a farlo? 
Il discepolo di Cristo (tutti coloro che si definiscono cristiani sono chiamati a esserlo) sono chiamati a rinunziare a se stessi, a tutto ciò che hanno, al peccato, e sono chiamati a prendere la propria croce e seguire Gesù (Marco 8:34; 9:23; 14:33; Galati 5:24; Filippesi 3:8).
Quando Gesù disse questo, Giovanni acconsentì e lo battezzò.
Noi adempiamo in questo modo ogni giustizia riguarda:
C) L’adempimento di Gesù delle predizioni dell’Antico Testamento. 
Siccome la parola “adempimento” è usata per indicare l’adempimento delle profezie che riguardano Gesù, alcuni studiosi hanno pensato che “adempiamo ogni giustizia” si riferisca ad adempiere modelli biblici e predizioni dell’Antico Testamento riguardo il Messia secondo anche quello che è scritto in Matteo 5:17 leggiamo: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento”. (Per esempio per lo Spirito Santo- Isaia 11:1-2; 42:1; cfr. Matteo 12:18, 28; per il Padre che sostiene il suo Figlio nella voce dal cielo (Salmo 2:7; Isaia 42:1; cfr. Matteo 17:5) 
Perciò Gesù e Giovanni realizzano ogni giustizia adempiendo modelli biblici e profezie che riguardano il Messia.
Infine Matteo ci racconta:
III LA RISPOSTA DAL CIELO (vv.16-17).
Appena Gesù salì fuori dall’acqua avvennero due fatti importanti.
Come Gesù esce dal fiume, Dio pone il suo timbro di approvazione su di Lui in due modi.
In primo luogo nella risposta dal cielo vediamo:
A) La visione dello Spirito di Dio (v.16). 
Nel v.16 leggiamo: “Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall’acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui”.
“Appena” non solo suggerisce che Gesù abbia lasciato l’acqua subito dopo il suo battesimo, ma che la testimonianza dello Spirito Santo e del Padre sono state altrettanto rapide una dopo l’altra.
“Vide” non si capisce a chi si riferisce, se a Giovanni, o a Gesù.
I sinottici non indicano se le folle abbiano assistito alla manifestazione, ma il silenzio, secondo alcuni studiosi, deve essere interpretato nel senso che non lo hanno notato, ma altri studiosi pensano che sia stato pubblico perché la voce di Dio susseguente fa pensare che i presenti abbiano assistito a tutta la scena.
Il quarto Vangelo, tuttavia ci dice che Giovanni il Battista è un testimone (Giovanni 1:32).
In questa visione dello Spirito di Dio:
(1) C’è un ricordo.
“I cieli si aprirono” richiama alla mente le visioni dell’Antico Testamento per esempio di Isaia (Isaia 64:1; vedi anche Atti 7:56; Apocalisse 4:1; 19,11), ma insieme alla presenza di un fiume ricorda soprattutto la visione inaugurale di Ezechiele (Ezechiele 1:1), così anche la discesa dello Spirito Santo (Ezechiele 2:2).
Il verbo “si aprirono” (ēneōchthēsan – aoristo passivo indicativo) è un divino passivo, questo indica che Dio è il soggetto, l’agente, quindi riflette il linguaggio biblico per la rivelazione di Dio.
In questa visione dello Spirito di Dio:
(2) Ci sono tre riferimenti.
Il primo è:
(a) Il riferimento al dono promesso del Messia.
La discesa dello Spirito Santo indica il promesso dono del Messia come leggiamo più volte nell’Antico Testamento.
Noi troviamo diversi passaggi in Isaia dove viene associato l’unzione, o la presenza dello Spirito Santo al Messia.
Per esempio in Isaia 11:2 leggiamo: “ Lo Spirito del SIGNORE riposerà su di lui: Spirito di saggezza e d’intelligenza, Spirito di consiglio e di forza, Spirito di conoscenza e di timore del SIGNORE”. (Isaia 42:1; 61:1).
Il secondo riferimento è:
(b) Il riferimento alla missione messianica.
La venuta dello Spirito Santo su certe persone ai tempi dell’Antico Testamento era per dotarli per un compito speciale (per esempio 1 Samuele 16:13; Giudici 3:10; 6:34, ecc.).
L’unzione di Gesù è al tempo stesso l’incoronazione del Messia di Israele e la messa in servizio del Servo di Dio giusto per l’opera che dovrà ora svolgere per la potenza dello Spirito Santo. 
Gesù è Colui che battezzerà con lo Spirito Santo (Matteo 3:11), che sarà guidato e avrà la potenza dello Spirito Santo (Luca 4:14), colui che inaugurerà l’età messianica della salvezza per mezzo dello Spirito (Matteo 12:18-21; cfr. Isaia 42:1-4; 61:1), è ora unto dallo Spirito per il suo ministero messianico pubblico.
L’unzione dello Spirito Santo è un’unzione formale che inaugura il ministero pubblico di Gesù.
Questo non vuol dire che Gesù è stato fino a questo momento senza lo Spirito Santo, Gesù è stato concepito per la potenza dello Spirito Santo (Matteo 1:18, 20; Luca 1:35), l’attuale unzione, invece, ha a che fare con l’inaugurazione ufficiale del suo ministero.
A riguardo R.T. France scrive: “ Non dobbiamo presumere che Gesù non avesse avuto una precedente esperienza dello Spirito; la visione simbolizza il suo mandato riguardante la sua opera messianica, e non un nuovo stato spirituale”.
L’unzione di Gesù con lo Spirito Santo era unico; è stato dato per potenziare Lui nella sua umanità, ma è stato anche dato come manifestazione visibile almeno per Giovanni Battista.
Il terzo riferimento è:
(c) Il riferimento alla forma visibile della visione.
Anche se può avere un significato simbolico come purezza, gentilezza, il riferimento è alla visione visibile della visione, alla forma corporea (Luca 3:22) di come lo Spirito Santo è disceso e cioè come una colomba, oppure come potrebbe una colomba.
La discesa della colomba ricorda Genesi 1:2, lo Spirito che aleggiava sulla superficie delle acque, ora è l’agente, o segna l’inizio di nuova creazione in Gesù Cristo, la colomba segna la fine del giudizio e l’inizio di un’epoca di benedizione di salvezza in Gesù Cristo come quando tornò dal salvato Noè portando una foglia fresca di ulivo una prima volta, e poi quando Noè la mandò una seconda volta, la colomba, non ritornò più (Genesi 8:8-12; Matteo 19:28; Giovanni 3:3,5; Tito 3:5-6).
La colomba, dunque ci parla che in Gesù troviamo la salvezza dall’ira di Dio come aveva predicato Giovanni (Matteo 3:7,10,12).
In secondo luogo nella risposta dal cielo vediamo:
B) La voce di Dio Padre (v.17). 
Il v.17 dice: “Ed ecco una voce dai cieli che disse: ‘Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto’”.
Noi vediamo ancora l’approvazione di Dio Padre.
La stessa affermazione la vediamo nella trasfigurazione (Matteo 17:5). 
Come ho detto prima, alcuni studiosi pensano che il battesimo di Gesù sia stato privato, solo con Giovanni, mentre altri pensano sia stato un evento pubblico.
Ci sono elementi sufficienti da far pensare che il battesimo di Gesù non sia stato un evento privato, infatti, dal contesto, nei vv.5-6, vediamo che molte persone si recavano a farsi battezzare da Giovanni, e Luca 3:21 ci fa capire che vi erano presenti molte persone.
In questo senso lo scopo era di rendere pubblica l’approvazione di Dio, di rivelare l’identità di Gesù Cristo, ma era soprattutto Giovanni che aveva bisogno di sentire quella voce e quelle parole (v. 15).
La voce dai cieli è la voce di Dio e testimonia che Dio stesso ha rotto il silenzio ed è ancora una volta se stesso a rivelarsi agli uomini.
Se Dio non si rivela noi non possiamo conoscere le verità spirituali che lo riguardano.
Questa voce è un chiaro segno degli inizi dell’era messianica. 
Nel periodo inter-testamentario, gli ebrei credevano che Dio avesse parlato non più direttamente (come per mezzo dei profeti), ma indirettamente attraverso gli insegnanti e i rabbini. 
La voce di Dio, ascoltata dai presenti, era un segno diretto dell’avvento dell’era messianica.
Con la presenza del Messia, lo Spirito di Dio è di nuovo abbondantemente attivo, e Dio parla dal cielo con immediatezza e autorità.
In quest’approvazione di Dio prima di tutto vediamo che: 
(1) Gesù è il Messia.
L’affermazione: “Questo è il mio diletto Figlio” è del Salmo 2:7, un salmo, o inno d’intronizzazione, o d’incoronazione di un nuovo re in Israele; si riferisce alla dignità di re, alla sua funzione come atto giuridico, alla sua investitura, insediamento (cfr. 2 Samuele 7:12-14; 1 Cronache 28:6; Salmo 89:26-27). 
Queste parole indicano Gesù come Colui attraverso il quale il regno di Dio sarebbe stato stabilito, quindi “Figlio” indica il Re, il Messia. 
In quest’approvazione di Dio vediamo ancora che:
(2) Gesù è il Figlio di Dio.
Bisogna fare una precisazione, Gesù non divenne Figlio di Dio dopo questa dichiarazione, già lo era prima della Sua incarnazione, già lo era dall’eternità! (Giovanni 1:18; 3: 16; 17:4-5; cfr. Marco 1:1; 3:11; 5:7; 9:7; 13:32; 14:61; 15:39; ecc.). 
“Diletto” (agapētos) indica amato, stimato, prezioso, favorito, che ha un rapporto speciale in riferimento a un figlio unico come in Marco 12:6.
Quindi “Figlio diletto” indica l’amore all’interno della Trinità (Giovanni 3:35; Giovanni 10:17; Colossesi 1:13).
“Questo è il mio diletto Figlio”, il verbo “è” (estin- presente attivo indicativo) è al tempo presente del modo indicativo ed esprime un rapporto eterno ed essenziale.
“Questo è il mio diletto Figlio”, indica la divinità di Cristo (Matteo 14:33; 27:43,54; Marco 1:1; Giovanni 1:34; 3:18; 10:36; 11:4; 20:31; Atti 8:37; Romani 1:4; Ebrei 4:14; 1 Giovanni 3:8; 4:15; 5:5, 10, 13, 20).
Alcuni studiosi vedono qui il collegamento con Genesi 22:2,12,16 dove troviamo scritto che Dio chiama Abramo a donare in sacrificio il suo figlio unico Isacco, colui che ama. 
Infine quest’approvazione indica che:
(3) Gesù è il servo sofferente.
La frase “nel quale mi sono compiaciuto” deriva dalla descrizione del servo sofferente del Signore di Isaia 42:1. 
Gesù è il servo sofferente che compie la Sua missione di espiazione per i peccati dell’umanità, (cfr. Isaia 53, Marco 10:45), che porterà la salvezza alle genti (Isaia 49:6). 
L’idea di un Messia sofferente non era contemplato nel pensiero ebraico, che è il motivo per cui la croce di Cristo è un scandalo per i Giudei ( 1 Corinzi 1:23). 
“Compiaciuto” (eudokēsa – aoristo attivo indicativo) significa trovare piacere, gioia, soddisfazione; il verbo (aoristo indicativo) indica un evento passato.
Questo indicherebbe l’approvazione del Padre per il Figlio. 
Questa dichiarazione indica che Gesù è Figlio unico di Dio, i credenti sono figli di Dio, ma hanno un rapporto diverso di quello di Gesù con il Padre. (Giovanni 5:18). 
Nessun profeta ha avuto parole del genere come Gesù: Abramo era un amico di Dio (Isaia 41:8), Mosè servo di Dio (Deuteronomio 34:5), Aronne un eletto di Dio (Salmo 105:26), Davide un uomo secondo il cuore di Dio (1 Samuele 13:14), e Paolo un apostolo (Romani 1:1). 
Gesù viene presentato in questo versetto come il Figlio diletto di Dio (Marco 12:6), che possiede un rapporto unico con Dio che lo distingue da tutti gli altri (Marco 13:32). 
Quindi, secondo alcuni studiosi, Gesù non è Figlio perché se lo è meritato, questa non è una filiazione “funzionale”.
Egli non è il Figlio di Dio, perché fa certe cose, Lui fa certe cose perché Egli è il Figlio di Dio!! 
Mentre altri studiosi pensano che Dio si è compiaciuto di Gesù per la Sua vita perfetta (Giovanni 8:29; Romani 15:3; 2 Corinzi 5:21; Ebrei 4:15; 7:26).
Oppure Dio si compiace nel Suo Figlio diletto perché nell’obbedienza prende su di sé la missione del Servo che porta la salvezza alle nazioni (Isaia 42:1,4), nella sua morte porta l’iniquità del suo popolo (Isaia 53).
Quindi la voce di Dio, la Sua approvazione riguardo il Figlio  presenta tre concetti chiave: Gesù è il Messia, il Figlio di Dio e il Servo sofferente la cui missione è sacrificarsi per il Suo popolo.
Così Gesù è il cuore del piano di Dio; nessuno può rifiutare Gesù e allo stesso tempo piacere al Padre. 
Gesù non è un profeta tra i tanti, ma la rivelazione finale di Dio (cfr. Ebrei 1:1-3) e solo Colui che ci può salvare dai peccati (cfr. Giovanni 3:16; 4:42; Atti 4:12).
CONCLUSIONE. 
Questo passaggio c’insegna, o ci comunica diverse verità.
Cominciamo con: 
1) L’ammissione della nostra indegnità di fronte a Gesù Cristo.
Mosè (Esodo 3:11-4:16), Gedeone (Giudici 3:15), Isaia (Isaia 6:5), Geremia (Geremia 1:6-7), Ezechiele (Ezechiele 1:1-2:3), e Pietro (Luca 5:8), Paolo (Romani 7:18; 1 Timoteo 1:15) si sentivano inadeguati e indegni di servire il Signore. 
Così anche Giovanni Battista ha dimostrato di essere umile dicendo: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?” (v.14).
Dio manifesta la Sua potenza in coloro che si sentono insignificanti e inadeguati, in coloro che sono umili (2 Corinzi 11:30; 12:9; Giacomo 5:6).
Noi tutti dobbiamo essere consapevoli di ciò che siamo, cioè peccatori così possiamo affidarci completamente a Gesù Cristo non solo per la salvezza, ma anche per il servizio, perché senza di Lui non siamo che nulla e non possiamo fare nulla (Giovanni 15:1-8).
Le nostre insufficienze ci dovrebbero spingere a dipendere e a rivolgerci a Gesù Cristo, affinché per la potenza dello Spirito Santo possiamo essere ciò che Dio vuole e servirlo con efficacia, massimizzare il nostro potenziale per la gloria di Dio!
Inoltre le nostre inadeguatezze saranno un mezzo attraverso il quale il potere di Cristo sarà più evidente, perché Lui compirà di più di quanto abbiamo mai potuto operare con la nostra forza e capacità. 
Un altro aspetto importante è:
2) La sottomissione a Dio.
Sia Gesù che Giovanni c’insegnano a sottometterci a Dio.
Gesù fu battezzato e Giovanni lo battezzò per adempiere ogni giustizia, mostrando così che erano completamente fedeli alla volontà del Padre. 
Gesù è l’incarnazione della vita di giustizia, Gesù ha obbedito a Dio sia nel senso morale di vivere secondo la volontà di Dio, e con Giovanni ci dà un modello da seguire.
Siamo chiamati a una vita di discepolato e obbedienza, seguendo la volontà di Dio in ogni ambito della vita.
Anche noi oggi dobbiamo obbedire a Dio, ma è possibile solo quando crediamo e c’identifichiamo con Cristo, che ci ha mostrato la strada giusta da percorrere (cfr. Salmo 40:7-8; Matteo 26:39; Giovanni 4:34; Filippesi 2:5-9; Ebrei 5:8-9).
Così ha fatto il dottor Albert Schweitzer, considerato da molti come uno dei più grandi filantropi di tutti i tempi. Era abile e un maestro di musica, di medicina, era bravo a insegnare, aveva innumerevoli opportunità, ma qual era il piano di Dio per lui? Un giorno mentre stava pulendo la sua scrivania, tra le carte c’era una rivista della Società Missionaria di Parigi. Cominciò a sfogliarla e notò un articolo intitolato “Le necessità della missione Congo”. Ha letto l’articolo, e quando ha finito il dottor Schweitzer disse: “La mia ricerca è finita”. Era disposto a perdere se stesso nel piano di Dio.
In questo testo vediamo anche:
3) L’azione della Trinità.
In Matteo 3:16-17, tutte e tre le persone della Trinità sono presenti e attive. (Altri passi Matteo 28:19; Giovanni 15:26; 1 Corinzi 12:4-13; 2 Corinzi 13:14; Efesini 2:18; 1 Tessalonicesi 1:2-5; 1 Pietro 1:2).
Il Figlio obbedisce, lo Spirito unge, e il Padre parla.
La Divinità è coinvolta nelle vicende umane, e la salvezza è triplicatamente garantita (cfr. 1 Pietro 1:2).
Vediamo un altro aspetto importante:
4) Lo Spirito era una presenza attiva e potente nella vita di Gesù.
La missione di Gesù, la resistenza alla tentazione, i Suoi miracoli e prodigi, e la Sua predicazione con potenza sarà caratterizzata dalla potenza dello Spirito Santo (cfr. Matteo 4:1-11; 10:7-8; 12:9-14, 18,28; Luca 4:1-14; Atti 2:22; 10:38).
Il Nuovo Testamento rivela Gesù come una persona che è pienamente divina nella sua essenza e negli attributi durante il suo tempo sulla terra, ma Egli viveva una vita pienamente umana nella forza dello Spirito Santo, dando ai suoi discepoli l’esempio di una vita guidata e potenziata dallo Spirito Santo.
Così lo è stato anche il ministero degli apostoli come vediamo nel libro degli Atti (per esempio Atti 1:8; 3:1-11; 8:5,14. Cfr. 1 Corinzi 2:4; 2 Tessalonicesi 1:5).
Quindi noi oggi per vivere efficacemente la vita cristiana dobbiamo avere lo Spirito Santo e ricercare la Sua pienezza (Efesini 5:18). 
Infine:
5) I figli di Dio vivono in modo da piacere a Dio.
Gesù come il Figlio di Dio è stato amato e piaceva al Padre. 
Il credente è anche un figlio di Dio, adottato e coerede con Cristo (Romani 8:14-17). 
Dio ci accetta per l’intercessione di Gesù Cristo, ma questo non significa che non dobbiamo cercare di piacere a Dio con il nostro carattere e comportamento.
Noi come figli di Dio siamo chiamati a seguire l’esempio di Gesù di santità, di obbedienza e di ricercare l’approvazione di Dio e non degli uomini! (Matteo 25:21; Galati 1:10; Efesini 5:10; 1 Tessalonicesi 2:4; 1 Timoteo 2:3; 5:4; 2 Timoteo 2:15; cfr. Romani 12:1-2).

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Salvatore Di Dio on dicembre 20th, 2016
Il battesimo di Gesù (Matteo 3:13-17).
Il battesimo di Gesù è altamente significativo, ed è registrato in tutti e quattro i Vangeli. 
Matteo vuole che i suoi lettori comprendano la vera identità, il carattere e l’inizio della missione di Gesù Cristo, quindi il suo scopo è correggere le false aspettative degli ebrei del primo secolo riguardo il Messia.
Cominciamo con:
I IL RIFIUTO DI GIOVANNI (vv.13-14). 
Il racconto riportato da Matteo si concentra sull’incontro di Gesù con Giovanni, e quindi sul battesimo di Gesù.
Giovanni Battista annunciava che il regno sperato di Dio, il Messia atteso, con la sperata redenzione d’Israele e della razza umana era effettivamente arrivato.
Centinaia e centinaia di ebrei andavano da Giovanni per farsi battezzare nelle acque del Giordano, confessando i peccati. 
Era dai tempi di Esdra, che non si vedeva una svolta così delle persone verso Dio.
Anche Gesù va a farsi battezzare meravigliando Giovanni.

Quindi in questi versetti troviamo: 
A) L’intenzione di Gesù (v.13).
Nel v. 13 leggiamo: “Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato”.
Il ministero pubblico di Gesù inizia da qui, nel suo battesimo.
Fino a ora Gesù aveva vissuto in una relativa oscurità, lavorando a Nazaret, ora era il tempo di iniziare il Suo ministero importante.
Gesù prende chiaramente l’iniziativa, infatti va da Giovanni per farsi battezzare.
“Per essere da lui battezzato” indica lo scopo per cui Gesù si recò al Giordano.
Gesù scelse deliberatamente di farsi battezzare da Giovanni, non si è trovato per caso in quella zona del fiume Giordano. 
“Allora” (tote) indica “in quel tempo” e implica che durante il tempo che Giovanni il Battista predicava alle folle e battezzava loro, Gesù si recò nel Giordano a farsi battezzare anche Lui da Giovanni.
Gesù si è immerso nelle acque insieme ad altri alla presenza di Giovanni Battista.
La Galilea era la regione settentrionale di Israele, dove abitava Gesù (Matteo 2:22-23), da Nazaret ci dice Marco (Marco 1:9); quindi Gesù ha viaggiato per tanti chilometri a piedi, circa 113 chilometri, lungo le strade polverose della Galilea, della Samaria e Giudea, per incontrare Giovanni Battista e farsi battezzare da lui.
In questo momento, Gesù probabilmente aveva una trentina di anni (Luca 3:23). 
L’evangelista Giovanni ci dice: “Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: ‘Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!  Questi è colui del quale dicevo: -Dopo di me viene un uomo che mi ha preceduto, perché egli era prima di me-‘”  (Giovanni 1:29-30).
Fino a questo punto, nonostante le parole di Giovanni battista: “Colui che viene dopo di me”(Matteo 3:11), Gesù non era stato identificato, ora appare sulla scena e finalmente si conosce chi è Colui di cui parlava Giovanni.
Ci si sarebbe potuto aspettare la venuta a Gerusalemme, che avrebbe reclamato il trono di Davide, o forse che sarebbe venuto fuori dal deserto come un conquistatore militare, come l’antico guerriero Davide con uomini coraggiosi pronti a combattere, ma non ci fu niente di tutto questo; Gesù si presenta come una figura solitaria della regione agricola insignificante di Galilea.
Vediamo ora:
B) La reazione di Giovanni (v.14).
Il v.14 dice: “ Ma questi vi si opponeva dicendo: ‘Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?’”
Giovanni aveva predicato riguardo a Gesù, ora se lo vede davanti e vuole essere battezzato.
Matteo non spiega come faceva Giovanni a riconoscere in Gesù uno diverso dalla folla.
Certo Giovanni e Gesù erano cugini (cfr. Luca 1:36-45), lo conosceva di persona, ma non lo conosceva come il Figlio di Dio (cfr. Giovanni 1:31-33), oppure non lo conosceva proprio di persona, non abitavano nello stesso villaggio, ma ne aveva sentito parlare dai genitori.
Al desiderio di farsi battezzare, Giovanni in un primo momento si rifiutò di farlo dicendo a Gesù in modo enfatico: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”
Queste parole indicano che Giovanni riconosceva in Gesù qualcuno superiore a lui, o riconosceva in Gesù il Messia, o il Figlio di Dio fino al momento del battesimo (cfr. Giovanni 1:31-33) e desiderava essere battezzato da Gesù del Suo battesimo spirituale (Matteo 3:11).
Comunque, Giovanni sapeva che era più giusto che Gesù lo battezzasse e non lui a Gesù!
Anche se Gesù non aveva bisogno del battesimo di Giovanni, umilmente decide di farsi battezzare da Giovanni.
Il battesimo di Giovanni era un segno di pentimento per il perdono dei peccati (Matteo 3:2-11; Marco 1:4-5; Luca 3:3).
Giovanni, nel suo battesimo, predicava la venuta di Gesù indicandolo come più forte di lui e che avrebbe battezzato con lo Spirito Santo e con il fuoco (Matteo 3:11-12).
Gesù non aveva peccati da confessare, o da essere perdonato secondo il ministero di Giovanni (Matteo 3:2,6,11).
C’è una certa ironia in Giovanni: non battezzava i capi religiosi perché non erano degni del battesimo, mentre qui ha difficoltà a battezzare Gesù perché non lui non è degno!
Giovanni stava battezzando coloro che si pentivano dei loro peccati (Matteo 3:6), non battezzava coloro che non portavano nessun frutto (Matteo 3:8).
Ora rifiuta di battezzare Gesù perché riconosceva in Lui un essere morale integro, o un alto grado di giustizia. 
In questo senso il suo ragionamento era su questa linea: “Cosa! Una persona integra e santa vuole essere battezzata da me? Piuttosto io dovrei essere battezzato da te!”
Quindi dal momento che il battesimo di Giovanni era un battesimo di pentimento e Gesù non aveva peccati per cui pentirsi, com’è possibile che Gesù ha cercato il battesimo da Giovanni?
Giovanni si era rifiutato di battezzare Gesù, ha cercato di fargli cambiare idea, ha cercato d’impedire, ma non c’è riuscito.
Noi in questi versetti troviamo:
II LA RISOLUTEZZA DI GESÙ (v.15). 
Ecco cosa dice il v.15: “Ma Gesù gli rispose: ‘Sia così ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia’. Allora Giovanni lo lasciò fare”.
Gesù accetta il punto essenziale del battista, ma è determinato a farsi battezzare perché è giusto, appropriato (conviene-prepon- presente attivo participio) che adempiono ogni giustizia.
Queste parole portano il concetto di necessità. 
Gesù si vuole battezzare e Giovanni deve battezzarlo.
Anche se Gesù non aveva bisogno di essere battezzato, di ricevere il perdono di Dio per i Suoi peccati, comunque il battesimo è stato un momento chiave nella Sua vita.
Cosa significa che “noi adempiamo in questo modo ogni giustizia”?
Il battesimo di Gesù sembrerebbe essere il simbolo esteriore di diverse cose importanti, per esempio un’interpretazione è mostrare il sostegno per il ministero di Giovanni, e confessare il peccato, a nome della nazione, come Isaia, Esdra e Neemia avevano fatto (vedi Isaia 6: 5, Esdra 9: 2; Neemia 1: 6; 9:1-37).
Oltre a questo vediamo tre aspetti importanti su ciò che indica “noi adempiamo in questo modo ogni giustizia”:
Il primo aspetto è:
A) La sottomissione a Dio Padre. 
“Adempiamo ogni giustizia” prima di tutto indica l’obbedienza al Padre nel fare la Sua volontà nella missione di salvezza (Giovanni 4:34; 6:37-40). 
Gesù è venuto per uno scopo: salvare i peccatori dai propri peccati (1 Timoteo 1:15).
“Adempiamo” (plērōsai – aoristo attivo infinitivo), è usata per indicare il completare, portare a termine ciò che è stato progettato, per esempio il compiere una profezia, un obbligo, una promessa, una legge, una richiesta, uno scopo, un desiderio, una speranza, un dovere, un destino.
“Adempiamo” suggerisce che questo battesimo ha un ruolo nella realizzazione specifica della missione di Gesù.
Indubbiamente “adempiamo” è collegato con la volontà di Dio, significa portare a termine tutto ciò che Dio ha stabilito che doveva fare.
Leggiamo: “Adempiamo ogni giustizia”.
“Giustizia” (dikaiosume) può essere considerata la condotta umana conforme alla legge di Dio, una retta relazione con Dio di obbedienza (Matteo 5:20; 21:32), quindi alla qualità di vita richiesta da Dio come richiesto dal battesimo di Giovanni (Matteo 3:5-8; Luca 3:1-14), o la condotta che si aspetta Dio da noi, il giusto comportamento secondo gli ciò che Dio vuole, quindi obbedire a Dio in ogni aspetto della vita.
Facendosi battezzare, Gesù riconobbe l’affermazione di Dio su di lui come su altri per una totale consacrazione di vita e di santità di carattere, ma anche, Gesù battezzandosi adempie ogni giustizia nel senso che è stato obbediente al mandato del Padre di venire sulla terra a morire per i nostri peccati secondo il volere del Padre, il battesimo è l’inizio della missione che Dio ha affidato al Figlio (Filippesi 2:5-8), il battesimo è stato importante per inaugurare il Suo ministero, quindi per compiere la missione di Dio.
Gesù sta pensando a qualcosa di specifico per se stesso e il ruolo di Giovanni: Dio vuole che Gesù si battezzi e vuole che Giovanni battezzi Gesù!
Giovanni e Gesù devono svolgere i loro rispettivi ministeri, o ruoli.
Giovanni e Gesù devono essere obbedienti a tutto ciò che Dio richiede, tutto ciò che ha deciso sia giusto.
Gesù ha in mente il compimento della volontà di Dio in modo particolare all’inizio della missione della salvezza promessa (che ora comincia a prendere forma, quindi come molti studiosi affermano: “Noi adempiamo in questo modo ogni giustizia” indica:
B) L’identificazione con i peccatori penitenti di Gesù.
Gesù è in fila con tutti gli uomini peccatori per essere battezzato dal battista, sta con noi nella parte più profonda di noi stessi!! 
“Adempiamo ogni giustizia” indica anche identificarsi con i bisogni dei peccatori e la solidarietà con loro del quale è rappresentante, e quindi con i peccatori penitenti. 
Gesù è venuto a identificarsi con i peccatori e per salvarli dando la Sua vita per loro!
Non poteva acquistare la giustizia per l’umanità se Egli stesso non si identificava con il peccato del genere umano e portando i loro peccati su di sé (Isaia 53:12).
Nel battesimo di Giovanni, Gesù si è identificato con noi nella nostra umanità, assumendo così su di sé l’obbligo di adempiere ogni giustizia in modo che Egli potrebbe essere un perfetto Salvatore e sostituto per noi caricandosi dei nostri peccati. 
Egli prende su se stesso la nostra condizione (per coloro che si pentono e credono – Atti 20:21) e la nostra difficoltà, Egli diventa il nostro rappresentante e prende il nostro posto di giudizio, divenendo anche nostro mediatore davanti al Padre (Isaia 53:6;2 Corinzi 5:21; Romani 8:31-34; 1 Timoteo 2:5). 
Gesù non aveva peccato, infatti Giovanni non lo vuole battezzare (v. 14). Giovanni conosceva qualcosa di Gesù e sapeva che il battesimo non poteva essere applicato a Lui, il battesimo era un battesimo di ravvedimento dei propri peccati. 
Gesù non aveva nessun bisogno di tale pentimento; Lui era santo e innocente (Luca 1:35; 2 Corinzi 5:21; Ebrei 4:15; 7:26; 1 Pietro 2:21-24). 
Gesù prende i peccati del Suo popolo: è il Servo sofferente giusto che con il Suo sacrificio in croce rende giusti i peccatori penitenti che credono (Isaia 53:11-12; Matteo 1:21; Luca 18:9-14; Romani 3:23-30). 
Il Suo battesimo con i peccatori è come servo sacrificale. 
Gesù incarnandosi (Giovanni 17:4-5; Filippesi 2:5-8), sottoponendo se stesso alle limitazioni di un vero corpo umano (Isaia 53:12; Filippesi 2:5-8; 2 Corinzi 8:9), si era già identificato con l’umanità, ora s’identifica con i peccatori con il battesimo di ravvedimento, e il culmine della Sua identificazione con noi nel nostro bisogno sarà la croce.
Sacrificandosi in croce, Gesù prende i peccati del Suo popolo su di sé (Matteo 1:21).
Gesù si riferisce più volte alla Sua morte in croce, come un battesimo (Marco 10:38-39; Luca 12:50; Matteo 20:22). 
Da alcuni questo battesimo in acqua è visto come un simbolo per il tipo di sofferenza di cui doveva morire: la morte in croce per i nostri peccati. 
Il Suo battesimo, allora significa la croce! 
Gesù è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Giovanni 1:29).
Quindi nel suo battesimo Gesù si è associato con i peccatori e si mise tra i colpevoli, non per la propria salvezza, ma per la nostra, non per la sua colpa, ma per la nostra, non perché temeva l’ira a venire, ma per salvarci da essa, per darci la vita (Matteo 20:28; Marco 10:45, Giovanni 10:10-11; Romani 3:23-26; 1 Pietro 3:18). 
Il battesimo di Gesù in acqua e nella morte è un esempio da seguire per noi di umiltà e amore, Gesù c’insegna a sacrificare se stessi completamente per fare la volontà di Dio. Siamo disposti a farlo? 
Il discepolo di Cristo (tutti coloro che si definiscono cristiani sono chiamati a esserlo) sono chiamati a rinunziare a se stessi, a tutto ciò che hanno, al peccato, e sono chiamati a prendere la propria croce e seguire Gesù (Marco 8:34; 9:23; 14:33; Galati 5:24; Filippesi 3:8).
Quando Gesù disse questo, Giovanni acconsentì e lo battezzò.
Noi adempiamo in questo modo ogni giustizia riguarda:
C) L’adempimento di Gesù delle predizioni dell’Antico Testamento. 
Siccome la parola “adempimento” è usata per indicare l’adempimento delle profezie che riguardano Gesù, alcuni studiosi hanno pensato che “adempiamo ogni giustizia” si riferisca ad adempiere modelli biblici e predizioni dell’Antico Testamento riguardo il Messia secondo anche quello che è scritto in Matteo 5:17 leggiamo: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento”. (Per esempio per lo Spirito Santo- Isaia 11:1-2; 42:1; cfr. Matteo 12:18, 28; per il Padre che sostiene il suo Figlio nella voce dal cielo (Salmo 2:7; Isaia 42:1; cfr. Matteo 17:5) 
Perciò Gesù e Giovanni realizzano ogni giustizia adempiendo modelli biblici e profezie che riguardano il Messia.
Infine Matteo ci racconta:
III LA RISPOSTA DAL CIELO (vv.16-17).
Appena Gesù salì fuori dall’acqua avvennero due fatti importanti.
Come Gesù esce dal fiume, Dio pone il suo timbro di approvazione su di Lui in due modi.
In primo luogo nella risposta dal cielo vediamo:
A) La visione dello Spirito di Dio (v.16). 
Nel v.16 leggiamo: “Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall’acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui”.
“Appena” non solo suggerisce che Gesù abbia lasciato l’acqua subito dopo il suo battesimo, ma che la testimonianza dello Spirito Santo e del Padre sono state altrettanto rapide una dopo l’altra.
“Vide” non si capisce a chi si riferisce, se a Giovanni, o a Gesù.
I sinottici non indicano se le folle abbiano assistito alla manifestazione, ma il silenzio, secondo alcuni studiosi, deve essere interpretato nel senso che non lo hanno notato, ma altri studiosi pensano che sia stato pubblico perché la voce di Dio susseguente fa pensare che i presenti abbiano assistito a tutta la scena.
Il quarto Vangelo, tuttavia ci dice che Giovanni il Battista è un testimone (Giovanni 1:32).
In questa visione dello Spirito di Dio:
(1) C’è un ricordo.
“I cieli si aprirono” richiama alla mente le visioni dell’Antico Testamento per esempio di Isaia (Isaia 64:1; vedi anche Atti 7:56; Apocalisse 4:1; 19,11), ma insieme alla presenza di un fiume ricorda soprattutto la visione inaugurale di Ezechiele (Ezechiele 1:1), così anche la discesa dello Spirito Santo (Ezechiele 2:2).
Il verbo “si aprirono” (ēneōchthēsan – aoristo passivo indicativo) è un divino passivo, questo indica che Dio è il soggetto, l’agente, quindi riflette il linguaggio biblico per la rivelazione di Dio.
In questa visione dello Spirito di Dio:
(2) Ci sono tre riferimenti.
Il primo è:
(a) Il riferimento al dono promesso del Messia.
La discesa dello Spirito Santo indica il promesso dono del Messia come leggiamo più volte nell’Antico Testamento.
Noi troviamo diversi passaggi in Isaia dove viene associato l’unzione, o la presenza dello Spirito Santo al Messia.
Per esempio in Isaia 11:2 leggiamo: “ Lo Spirito del SIGNORE riposerà su di lui: Spirito di saggezza e d’intelligenza, Spirito di consiglio e di forza, Spirito di conoscenza e di timore del SIGNORE”. (Isaia 42:1; 61:1).
Il secondo riferimento è:
(b) Il riferimento alla missione messianica.
La venuta dello Spirito Santo su certe persone ai tempi dell’Antico Testamento era per dotarli per un compito speciale (per esempio 1 Samuele 16:13; Giudici 3:10; 6:34, ecc.).
L’unzione di Gesù è al tempo stesso l’incoronazione del Messia di Israele e la messa in servizio del Servo di Dio giusto per l’opera che dovrà ora svolgere per la potenza dello Spirito Santo. 
Gesù è Colui che battezzerà con lo Spirito Santo (Matteo 3:11), che sarà guidato e avrà la potenza dello Spirito Santo (Luca 4:14), colui che inaugurerà l’età messianica della salvezza per mezzo dello Spirito (Matteo 12:18-21; cfr. Isaia 42:1-4; 61:1), è ora unto dallo Spirito per il suo ministero messianico pubblico.
L’unzione dello Spirito Santo è un’unzione formale che inaugura il ministero pubblico di Gesù.
Questo non vuol dire che Gesù è stato fino a questo momento senza lo Spirito Santo, Gesù è stato concepito per la potenza dello Spirito Santo (Matteo 1:18, 20; Luca 1:35), l’attuale unzione, invece, ha a che fare con l’inaugurazione ufficiale del suo ministero.
A riguardo R.T. France scrive: “ Non dobbiamo presumere che Gesù non avesse avuto una precedente esperienza dello Spirito; la visione simbolizza il suo mandato riguardante la sua opera messianica, e non un nuovo stato spirituale”.
L’unzione di Gesù con lo Spirito Santo era unico; è stato dato per potenziare Lui nella sua umanità, ma è stato anche dato come manifestazione visibile almeno per Giovanni Battista.
Il terzo riferimento è:
(c) Il riferimento alla forma visibile della visione.
Anche se può avere un significato simbolico come purezza, gentilezza, il riferimento è alla visione visibile della visione, alla forma corporea (Luca 3:22) di come lo Spirito Santo è disceso e cioè come una colomba, oppure come potrebbe una colomba.
La discesa della colomba ricorda Genesi 1:2, lo Spirito che aleggiava sulla superficie delle acque, ora è l’agente, o segna l’inizio di nuova creazione in Gesù Cristo, la colomba segna la fine del giudizio e l’inizio di un’epoca di benedizione di salvezza in Gesù Cristo come quando tornò dal salvato Noè portando una foglia fresca di ulivo una prima volta, e poi quando Noè la mandò una seconda volta, la colomba, non ritornò più (Genesi 8:8-12; Matteo 19:28; Giovanni 3:3,5; Tito 3:5-6).
La colomba, dunque ci parla che in Gesù troviamo la salvezza dall’ira di Dio come aveva predicato Giovanni (Matteo 3:7,10,12).
In secondo luogo nella risposta dal cielo vediamo:
B) La voce di Dio Padre (v.17). 
Il v.17 dice: “Ed ecco una voce dai cieli che disse: ‘Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto’”.
Noi vediamo ancora l’approvazione di Dio Padre.
La stessa affermazione la vediamo nella trasfigurazione (Matteo 17:5). 
Come ho detto prima, alcuni studiosi pensano che il battesimo di Gesù sia stato privato, solo con Giovanni, mentre altri pensano sia stato un evento pubblico.
Ci sono elementi sufficienti da far pensare che il battesimo di Gesù non sia stato un evento privato, infatti, dal contesto, nei vv.5-6, vediamo che molte persone si recavano a farsi battezzare da Giovanni, e Luca 3:21 ci fa capire che vi erano presenti molte persone.
In questo senso lo scopo era di rendere pubblica l’approvazione di Dio, di rivelare l’identità di Gesù Cristo, ma era soprattutto Giovanni che aveva bisogno di sentire quella voce e quelle parole (v. 15).
La voce dai cieli è la voce di Dio e testimonia che Dio stesso ha rotto il silenzio ed è ancora una volta se stesso a rivelarsi agli uomini.
Se Dio non si rivela noi non possiamo conoscere le verità spirituali che lo riguardano.
Questa voce è un chiaro segno degli inizi dell’era messianica. 
Nel periodo inter-testamentario, gli ebrei credevano che Dio avesse parlato non più direttamente (come per mezzo dei profeti), ma indirettamente attraverso gli insegnanti e i rabbini. 
La voce di Dio, ascoltata dai presenti, era un segno diretto dell’avvento dell’era messianica.
Con la presenza del Messia, lo Spirito di Dio è di nuovo abbondantemente attivo, e Dio parla dal cielo con immediatezza e autorità.
In quest’approvazione di Dio prima di tutto vediamo che: 
(1) Gesù è il Messia.
L’affermazione: “Questo è il mio diletto Figlio” è del Salmo 2:7, un salmo, o inno d’intronizzazione, o d’incoronazione di un nuovo re in Israele; si riferisce alla dignità di re, alla sua funzione come atto giuridico, alla sua investitura, insediamento (cfr. 2 Samuele 7:12-14; 1 Cronache 28:6; Salmo 89:26-27). 
Queste parole indicano Gesù come Colui attraverso il quale il regno di Dio sarebbe stato stabilito, quindi “Figlio” indica il Re, il Messia. 
In quest’approvazione di Dio vediamo ancora che:
(2) Gesù è il Figlio di Dio.
Bisogna fare una precisazione, Gesù non divenne Figlio di Dio dopo questa dichiarazione, già lo era prima della Sua incarnazione, già lo era dall’eternità! (Giovanni 1:18; 3: 16; 17:4-5; cfr. Marco 1:1; 3:11; 5:7; 9:7; 13:32; 14:61; 15:39; ecc.). 
“Diletto” (agapētos) indica amato, stimato, prezioso, favorito, che ha un rapporto speciale in riferimento a un figlio unico come in Marco 12:6.
Quindi “Figlio diletto” indica l’amore all’interno della Trinità (Giovanni 3:35; Giovanni 10:17; Colossesi 1:13).
“Questo è il mio diletto Figlio”, il verbo “è” (estin- presente attivo indicativo) è al tempo presente del modo indicativo ed esprime un rapporto eterno ed essenziale.
“Questo è il mio diletto Figlio”, indica la divinità di Cristo (Matteo 14:33; 27:43,54; Marco 1:1; Giovanni 1:34; 3:18; 10:36; 11:4; 20:31; Atti 8:37; Romani 1:4; Ebrei 4:14; 1 Giovanni 3:8; 4:15; 5:5, 10, 13, 20).
Alcuni studiosi vedono qui il collegamento con Genesi 22:2,12,16 dove troviamo scritto che Dio chiama Abramo a donare in sacrificio il suo figlio unico Isacco, colui che ama. 
Infine quest’approvazione indica che:
(3) Gesù è il servo sofferente.
La frase “nel quale mi sono compiaciuto” deriva dalla descrizione del servo sofferente del Signore di Isaia 42:1. 
Gesù è il servo sofferente che compie la Sua missione di espiazione per i peccati dell’umanità, (cfr. Isaia 53, Marco 10:45), che porterà la salvezza alle genti (Isaia 49:6). 
L’idea di un Messia sofferente non era contemplato nel pensiero ebraico, che è il motivo per cui la croce di Cristo è un scandalo per i Giudei ( 1 Corinzi 1:23). 
“Compiaciuto” (eudokēsa – aoristo attivo indicativo) significa trovare piacere, gioia, soddisfazione; il verbo (aoristo indicativo) indica un evento passato.
Questo indicherebbe l’approvazione del Padre per il Figlio. 
Questa dichiarazione indica che Gesù è Figlio unico di Dio, i credenti sono figli di Dio, ma hanno un rapporto diverso di quello di Gesù con il Padre. (Giovanni 5:18). 
Nessun profeta ha avuto parole del genere come Gesù: Abramo era un amico di Dio (Isaia 41:8), Mosè servo di Dio (Deuteronomio 34:5), Aronne un eletto di Dio (Salmo 105:26), Davide un uomo secondo il cuore di Dio (1 Samuele 13:14), e Paolo un apostolo (Romani 1:1). 
Gesù viene presentato in questo versetto come il Figlio diletto di Dio (Marco 12:6), che possiede un rapporto unico con Dio che lo distingue da tutti gli altri (Marco 13:32). 
Quindi, secondo alcuni studiosi, Gesù non è Figlio perché se lo è meritato, questa non è una filiazione “funzionale”.
Egli non è il Figlio di Dio, perché fa certe cose, Lui fa certe cose perché Egli è il Figlio di Dio!! 
Mentre altri studiosi pensano che Dio si è compiaciuto di Gesù per la Sua vita perfetta (Giovanni 8:29; Romani 15:3; 2 Corinzi 5:21; Ebrei 4:15; 7:26).
Oppure Dio si compiace nel Suo Figlio diletto perché nell’obbedienza prende su di sé la missione del Servo che porta la salvezza alle nazioni (Isaia 42:1,4), nella sua morte porta l’iniquità del suo popolo (Isaia 53).
Quindi la voce di Dio, la Sua approvazione riguardo il Figlio  presenta tre concetti chiave: Gesù è il Messia, il Figlio di Dio e il Servo sofferente la cui missione è sacrificarsi per il Suo popolo.
Così Gesù è il cuore del piano di Dio; nessuno può rifiutare Gesù e allo stesso tempo piacere al Padre. 
Gesù non è un profeta tra i tanti, ma la rivelazione finale di Dio (cfr. Ebrei 1:1-3) e solo Colui che ci può salvare dai peccati (cfr. Giovanni 3:16; 4:42; Atti 4:12).
CONCLUSIONE. 
Questo passaggio c’insegna, o ci comunica diverse verità.
Cominciamo con: 
1) L’ammissione della nostra indegnità di fronte a Gesù Cristo.
Mosè (Esodo 3:11-4:16), Gedeone (Giudici 3:15), Isaia (Isaia 6:5), Geremia (Geremia 1:6-7), Ezechiele (Ezechiele 1:1-2:3), e Pietro (Luca 5:8), Paolo (Romani 7:18; 1 Timoteo 1:15) si sentivano inadeguati e indegni di servire il Signore. 
Così anche Giovanni Battista ha dimostrato di essere umile dicendo: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?” (v.14).
Dio manifesta la Sua potenza in coloro che si sentono insignificanti e inadeguati, in coloro che sono umili (2 Corinzi 11:30; 12:9; Giacomo 5:6).
Noi tutti dobbiamo essere consapevoli di ciò che siamo, cioè peccatori così possiamo affidarci completamente a Gesù Cristo non solo per la salvezza, ma anche per il servizio, perché senza di Lui non siamo che nulla e non possiamo fare nulla (Giovanni 15:1-8).
Le nostre insufficienze ci dovrebbero spingere a dipendere e a rivolgerci a Gesù Cristo, affinché per la potenza dello Spirito Santo possiamo essere ciò che Dio vuole e servirlo con efficacia, massimizzare il nostro potenziale per la gloria di Dio!
Inoltre le nostre inadeguatezze saranno un mezzo attraverso il quale il potere di Cristo sarà più evidente, perché Lui compirà di più di quanto abbiamo mai potuto operare con la nostra forza e capacità. 
Un altro aspetto importante è:
2) La sottomissione a Dio.
Sia Gesù che Giovanni c’insegnano a sottometterci a Dio.
Gesù fu battezzato e Giovanni lo battezzò per adempiere ogni giustizia, mostrando così che erano completamente fedeli alla volontà del Padre. 
Gesù è l’incarnazione della vita di giustizia, Gesù ha obbedito a Dio sia nel senso morale di vivere secondo la volontà di Dio, e con Giovanni ci dà un modello da seguire.
Siamo chiamati a una vita di discepolato e obbedienza, seguendo la volontà di Dio in ogni ambito della vita.
Anche noi oggi dobbiamo obbedire a Dio, ma è possibile solo quando crediamo e c’identifichiamo con Cristo, che ci ha mostrato la strada giusta da percorrere (cfr. Salmo 40:7-8; Matteo 26:39; Giovanni 4:34; Filippesi 2:5-9; Ebrei 5:8-9).
Così ha fatto il dottor Albert Schweitzer, considerato da molti come uno dei più grandi filantropi di tutti i tempi. Era abile e un maestro di musica, di medicina, era bravo a insegnare, aveva innumerevoli opportunità, ma qual era il piano di Dio per lui? Un giorno mentre stava pulendo la sua scrivania, tra le carte c’era una rivista della Società Missionaria di Parigi. Cominciò a sfogliarla e notò un articolo intitolato “Le necessità della missione Congo”. Ha letto l’articolo, e quando ha finito il dottor Schweitzer disse: “La mia ricerca è finita”. Era disposto a perdere se stesso nel piano di Dio.
In questo testo vediamo anche:
3) L’azione della Trinità.
In Matteo 3:16-17, tutte e tre le persone della Trinità sono presenti e attive. (Altri passi Matteo 28:19; Giovanni 15:26; 1 Corinzi 12:4-13; 2 Corinzi 13:14; Efesini 2:18; 1 Tessalonicesi 1:2-5; 1 Pietro 1:2).
Il Figlio obbedisce, lo Spirito unge, e il Padre parla.
La Divinità è coinvolta nelle vicende umane, e la salvezza è triplicatamente garantita (cfr. 1 Pietro 1:2).
Vediamo un altro aspetto importante:
4) Lo Spirito era una presenza attiva e potente nella vita di Gesù.
La missione di Gesù, la resistenza alla tentazione, i Suoi miracoli e prodigi, e la Sua predicazione con potenza sarà caratterizzata dalla potenza dello Spirito Santo (cfr. Matteo 4:1-11; 10:7-8; 12:9-14, 18,28; Luca 4:1-14; Atti 2:22; 10:38).
Il Nuovo Testamento rivela Gesù come una persona che è pienamente divina nella sua essenza e negli attributi durante il suo tempo sulla terra, ma Egli viveva una vita pienamente umana nella forza dello Spirito Santo, dando ai suoi discepoli l’esempio di una vita guidata e potenziata dallo Spirito Santo.
Così lo è stato anche il ministero degli apostoli come vediamo nel libro degli Atti (per esempio Atti 1:8; 3:1-11; 8:5,14. Cfr. 1 Corinzi 2:4; 2 Tessalonicesi 1:5).
Quindi noi oggi per vivere efficacemente la vita cristiana dobbiamo avere lo Spirito Santo e ricercare la Sua pienezza (Efesini 5:18). 
Infine:
5) I figli di Dio vivono in modo da piacere a Dio.
Gesù come il Figlio di Dio è stato amato e piaceva al Padre. 
Il credente è anche un figlio di Dio, adottato e coerede con Cristo (Romani 8:14-17). 
Dio ci accetta per l’intercessione di Gesù Cristo, ma questo non significa che non dobbiamo cercare di piacere a Dio con il nostro carattere e comportamento.
Noi come figli di Dio siamo chiamati a seguire l’esempio di Gesù di santità, di obbedienza e di ricercare l’approvazione di Dio e non degli uomini! (Matteo 25:21; Galati 1:10; Efesini 5:10; 1 Tessalonicesi 2:4; 1 Timoteo 2:3; 5:4; 2 Timoteo 2:15; cfr. Romani 12:1-2).

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Salvatore Di Dio on dicembre 20th, 2016
Il battesimo di Gesù (Matteo 3:13-17).
Il battesimo di Gesù è altamente significativo, ed è registrato in tutti e quattro i Vangeli. 
Matteo vuole che i suoi lettori comprendano la vera identità, il carattere e l’inizio della missione di Gesù Cristo, quindi il suo scopo è correggere le false aspettative degli ebrei del primo secolo riguardo il Messia.
Cominciamo con:
I IL RIFIUTO DI GIOVANNI (vv.13-14). 
Il racconto riportato da Matteo si concentra sull’incontro di Gesù con Giovanni, e quindi sul battesimo di Gesù.
Giovanni Battista annunciava che il regno sperato di Dio, il Messia atteso, con la sperata redenzione d’Israele e della razza umana era effettivamente arrivato.
Centinaia e centinaia di ebrei andavano da Giovanni per farsi battezzare nelle acque del Giordano, confessando i peccati. 
Era dai tempi di Esdra, che non si vedeva una svolta così delle persone verso Dio.
Anche Gesù va a farsi battezzare meravigliando Giovanni.

Quindi in questi versetti troviamo: 
A) L’intenzione di Gesù (v.13).
Nel v. 13 leggiamo: “Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato”.
Il ministero pubblico di Gesù inizia da qui, nel suo battesimo.
Fino a ora Gesù aveva vissuto in una relativa oscurità, lavorando a Nazaret, ora era il tempo di iniziare il Suo ministero importante.
Gesù prende chiaramente l’iniziativa, infatti va da Giovanni per farsi battezzare.
“Per essere da lui battezzato” indica lo scopo per cui Gesù si recò al Giordano.
Gesù scelse deliberatamente di farsi battezzare da Giovanni, non si è trovato per caso in quella zona del fiume Giordano. 
“Allora” (tote) indica “in quel tempo” e implica che durante il tempo che Giovanni il Battista predicava alle folle e battezzava loro, Gesù si recò nel Giordano a farsi battezzare anche Lui da Giovanni.
Gesù si è immerso nelle acque insieme ad altri alla presenza di Giovanni Battista.
La Galilea era la regione settentrionale di Israele, dove abitava Gesù (Matteo 2:22-23), da Nazaret ci dice Marco (Marco 1:9); quindi Gesù ha viaggiato per tanti chilometri a piedi, circa 113 chilometri, lungo le strade polverose della Galilea, della Samaria e Giudea, per incontrare Giovanni Battista e farsi battezzare da lui.
In questo momento, Gesù probabilmente aveva una trentina di anni (Luca 3:23). 
L’evangelista Giovanni ci dice: “Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: ‘Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!  Questi è colui del quale dicevo: -Dopo di me viene un uomo che mi ha preceduto, perché egli era prima di me-‘”  (Giovanni 1:29-30).
Fino a questo punto, nonostante le parole di Giovanni battista: “Colui che viene dopo di me”(Matteo 3:11), Gesù non era stato identificato, ora appare sulla scena e finalmente si conosce chi è Colui di cui parlava Giovanni.
Ci si sarebbe potuto aspettare la venuta a Gerusalemme, che avrebbe reclamato il trono di Davide, o forse che sarebbe venuto fuori dal deserto come un conquistatore militare, come l’antico guerriero Davide con uomini coraggiosi pronti a combattere, ma non ci fu niente di tutto questo; Gesù si presenta come una figura solitaria della regione agricola insignificante di Galilea.
Vediamo ora:
B) La reazione di Giovanni (v.14).
Il v.14 dice: “ Ma questi vi si opponeva dicendo: ‘Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?’”
Giovanni aveva predicato riguardo a Gesù, ora se lo vede davanti e vuole essere battezzato.
Matteo non spiega come faceva Giovanni a riconoscere in Gesù uno diverso dalla folla.
Certo Giovanni e Gesù erano cugini (cfr. Luca 1:36-45), lo conosceva di persona, ma non lo conosceva come il Figlio di Dio (cfr. Giovanni 1:31-33), oppure non lo conosceva proprio di persona, non abitavano nello stesso villaggio, ma ne aveva sentito parlare dai genitori.
Al desiderio di farsi battezzare, Giovanni in un primo momento si rifiutò di farlo dicendo a Gesù in modo enfatico: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”
Queste parole indicano che Giovanni riconosceva in Gesù qualcuno superiore a lui, o riconosceva in Gesù il Messia, o il Figlio di Dio fino al momento del battesimo (cfr. Giovanni 1:31-33) e desiderava essere battezzato da Gesù del Suo battesimo spirituale (Matteo 3:11).
Comunque, Giovanni sapeva che era più giusto che Gesù lo battezzasse e non lui a Gesù!
Anche se Gesù non aveva bisogno del battesimo di Giovanni, umilmente decide di farsi battezzare da Giovanni.
Il battesimo di Giovanni era un segno di pentimento per il perdono dei peccati (Matteo 3:2-11; Marco 1:4-5; Luca 3:3).
Giovanni, nel suo battesimo, predicava la venuta di Gesù indicandolo come più forte di lui e che avrebbe battezzato con lo Spirito Santo e con il fuoco (Matteo 3:11-12).
Gesù non aveva peccati da confessare, o da essere perdonato secondo il ministero di Giovanni (Matteo 3:2,6,11).
C’è una certa ironia in Giovanni: non battezzava i capi religiosi perché non erano degni del battesimo, mentre qui ha difficoltà a battezzare Gesù perché non lui non è degno!
Giovanni stava battezzando coloro che si pentivano dei loro peccati (Matteo 3:6), non battezzava coloro che non portavano nessun frutto (Matteo 3:8).
Ora rifiuta di battezzare Gesù perché riconosceva in Lui un essere morale integro, o un alto grado di giustizia. 
In questo senso il suo ragionamento era su questa linea: “Cosa! Una persona integra e santa vuole essere battezzata da me? Piuttosto io dovrei essere battezzato da te!”
Quindi dal momento che il battesimo di Giovanni era un battesimo di pentimento e Gesù non aveva peccati per cui pentirsi, com’è possibile che Gesù ha cercato il battesimo da Giovanni?
Giovanni si era rifiutato di battezzare Gesù, ha cercato di fargli cambiare idea, ha cercato d’impedire, ma non c’è riuscito.
Noi in questi versetti troviamo:
II LA RISOLUTEZZA DI GESÙ (v.15). 
Ecco cosa dice il v.15: “Ma Gesù gli rispose: ‘Sia così ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia’. Allora Giovanni lo lasciò fare”.
Gesù accetta il punto essenziale del battista, ma è determinato a farsi battezzare perché è giusto, appropriato (conviene-prepon- presente attivo participio) che adempiono ogni giustizia.
Queste parole portano il concetto di necessità. 
Gesù si vuole battezzare e Giovanni deve battezzarlo.
Anche se Gesù non aveva bisogno di essere battezzato, di ricevere il perdono di Dio per i Suoi peccati, comunque il battesimo è stato un momento chiave nella Sua vita.
Cosa significa che “noi adempiamo in questo modo ogni giustizia”?
Il battesimo di Gesù sembrerebbe essere il simbolo esteriore di diverse cose importanti, per esempio un’interpretazione è mostrare il sostegno per il ministero di Giovanni, e confessare il peccato, a nome della nazione, come Isaia, Esdra e Neemia avevano fatto (vedi Isaia 6: 5, Esdra 9: 2; Neemia 1: 6; 9:1-37).
Oltre a questo vediamo tre aspetti importanti su ciò che indica “noi adempiamo in questo modo ogni giustizia”:
Il primo aspetto è:
A) La sottomissione a Dio Padre. 
“Adempiamo ogni giustizia” prima di tutto indica l’obbedienza al Padre nel fare la Sua volontà nella missione di salvezza (Giovanni 4:34; 6:37-40). 
Gesù è venuto per uno scopo: salvare i peccatori dai propri peccati (1 Timoteo 1:15).
“Adempiamo” (plērōsai – aoristo attivo infinitivo), è usata per indicare il completare, portare a termine ciò che è stato progettato, per esempio il compiere una profezia, un obbligo, una promessa, una legge, una richiesta, uno scopo, un desiderio, una speranza, un dovere, un destino.
“Adempiamo” suggerisce che questo battesimo ha un ruolo nella realizzazione specifica della missione di Gesù.
Indubbiamente “adempiamo” è collegato con la volontà di Dio, significa portare a termine tutto ciò che Dio ha stabilito che doveva fare.
Leggiamo: “Adempiamo ogni giustizia”.
“Giustizia” (dikaiosume) può essere considerata la condotta umana conforme alla legge di Dio, una retta relazione con Dio di obbedienza (Matteo 5:20; 21:32), quindi alla qualità di vita richiesta da Dio come richiesto dal battesimo di Giovanni (Matteo 3:5-8; Luca 3:1-14), o la condotta che si aspetta Dio da noi, il giusto comportamento secondo gli ciò che Dio vuole, quindi obbedire a Dio in ogni aspetto della vita.
Facendosi battezzare, Gesù riconobbe l’affermazione di Dio su di lui come su altri per una totale consacrazione di vita e di santità di carattere, ma anche, Gesù battezzandosi adempie ogni giustizia nel senso che è stato obbediente al mandato del Padre di venire sulla terra a morire per i nostri peccati secondo il volere del Padre, il battesimo è l’inizio della missione che Dio ha affidato al Figlio (Filippesi 2:5-8), il battesimo è stato importante per inaugurare il Suo ministero, quindi per compiere la missione di Dio.
Gesù sta pensando a qualcosa di specifico per se stesso e il ruolo di Giovanni: Dio vuole che Gesù si battezzi e vuole che Giovanni battezzi Gesù!
Giovanni e Gesù devono svolgere i loro rispettivi ministeri, o ruoli.
Giovanni e Gesù devono essere obbedienti a tutto ciò che Dio richiede, tutto ciò che ha deciso sia giusto.
Gesù ha in mente il compimento della volontà di Dio in modo particolare all’inizio della missione della salvezza promessa (che ora comincia a prendere forma, quindi come molti studiosi affermano: “Noi adempiamo in questo modo ogni giustizia” indica:
B) L’identificazione con i peccatori penitenti di Gesù.
Gesù è in fila con tutti gli uomini peccatori per essere battezzato dal battista, sta con noi nella parte più profonda di noi stessi!! 
“Adempiamo ogni giustizia” indica anche identificarsi con i bisogni dei peccatori e la solidarietà con loro del quale è rappresentante, e quindi con i peccatori penitenti. 
Gesù è venuto a identificarsi con i peccatori e per salvarli dando la Sua vita per loro!
Non poteva acquistare la giustizia per l’umanità se Egli stesso non si identificava con il peccato del genere umano e portando i loro peccati su di sé (Isaia 53:12).
Nel battesimo di Giovanni, Gesù si è identificato con noi nella nostra umanità, assumendo così su di sé l’obbligo di adempiere ogni giustizia in modo che Egli potrebbe essere un perfetto Salvatore e sostituto per noi caricandosi dei nostri peccati. 
Egli prende su se stesso la nostra condizione (per coloro che si pentono e credono – Atti 20:21) e la nostra difficoltà, Egli diventa il nostro rappresentante e prende il nostro posto di giudizio, divenendo anche nostro mediatore davanti al Padre (Isaia 53:6;2 Corinzi 5:21; Romani 8:31-34; 1 Timoteo 2:5). 
Gesù non aveva peccato, infatti Giovanni non lo vuole battezzare (v. 14). Giovanni conosceva qualcosa di Gesù e sapeva che il battesimo non poteva essere applicato a Lui, il battesimo era un battesimo di ravvedimento dei propri peccati. 
Gesù non aveva nessun bisogno di tale pentimento; Lui era santo e innocente (Luca 1:35; 2 Corinzi 5:21; Ebrei 4:15; 7:26; 1 Pietro 2:21-24). 
Gesù prende i peccati del Suo popolo: è il Servo sofferente giusto che con il Suo sacrificio in croce rende giusti i peccatori penitenti che credono (Isaia 53:11-12; Matteo 1:21; Luca 18:9-14; Romani 3:23-30). 
Il Suo battesimo con i peccatori è come servo sacrificale. 
Gesù incarnandosi (Giovanni 17:4-5; Filippesi 2:5-8), sottoponendo se stesso alle limitazioni di un vero corpo umano (Isaia 53:12; Filippesi 2:5-8; 2 Corinzi 8:9), si era già identificato con l’umanità, ora s’identifica con i peccatori con il battesimo di ravvedimento, e il culmine della Sua identificazione con noi nel nostro bisogno sarà la croce.
Sacrificandosi in croce, Gesù prende i peccati del Suo popolo su di sé (Matteo 1:21).
Gesù si riferisce più volte alla Sua morte in croce, come un battesimo (Marco 10:38-39; Luca 12:50; Matteo 20:22). 
Da alcuni questo battesimo in acqua è visto come un simbolo per il tipo di sofferenza di cui doveva morire: la morte in croce per i nostri peccati. 
Il Suo battesimo, allora significa la croce! 
Gesù è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Giovanni 1:29).
Quindi nel suo battesimo Gesù si è associato con i peccatori e si mise tra i colpevoli, non per la propria salvezza, ma per la nostra, non per la sua colpa, ma per la nostra, non perché temeva l’ira a venire, ma per salvarci da essa, per darci la vita (Matteo 20:28; Marco 10:45, Giovanni 10:10-11; Romani 3:23-26; 1 Pietro 3:18). 
Il battesimo di Gesù in acqua e nella morte è un esempio da seguire per noi di umiltà e amore, Gesù c’insegna a sacrificare se stessi completamente per fare la volontà di Dio. Siamo disposti a farlo? 
Il discepolo di Cristo (tutti coloro che si definiscono cristiani sono chiamati a esserlo) sono chiamati a rinunziare a se stessi, a tutto ciò che hanno, al peccato, e sono chiamati a prendere la propria croce e seguire Gesù (Marco 8:34; 9:23; 14:33; Galati 5:24; Filippesi 3:8).
Quando Gesù disse questo, Giovanni acconsentì e lo battezzò.
Noi adempiamo in questo modo ogni giustizia riguarda:
C) L’adempimento di Gesù delle predizioni dell’Antico Testamento. 
Siccome la parola “adempimento” è usata per indicare l’adempimento delle profezie che riguardano Gesù, alcuni studiosi hanno pensato che “adempiamo ogni giustizia” si riferisca ad adempiere modelli biblici e predizioni dell’Antico Testamento riguardo il Messia secondo anche quello che è scritto in Matteo 5:17 leggiamo: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento”. (Per esempio per lo Spirito Santo- Isaia 11:1-2; 42:1; cfr. Matteo 12:18, 28; per il Padre che sostiene il suo Figlio nella voce dal cielo (Salmo 2:7; Isaia 42:1; cfr. Matteo 17:5) 
Perciò Gesù e Giovanni realizzano ogni giustizia adempiendo modelli biblici e profezie che riguardano il Messia.
Infine Matteo ci racconta:
III LA RISPOSTA DAL CIELO (vv.16-17).
Appena Gesù salì fuori dall’acqua avvennero due fatti importanti.
Come Gesù esce dal fiume, Dio pone il suo timbro di approvazione su di Lui in due modi.
In primo luogo nella risposta dal cielo vediamo:
A) La visione dello Spirito di Dio (v.16). 
Nel v.16 leggiamo: “Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall’acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui”.
“Appena” non solo suggerisce che Gesù abbia lasciato l’acqua subito dopo il suo battesimo, ma che la testimonianza dello Spirito Santo e del Padre sono state altrettanto rapide una dopo l’altra.
“Vide” non si capisce a chi si riferisce, se a Giovanni, o a Gesù.
I sinottici non indicano se le folle abbiano assistito alla manifestazione, ma il silenzio, secondo alcuni studiosi, deve essere interpretato nel senso che non lo hanno notato, ma altri studiosi pensano che sia stato pubblico perché la voce di Dio susseguente fa pensare che i presenti abbiano assistito a tutta la scena.
Il quarto Vangelo, tuttavia ci dice che Giovanni il Battista è un testimone (Giovanni 1:32).
In questa visione dello Spirito di Dio:
(1) C’è un ricordo.
“I cieli si aprirono” richiama alla mente le visioni dell’Antico Testamento per esempio di Isaia (Isaia 64:1; vedi anche Atti 7:56; Apocalisse 4:1; 19,11), ma insieme alla presenza di un fiume ricorda soprattutto la visione inaugurale di Ezechiele (Ezechiele 1:1), così anche la discesa dello Spirito Santo (Ezechiele 2:2).
Il verbo “si aprirono” (ēneōchthēsan – aoristo passivo indicativo) è un divino passivo, questo indica che Dio è il soggetto, l’agente, quindi riflette il linguaggio biblico per la rivelazione di Dio.
In questa visione dello Spirito di Dio:
(2) Ci sono tre riferimenti.
Il primo è:
(a) Il riferimento al dono promesso del Messia.
La discesa dello Spirito Santo indica il promesso dono del Messia come leggiamo più volte nell’Antico Testamento.
Noi troviamo diversi passaggi in Isaia dove viene associato l’unzione, o la presenza dello Spirito Santo al Messia.
Per esempio in Isaia 11:2 leggiamo: “ Lo Spirito del SIGNORE riposerà su di lui: Spirito di saggezza e d’intelligenza, Spirito di consiglio e di forza, Spirito di conoscenza e di timore del SIGNORE”. (Isaia 42:1; 61:1).
Il secondo riferimento è:
(b) Il riferimento alla missione messianica.
La venuta dello Spirito Santo su certe persone ai tempi dell’Antico Testamento era per dotarli per un compito speciale (per esempio 1 Samuele 16:13; Giudici 3:10; 6:34, ecc.).
L’unzione di Gesù è al tempo stesso l’incoronazione del Messia di Israele e la messa in servizio del Servo di Dio giusto per l’opera che dovrà ora svolgere per la potenza dello Spirito Santo. 
Gesù è Colui che battezzerà con lo Spirito Santo (Matteo 3:11), che sarà guidato e avrà la potenza dello Spirito Santo (Luca 4:14), colui che inaugurerà l’età messianica della salvezza per mezzo dello Spirito (Matteo 12:18-21; cfr. Isaia 42:1-4; 61:1), è ora unto dallo Spirito per il suo ministero messianico pubblico.
L’unzione dello Spirito Santo è un’unzione formale che inaugura il ministero pubblico di Gesù.
Questo non vuol dire che Gesù è stato fino a questo momento senza lo Spirito Santo, Gesù è stato concepito per la potenza dello Spirito Santo (Matteo 1:18, 20; Luca 1:35), l’attuale unzione, invece, ha a che fare con l’inaugurazione ufficiale del suo ministero.
A riguardo R.T. France scrive: “ Non dobbiamo presumere che Gesù non avesse avuto una precedente esperienza dello Spirito; la visione simbolizza il suo mandato riguardante la sua opera messianica, e non un nuovo stato spirituale”.
L’unzione di Gesù con lo Spirito Santo era unico; è stato dato per potenziare Lui nella sua umanità, ma è stato anche dato come manifestazione visibile almeno per Giovanni Battista.
Il terzo riferimento è:
(c) Il riferimento alla forma visibile della visione.
Anche se può avere un significato simbolico come purezza, gentilezza, il riferimento è alla visione visibile della visione, alla forma corporea (Luca 3:22) di come lo Spirito Santo è disceso e cioè come una colomba, oppure come potrebbe una colomba.
La discesa della colomba ricorda Genesi 1:2, lo Spirito che aleggiava sulla superficie delle acque, ora è l’agente, o segna l’inizio di nuova creazione in Gesù Cristo, la colomba segna la fine del giudizio e l’inizio di un’epoca di benedizione di salvezza in Gesù Cristo come quando tornò dal salvato Noè portando una foglia fresca di ulivo una prima volta, e poi quando Noè la mandò una seconda volta, la colomba, non ritornò più (Genesi 8:8-12; Matteo 19:28; Giovanni 3:3,5; Tito 3:5-6).
La colomba, dunque ci parla che in Gesù troviamo la salvezza dall’ira di Dio come aveva predicato Giovanni (Matteo 3:7,10,12).
In secondo luogo nella risposta dal cielo vediamo:
B) La voce di Dio Padre (v.17). 
Il v.17 dice: “Ed ecco una voce dai cieli che disse: ‘Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto’”.
Noi vediamo ancora l’approvazione di Dio Padre.
La stessa affermazione la vediamo nella trasfigurazione (Matteo 17:5). 
Come ho detto prima, alcuni studiosi pensano che il battesimo di Gesù sia stato privato, solo con Giovanni, mentre altri pensano sia stato un evento pubblico.
Ci sono elementi sufficienti da far pensare che il battesimo di Gesù non sia stato un evento privato, infatti, dal contesto, nei vv.5-6, vediamo che molte persone si recavano a farsi battezzare da Giovanni, e Luca 3:21 ci fa capire che vi erano presenti molte persone.
In questo senso lo scopo era di rendere pubblica l’approvazione di Dio, di rivelare l’identità di Gesù Cristo, ma era soprattutto Giovanni che aveva bisogno di sentire quella voce e quelle parole (v. 15).
La voce dai cieli è la voce di Dio e testimonia che Dio stesso ha rotto il silenzio ed è ancora una volta se stesso a rivelarsi agli uomini.
Se Dio non si rivela noi non possiamo conoscere le verità spirituali che lo riguardano.
Questa voce è un chiaro segno degli inizi dell’era messianica. 
Nel periodo inter-testamentario, gli ebrei credevano che Dio avesse parlato non più direttamente (come per mezzo dei profeti), ma indirettamente attraverso gli insegnanti e i rabbini. 
La voce di Dio, ascoltata dai presenti, era un segno diretto dell’avvento dell’era messianica.
Con la presenza del Messia, lo Spirito di Dio è di nuovo abbondantemente attivo, e Dio parla dal cielo con immediatezza e autorità.
In quest’approvazione di Dio prima di tutto vediamo che: 
(1) Gesù è il Messia.
L’affermazione: “Questo è il mio diletto Figlio” è del Salmo 2:7, un salmo, o inno d’intronizzazione, o d’incoronazione di un nuovo re in Israele; si riferisce alla dignità di re, alla sua funzione come atto giuridico, alla sua investitura, insediamento (cfr. 2 Samuele 7:12-14; 1 Cronache 28:6; Salmo 89:26-27). 
Queste parole indicano Gesù come Colui attraverso il quale il regno di Dio sarebbe stato stabilito, quindi “Figlio” indica il Re, il Messia. 
In quest’approvazione di Dio vediamo ancora che:
(2) Gesù è il Figlio di Dio.
Bisogna fare una precisazione, Gesù non divenne Figlio di Dio dopo questa dichiarazione, già lo era prima della Sua incarnazione, già lo era dall’eternità! (Giovanni 1:18; 3: 16; 17:4-5; cfr. Marco 1:1; 3:11; 5:7; 9:7; 13:32; 14:61; 15:39; ecc.). 
“Diletto” (agapētos) indica amato, stimato, prezioso, favorito, che ha un rapporto speciale in riferimento a un figlio unico come in Marco 12:6.
Quindi “Figlio diletto” indica l’amore all’interno della Trinità (Giovanni 3:35; Giovanni 10:17; Colossesi 1:13).
“Questo è il mio diletto Figlio”, il verbo “è” (estin- presente attivo indicativo) è al tempo presente del modo indicativo ed esprime un rapporto eterno ed essenziale.
“Questo è il mio diletto Figlio”, indica la divinità di Cristo (Matteo 14:33; 27:43,54; Marco 1:1; Giovanni 1:34; 3:18; 10:36; 11:4; 20:31; Atti 8:37; Romani 1:4; Ebrei 4:14; 1 Giovanni 3:8; 4:15; 5:5, 10, 13, 20).
Alcuni studiosi vedono qui il collegamento con Genesi 22:2,12,16 dove troviamo scritto che Dio chiama Abramo a donare in sacrificio il suo figlio unico Isacco, colui che ama. 
Infine quest’approvazione indica che:
(3) Gesù è il servo sofferente.
La frase “nel quale mi sono compiaciuto” deriva dalla descrizione del servo sofferente del Signore di Isaia 42:1. 
Gesù è il servo sofferente che compie la Sua missione di espiazione per i peccati dell’umanità, (cfr. Isaia 53, Marco 10:45), che porterà la salvezza alle genti (Isaia 49:6). 
L’idea di un Messia sofferente non era contemplato nel pensiero ebraico, che è il motivo per cui la croce di Cristo è un scandalo per i Giudei ( 1 Corinzi 1:23). 
“Compiaciuto” (eudokēsa – aoristo attivo indicativo) significa trovare piacere, gioia, soddisfazione; il verbo (aoristo indicativo) indica un evento passato.
Questo indicherebbe l’approvazione del Padre per il Figlio. 
Questa dichiarazione indica che Gesù è Figlio unico di Dio, i credenti sono figli di Dio, ma hanno un rapporto diverso di quello di Gesù con il Padre. (Giovanni 5:18). 
Nessun profeta ha avuto parole del genere come Gesù: Abramo era un amico di Dio (Isaia 41:8), Mosè servo di Dio (Deuteronomio 34:5), Aronne un eletto di Dio (Salmo 105:26), Davide un uomo secondo il cuore di Dio (1 Samuele 13:14), e Paolo un apostolo (Romani 1:1). 
Gesù viene presentato in questo versetto come il Figlio diletto di Dio (Marco 12:6), che possiede un rapporto unico con Dio che lo distingue da tutti gli altri (Marco 13:32). 
Quindi, secondo alcuni studiosi, Gesù non è Figlio perché se lo è meritato, questa non è una filiazione “funzionale”.
Egli non è il Figlio di Dio, perché fa certe cose, Lui fa certe cose perché Egli è il Figlio di Dio!! 
Mentre altri studiosi pensano che Dio si è compiaciuto di Gesù per la Sua vita perfetta (Giovanni 8:29; Romani 15:3; 2 Corinzi 5:21; Ebrei 4:15; 7:26).
Oppure Dio si compiace nel Suo Figlio diletto perché nell’obbedienza prende su di sé la missione del Servo che porta la salvezza alle nazioni (Isaia 42:1,4), nella sua morte porta l’iniquità del suo popolo (Isaia 53).
Quindi la voce di Dio, la Sua approvazione riguardo il Figlio  presenta tre concetti chiave: Gesù è il Messia, il Figlio di Dio e il Servo sofferente la cui missione è sacrificarsi per il Suo popolo.
Così Gesù è il cuore del piano di Dio; nessuno può rifiutare Gesù e allo stesso tempo piacere al Padre. 
Gesù non è un profeta tra i tanti, ma la rivelazione finale di Dio (cfr. Ebrei 1:1-3) e solo Colui che ci può salvare dai peccati (cfr. Giovanni 3:16; 4:42; Atti 4:12).
CONCLUSIONE. 
Questo passaggio c’insegna, o ci comunica diverse verità.
Cominciamo con: 
1) L’ammissione della nostra indegnità di fronte a Gesù Cristo.
Mosè (Esodo 3:11-4:16), Gedeone (Giudici 3:15), Isaia (Isaia 6:5), Geremia (Geremia 1:6-7), Ezechiele (Ezechiele 1:1-2:3), e Pietro (Luca 5:8), Paolo (Romani 7:18; 1 Timoteo 1:15) si sentivano inadeguati e indegni di servire il Signore. 
Così anche Giovanni Battista ha dimostrato di essere umile dicendo: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?” (v.14).
Dio manifesta la Sua potenza in coloro che si sentono insignificanti e inadeguati, in coloro che sono umili (2 Corinzi 11:30; 12:9; Giacomo 5:6).
Noi tutti dobbiamo essere consapevoli di ciò che siamo, cioè peccatori così possiamo affidarci completamente a Gesù Cristo non solo per la salvezza, ma anche per il servizio, perché senza di Lui non siamo che nulla e non possiamo fare nulla (Giovanni 15:1-8).
Le nostre insufficienze ci dovrebbero spingere a dipendere e a rivolgerci a Gesù Cristo, affinché per la potenza dello Spirito Santo possiamo essere ciò che Dio vuole e servirlo con efficacia, massimizzare il nostro potenziale per la gloria di Dio!
Inoltre le nostre inadeguatezze saranno un mezzo attraverso il quale il potere di Cristo sarà più evidente, perché Lui compirà di più di quanto abbiamo mai potuto operare con la nostra forza e capacità. 
Un altro aspetto importante è:
2) La sottomissione a Dio.
Sia Gesù che Giovanni c’insegnano a sottometterci a Dio.
Gesù fu battezzato e Giovanni lo battezzò per adempiere ogni giustizia, mostrando così che erano completamente fedeli alla volontà del Padre. 
Gesù è l’incarnazione della vita di giustizia, Gesù ha obbedito a Dio sia nel senso morale di vivere secondo la volontà di Dio, e con Giovanni ci dà un modello da seguire.
Siamo chiamati a una vita di discepolato e obbedienza, seguendo la volontà di Dio in ogni ambito della vita.
Anche noi oggi dobbiamo obbedire a Dio, ma è possibile solo quando crediamo e c’identifichiamo con Cristo, che ci ha mostrato la strada giusta da percorrere (cfr. Salmo 40:7-8; Matteo 26:39; Giovanni 4:34; Filippesi 2:5-9; Ebrei 5:8-9).
Così ha fatto il dottor Albert Schweitzer, considerato da molti come uno dei più grandi filantropi di tutti i tempi. Era abile e un maestro di musica, di medicina, era bravo a insegnare, aveva innumerevoli opportunità, ma qual era il piano di Dio per lui? Un giorno mentre stava pulendo la sua scrivania, tra le carte c’era una rivista della Società Missionaria di Parigi. Cominciò a sfogliarla e notò un articolo intitolato “Le necessità della missione Congo”. Ha letto l’articolo, e quando ha finito il dottor Schweitzer disse: “La mia ricerca è finita”. Era disposto a perdere se stesso nel piano di Dio.
In questo testo vediamo anche:
3) L’azione della Trinità.
In Matteo 3:16-17, tutte e tre le persone della Trinità sono presenti e attive. (Altri passi Matteo 28:19; Giovanni 15:26; 1 Corinzi 12:4-13; 2 Corinzi 13:14; Efesini 2:18; 1 Tessalonicesi 1:2-5; 1 Pietro 1:2).
Il Figlio obbedisce, lo Spirito unge, e il Padre parla.
La Divinità è coinvolta nelle vicende umane, e la salvezza è triplicatamente garantita (cfr. 1 Pietro 1:2).
Vediamo un altro aspetto importante:
4) Lo Spirito era una presenza attiva e potente nella vita di Gesù.
La missione di Gesù, la resistenza alla tentazione, i Suoi miracoli e prodigi, e la Sua predicazione con potenza sarà caratterizzata dalla potenza dello Spirito Santo (cfr. Matteo 4:1-11; 10:7-8; 12:9-14, 18,28; Luca 4:1-14; Atti 2:22; 10:38).
Il Nuovo Testamento rivela Gesù come una persona che è pienamente divina nella sua essenza e negli attributi durante il suo tempo sulla terra, ma Egli viveva una vita pienamente umana nella forza dello Spirito Santo, dando ai suoi discepoli l’esempio di una vita guidata e potenziata dallo Spirito Santo.
Così lo è stato anche il ministero degli apostoli come vediamo nel libro degli Atti (per esempio Atti 1:8; 3:1-11; 8:5,14. Cfr. 1 Corinzi 2:4; 2 Tessalonicesi 1:5).
Quindi noi oggi per vivere efficacemente la vita cristiana dobbiamo avere lo Spirito Santo e ricercare la Sua pienezza (Efesini 5:18). 
Infine:
5) I figli di Dio vivono in modo da piacere a Dio.
Gesù come il Figlio di Dio è stato amato e piaceva al Padre. 
Il credente è anche un figlio di Dio, adottato e coerede con Cristo (Romani 8:14-17). 
Dio ci accetta per l’intercessione di Gesù Cristo, ma questo non significa che non dobbiamo cercare di piacere a Dio con il nostro carattere e comportamento.
Noi come figli di Dio siamo chiamati a seguire l’esempio di Gesù di santità, di obbedienza e di ricercare l’approvazione di Dio e non degli uomini! (Matteo 25:21; Galati 1:10; Efesini 5:10; 1 Tessalonicesi 2:4; 1 Timoteo 2:3; 5:4; 2 Timoteo 2:15; cfr. Romani 12:1-2).

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Salvatore Di Dio on marzo 14th, 2014
Giovanni 3:22-30. La devozione del Battista a Cristo.
Siamo davvero devoti a Gesù? Abbiamo l’atteggiamento di un servo? 
Se hai questo tipo di atteggiamento, non sarai preoccupato di avere per te la gloria, o di avere l’approvazione degli altri, o di essere geloso per gli altri, quello che conta davvero per te è: innalzare solo Cristo.
Ogni studente sa chi è Isaac Newton (1642-1727) fisico e matematico inglese, quello della mela che gli cadde in testa mentre stava seduto sotto un albero di melo.
Grazie a questo, Newton cominciò a ragionare e poi a formulare la legge di gravità; Newton la scoprì e la introdusse nel 1600. 
Ma pochi sanno che, se non fosse stato per Edmund Halley (quello della cometa), astronomo, matematico, fisico, climatologo, geofisico e meteorologo inglese, il mondo non avrebbe mai imparato questa legge.
Fu Halley che sfidò Newton a pensare attraverso le sue idee originali. 
Halley corresse gli errori matematici di Newton e preparò le figure geometriche per sostenere le sue scoperte, e incoraggiò Newton a scrivere la sua grande opera. 
Halley curò e supervisionò le opere, e ne finanziò la stampa, anche se Newton fosse ricco e si poteva permettere i costi di stampa. 
Gli storici chiamano Halley, uno degli esempi più disinteressati negli annali della scienza.
Newton cominciò quasi subito a raccogliere i frutti della sua scoperta; mentre Halley rimase nell’ombra. 
Halley fece utilizzare i principi per prevedere l’orbita e il ritorno quella cometa che avrebbe poi portato il suo nome, ma solo dopo la sua morte ha ricevuto alcuni consensi. 
Halley rimase uno scienziato devoto cui non importava ricevere onori. 
Così Giovanni Battista non era interessato a ricevere gli onori, a essere il protagonista, per lui ciò che era importante è che Cristo avesse il primato!
Ma vediamo: 
I LA SITUAZIONE (vv.22-26).
Nella situazione troviamo:
A) Il battesimo di Gesù. 
L’evangelista Giovanni al v.22 ci dice che “dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nelle campagne della Giudea; là si trattenne con loro e battezzava”.
Dopo aver parlato con Nicodemo a Gerusalemme durante la festività della Pasqua (Giovanni 2:13; 3:1-21), Gesù va nelle zone rurali della Giudea, probabilmente nelle vicinanze del fiume Giordano e stava con i suoi discepoli che battezzavano.
Probabilmente stettero là per diversi giorni. (Trattenne- dietriben indicativo attivo imperfetto cfr. Atti 12:19; 14:3, 28, 15:35; 25:14).
Secondo, Giovanni 4:1-2, non era Gesù che battezzava. 
Quindi il significato di “là si trattene con loro e battezzava” è: Gesù ha autorizzato, o incaricato i suoi discepoli a battezzare, o battezzavano per suo conto.
Secondo Giovanni 4:1 Gesù e i suoi discepoli facevano e battezzavano più discepoli di Giovanni Battista.
Che tipo di battesimo era? Non era certamente quello cristiano e nemmeno quello dello Spirito Santo come aveva predicato anche il Battista riguardo a Gesù (Matteo 3:11; Giovanni 1:33; 7:38-39), ma era quello in acqua. 
Alcuni discepoli di Gesù erano stati prima discepoli di Giovanni Battista (Giovanni 1:35-42), e quindi, con il permesso di Gesù, hanno continuato a battezzare nello spirito del loro primo maestro, cioè un battesimo di ravvedimento per far parte del regno di Dio (Matteo 3:2-11; 4:17).
Ma probabilmente, non era identico, perché era per portare nuovi discepoli a Gesù. 
Nella situazione vediamo ancora:
B) Il successo del battesimo di Gesù.
vv.23-24: “Anche Giovanni stava battezzando a Enon, presso Salim, perché là c’era molta acqua; e la gente veniva a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era ancora stato messo in prigione”.  
C’è stato un periodo considerevole durante il quale Gesù e Giovanni erano impegnati in un ministero parallelo. 
Anche se il ministero di Gesù prendeva sempre più slancio, molte persone andavano ancora da Giovanni per essere battezzate.
Giovanni non era ancora stato messo in prigione (Matteo 4:12; Luca 3:20), ha continuato il suo ministero di battesimo in modo da avere un’ulteriore, opportunità di testimoniare di Gesù come il Cristo.
Leggiamo che Giovanni contemporaneamente a Gesù, continua a battezzare a Enon, presso Salim perché là c’era molta acqua, cioè vi erano molte sorgenti.
Giovanni ha continuato a fare ciò che Dio gli aveva dato da fare!
Il senso dei verbi “veniva” (pareginonto-imperfetto medio o passivo indicativo) e “farsi battezzare” (ebaptizonto-imperfetto passivo indicativo) è:” continuavano a venire e a essere battezzati”, quindi c’era un flusso continuo di gente.
Nella situazione troviamo ancora:
C) La reazione dei discepoli di Giovanni al successo del battesimo di Gesù.
Nei vv.25-26 è scritto: “Nacque dunque una discussione sulla purificazione, tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo. E andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te di là dal Giordano, e al quale rendesti testimonianza, eccolo che battezza, e tutti vanno da lui»”.
Non è scritto, dettagliatamente la dinamica, le motivazioni e i dettagli di questa discussione, ma avvenne tra i discepoli di Giovanni Battista e un Giudeo riguardo i riti della purificazione (cfr. Marco 7:1-5).
Forse lo scontro è nato per una visione diversa tra il battesimo di Giovanni e le cerimonie più tradizionali ebraiche, o di altre figure religiose ebraiche di spicco praticate in quel periodo. 
Oppure il Giudeo vedeva sfavorevolmente il ministero battesimale di Giovanni con quello di Gesù; forse credeva che quello di Gesù avesse più valore, e i discepoli di Giovanni non si trovavano d’accordo con lui. 
Il v.26 confermerebbe questo, infatti, è scritto che i discepoli di Giovanni andarono a dirgli che Gesù battezzava più persone di Giovanni, erano gelosi. 
Noi vediamo nella loro reazione che:
(1) Nello spirito di gelosia e di rabbia, evitano perfino di menzionare il nome di Gesù. 
Per come la vedono loro, Gesù e Giovanni sono rivali , concorrenti.
(2) Essi non sembrano essere stati molto soddisfatti del fatto che Giovanni aveva dato testimonianza di Gesù. 
Dunque i discepoli di Giovanni Battista non erano in grado di vedere che il loro affetto e la devozione al profeta li aveva resi incapaci di seguire Gesù.
Dalle loro parole vi è un velato rimprovero.
(3) Nell’iperbole: “Tutti vanno da lui”, il senso è: “presto sarai senza alcun seguace”.
I discepoli di Giovanni erano preoccupati perché Gesù battezza e tutti (iperbole Giovanni 11:48) andavano da Lui.
Possiamo dire che i discepoli del Battista erano gelosi riguardo la reputazione di Giovanni, temevano il suo declino e l’ascesa di Gesù, quindi videro Gesù come un concorrente.
I discepoli non avevano capito, o non volevano capire, o accettare la testimonianza e il ministero del Battista riguardo a Gesù, cioè quello di portare le persone a Gesù, di preparargli un popolo ben disposto (Luca 1:17; Giovanni 1:6-8;15-30; 1:23-34). 
In questo senso, dovevano essere contenti perché Giovanni, aveva portato a termine lo scopo della missione che Dio gli aveva affidato, invece era gelosi.
Anche nella chiesa di Corinto vi era la presenza di gelosie e contese, con partiti: chi diceva di essere di Paolo, chi diceva di essere di Apollo, di Cefa. 
Paolo li riprende severamente, dicendo che sono dei servi mediante i quali quelli di Corinto hanno creduto, e lo sono nel modo che il Signore gli ha dato di essere, secondo la Sua sovranità, ma è Dio che fa crescere (1 Corinzi 3:1-9). 
Cristo non può essere diviso dice Paolo alla chiesa di Corinto(1 Corinzi 1:10-13).
La competizione e la gelosia è un problema anche contemporaneo, purtroppo!
Noi dobbiamo fare del nostro meglio per resistere a qualsiasi tipo di spirito competitivo e geloso (Filippesi 1:15-17).
Noi cristiani dobbiamo ricordare sempre l’obiettivo primario del nostro ministero: esaltare Cristo e indicare le persone a Lui affinché si legano a Lui. 
Dobbiamo ricordare che Cristo deve essere al centro e non i leader, o altre persone.
In questo passo troviamo:
II L’ESALTAZIONE (vv.27-28). 
Giovanni li riprende mostrando la sua umiltà e consapevolezza di fronte la ristrettezza mentale dei suoi discepoli.
Nell’esaltazione c’è:
A) La sovranità di Dio.
v.27: “Giovanni rispose: ‘L’uomo non può ricever nulla se non gli è dato dal cielo’”.  
Il riferimento del v.27 potrebbe essere sia per Giovanni e sia per Gesù, sia per la grazia, la capacità, la chiamata a una missione e agli effetti.
Comunque sia queste parole ci parlano di aspetti importanti riguardo Giovanni.
Se Gesù stava avendo più seguaci, non era perché li stava rubando a Giovanni, ma perché Dio li aveva portati da Lui. 
“Dato dal cielo” si riferisce a Dio (per evitare il nome di Dio), quindi “dato da Dio”. 
Che tutte le cose provengono da Dio è una verità costante nella Bibbia (Daniele 4:17,25,32; Giovanni 19:11; 1 Corinzi 4:7).
“È dato” (dedomenon perfetto medio participio) il verbo (tempo perfetto) ha l’idea di un dono permanente. 
Nelle parole di Giovanni del v.27 vediamo sia il fatto che dipendiamo da Dio, e anche la Sua sovranità. 
Infatti, Giovanni dice che ciò che abbiamo, lo abbiamo per dono di Dio e Dio dà secondo la sua sovranità, Dio non dà a tutti allo stesso modo.
Giovanni rispose ai suoi discepoli: ” L’uomo non può ricevere nulla se non gli è dato dal cielo”. 
Questa è stata una presa, di coscienza di Giovanni della sovranità di Dio in tutte le cose . 
Riconoscere la sovranità di Dio, cioè che Lui fa quello che vuole, e dona quello che vuole a chi vuole, quando vuole, come vuole, insieme al fatto di essere contenti di quello che Dio ci dà, ci libera dal confrontarci con gli altri e dalla gelosia!! 
Colin G. Kruse scrive: “ Giovanni, ben sapendo come in definitiva sia Dio a decidere il ruolo di un individuo, era contento del ministero affidatogli da Dio e non sentiva il bisogno di averne uno più importante, o di competere con Gesù”.
Giovanni, oltre a dimostrare ancora una volta la sua umiltà, mostra la sua assoluta mancanza di gelosia, e questo proviene dalla consapevolezza della sua chiamata missionaria e da chi viene questa chiamata: da Dio!
Dio non ha dato a Giovanni di essere e di mettersi al posto del Messia.
Se Giovanni Battista avesse invidiato Gesù, il Messia stesso, avrebbe annullato l’ eccellente ministero che Dio gli aveva dato. 
Se non fosse stato contento del suo ministero e del successo di Gesù, non solo avrebbe dimostrato di non essere umile e fedele, ma avrebbe dimostrato di essere arrogante nei confronti di Dio, di voler essere Dio e stare dove Dio si trova: sul trono!
Quando non siamo contenti di quello che Dio ci dona, in un certo senso siamo arroganti!!
Giovanni ci dice che è contento di quello che Dio gli ha dato di essere e che non si deve confrontare con nessuno, che non deve superare nessuno. 
A differenza dei suoi discepoli, Giovanni non era disturbato minimamente dalla sua popolarità in declino. 
Fin dall’inizio, il ministero di Giovanni ebbe un enorme influenza. 
Ma Giovanni rimase sempre concentrato sullo scopo della sua chiamata: testimoniare di Cristo, portare le persone a Cristo (Giovanni 1:27-30).  
Giovanni sapeva di essere stato mandato davanti al Cristo come suo testimone (Giovanni 1:6; Matteo 3:3; Marco 1:3; Luca 1:17, 76; 3:4-6; Atti 19:4), pertanto non pretendeva di essere qualcuno che non era, e neanche di fare qualcosa che non doveva, non era il Messia (Giovanni 1:20), ma solo un araldo (Giovanni 1:23-34), per questo non è turbato. 
Giovanni non vide la crescente popolarità di Gesù come un problema, ma come il compimento del suo ministero, ecco perché non era sconvolto, anzi questo gli aveva portato grande gioia.
Dio gli aveva sovranamente concesso il suo ministero per grazia ( cfr. Romani 1:5;  1 Corinzi 4:7;15:10; Efesini 3:7; 1 Timoteo 2:7), gli aveva concesso l’efficacia per grazia, ora in un cambiamento di numeri, Giovanni non sente che ci sia un problema!!  
Noi dobbiamo pensare che se una persona sta ricevendo doni superiori, o diversi al mio e ha maggiore successo di me, è perché Dio ha voluto così e io lo devo accettare!!
Ti senti inferiore a qualcuno? Surclassato? Eclissato? 
Qualcuno che conosci è più capace, o più efficace di te? Hai difficoltà ad accettare tutto questo? 
È necessario che tu ricordi: ” L’uomo non può ricever nulla se non gli è dato dal cielo “. 
Quest’atteggiamento produce sicurezza, gioia nell’opera di Dio, umiltà e  libertà . 
Non è un nostro diritto servirlo come vogliamo, ma Dio decide secondo la sua sovranità come dobbiamo servirlo, la capacità (2 Corinzi 3:4-5), e l’efficacia (Atti 2:47).
Quindi non c’è posto per la gelosia! Esserlo significa andare contro ciò che Dio ha deciso.
Dobbiamo avere lo stesso atteggiamento di Gamaliele per non essere gelosi e fare la guerra su di chi siamo gelosi, perché se Dio ha scelto così combatteremmo contro Dio! (Atti 5:38-39).
Questo noi dobbiamo pensare nel vedere i successi degli altri! 
Qualcuno può avere più istruzione di me e può avere più prosperità. Egli può avere una casa più bella, una famiglia più grande, o più felice, più prestigio, un lavoro migliore, ma Giovanni ci sta dicendo: ” l’uomo non può ricevere nulla se non gli è dato dal cielo”.
A volte possiamo minimizzare i successi degli altri per elevare la nostra situazione, o ministero, svalutiamo gli altri per innalzare noi stessi, ma Giovanni c’insegna a dire: “l’uomo non può ricevere nulla se non gli è dato dal cielo”. 
Mosè, l’umile Mosè(Numeri 12:3), come Giovanni aveva la visione di glorificare Dio e di non essere geloso! 
In Numeri 11:26-29 che nell’accampamento d’Israele erano rimasti due uomini: Eldad e Medad, dei settanta anziani d’Israele, che nel frattempo erano andati nella tenda di convegno, il Signore scese su di loro prese dello spirito che era su Mosè e profetizzarono, ma poi smisero, ma anche su i due uomini rimasti nell’accampamento Dio scese e profetizzarono. 
Un giovane andò a dire a Mosè che quei due uomini profetizzavano nel campo, e Giosuè disse a Mosè di non permetterglielo! Mosè replicò a Giosuè: “sei geloso?Oh fossero tutti profeti nel popolo del Signore, e volesse il Signore mettere su di loro il mio spirito!”  
In secondo luogo troviamo:
B) La sobrietà di Giovanni Battista.
Nel v.28 è scritto: “Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: ‘Io non sono il Cristo, ma sono mandato davanti a lui’”.
Giovanni aveva un concetto sobrio di se stesso. 
Non aveva mai preteso di essere qualcosa di diverso da quello che era e della sua missione come determinato per lui da Dio  (1 Corinzi 12:11).
In Romani 12:3 è scritto: “ Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno”. 
“Sobrio” (peronei) indica essere ragionevoli, avere la testa sulle spalle, pensare con una mente sana, pensare in modo equilibrato.
Ma questo verbo, non indica tanto l’atto del pensiero in sé (il processo intellettuale), ma la direzione del proprio pensiero, il modo in cui una persona vede qualcosa. 
In questo versetto Paolo usa questo verbo per indicare il modo in cui una persona si vede. 
In contrasto con la sovrastima di noi stessi a cui siamo così inclini, Paolo insiste sul fatto che dobbiamo vedere noi stessi in un modo ” sobrio “, secondo una stima veritiera e oggettiva, il prodotto di una mente rinnovata (Romani 12:2) .
Ma una vera e oggettiva stima di noi stessi richiede che abbiamo uno standard preciso e oggettivo rispetto al quale misurare noi stessi. 
Questa è la fede, Paolo dice: “ secondo la misura della fede” che Dio ha assegnato a ciascuno di noi, cioè nella stessa misura della fede.
“Fede” può riferirsi ai doni spirituali, oppure alla quantità della fede; oppure indica lo standard, il metro di misura, la grazia comune (Romani 12:6) fatta a tutti i credenti che sono stati ammessi alle dipendenze e all’impegno nei confronti di Gesù Cristo, o del Vangelo.
Questo è lo standard con cui i cristiani devono considerare se stessi nei confronti degli altri credenti, e quindi non devono sentirsi superiori o inferiori degli altri fratelli.
Infine vediamo:
III LA CONSACRAZIONE (vv.29-30).
La consacrazione del Battista.
vv.28:30: “ Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: “Io non sono il Cristo, ma sono mandato davanti a lui”. Colui che ha la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, si rallegra vivamente alla voce dello sposo; questa gioia, che è la mia, è ora completa. Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca”.
Nella devozione c’è:
A) La soddisfazione del Battista.
A differenza dei suoi discepoli, il Battista è pieno di gioia (v.29).
Giovanni usa l’immagine della gioia dello sposo in usanza in Giudea per spiegare ai suoi discepoli il proprio ruolo.
L’amico dello sposo, era un uomo di fiducia ed era importante perché organizzava i dettagli del matrimonio e presiedeva in esso. 
L’amico si rallegrava se la cerimonia procedeva senza problemi, e nel sapere che lo sposo e la sua sposa erano uniti con grande gioia.
L’amico dello sposo accompagnava la sposa, o conduceva la processione che portava la sposa a casa dello sposo per la cerimonia. 
Qualcuno dice che “si rallegra vivamente alla voce dello sposo” indichi la gioia che proviene dalla voce dello sposo nel sapere che aveva trovato la sposa vergine.
Inoltre era il suo dovere proteggere la camera nuziale da possibili amanti.  
Il paragone è: Giovanni Battista è contento come amico dello sposo.
Lo sposo è Gesù, la sposa è il popolo di Dio, o la chiesa come indicato nella Bibbia (Isaia 54:5; 62:4-5; Geremia 2:2; Ezechiele 16:8; Osea 2:16-20; 2 Corinzi 11:2; Efesini 5:25-27;Apocalisse 21:2,9;22:17).   
Nel vedere Gesù accolto dal suo popolo, la gioia di Giovanni, ora è completa (peplērōtai-perfetto passivo indicativo), cioè la sua gioia è definitiva  e finale nel vedere che il suo ministero ha raggiunto il suo scopo, era finito, Giovanni ha portato a compimento l’obiettivo della sua vita!
L’ascesa di Gesù, così sconvolgente per alcuni dei discepoli di Giovanni, inonda lo stesso Giovanni di gioia, perché era esattamente quello per cui lui stesso aveva lavorato: il fatto che tutti andassero da Gesù. 
Il suo obiettivo era elevare Cristo!
Perciò Giovanni non poteva essere geloso del successo crescente del ministero di Gesù.
Noi cristiani, discepoli di Gesù, dobbiamo portare le persone a Cristo, e quando questi sono salvati, e mettono Cristo al primo posto, dobbiamo essere contenti! Come dobbiamo essere contenti del successo che hanno i nostri condiscepoli di Cristo, senza esserne gelosi.
È un segno di vera devozione e di maturità spirituale il potersi rallegrare per i successi altrui, se non lo facciamo dimostriamo di essere bambini spiritualmente parlando.
Nella devozione c’è:
B) La sottomissione del Battista.
Nel v.28 è scritto: “Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: ‘Io non sono il Cristo, ma sono mandato davanti a lui’”.
Questo passaggio, insieme al v.30 ci mostra la bellezza dell’umiltà di Giovanni Battista. 
Se mentre i suoi discepoli erano preoccupati che lui passasse in secondo piano, Giovanni dimostra l’umiltà Giovanni ha detto loro che: il suo posto non era da primo piano, ma era semplicemente inviato come araldo, il precursore e preparatore del Messia al quale lui non è degno di sciogliergli i calzari (Giovanni 1:27). 
Vivremmo più serenamente se fossimo disposti a svolgere un ruolo subordinato.
È proprio lontano da molti oggi che vogliono essere protagonisti! 
Giovanni non era così, egli sapeva bene che Dio gli aveva dato un compito subordinato. 
Non ci sarebbe tanto risentimento e sofferenze  se accettassimo con tutto il cuore, e facessimo con tutte le nostre forze l’opera che Dio ci ha dato di fare! anche se è subordinato e secondario.
Avere un ruolo secondario non significa avere un ruolo insignificante! 
Sia il principale che il secondario vengono da Dio, pertanto entrambi sono importanti! 
Quindi ogni compito fatto per Dio è necessariamente grande.
Purtroppo dobbiamo ammettere che l’umiltà è una virtù che tutti gli uomini predicano, ma non tutti la praticano! 
Noi tutti riconosciamo che l’umiltà è importante e auspicabile. 
Si tratta di una delle grandi virtù cristiane, l’opposto di orgoglio. 
Ora se vogliamo imparare l’umiltà dobbiamo guardare a Giovanni Battista.
Giovanni ci mostra gli ingredienti necessari per raggiungere lo stesso livello di umiltà nella nostra vita.
Se abbiamo la nostra mente su altre persone, anche se per un po’, ci troveremo sempre più impantanati nell’orgoglio, o nella gelosia.
D’altra parte, se abbiamo gli occhi fissi su Gesù, diventeremo sempre più umili!
Arthur W. Pink a riguardo disse: “L’umiltà non è il prodotto della coltivazione diretta, piuttosto è un sottoprodotto. Più cerco di essere umile, meno potrò giungere l’umiltà. Ma se io sono veramente occupato con quello che era ‘mite e umile di cuore’, se io contemplo sempre la sua gloria nello specchio della Parola di Dio, allora potrò essere ‘cambiato nella stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione Spirito del Signore’ ( 2 Corinzi 3:18) ” .
Siamo tenuti a gioire dei successi dei nostri fratelli e sorelle in Cristo, e a soffrire con loro quando questi soffrono (1 Corinzi 12:26).
“Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca” dice Giovanni (v.30).  
Questo versetto è uno dei più grandi in tutta la Bibbia, ma suona strano nella società superba e orgogliosa di oggi.
Era una necessità divina, era la volontà di Dio (bisogna-dei) il dover lasciare a Gesù il primato, la supremazia! 
“Bisogna” non è altro che la volontà determinata di Dio, l’adempimento del piano di Dio. 
Giovanni non può che essere contento per il privilegio di servirlo.
Giovanni trova la sua gioia, non a malincuore concedendo la vittoria a un avversario superiore, ma con tutto il cuore abbraccia la volontà di Dio, e riconosce la superiorità di Gesù e pertanto è contento di vedere che la popolarità e l’influenza del Figlio di Dio crescano. 
Non c’è altro modo di vivere per Cristo! È un dovere, non un’opzione. Cristo deve essere messo al primo posto! 
Come il missionario William Carey quando stava morendo, si rivolse a un amico e disse: “Quando me ne sarò andato, non si parli di William Carey, si parli del Salvatore di William Carey”. 
Questa è la parte più importante della devozione a Dio, del nostro discepolato: morire a noi stessi, al nostro orgoglio, egoismo per lasciare il primo posto a Dio. 
Non è solo mettere Gesù solo sopra gli altri, ma mettere Gesù anche sopra noi stessi!!
Luca 14:26: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, e la moglie, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo”.
(Galati 2:20; Matteo 16:24).
Il desiderio di Giovanni era che Cristo fosse preminente come predicava anche l’apostolo Paolo: “affinché in ogni cosa abbia il primato” (Colossesi 1:18).
Ma questo non è per una questione soggettiva, ma era una questione oggettiva. Nei vv.31-35, Giovanni spiega perché Gesù deve avere il primato: la prima riguarda la sua origine divina, Gesù viene dal cielo dice il v.31; porta una testimonianza diretta di Dio leggiamo nei vv.32-34; Gesù ha l’autorità divina data dal Padre, è scritto nel v.35. 
CONCLUSIONE.
Un pastore presbiteriano a Melbourne, in Australia, ha introdotto J. Hudson Taylor, utilizzando termini come ” grande e meraviglioso”. Taylor si avvicinò al pulpito e tranquillamente disse: ” cari amici, io sono il piccolo servo di un maestro illustre “. 
Il suo atteggiamento è stato l’atteggiamento di un servo devoto come quello di  Giovanni Battista.
Giovanni ha dimostrato due grandi tratti della sua vita e del ministero, in primo luogo il suo messaggio era Gesù Cristo, in secondo luogo si è minimizzato.
Giovanni vide volentieri e felicemente il suo lavoro volgere al termine quando quello di Gesù cominciò a fiorire, sapeva che questa era la volontà divina e l’accettava serenamente. 
Solo i cristiani spirituali, maturi accettano di essere eclissati, oscurati come lo era Giovanni.
Ti chiedo: sei devoto a Gesù? Gesù è al primo posto nella tua vita? 
Come ti comporti se gli altri hanno un ruolo principale nella chiesa e tu un ruolo secondario? 

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Salvatore Di Dio on marzo 14th, 2014
 La devozione del Battista a Cristo (Giovanni 3:22-30).
Siamo davvero devoti a Gesù? Abbiamo l’atteggiamento di un servo? 
Se hai questo tipo di atteggiamento, non sarai preoccupato di avere per te la gloria, o di avere l’approvazione degli altri, o di essere geloso per gli altri, quello che conta davvero per te è: innalzare solo Cristo.
Ogni studente sa chi è Isaac Newton (1642-1727) fisico e matematico inglese, quello della mela che gli cadde in testa mentre stava seduto sotto un albero di melo.
Grazie a questo, Newton cominciò a ragionare e poi a formulare la legge di gravità; Newton la scoprì e la introdusse nel 1600. 
Ma pochi sanno che, se non fosse stato per Edmund Halley (quello della cometa), astronomo, matematico, fisico, climatologo, geofisico e meteorologo inglese, il mondo non avrebbe mai imparato questa legge.
Fu Halley che sfidò Newton a pensare attraverso le sue idee originali. 
Halley corresse gli errori matematici di Newton e preparò le figure geometriche per sostenere le sue scoperte, e incoraggiò Newton a scrivere la sua grande opera. 
Halley curò e supervisionò le opere, e ne finanziò la stampa, anche se Newton fosse ricco e si poteva permettere i costi di stampa. 
Gli storici chiamano Halley, uno degli esempi più disinteressati negli annali della scienza.
Newton cominciò quasi subito a raccogliere i frutti della sua scoperta; mentre Halley rimase nell’ombra. 
Halley fece utilizzare i principi per prevedere l’orbita e il ritorno quella cometa che avrebbe poi portato il suo nome, ma solo dopo la sua morte ha ricevuto alcuni consensi. 
Halley rimase uno scienziato devoto cui non importava ricevere onori. 
Così Giovanni Battista non era interessato a ricevere gli onori, a essere il protagonista, per lui ciò che era importante è che Cristo avesse il primato!
Ma vediamo: 
I LA SITUAZIONE (vv.22-26).
Nella situazione troviamo:
A) Il battesimo di Gesù. 
L’evangelista Giovanni al v.22 ci dice che “dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nelle campagne della Giudea; là si trattenne con loro e battezzava”.
Dopo aver parlato con Nicodemo a Gerusalemme durante la festività della Pasqua (Giovanni 2:13; 3:1-21), Gesù va nelle zone rurali della Giudea, probabilmente nelle vicinanze del fiume Giordano e stava con i suoi discepoli che battezzavano.
Probabilmente stettero là per diversi giorni. (Trattenne- dietriben indicativo attivo imperfetto cfr. Atti 12:19; 14:3, 28, 15:35; 25:14).
Secondo, Giovanni 4:1-2, non era Gesù che battezzava. 
Quindi il significato di “là si trattene con loro e battezzava” è: Gesù ha autorizzato, o incaricato i suoi discepoli a battezzare, o battezzavano per suo conto.
Secondo Giovanni 4:1 Gesù e i suoi discepoli facevano e battezzavano più discepoli di Giovanni Battista.
Che tipo di battesimo era? Non era certamente quello cristiano e nemmeno quello dello Spirito Santo come aveva predicato anche il Battista riguardo a Gesù (Matteo 3:11; Giovanni 1:33; 7:38-39), ma era quello in acqua. 
Alcuni discepoli di Gesù erano stati prima discepoli di Giovanni Battista (Giovanni 1:35-42), e quindi, con il permesso di Gesù, hanno continuato a battezzare nello spirito del loro primo maestro, cioè un battesimo di ravvedimento per far parte del regno di Dio (Matteo 3:2-11; 4:17).
Ma probabilmente, non era identico, perché era per portare nuovi discepoli a Gesù. 
Nella situazione vediamo ancora:
B) Il successo del battesimo di Gesù.
vv.23-24: “Anche Giovanni stava battezzando a Enon, presso Salim, perché là c’era molta acqua; e la gente veniva a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era ancora stato messo in prigione”.  
C’è stato un periodo considerevole durante il quale Gesù e Giovanni erano impegnati in un ministero parallelo. 
Anche se il ministero di Gesù prendeva sempre più slancio, molte persone andavano ancora da Giovanni per essere battezzate.
Giovanni non era ancora stato messo in prigione (Matteo 4:12; Luca 3:20), ha continuato il suo ministero di battesimo in modo da avere un’ulteriore, opportunità di testimoniare di Gesù come il Cristo.
Leggiamo che Giovanni contemporaneamente a Gesù, continua a battezzare a Enon, presso Salim perché là c’era molta acqua, cioè vi erano molte sorgenti.
Giovanni ha continuato a fare ciò che Dio gli aveva dato da fare!
Il senso dei verbi “veniva” (pareginonto-imperfetto medio o passivo indicativo) e “farsi battezzare” (ebaptizonto-imperfetto passivo indicativo) è:” continuavano a venire e a essere battezzati”, quindi c’era un flusso continuo di gente.
Nella situazione troviamo ancora:
C) La reazione dei discepoli di Giovanni al successo del battesimo di Gesù.
Nei vv.25-26 è scritto: “Nacque dunque una discussione sulla purificazione, tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo. E andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te di là dal Giordano, e al quale rendesti testimonianza, eccolo che battezza, e tutti vanno da lui»”.
Non è scritto, dettagliatamente la dinamica, le motivazioni e i dettagli di questa discussione, ma avvenne tra i discepoli di Giovanni Battista e un Giudeo riguardo i riti della purificazione (cfr. Marco 7:1-5).
Forse lo scontro è nato per una visione diversa tra il battesimo di Giovanni e le cerimonie più tradizionali ebraiche, o di altre figure religiose ebraiche di spicco praticate in quel periodo. 
Oppure il Giudeo vedeva sfavorevolmente il ministero battesimale di Giovanni con quello di Gesù; forse credeva che quello di Gesù avesse più valore, e i discepoli di Giovanni non si trovavano d’accordo con lui. 
Il v.26 confermerebbe questo, infatti, è scritto che i discepoli di Giovanni andarono a dirgli che Gesù battezzava più persone di Giovanni, erano gelosi. 
Noi vediamo nella loro reazione che:
(1) Nello spirito di gelosia e di rabbia, evitano perfino di menzionare il nome di Gesù. 
Per come la vedono loro, Gesù e Giovanni sono rivali , concorrenti.
(2) Essi non sembrano essere stati molto soddisfatti del fatto che Giovanni aveva dato testimonianza di Gesù. 
Dunque i discepoli di Giovanni Battista non erano in grado di vedere che il loro affetto e la devozione al profeta li aveva resi incapaci di seguire Gesù.
Dalle loro parole vi è un velato rimprovero.
(3) Nell’iperbole: “Tutti vanno da lui”, il senso è: “presto sarai senza alcun seguace”.
I discepoli di Giovanni erano preoccupati perché Gesù battezza e tutti (iperbole Giovanni 11:48) andavano da Lui.
Possiamo dire che i discepoli del Battista erano gelosi riguardo la reputazione di Giovanni, temevano il suo declino e l’ascesa di Gesù, quindi videro Gesù come un concorrente.
I discepoli non avevano capito, o non volevano capire, o accettare la testimonianza e il ministero del Battista riguardo a Gesù, cioè quello di portare le persone a Gesù, di preparargli un popolo ben disposto (Luca 1:17; Giovanni 1:6-8;15-30; 1:23-34). 
In questo senso, dovevano essere contenti perché Giovanni, aveva portato a termine lo scopo della missione che Dio gli aveva affidato, invece era gelosi.
Anche nella chiesa di Corinto vi era la presenza di gelosie e contese, con partiti: chi diceva di essere di Paolo, chi diceva di essere di Apollo, di Cefa. 
Paolo li riprende severamente, dicendo che sono dei servi mediante i quali quelli di Corinto hanno creduto, e lo sono nel modo che il Signore gli ha dato di essere, secondo la Sua sovranità, ma è Dio che fa crescere (1 Corinzi 3:1-9). 
Cristo non può essere diviso dice Paolo alla chiesa di Corinto(1 Corinzi 1:10-13).
La competizione e la gelosia è un problema anche contemporaneo, purtroppo!
Noi dobbiamo fare del nostro meglio per resistere a qualsiasi tipo di spirito competitivo e geloso (Filippesi 1:15-17).
Noi cristiani dobbiamo ricordare sempre l’obiettivo primario del nostro ministero: esaltare Cristo e indicare le persone a Lui affinché si legano a Lui. 
Dobbiamo ricordare che Cristo deve essere al centro e non i leader, o altre persone.
In questo passo troviamo:
II L’ESALTAZIONE (vv.27-28). 
Giovanni li riprende mostrando la sua umiltà e consapevolezza di fronte la ristrettezza mentale dei suoi discepoli.
Nell’esaltazione c’è:
A) La sovranità di Dio.
v.27: “Giovanni rispose: ‘L’uomo non può ricever nulla se non gli è dato dal cielo’”.  
Il riferimento del v.27 potrebbe essere sia per Giovanni e sia per Gesù, sia per la grazia, la capacità, la chiamata a una missione e agli effetti.
Comunque sia queste parole ci parlano di aspetti importanti riguardo Giovanni.
Se Gesù stava avendo più seguaci, non era perché li stava rubando a Giovanni, ma perché Dio li aveva portati da Lui. 
“Dato dal cielo” si riferisce a Dio (per evitare il nome di Dio), quindi “dato da Dio”. 
Che tutte le cose provengono da Dio è una verità costante nella Bibbia (Daniele 4:17,25,32; Giovanni 19:11; 1 Corinzi 4:7).
“È dato” (dedomenon perfetto medio participio) il verbo (tempo perfetto) ha l’idea di un dono permanente. 
Nelle parole di Giovanni del v.27 vediamo sia il fatto che dipendiamo da Dio, e anche la Sua sovranità. 
Infatti, Giovanni dice che ciò che abbiamo, lo abbiamo per dono di Dio e Dio dà secondo la sua sovranità, Dio non dà a tutti allo stesso modo.
Giovanni rispose ai suoi discepoli: ” L’uomo non può ricevere nulla se non gli è dato dal cielo”. 
Questa è stata una presa, di coscienza di Giovanni della sovranità di Dio in tutte le cose . 
Riconoscere la sovranità di Dio, cioè che Lui fa quello che vuole, e dona quello che vuole a chi vuole, quando vuole, come vuole, insieme al fatto di essere contenti di quello che Dio ci dà, ci libera dal confrontarci con gli altri e dalla gelosia!! 
Colin G. Kruse scrive: “ Giovanni, ben sapendo come in definitiva sia Dio a decidere il ruolo di un individuo, era contento del ministero affidatogli da Dio e non sentiva il bisogno di averne uno più importante, o di competere con Gesù”.
Giovanni, oltre a dimostrare ancora una volta la sua umiltà, mostra la sua assoluta mancanza di gelosia, e questo proviene dalla consapevolezza della sua chiamata missionaria e da chi viene questa chiamata: da Dio!
Dio non ha dato a Giovanni di essere e di mettersi al posto del Messia.
Se Giovanni Battista avesse invidiato Gesù, il Messia stesso, avrebbe annullato l’ eccellente ministero che Dio gli aveva dato. 
Se non fosse stato contento del suo ministero e del successo di Gesù, non solo avrebbe dimostrato di non essere umile e fedele, ma avrebbe dimostrato di essere arrogante nei confronti di Dio, di voler essere Dio e stare dove Dio si trova: sul trono!
Quando non siamo contenti di quello che Dio ci dona, in un certo senso siamo arroganti!!
Giovanni ci dice che è contento di quello che Dio gli ha dato di essere e che non si deve confrontare con nessuno, che non deve superare nessuno. 
A differenza dei suoi discepoli, Giovanni non era disturbato minimamente dalla sua popolarità in declino. 
Fin dall’inizio, il ministero di Giovanni ebbe un enorme influenza. 
Ma Giovanni rimase sempre concentrato sullo scopo della sua chiamata: testimoniare di Cristo, portare le persone a Cristo (Giovanni 1:27-30).  
Giovanni sapeva di essere stato mandato davanti al Cristo come suo testimone (Giovanni 1:6; Matteo 3:3; Marco 1:3; Luca 1:17, 76; 3:4-6; Atti 19:4), pertanto non pretendeva di essere qualcuno che non era, e neanche di fare qualcosa che non doveva, non era il Messia (Giovanni 1:20), ma solo un araldo (Giovanni 1:23-34), per questo non è turbato. 
Giovanni non vide la crescente popolarità di Gesù come un problema, ma come il compimento del suo ministero, ecco perché non era sconvolto, anzi questo gli aveva portato grande gioia.
Dio gli aveva sovranamente concesso il suo ministero per grazia ( cfr. Romani 1:5;  1 Corinzi 4:7;15:10; Efesini 3:7; 1 Timoteo 2:7), gli aveva concesso l’efficacia per grazia, ora in un cambiamento di numeri, Giovanni non sente che ci sia un problema!!  
Noi dobbiamo pensare che se una persona sta ricevendo doni superiori, o diversi al mio e ha maggiore successo di me, è perché Dio ha voluto così e io lo devo accettare!!
Ti senti inferiore a qualcuno? Surclassato? Eclissato? 
Qualcuno che conosci è più capace, o più efficace di te? Hai difficoltà ad accettare tutto questo? 
È necessario che tu ricordi: ” L’uomo non può ricever nulla se non gli è dato dal cielo “. 
Quest’atteggiamento produce sicurezza, gioia nell’opera di Dio, umiltà e  libertà . 
Non è un nostro diritto servirlo come vogliamo, ma Dio decide secondo la sua sovranità come dobbiamo servirlo, la capacità (2 Corinzi 3:4-5), e l’efficacia (Atti 2:47).
Quindi non c’è posto per la gelosia! Esserlo significa andare contro ciò che Dio ha deciso.
Dobbiamo avere lo stesso atteggiamento di Gamaliele per non essere gelosi e fare la guerra su di chi siamo gelosi, perché se Dio ha scelto così combatteremmo contro Dio! (Atti 5:38-39).
Questo noi dobbiamo pensare nel vedere i successi degli altri! 
Qualcuno può avere più istruzione di me e può avere più prosperità. Egli può avere una casa più bella, una famiglia più grande, o più felice, più prestigio, un lavoro migliore, ma Giovanni ci sta dicendo: ” l’uomo non può ricevere nulla se non gli è dato dal cielo”.
A volte possiamo minimizzare i successi degli altri per elevare la nostra situazione, o ministero, svalutiamo gli altri per innalzare noi stessi, ma Giovanni c’insegna a dire: “l’uomo non può ricevere nulla se non gli è dato dal cielo”. 
Mosè, l’umile Mosè(Numeri 12:3), come Giovanni aveva la visione di glorificare Dio e di non essere geloso! 
In Numeri 11:26-29 che nell’accampamento d’Israele erano rimasti due uomini: Eldad e Medad, dei settanta anziani d’Israele, che nel frattempo erano andati nella tenda di convegno, il Signore scese su di loro prese dello spirito che era su Mosè e profetizzarono, ma poi smisero, ma anche su i due uomini rimasti nell’accampamento Dio scese e profetizzarono. 
Un giovane andò a dire a Mosè che quei due uomini profetizzavano nel campo, e Giosuè disse a Mosè di non permetterglielo! Mosè replicò a Giosuè: “sei geloso?Oh fossero tutti profeti nel popolo del Signore, e volesse il Signore mettere su di loro il mio spirito!”  
In secondo luogo troviamo:
B) La sobrietà di Giovanni Battista.
Nel v.28 è scritto: “Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: ‘Io non sono il Cristo, ma sono mandato davanti a lui’”.
Giovanni aveva un concetto sobrio di se stesso. 
Non aveva mai preteso di essere qualcosa di diverso da quello che era e della sua missione come determinato per lui da Dio  (1 Corinzi 12:11).
In Romani 12:3 è scritto: “ Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno”. 
“Sobrio” (peronei) indica essere ragionevoli, avere la testa sulle spalle, pensare con una mente sana, pensare in modo equilibrato.
Ma questo verbo, non indica tanto l’atto del pensiero in sé (il processo intellettuale), ma la direzione del proprio pensiero, il modo in cui una persona vede qualcosa. 
In questo versetto Paolo usa questo verbo per indicare il modo in cui una persona si vede. 
In contrasto con la sovrastima di noi stessi a cui siamo così inclini, Paolo insiste sul fatto che dobbiamo vedere noi stessi in un modo ” sobrio “, secondo una stima veritiera e oggettiva, il prodotto di una mente rinnovata (Romani 12:2) .
Ma una vera e oggettiva stima di noi stessi richiede che abbiamo uno standard preciso e oggettivo rispetto al quale misurare noi stessi. 
Questa è la fede, Paolo dice: “ secondo la misura della fede” che Dio ha assegnato a ciascuno di noi, cioè nella stessa misura della fede.
“Fede” può riferirsi ai doni spirituali, oppure alla quantità della fede; oppure indica lo standard, il metro di misura, la grazia comune (Romani 12:6) fatta a tutti i credenti che sono stati ammessi alle dipendenze e all’impegno nei confronti di Gesù Cristo, o del Vangelo.
Questo è lo standard con cui i cristiani devono considerare se stessi nei confronti degli altri credenti, e quindi non devono sentirsi superiori o inferiori degli altri fratelli.
Infine vediamo:
III LA CONSACRAZIONE (vv.29-30).
La consacrazione del Battista.
vv.28:30: “ Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: “Io non sono il Cristo, ma sono mandato davanti a lui”. Colui che ha la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, si rallegra vivamente alla voce dello sposo; questa gioia, che è la mia, è ora completa. Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca”.
Nella devozione c’è:
A) La soddisfazione del Battista.
A differenza dei suoi discepoli, il Battista è pieno di gioia (v.29).
Giovanni usa l’immagine della gioia dello sposo in usanza in Giudea per spiegare ai suoi discepoli il proprio ruolo.
L’amico dello sposo, era un uomo di fiducia ed era importante perché organizzava i dettagli del matrimonio e presiedeva in esso. 
L’amico si rallegrava se la cerimonia procedeva senza problemi, e nel sapere che lo sposo e la sua sposa erano uniti con grande gioia.
L’amico dello sposo accompagnava la sposa, o conduceva la processione che portava la sposa a casa dello sposo per la cerimonia. 
Qualcuno dice che “si rallegra vivamente alla voce dello sposo” indichi la gioia che proviene dalla voce dello sposo nel sapere che aveva trovato la sposa vergine.
Inoltre era il suo dovere proteggere la camera nuziale da possibili amanti.  
Il paragone è: Giovanni Battista è contento come amico dello sposo.
Lo sposo è Gesù, la sposa è il popolo di Dio, o la chiesa come indicato nella Bibbia (Isaia 54:5; 62:4-5; Geremia 2:2; Ezechiele 16:8; Osea 2:16-20; 2 Corinzi 11:2; Efesini 5:25-27;Apocalisse 21:2,9;22:17).   
Nel vedere Gesù accolto dal suo popolo, la gioia di Giovanni, ora è completa (peplērōtai-perfetto passivo indicativo), cioè la sua gioia è definitiva  e finale nel vedere che il suo ministero ha raggiunto il suo scopo, era finito, Giovanni ha portato a compimento l’obiettivo della sua vita!
L’ascesa di Gesù, così sconvolgente per alcuni dei discepoli di Giovanni, inonda lo stesso Giovanni di gioia, perché era esattamente quello per cui lui stesso aveva lavorato: il fatto che tutti andassero da Gesù. 
Il suo obiettivo era elevare Cristo!
Perciò Giovanni non poteva essere geloso del successo crescente del ministero di Gesù.
Noi cristiani, discepoli di Gesù, dobbiamo portare le persone a Cristo, e quando questi sono salvati, e mettono Cristo al primo posto, dobbiamo essere contenti! Come dobbiamo essere contenti del successo che hanno i nostri condiscepoli di Cristo, senza esserne gelosi.
È un segno di vera devozione e di maturità spirituale il potersi rallegrare per i successi altrui, se non lo facciamo dimostriamo di essere bambini spiritualmente parlando.
Nella devozione c’è:
B) La sottomissione del Battista.
Nel v.28 è scritto: “Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: ‘Io non sono il Cristo, ma sono mandato davanti a lui’”.
Questo passaggio, insieme al v.30 ci mostra la bellezza dell’umiltà di Giovanni Battista. 
Se mentre i suoi discepoli erano preoccupati che lui passasse in secondo piano, Giovanni dimostra l’umiltà Giovanni ha detto loro che: il suo posto non era da primo piano, ma era semplicemente inviato come araldo, il precursore e preparatore del Messia al quale lui non è degno di sciogliergli i calzari (Giovanni 1:27). 
Vivremmo più serenamente se fossimo disposti a svolgere un ruolo subordinato.
È proprio lontano da molti oggi che vogliono essere protagonisti! 
Giovanni non era così, egli sapeva bene che Dio gli aveva dato un compito subordinato. 
Non ci sarebbe tanto risentimento e sofferenze  se accettassimo con tutto il cuore, e facessimo con tutte le nostre forze l’opera che Dio ci ha dato di fare! anche se è subordinato e secondario.
Avere un ruolo secondario non significa avere un ruolo insignificante! 
Sia il principale che il secondario vengono da Dio, pertanto entrambi sono importanti! 
Quindi ogni compito fatto per Dio è necessariamente grande.
Purtroppo dobbiamo ammettere che l’umiltà è una virtù che tutti gli uomini predicano, ma non tutti la praticano! 
Noi tutti riconosciamo che l’umiltà è importante e auspicabile. 
Si tratta di una delle grandi virtù cristiane, l’opposto di orgoglio. 
Ora se vogliamo imparare l’umiltà dobbiamo guardare a Giovanni Battista.
Giovanni ci mostra gli ingredienti necessari per raggiungere lo stesso livello di umiltà nella nostra vita.
Se abbiamo la nostra mente su altre persone, anche se per un po’, ci troveremo sempre più impantanati nell’orgoglio, o nella gelosia.
D’altra parte, se abbiamo gli occhi fissi su Gesù, diventeremo sempre più umili!
Arthur W. Pink a riguardo disse: “L’umiltà non è il prodotto della coltivazione diretta, piuttosto è un sottoprodotto. Più cerco di essere umile, meno potrò giungere l’umiltà. Ma se io sono veramente occupato con quello che era ‘mite e umile di cuore’, se io contemplo sempre la sua gloria nello specchio della Parola di Dio, allora potrò essere ‘cambiato nella stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione Spirito del Signore’ ( 2 Corinzi 3:18) ” .
Siamo tenuti a gioire dei successi dei nostri fratelli e sorelle in Cristo, e a soffrire con loro quando questi soffrono (1 Corinzi 12:26).
“Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca” dice Giovanni (v.30).  
Questo versetto è uno dei più grandi in tutta la Bibbia, ma suona strano nella società superba e orgogliosa di oggi.
Era una necessità divina, era la volontà di Dio (bisogna-dei) il dover lasciare a Gesù il primato, la supremazia! 
“Bisogna” non è altro che la volontà determinata di Dio, l’adempimento del piano di Dio. 
Giovanni non può che essere contento per il privilegio di servirlo.
Giovanni trova la sua gioia, non a malincuore concedendo la vittoria a un avversario superiore, ma con tutto il cuore abbraccia la volontà di Dio, e riconosce la superiorità di Gesù e pertanto è contento di vedere che la popolarità e l’influenza del Figlio di Dio crescano. 
Non c’è altro modo di vivere per Cristo! È un dovere, non un’opzione. Cristo deve essere messo al primo posto! 
Come il missionario William Carey quando stava morendo, si rivolse a un amico e disse: “Quando me ne sarò andato, non si parli di William Carey, si parli del Salvatore di William Carey”. 
Questa è la parte più importante della devozione a Dio, del nostro discepolato: morire a noi stessi, al nostro orgoglio, egoismo per lasciare il primo posto a Dio. 
Non è solo mettere Gesù solo sopra gli altri, ma mettere Gesù anche sopra noi stessi!!
Luca 14:26: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, e la moglie, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo”.
(Galati 2:20; Matteo 16:24).
Il desiderio di Giovanni era che Cristo fosse preminente come predicava anche l’apostolo Paolo: “affinché in ogni cosa abbia il primato” (Colossesi 1:18).
Ma questo non è per una questione soggettiva, ma era una questione oggettiva. Nei vv.31-35, Giovanni spiega perché Gesù deve avere il primato: la prima riguarda la sua origine divina, Gesù viene dal cielo dice il v.31; porta una testimonianza diretta di Dio leggiamo nei vv.32-34; Gesù ha l’autorità divina data dal Padre, è scritto nel v.35. 
CONCLUSIONE.
Un pastore presbiteriano a Melbourne, in Australia, ha introdotto J. Hudson Taylor, utilizzando termini come ” grande e meraviglioso”. Taylor si avvicinò al pulpito e tranquillamente disse: ” cari amici, io sono il piccolo servo di un maestro illustre “. 
Il suo atteggiamento è stato l’atteggiamento di un servo devoto come quello di  Giovanni Battista.
Giovanni ha dimostrato due grandi tratti della sua vita e del ministero, in primo luogo il suo messaggio era Gesù Cristo, in secondo luogo si è minimizzato.
Giovanni vide volentieri e felicemente il suo lavoro volgere al termine quando quello di Gesù cominciò a fiorire, sapeva che questa era la volontà divina e l’accettava serenamente. 
Solo i cristiani spirituali, maturi accettano di essere eclissati, oscurati come lo era Giovanni.
Ti chiedo: sei devoto a Gesù? Gesù è al primo posto nella tua vita? 
Come ti comporti se gli altri hanno un ruolo principale nella chiesa e tu un ruolo secondario? 

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