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Saverio Corsini on settembre 3rd, 2017

Cosa sono i sogni? Senza troppi giri di parole, cominciamo subito con questa domanda dalla risposta sottovalutata. In primo luogo, precisiamo che in questo frangente non ci riferiamo a quegli episodi mentali che avvengono durante il sonno, di cui Freud ha voluto dare le sue mille interpretazioni e diagnosi; parliamo dei sogni su cui fondiamo la nostra vita, delle direzioni e delle mete che ci poniamo di raggiungere. Diventare medico, crearsi una famiglia, comprare casa, laurearsi, acquistare un carretto di gelati, vincere i campionati nazionali di pallavolo, girare un film, incidere un singolo, scrivere un best-seller, imparare il thailandese, girare per il mondo… Alcuni di questi “sogni” citati possono sembrare utopie, eppure per qualcuno sono veri e propri progetti. Ognuno di noi ha il suo sogno, potremmo dire che ognuno di noi, senza rendersene conto, è il suo sogno.

Pensiamoci bene: fin da piccoli investiamo tempo, denaro, impegno, noi stessi per realizzare ciò che è iniziato come un piccolo desiderio. Per quanto spesso malediciamo il luogo in cui siamo nati e non siamo soddisfatti della famiglia in cui cresciamo, è esattamente lì, in quel posto e con quei genitori che dovevamo vivere, per andare incontro al nostro sogno: ricordiamoci che noi siamo creature create da un Creatore, a cui piace altrettanto sognare; ricordiamoci che non dobbiamo guardare alle situazioni che sembrano avverse alla nostra riuscita, ma al nostro primo, vero Padre, Colui che c’ha dato un cuore capace di contenere l’amore, il coraggio e la forza necessari per custodire e realizzare i nostri desideri. A volte la famiglia ci è d’aiuto: ci sprona, ci paga il corso di balletto a cui vogliamo iscriverci, ci incoraggia ad andare a scuola e a studiare, anche quando proprio non ci va, è presente alle partite di calcetto e assiste a tutti gli spettacoli scolastici possibili e immaginabili, anche quelli in cui interpretiamo il ruolo della mela; ma non per tutti è così.
A volte i genitori non li abbiamo, a volte ci ritengono così stupidi, che ci ripetono in continuazione che non combineremo mai niente nella vita (anche se abbiamo solo 6 anni), non sono disposti a comprarci lo strumento musicale per cui ci sentiamo portati, e non sprecano neppure una parola buona per dirci “Ce la farai!”. In qualche parte del mondo, alcuni genitori pensano addirittura che ai figli non serva andare a scuola.
Ma questo cosa significa? Che coloro che nascono in situazioni svantaggiose e svantaggiate sono destinati a vivere di bisogni, anziché di sogni? Perché ogni sogno non realizzato, diviene un bisogno, una frustrazione; il sogno determina la nostra identità e che ci crediate o no, tutti hanno dei sogni, anche chi non ne ha mai sentito parlare.

Dunque, per rispondere alla domanda con cui abbiamo aperto questo pezzo: i sogni siamo noi, i sogni sono la nostra vita.

La notizia positiva, riprendendo un discorso già accennato precedentemente, è che la realizzazione dei nostri sogni non dipende dalla nostra condizione familiare o economica, ma dalla nostra condizione con Dio: non per sembrare supponente o prepotente, ma Lui ha avuto la bella idea di metterci un determinato obiettivo nel cuore, e allora spetta anche a Lui aiutarci ad arrivarci. E Lui lo fa, eccome se lo fa, è sufficiente che noi Gli affidiamo quel sogno, il percorso da fare per attuarlo e credere che vedremo, al momento giusto, ciò che era solo un’immaginazione, diventare realtà.
Le circostanze e le persone esterne possono fermarci solo se noi glielo permettiamo: pensiamo a qualsiasi grande nome che leggiamo sui giornali oggi, spesso gente che viene dal nulla, da famiglie degradate o da paesi dimenticati dal resto del mondo, eppure che sono diventati quello che hanno sempre voluto essere, calciatori, attori, scrittori, scienziati. Non sono stati fermati dall’ostacolo, l’hanno superato. Le sfide ci aiutano a capire cosa siamo disposti a fare per adempiere le promesse che abbiamo fatto a noi stessi, le montagne servono a farci crescere in resistenza e pazienza, perché nella vita, spesso serviranno questi due elementi. E ci permetteranno anche, una volta superate, di incoraggiare coloro che le stanno affrontando e di aiutare gli altri a avverare i propri desideri.
Certo, quando saremo genitori, è bene ricordarci di credere nelle capacità dei nostri figli e incentivare i loro sogni (incentivare comprende due tipi di atti: verbale, quindi parole di incoraggiamento, espressione d’affetto; pratico, come ad esempio registrazione al corso che serve al proprio figlio per diventare suonatore di oboe professionista. Ps: non servono necessariamente tanti soldi per la formazione e l’istruzione, bensì spirito pratico ed organizzativo, ma anche di sacrificio, per esempio rinunciare a qualcosa di rinunciabile per acquistare il famoso oboe e così via).
Fin da piccoli, è bene che capiscano la strada da percorrere e chi vogliono diventare, indirizzandoli anche verso principi sani, perché senza saggezza e intelligenza (non quella biologica, ma quella “divina”), non si va da nessuna parte. Dio ci fornisce talenti da investire, opportunità da cogliere e sviluppa in noi – proprio attraverso i tanti odiati ostacoli – il carattere necessario non solo per realizzare il nostro sogno, ma per reggerlo e continuare a tenerlo in vita, una volta divenuto realtà.
I sogni non si realizzano da soli, in tutti i sensi: noi dobbiamo esaminare noi stessi, guardare alla nostra indole, capire a cosa teniamo di più e avere la fiducia di investire in Dio, come se Lui fosse una banca molto conveniente e che non ha intenzione di fregarci, perché se noi guadagniamo, guadagna anche Lui. Cosa? Che i propri figli trovano la loro identità, che è immagine e somiglianza del Padre.
E non si realizzano da soli, anche nel senso che, lungo la strada – oltre a Dio – troveremo persone disposte ad aiutarci e che potremo aiutare a raggiungere i loro obiettivi.

Dobbiamo essere disposti a rischiare, a credere in ciò che (ancora) non vediamo, perché “La fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”, com’è scritto nella lettera agli Ebrei, cap. 11. Passione, pazienza, disciplina, a volte sacrificio. E bisogna cambiare il modo di vedere le cose: non guardare alle sfide con stanchezza e demoralizzazione, ma, per citare Paolo: “Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l’aria”. Essere concentrati sulla meta da raggiungere e su quello che stiamo facendo per arrivarci.

Non dobbiamo avere sogni. Dobbiamo avere obiettivi. Chi ci aiuterà a realizzarli, ce l’abbiamo già. Dio crede in noi, o non c’avrebbe mai creato se avesse pensato che saremmo stati solo uno spreco d’ossigeno su questa Terra.
Adesso tocca a noi credere in Lui, ma credere anche, e soprattutto, in noi stessi e nei nostri sogni.

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Saverio Corsini on settembre 3rd, 2017

Cosa sono i sogni? Senza troppi giri di parole, cominciamo subito con questa domanda dalla risposta sottovalutata. In primo luogo, precisiamo che in questo frangente non ci riferiamo a quegli episodi mentali che avvengono durante il sonno, di cui Freud ha voluto dare le sue mille interpretazioni e diagnosi; parliamo dei sogni su cui fondiamo la nostra vita, delle direzioni e delle mete che ci poniamo di raggiungere. Diventare medico, crearsi una famiglia, comprare casa, laurearsi, acquistare un carretto di gelati, vincere i campionati nazionali di pallavolo, girare un film, incidere un singolo, scrivere un best-seller, imparare il thailandese, girare per il mondo… Alcuni di questi “sogni” citati possono sembrare utopie, eppure per qualcuno sono veri e propri progetti. Ognuno di noi ha il suo sogno, potremmo dire che ognuno di noi, senza rendersene conto, è il suo sogno.

Pensiamoci bene: fin da piccoli investiamo tempo, denaro, impegno, noi stessi per realizzare ciò che è iniziato come un piccolo desiderio. Per quanto spesso malediciamo il luogo in cui siamo nati e non siamo soddisfatti della famiglia in cui cresciamo, è esattamente lì, in quel posto e con quei genitori che dovevamo vivere, per andare incontro al nostro sogno: ricordiamoci che noi siamo creature create da un Creatore, a cui piace altrettanto sognare; ricordiamoci che non dobbiamo guardare alle situazioni che sembrano avverse alla nostra riuscita, ma al nostro primo, vero Padre, Colui che c’ha dato un cuore capace di contenere l’amore, il coraggio e la forza necessari per custodire e realizzare i nostri desideri. A volte la famiglia ci è d’aiuto: ci sprona, ci paga il corso di balletto a cui vogliamo iscriverci, ci incoraggia ad andare a scuola e a studiare, anche quando proprio non ci va, è presente alle partite di calcetto e assiste a tutti gli spettacoli scolastici possibili e immaginabili, anche quelli in cui interpretiamo il ruolo della mela; ma non per tutti è così.
A volte i genitori non li abbiamo, a volte ci ritengono così stupidi, che ci ripetono in continuazione che non combineremo mai niente nella vita (anche se abbiamo solo 6 anni), non sono disposti a comprarci lo strumento musicale per cui ci sentiamo portati, e non sprecano neppure una parola buona per dirci “Ce la farai!”. In qualche parte del mondo, alcuni genitori pensano addirittura che ai figli non serva andare a scuola.
Ma questo cosa significa? Che coloro che nascono in situazioni svantaggiose e svantaggiate sono destinati a vivere di bisogni, anziché di sogni? Perché ogni sogno non realizzato, diviene un bisogno, una frustrazione; il sogno determina la nostra identità e che ci crediate o no, tutti hanno dei sogni, anche chi non ne ha mai sentito parlare.

Dunque, per rispondere alla domanda con cui abbiamo aperto questo pezzo: i sogni siamo noi, i sogni sono la nostra vita.

La notizia positiva, riprendendo un discorso già accennato precedentemente, è che la realizzazione dei nostri sogni non dipende dalla nostra condizione familiare o economica, ma dalla nostra condizione con Dio: non per sembrare supponente o prepotente, ma Lui ha avuto la bella idea di metterci un determinato obiettivo nel cuore, e allora spetta anche a Lui aiutarci ad arrivarci. E Lui lo fa, eccome se lo fa, è sufficiente che noi Gli affidiamo quel sogno, il percorso da fare per attuarlo e credere che vedremo, al momento giusto, ciò che era solo un’immaginazione, diventare realtà.
Le circostanze e le persone esterne possono fermarci solo se noi glielo permettiamo: pensiamo a qualsiasi grande nome che leggiamo sui giornali oggi, spesso gente che viene dal nulla, da famiglie degradate o da paesi dimenticati dal resto del mondo, eppure che sono diventati quello che hanno sempre voluto essere, calciatori, attori, scrittori, scienziati. Non sono stati fermati dall’ostacolo, l’hanno superato. Le sfide ci aiutano a capire cosa siamo disposti a fare per adempiere le promesse che abbiamo fatto a noi stessi, le montagne servono a farci crescere in resistenza e pazienza, perché nella vita, spesso serviranno questi due elementi. E ci permetteranno anche, una volta superate, di incoraggiare coloro che le stanno affrontando e di aiutare gli altri a avverare i propri desideri.
Certo, quando saremo genitori, è bene ricordarci di credere nelle capacità dei nostri figli e incentivare i loro sogni (incentivare comprende due tipi di atti: verbale, quindi parole di incoraggiamento, espressione d’affetto; pratico, come ad esempio registrazione al corso che serve al proprio figlio per diventare suonatore di oboe professionista. Ps: non servono necessariamente tanti soldi per la formazione e l’istruzione, bensì spirito pratico ed organizzativo, ma anche di sacrificio, per esempio rinunciare a qualcosa di rinunciabile per acquistare il famoso oboe e così via).
Fin da piccoli, è bene che capiscano la strada da percorrere e chi vogliono diventare, indirizzandoli anche verso principi sani, perché senza saggezza e intelligenza (non quella biologica, ma quella “divina”), non si va da nessuna parte. Dio ci fornisce talenti da investire, opportunità da cogliere e sviluppa in noi – proprio attraverso i tanti odiati ostacoli – il carattere necessario non solo per realizzare il nostro sogno, ma per reggerlo e continuare a tenerlo in vita, una volta divenuto realtà.
I sogni non si realizzano da soli, in tutti i sensi: noi dobbiamo esaminare noi stessi, guardare alla nostra indole, capire a cosa teniamo di più e avere la fiducia di investire in Dio, come se Lui fosse una banca molto conveniente e che non ha intenzione di fregarci, perché se noi guadagniamo, guadagna anche Lui. Cosa? Che i propri figli trovano la loro identità, che è immagine e somiglianza del Padre.
E non si realizzano da soli, anche nel senso che, lungo la strada – oltre a Dio – troveremo persone disposte ad aiutarci e che potremo aiutare a raggiungere i loro obiettivi.

Dobbiamo essere disposti a rischiare, a credere in ciò che (ancora) non vediamo, perché “La fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”, com’è scritto nella lettera agli Ebrei, cap. 11. Passione, pazienza, disciplina, a volte sacrificio. E bisogna cambiare il modo di vedere le cose: non guardare alle sfide con stanchezza e demoralizzazione, ma, per citare Paolo: “Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l’aria”. Essere concentrati sulla meta da raggiungere e su quello che stiamo facendo per arrivarci.

Non dobbiamo avere sogni. Dobbiamo avere obiettivi. Chi ci aiuterà a realizzarli, ce l’abbiamo già. Dio crede in noi, o non c’avrebbe mai creato se avesse pensato che saremmo stati solo uno spreco d’ossigeno su questa Terra.
Adesso tocca a noi credere in Lui, ma credere anche, e soprattutto, in noi stessi e nei nostri sogni.

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Fede controcorrente on luglio 30th, 2016


CALCIO INTELLIGENTE?
.
Sono stato invitato a un gruppo in Internet dal titolo «Calcio intelligente». Ecco qualche riflessione, che in parte ho postato lì, che potrebbe stimolare la discussione qui.
     Ho qualche dubbio che esista qualcosa come il «calcio intelligente». Mercenaristrapagati a peso d’oro scendono in campo, inseguendo una palla; e migliaia di tifosi paganti si illudono, dicendo: «Abbiamo vinto!». Intanto fanno ingrossare il conto in banca dei proprietari del club calcistico, che vendono abbonamenti per gli stadi e il marchio per produrre gadget di ogni tipo; a ciò si aggiungono gli introiti provenienti dai mass-media (TV, radio, gruppi editoriali, ecc.), che vendono abbonamenti, giornali, libri, CD, DVD, ecc. I calciatori sono un prodotto come un altro, che viene sfruttato finché tira. Tali mercenari guadagnano milioni dall’essere prodotti di lusso e perché si vendano prodotti a loro nome.
     In nome dei loro idoli i tifosi hanno fatto grandi sacrifici; hanno pagato abbonamenti, sono andati in trasferta, hanno comprato tutto l’occorrente per apparire tifosi della squadra del cuore (cappellini, sciarpe, magliette, felpe, poster, palloni, ecc.).
     Tali idoli del calcio sembrano inseparabili dal club sportivo di appartenenza. Il tifo per la squadra del cuore è come una specie di devozione a una religione sportiva, con i suoi rituali e le sue liturgie. Infatti, ad esempio, per loro dire «Napoli» e dire «Higuain» era la stessa cosa. Tuttavia, quando viene offerto loro di più dai concorrenti, presto cambiano casacca.
     E che faranno ora i tifosi del Napoli, che si sono fatti tatuare il loro idolo Higuain sul braccio, sul polpaccio o sulla schiena in formato XXL? Ora, il loro idolo è diventato un traditore! Assomigliano a quelli, che si sono fatti tatuare il nome della loro amata sul corpo, pensando a un amore eterno, ma poi sono stati traditi dal migliore amico! Ora, quel nome è odiato e maledetto, ma esso resta proprio attaccato addosso.
     Come scrisse il vecchio e saggio Salomone: «Nullità delle nullità; tutto è nullità. […] Anche questo è nullità, è un correre dietro al vento» (Bibbia, Ecclesiaste 1,3; 2,26). Sì, correre dietro a una palla, è nullità! Una delle tante nullità di questo mondo, in cui lo sport diventa spettacolo, i calciatori idoli, il tifo diventa un surrogato di devozione religiosa e il business la fa da padrone.
     Era meglio, quando a inseguire la palla eravamo direttamente noi. Almeno ci misuravamo gli uni con gli altri, diventavamo consapevoli dei nostri punti di forza e dei nostri punti deboli, creavamo gioco di squadra, sviluppavamo strategie immediate e c’inventavamo trucchi. Allora sì che era un «Calcio intelligente».

.
*** Discuti questo tema qui o sulla mia pagina di “Facebook“: https://www.facebook.com/notes/fede-vivente/calcio-intelligente/1223579761006589

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Fede controcorrente on luglio 30th, 2016


CALCIO INTELLIGENTE?
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Sono stato invitato a un gruppo in Internet dal titolo «Calcio intelligente». Ecco qualche riflessione, che in parte ho postato lì, che potrebbe stimolare la discussione qui.
     Ho qualche dubbio che esista qualcosa come il «calcio intelligente». Mercenaristrapagati a peso d’oro scendono in campo, inseguendo una palla; e migliaia di tifosi paganti si illudono, dicendo: «Abbiamo vinto!». Intanto fanno ingrossare il conto in banca dei proprietari del club calcistico, che vendono abbonamenti per gli stadi e il marchio per produrre gadget di ogni tipo; a ciò si aggiungono gli introiti provenienti dai mass-media (TV, radio, gruppi editoriali, ecc.), che vendono abbonamenti, giornali, libri, CD, DVD, ecc. I calciatori sono un prodotto come un altro, che viene sfruttato finché tira. Tali mercenari guadagnano milioni dall’essere prodotti di lusso e perché si vendano prodotti a loro nome.
     In nome dei loro idoli i tifosi hanno fatto grandi sacrifici; hanno pagato abbonamenti, sono andati in trasferta, hanno comprato tutto l’occorrente per apparire tifosi della squadra del cuore (cappellini, sciarpe, magliette, felpe, poster, palloni, ecc.).
     Tali idoli del calcio sembrano inseparabili dal club sportivo di appartenenza. Il tifo per la squadra del cuore è come una specie di devozione a una religione sportiva, con i suoi rituali e le sue liturgie. Infatti, ad esempio, per loro dire «Napoli» e dire «Higuain» era la stessa cosa. Tuttavia, quando viene offerto loro di più dai concorrenti, presto cambiano casacca.
     E che faranno ora i tifosi del Napoli, che si sono fatti tatuare il loro idolo Higuain sul braccio, sul polpaccio o sulla schiena in formato XXL? Ora, il loro idolo è diventato un traditore! Assomigliano a quelli, che si sono fatti tatuare il nome della loro amata sul corpo, pensando a un amore eterno, ma poi sono stati traditi dal migliore amico! Ora, quel nome è odiato e maledetto, ma esso resta proprio attaccato addosso.
     Come scrisse il vecchio e saggio Salomone: «Nullità delle nullità; tutto è nullità. […] Anche questo è nullità, è un correre dietro al vento» (Bibbia, Ecclesiaste 1,3; 2,26). Sì, correre dietro a una palla, è nullità! Una delle tante nullità di questo mondo, in cui lo sport diventa spettacolo, i calciatori idoli, il tifo diventa un surrogato di devozione religiosa e il business la fa da padrone.
     Era meglio, quando a inseguire la palla eravamo direttamente noi. Almeno ci misuravamo gli uni con gli altri, diventavamo consapevoli dei nostri punti di forza e dei nostri punti deboli, creavamo gioco di squadra, sviluppavamo strategie immediate e c’inventavamo trucchi. Allora sì che era un «Calcio intelligente».

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Saverio Corsini on maggio 29th, 2014

Intervista a Mauro De Marco, fondatore del beach golf, realizzata durante il corso d’istruzione nella Facoltà di Scienze Motorie a Bari. 


Che cos’è il beach golf?

Saverio Corsini, Mauro De Marco (Fondatore beach golf), Mimmo Di Rella

Il beach golf non è altro che il golf da spiaggia, non è uno sport differente dal golf. Noi giochiamo a golf utilizzando le spiagge anziché i campi da golf. Questo non per spirito rivoluzionario, ma perché grazie al beach golf noi possiamo avvicinare tante persone e dimostrare loro quello che questo può anche essere uno sport e quindi far capire agli italiani che si può giocare a golf anche se non si ha tanti soldi, che è un’attività per tutti adatta per ogni età, e che può essere fatta da tutte le persone che hanno spirito sportivo.

C’è una differenza tecnica tra il golf tradizionale e il beach golf?
No, nessuna differenza, infatti si usano bastoni veri, il movimento del golf che si chiama swing è lo stesso. Quello che noi insegniamo è una metodologia nuova che fa accelerare il processo di apprendimento, l’unica differenza è che usiamo delle palline in poliuretano espanso e sono molto più leggere e fanno sessanta metri di volo se colpite bene ma sono assolutamente innocue. E questo ci consente anche di giocare in spazi dove sono presenti molte persone e quindi le spiagge, i parchi e anche le piazze delle città.

E’ una disciplina riconosciuta dal C.O.N.I.?
Sì, perché la B.G.S.A.  (Beach Golf Sport Association) è una federazione internazionale e in Italia è legata al C.O.N.I.(tramite l’Auxenne). Il beach golf è stato insignito tra i tredici sport che forse faranno parte dei giochi del mediterraneo dei beach game del 2015 e in questi giorni a Tarragona stanno decidendo i dieci che saranno poi quelli effettivi. Già essere lì vuol dire una grande attestazione perché è il C.O.N.I. e il C.I.O  che hanno scelto i giochi e la cosa ci fa molto piacere.

Quando è nato il beach golf e quale futuro vedi per questo sport? 
Il beach golf è nato in Italia nel 1999. Siamo speranzosi e certi che questo sport avrà successo principalmente per due motivi: è il primo sport al mondo dove il pubblico è all’interno del campo da gioco e per questa ragione è diventato oggetto di studio di ventisette università internazionali che si occupano di marketing  e di comunicazione; e in secondo luogo è l’unico beach sport a non essere nato in Italia. Di solito tutti gli sport come beach volley, beach soccer, beach tennis nascono dall’altra parte dell’oceano.

Qual è stata la risposta della gente a questo nuovo tipo di golf?
Le persone che non avevano mai giocato a golf sono state da subito incuriosite. Paradossalmente all’inizio i problemi li abbiamo avuti con i puristi del gioco, in quanto i giocatori italiani ci snobbavano e non volevano venire neanche a partecipare. Quindi abbiamo fatto venire campioni mondiali di golf  a giocare a beach golf. E in quel momento gli italiani, vedendo venire a giocare campioni a livello internazionale,  sono venuti anche loro.

Quali sono i mezzi che state utilizzando per diffondere il beach golf in Italia con una estate ormai vicina?
In questi anni abbiamo sofferto per mancanza di nuove leve ovvero di istruttori. Avevamo troppe richieste di poter svolgere la nostra attività in strutture alberghiere, villaggi turistici, stabilimenti balneari che istruttori. Perciò da qualche anno, abbiamo iniziato ad attivarci nelle facoltà di Scienze Motorie, dove in una settimana di corso full immersion di otto ore al giorno con un esame finale, riusciamo a trasformare dei ragazzi che fino a quel momento non conoscevano il golf, in amanti di questo gioco e diamo loro un brevetto di I livello come istruttori. A questo punto vengono inseriti nelle nostre attività ed insegniamo anche ad essere manager di se stessi, a costruirsi il proprio futuro e a crearsi un lavoro dignitoso.

Credi che un giorno si potrà parlare di campionati di beach golf agonistici?
Noi già facciamo dei campionati, ovvero negli ultimi anni facendo dei tour in Italia. Quest’anno faremo un campionato europeo, abbiamo invitato 30 stati continentali a partecipare, e si svolgerà dal 7 al 14 settembre a Pescara.

Qual è la reazione riscontrata nelle facoltà di Scienze Motorie? Credi che questi istruttori possano aumentare e divulgare il verbo del beach golf?
Assolutamente sì, il problema fondamentale non sono mai i ragazzi ma sono le istituzioni. Abbiamo sempre avuto difficoltà a far partire dei progetti  in quanto sono gli stessi coordinatori  che non capendo il progetto, presi da altre situazioni, si lasciano sfuggire l’occasione. Dovunque siamo andati invece ci hanno chiesto di tornare e abbiamo piantato la nostra bandierina. Bari per noi era un sogno voluto da un paio di anni, questo anno soltanto siamo riusciti a far capire il valore di questo progetto e in questo momento abbiamo già quarantasei ragazzi che stanno facendo il corso e che speriamo diventino tutti istruttori. Quindi il nostro vero scopo oggi è riuscire ad entrare nelle varie università, per formare persone capaci e far conoscere questo sport il più possibile.

Corso 1°livello per gli istruttori della BGSA della facoltà di Scienze Motorie di Bari

Le prossime tappe di beach golf?
Di tappe ne abbiamo molte, ad esempio a breve avremo competizioni di selezioni a Pescara, Riccione, Rimini, Cattolica, e altre sulla costa dell’Adriatico. Dalla parte del Tirreno abbiamo invece Gaeta, Latina fino a Napoli. Inoltre stiamo ci stiamo per il campionato europeo a Settembre. Altre cose interessanti di cui ci stiamo occupando sono l’apertura di beach range sulle spiagge , che sono dei campi per fare pratica, dove vengono inseriti i nostri istruttori, tengono le loro lezioni e creano delle mini competizioni. I primi beach range sono stati realizzati a Riccione e a Rimini e quest’anno , in uno stabilimento, ci hanno anche offerto la possibilità di realizzarlo e che sarà operativo dal 24 Maggio fino alla fine di Settembre e lì ci saranno mille operazioni dove abbiamo molti sponsor che hanno già finanziato la cosa.

Un sentito ringraziamento a Mauro De Marco
Intervista di Saverio Corsini  in data 07/05/2014

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Fede controcorrente on aprile 29th, 2013

OLTRE I PROPRI LIMITI

«Tempo addietro pensavo che, ancor prima d’iniziare a cantare lodi a te, dovevo lamentarmi di tutta la mia miseria. Ora, ti ho contemplato, e sono del tutto trasformato, perché tu mi hai portato ben oltre i limiti di me stesso» (Matilde di Magdeburgo, 1207-1282; Fonte: «Limiti [Oltre i ~]»).

Ammetto di non avere molte simpatie per i mistici. Tuttavia, quando ho letto, tempo fa, la preghiera di questa mistica tedesca del Medioevo, ho dovuto pensare al rapporto fra uno sportivo e il suo allenatore, da cui aveva ricevuto finora istruzioni solo per telefono. Ogni volta che lui gli chiedeva come vanno gli allenamenti, era tutto un lamento sulle molteplici cose, che non andavano. Un giorno, l’istruttore venne lui stesso, gli fece vedere come bisogna fare, mostrandogli esempi concreti; ciò fu per l’allievo una vera trasformazione. L’addestratore lo fece provare, fece superare allo sportivo i limiti di se stesso, aumentò gradualmente la sua efficienza e portò l’allievo al massimo delle sue prestazioni. Tale atleta poté diventare un campione della sua categoria.

Similmente avviene nella vita di fedecol nostro rapporto col Signore. Possiamo lamentarci con Lui di mille cose che non vanno nella nostra vita, negli altri, nelle circostanze, nel nostro servizio, e così via. Così creiamo una cortina fumogena, che ci impedisce di vedere, con gli occhi della fede, ciò che il Signore è e che cosa vuole da noi. Quando ci mettiamo a contemplare il Signore, mediante la meditazione della sua Parola, la lode personale e comunitaria, allora vediamo la sua grandezza e ci disponiamo a essere da Lui trasformati, allenati e portati molto di là dai nostri limiti. Allora la nostra vita di fede, le nostre giornate, il nostro servizio, i nostri rapporti con l’ambiente e con gli altri non saranno più gli stessi. Ci terremo sempre allenati, contemplando il nostro Allenatore e mettendo in pratica le sue istruzioni, e potremo essere vittoriosi

     ■ «Non sapete voi che coloro i quali corrononello stadio, corrono bensì tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo. Chiunque fa l’atletaè temperato in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona corruttibile; ma noi, una incorruttibile. Io quindi corro, ma non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l’aria; anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, che talora, dopo aver predicato agli altri, io stesso non sia squalificato» (1 Corinzi 9,24-27).

     ■ «Non che io abbia già ottenuto il premio o che sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il corso, se mai io possa afferrare il premio; poiché anch’io sono stato afferrato da Cristo Gesù. Fratelli, io non reputo d’avere ancora ottenuto il premio; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno dinanzi, proseguo il corso verso la mèta, per ottenere il premio della suprema vocazione di Dio in Cristo Gesù» (Filippesi 3,12ss).

Che cosa ne pensate? Quali sono al riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?

Il resto dello scritto si trova sul sito.

     [CONTINUA LA LETTURA: www.diakrisis.altervista.org/_Cres/T1-Oltre_limiti_Avv.htm] Solo dopo aver letto l’intero scritto, voi che rispondereste nel merito alle questioni in esso contenute? {Nicola Martella}

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