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Preghiera

Salvatore Di Dio on ottobre 13th, 2017
La preghiera di attesa per il risveglio (Atti 1:14) 
La storia dei risvegli ci dice che molti sono nati dalla preghiera.
Per esempio Ken Terhoven scrive: “Nel 1857 Jeremiah Lanphier si presentò al suo appuntamento con la ‘Chiesa Riformata Olandese’ come missionario cittadino della città di New York. La chiesa stava soffrendo di una perdita di membri, freddezza e apatia. Preoccupato dai bisogni della chiesa e della città, egli decise di invitare altri a condividere il suo peso e a organizzare un incontro di preghiera a mezzogiorno che si tenesse una volta a settimana. Il 23 settembre 1857 solo sei persone vennero a pregare. Il mercoledì seguente ne vennero venti. Durante la settimana successiva c’erano quaranta intercessori e nel giro di sei mesi diecimila persone erano riunite per pregare in ciascun edificio disponibile. In due anni un milione di convertiti furono aggiunti alla chiesa senza che la maggior parte di loro avesse mai sentito un sermone. Le preghiere continuarono fino a che il risveglio si era diffuso per tutta l’America”.

Un altro esempio lo riporta il predicatore Duncan Campbell riguardo il risveglio nell’isola Scozzese di Lewis dal 1949-53. Riguardo ciò che avvenne nel villaggio di Arnol scrive: “ Forse il più grande di tutti i miracoli si verificò nel paese di Arnol, dove l’indifferenza per le cose di Dio era all’ordine del giorno. La resistenza fu grande, ma anche lì i credenti cercarono rifugio nella potente arma del risveglio: la preghiera. Una sera, mentre si erano radunati davanti a Dio e si aspettava l’esaudimento, dopo la mezzanotte, Dio fece irruzione, e un’ondata di risveglio inondò il paese. Ogni resistenza fuggì davanti alla presenza del Signore della vita. Qui divenne chiaro ciò che può fare una preghiera persistente, e che alla preghiera dei credenti non sarà ritenuto nulla, tranne ciò che non è nella volontà di Dio. I credenti di Arnol possono confermare che la casa nella quale ci eravamo radunati, durante la preghiera di un fratello, tremò fin nelle sue fondamenta. La forza di Dio inondò la casa, onda dopo onda, e pochi minuti dopo questa visitazione divina, uomini e donne giacevano sulla loro faccia, in preda a una grandissima angoscia. Dio aveva in questo paese le sue ‘sentinelle’”.
Riguardo il risveglio a Lewis, un’altra caratteristica è lo spirito di attesa, sempre Duncan Campbell scrive: “L’agire soprannaturale di Dio e dello Spirito Santo nella forza del risveglio è qualcosa che nessun uomo può descrivere in maniera esauriente, e sarebbe anche stolto cercare di farlo! Ciò nonostante si può dire che il risveglio di Lewis presenta alcune caratteristiche che sono già state osservate in risvegli del passato. Una di queste caratteristiche è lo spirito di attesa. Lì ho incontrato un gruppo di uomini che si muovevano sul piano elevato di una cieca fiducia in Dio. Già durante la prima memorabile riunione, subito dopo il mio arrivo sulle isole Ebridi, mi rimasero impresse la fiducia e la sicurezza che venivano espresse a Dio in ogni preghiera”. 
Questo spirito di attesa lo troviamo proprio qui in Atti 1:14.
Il versetto 14 è spesso considerato come il primo dei “sommari” degli Atti, quei passaggi in cui Luca da una descrizione generalizzata dell’attività della comunità cristiana. 
Il tempo prima della Pentecoste era un momento di attesa, un tempo trascorso in preghiera per lo Spirito promesso, e connesso a questo la potenza di testimoniare, come poi avverrà da come leggiamo nel libro degli Atti. 
In Atti 1:4-5 e 8 leggiamo: “Trovandosi con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’attuazione della promessa del Padre, ‘la quale’, egli disse, ‘avete udita da me. Perché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni’. … Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra”.
Non c’è testimonianza efficace senza lo Spirito Santo e questo si attende in preghiera!!
Così possiamo dire che la preghiera è la risposta alla rivelazione di Dio, alle Sue promesse.
Gesù aveva loro promesso che gli avrebbe mandato lo Spirito Santo e avrebbero avuto così potenza.
Aveva comandato loro di aspettare che venisse e poi avrebbero iniziato la loro testimonianza potente! Impariamo dunque che le promesse di Dio non rendono superflua la preghiera, al contrario, le promesse di Dio c’incoraggiano a pregare e ad avere la fiducia che Egli ascolta e risponderà!
Quando Dio fa una promessa noi dobbiamo credere in quella promessa e attenderla con la preghiera! 
Noi dobbiamo pregare facendo appello a Dio riguardo le sue promesse così anche per il risveglio! Che comunque rimane una manifestazione sovrana di Dio!
Dio decide i tempi, i modi, le persone da usare, e la salvezza degli individui (Giona 2:9; Atti 2:47; 2 Tessalonicesi 2:13; Apocalisse 7:10)
Noi vediamo tre elementi essenziali per la preghiera.
In questa attesa vediamo:
I LA COSTANZA.
“Abbiamo bisogno di più cristiani per i quali la preghiera è la prima risorsa, non l’ultima” (John Blanchard).
Eppure è la cosa che trascuriamo di più sia a livello privato che comunitario, infatti noi vediamo che gli incontri di preghiera sono trascurati da molti cristiani!
“Se l’uomo è l’uomo e Dio è Dio, vivere senza preghiera non è solo una cosa terribile, è una cosa infinitamente stolta” (Phillips Brooks).
Certamente non lo erano i credenti di cui parlava Luca, noi vediamo, infatti che la caratteristica principale che ha segnato la vita dei discepoli, delle donne, e dei familiari di Gesù: la madre e i fratelli, dopo la Sua dipartenza, è stata la preghiera.
Il verbo “perseverarono” (proskarterountes – presente attivo participio) indica essere impegnati, dedicati, risoluti, ostinati, indica che ogni giorno erano costanti, persistenti nella preghiera comunitaria.
Nella sala di sopra, gli undici apostoli (v.13), insieme alle donne, e alla mamma e ai fratelli di Gesù pregavano risolutamente e continuamente attendendo la promessa di essere rivestiti dalla potenza che viene dall’alto (Luca 24:49; Atti 1:8).
La preghiera sarà un segno distintivo della chiesa primitiva, per esempio in Atti 2:42 leggiamo che i tremila convertiti aggiunti ai discepoli “erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere” (Atti 2:42; cfr.1:24; 3:1; 4:24, 6:4,6).
Gesù aveva insegnato ai discepoli a pregare costantemente, noi infatti in Luca 11:9 leggiamo ciò che disse Gesù: “Io altresì vi dico: chiedete con perseveranza, e vi sarà dato; cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto”.
E poi un altro esempio dell’insegnamento di Gesù sul pregare sempre e non stancarsi, che dimostra anche la natura della nostra fede, è la parabola del giudice ingiusto. 
Il motivo di questa parabola lo leggiamo al v.1 dove è scritto: “Propose loro ancora questa parabola per mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi”.
Ma Gesù stesso pregava durante il suo ministero terreno (Matteo 14:23; Marco 1:35; 6:46; Luca 9:18, 28-29; cfr. Giovanni 6:15; 17:1-26), si appartava sul Monte degli Ulivi per tutta la notte (Luca 21:37-38; Giovanni 8:1-2).
Questo gruppo di credenti, allora praticano, ciò che hanno imparato da Gesù: la preghiera perseverante!
Paolo dice in 1 Tessalonicesi 5:17: “Non cessate mai di pregare”. (Romani 12:12; Efesini 6:18; Colossesi 4:2).
La preghiera non deve essere limitata a certe ore prescritte, ma dovrebbe essere un elemento comune e costante della vita quotidiana dei cristiani!
I credenti devono avere un atteggiamento di preghiera in ogni momento. 
Questo atteggiamento è possibile se riconosciamo che dipendiamo da Dio, se desideriamo stare alla Sua presenza e se desideriamo obbedirgli, se lo mettiamo al primo posto nella nostra vita!
“Non cessate mai di pregare” stabilisce la preghiera, non come parte della vita cristiana, ma come tutto!
Pregare sempre, però, non è l’esperienza della maggior parte dei cristiani!
Il fatto che perseveravano nella preghiera, evidenzia che gli apostoli non si sono concentrati su se stessi, né sul loro compito, ma su Dio il cui potere sostiene la loro vita e li aiuta nella loro missione. 
In Atti 6:4 gli apostoli riaffermano la priorità della preghiera e della predicazione per la guida della chiesa di Gerusalemme.
Prima che i discepoli di Gesù fanno qualsiasi cosa, pregano Dio, sia con lodi, petizioni, o intercessione, in quanto dipendono totalmente da Dio nella cui sovranità hanno fiducia.
La preghiera non è altro la dichiarazione che dipendiamo da Dio!
“La preghiera è debolezza appoggiata all’onnipotenza” (W. S. Bowden).
Ci sono molti ostacoli per la preghiera: la stanchezza, la rassegnazione, lo scoraggiamento, la pigrizia, accontentarsi della mediocrità spirituale, vergognarsi davanti a Dio per il peccato, l’amarezza, non sentire il bisogno, essere presi, o indaffarati per altre faccende. 
Ma la preghiera privata e comunitaria è importante per la nostra vita cristiana, per la chiesa e quindi per la gloria di Dio, trascurarla significa peccare, perché stiamo dicendo a Dio che non abbiamo bisogno di Lui e perché Dio vuole che noi preghiamo costantemente!
In questo testo vediamo ancora:
II LA CONCORDIA. 
A. A. Hodge diceva: “ Non c’è dubbio che se c’è un Dio, c’è solo una chiesa; se c’è un solo Cristo, c’è solo una chiesa; se c’è una sola croce, c’è solo una chiesa; se c’è solo uno Spirito Santo, c’è una sola chiesa”.
Il testo ci dice: “Tutti questi perseveravano concordi nella preghiera”.
Ci sono tanti aspetti importanti nella vita cristiana, dopo la conversione, due di questi sono: la potenza che dà lo Spirito Santo nel servire Gesù Cristo e la preghiera perseverante nell’unanimità della chiesa! 
Senza preghiera e concordia non c’è una piena benedizione della potenza dello Spirito Santo!
Una chiesa divisa non vive nella pienezza dello Spirito Santo! Perché lo Spirito Santo non porta divisioni, ma unità (Efesini 4:3), pertanto quando questa unità non c’è, lo Spirito Santo è rattristato!
Dio vuole che siamo ripieni e promette lo Spirito Santo, ma molti cristiani non ne sono ripieni! (Luca 11:9-13; Efesini 5:18-21), ed ecco perché tanti non vivono una vita abbondante, non hanno potenza! 
In certe chiese si fa affidamento più a una preparazione, a programmi e strategie umane che poi risultano ovviamente infruttuose!, e non nella potenza dello Spirito Santo!
Quindi, uno dei motivi per cui il flusso della potenza dello Spirito Santo è bloccata è: la mancanza di unità, i rancori che serpeggiano all’interno della chiesa, l’anarchia, le divisioni interne, e così via.
Il Signore vuole benedirci con il Suo Spirito, ma dobbiamo pregare concordi e per farlo dobbiamo essere uniti senza divisioni e rancori!
Dobbiamo essere uniti, sotto la Signoria e volontà di Gesù Cristo, se vogliamo che la Sua benedizione scenda sulla chiesa!
Ora ciò che è scritto è:
A) La concordia era una caratteristica della chiesa primordiale.
Vi era un’unità diversificata nel gruppo della sala di sopra (vv.13-14), come quella chiesa, ai nostri tempi, composta da ex delinquenti, forze dell’ordine, e altri tipi di persone, rigenerate dallo Spirito Santo, pregavano concordi e gioiosi il Signore Gesù Cristo!
In Atti, vediamo, persone diverse sotto la Signoria di Gesù Cristo, ma concordi nella preghiera che aspettavano di ricevere ciò che Gesù aveva promesso: lo Spirito Santo e la Sua potenza!
Dunque, gli undici apostoli (v.13) insieme alle donne, alla madre e ai fratelli di Gesù pregavano concordi.
“Concordi” (homothumadon) significa con una sola mente, all’unanimità, comune accordo, armonia, con un solo proposito, progetto, o un solo impulso.
Questo gruppo di cristiani andava nella stessa direzione! Non era diviso!
Questo gruppo, oltre a stare insieme a pregare nella sala di sopra dove di consueto si trovavano, avevano
un atteggiamento condiviso di cuore e di mente. 
Essi presentano le loro preghiere all’unanimità ed esprimono un’unità perfetta, una caratteristica della chiesa primitiva, infatti il riferimento all’armonia e all’unanimità dei discepoli è ripetutamente sottolineata negli Atti.
Per esempio in Atti 4:24 è scritto: “Udito ciò, essi alzarono concordi la voce a Dio, e dissero: ‘Signore, tu sei colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi’” (Atti 2:46; 5:12; 15:25).
B) La concordia deve essere conservata.
I singoli cristiani devono sforzarsi di conservare l’unità dello Spirito, cioè l’unità spirituale della chiesa con il vincolo della pace dice Efesini 4:3.
L’unità della chiesa è stata possibile mediante la morte di Gesù sulla croce (Efesini 2:14-18), e resa effettiva per l’opera dello Spirito Santo.
Benché allora, l’unità della chiesa non è un’opera umana, i cristiani hanno la responsabilità di non distruggere questa unità, ma devono sforzarsi di conservarla, proteggerla con la pace. 
“Sforzatevi” (spoudazontes – presente attivo participio) indica zelo, cura attenta, e sforzo, quindi ogni giorno, non si deve abbassare la guardia!
Quando tutti i membri della chiesa vivono nella pace che Gesù ha dato loro, l’unità della chiesa sarà allora conservata!
C) La concordia è in Cristo.
Il Nuovo Testamento ammonisce quelle chiese per le divisioni e richiama all’unità!
Per esempio alla chiesa divisa di Corinto, Paolo dice esortando in 1 Corinzi 1:10-13: “Ora, fratelli, vi esorto, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad aver tutti un medesimo parlare e a non aver divisioni tra di voi, ma a stare perfettamente uniti nel medesimo modo di pensare e di sentire. Infatti, fratelli miei, mi è stato riferito da quelli di casa Cloe che tra di voi ci sono contese. Voglio dire che ciascuno di voi dichiara: ‘Io sono di Paolo’; ‘io d’Apollo’; ‘io di Cefa’; ‘io di Cristo’.  Cristo è forse diviso? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete voi stati battezzati nel nome di Paolo?”
Paolo ci fa capire che la chiesa non può essere divisa perché Cristo non è diviso, in questo modo sta affermando che dobbiamo essere uniti in Cristo.
È impossibile che Gesù Cristo sia diviso, è uno e quindi la chiesa il Suo corpo, è uno!
“Un medesimo parlare” è un appello alla concordia; all’unanimità, alla pace, all’unità e quindi a non litigare.
“Stare perfettamente uniti” (katērtismenoi – perfetto medio participio) ha il senso di riportare qualcosa alla sua giusta posizione; era una parola usata per la riparazione delle reti (Matteo 4:21).
In questo caso si riferisce a “riparare” l’unità della chiesa.
Quindi la chiesa di Corinto non era nella condizione che avrebbe dovuto essere: mancava di unità, c’erano delle fratture, dei partiti al suo interno.
Paolo esorta la chiesa a mettere da parte la divisione partitica e a essere, invece unita, a mettere le cose a posto!
Paolo esorta a essere uniti in un medesimo modo di pensare (noi) ad avere la stessa mentalità; e di sentire (gnōmē), avere gli stessi obiettivi, scopi, intenzioni, e discernimento.
Paolo esorta Evodia e Sintiche, della chiesa di Filippi, “a essere concordi” (to auto phronein), cioè ad avere lo stesso modo di pensare nel Signore.
Significa pensare la stessa cosa, avere lo stesso atteggiamento, avere la stessa opinione ed essere intenzionati allo stesso scopo.
“Nel Signore” è la motivazione per cui devono essere concordi, e cioè perché sono sorelle in Cristo, sono entrambi unite con il Signore, e quindi dovrebbero essere concordi come discepole del Signore, in un atteggiamento sottomesso al Signore, o come è giusto per coloro che sono sotto la signoria di Cristo (Filippesi 4:2).
Quando il modo di pensare è nel Signore, questo informa e ispira l’atteggiamento.
In questo caso queste due donne devono avere il giusto atteggiamento reciproco concentrandosi sulla loro vita in unione con il Signore, o in sottomissione al Signore, e non un atteggiamento ripiegato su se stesse!
Quando il legame comune nel Signore diventa centrale, l’atteggiamento l’uno verso l’altro sarà lo stesso di Cristo Gesù espresso sulla via della croce: non si pretenderanno i propri diritti per il proprio vantaggio, ma si prenderà forma di un servo, ci si si umilierà per il bene della chiesa (Filippesi 2:2-8).
Quindi prima di litigare con un altro membro di chiesa, o se c’è stata una discussione che divide, dobbiamo guardare la nostra identità: siamo discepoli del Signore, siamo uniti al Signore a cui noi dobbiamo essere sottomessi, e non al nostro io, al nostro orgoglio ed egoismo!
Se Gesù non è al centro della nostra vita non ci preoccuperemo e ci sforzeremo minimante del bene dell’unità della chiesa, dei nostri fratelli, ma solo del nostro interesse!
Paolo prega per la chiesa di Roma affinché abbiano un medesimo sentimento secondo Cristo (Romani 15:5-6).
Paolo prega affinché i cristiani di Roma abbiano l’armonia tra di loro, una visione e uno scopo comuni, che si amino l’un l’altro secondo l’esempio, il carattere, la volontà, e il comando di Cristo.
La persona di Gesù Cristo è il fulcro dell’unità cristiana e più i cristiani sono d’accordo con Lui e su di Lui, tanto più probabilmente saranno d’accordo tra loro.
Infine in questo versetto troviamo:
III LA COLLETTIVITÀ. 
Nella collettività troviamo:
A) Gli apostoli
È scritto: “Tutti questi”, cioè gli undici apostoli, come leggiamo al v.13.
Ci troviamo a Gerusalemme, gli apostoli tornarono da dal monte dell’Uliveto, e salirono nella sala di sopra dove erano solito stare.
Non si sa bene di chi fosse questa casa, alcuni studiosi pensano si tratti della casa dove fu celebrata l’ultima cena e dove Gesù apparve agli apostoli dopo la Sua resurrezione. 
Alcuni hanno identificato questa casa come la casa della madre di Marco (cfr. Atti 12:12), ma non possiamo esserne sicuri. 
Comunque, dopo gli incontri con il Gesù risorto, gli apostoli hanno preso coraggio per lodare Dio al tempio (cfr. Giovanni 20:19 con Luca 24:53), e quindi incontrarsi per pregare insieme in questa “sala di sopra”.
Gli undici apostoli erano: Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d’ Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda di Giacomo, noto anche come Taddeo (Matteo 10:3; Marco 3:18); Giuda Iscariota non c’è più (Matteo 27:3-10; Atti 1:16-20).
Gli apostoli, sono stati scelti da Gesù (Luca 6:14-16), Luca li mette in evidenza come la base, o il nucleo della chiesa, quindi la continuità storica tra il tempo di Gesù – di cui loro ne furono testimoni della Sua attività, morte e resurrezione (Atti 10:39) e del Suo insegnamento – e la fondazione della chiesa a Gerusalemme, per poi essere Suoi testimoni fra i popoli, facendo discepoli a Gesù, battezzandoli e insegnando ciò che Gesù ha insegnato loro (Matteo 28:18-20).
Come testimoni di Gesù, i discepoli non testimoniano le proprie esperienze, testimoniano la risurrezione di Gesù morto come Messia d’Israele per l’espiazione dei peccati. 
Quindi, i dodici hanno diversi ruoli.
(1) I dodici sono il nucleo, o la base della chiesa, ovviamente dopo Gesù (Luca 22:28-30; Efesini 2:20-21;). 
(2) I dodici sono testimoni della risurrezione di Gesù (Luca 24:48; Atti 1:8,21-22; 2:32; 3:15; 4:2,10,33, 5:32). 
Essendo stati chiamati e commissionati da Gesù, sono ambasciatori autorizzati di Gesù, testimoni della sua vita, della morte e della risurrezione.
(3) I dodici sono insegnanti autorevoli che espongono la Scrittura e spiegano la vita, la morte e la risurrezione, e l’esaltazione di Gesù ai Giudei e ai Gentili (Atti 2:42,44-47; 4:2,30-31; 5:21-22,28, 42). 
La loro attività principale è la preghiera e il ministero della Parola di Dio (Atti 6: 2,4). 
Poi Luca parla di:
B) Donne.
Tenuto conto, del disprezzo per le donne, ai tempi del Nuovo Testamento (i rabbini si rifiutavano di insegnare a loro e li mettevano in una posizione inferiore a quella dell’uomo), la partecipazione equa delle donne è degna di nota, soprattutto il loro raggruppamento con gli uomini.
Gli apostoli stavano portando avanti l’esempio di Gesù, quello cioè di rompere le barriere umane!
In Galati 3:28 leggiamo: “Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù”.
Davanti a Dio maschi e femmine hanno pari dignità!!
Il numero delle donne presenti è indefinito ma chi sono queste donne?
Le donne, molto probabilmente includevano le mogli degli apostoli (cfr. 1 Corinzi 9:5), e le donne, come Maria Maddalena; Giovanna, Susanna, ma anche molte altre che hanno accompagnato Gesù durante il suo ministero, lo hanno sostenuto finanziariamente, hanno assistito alla sua crocifissione, avevano fatto i preparativi necessari per la Sua sepoltura e hanno riportato la notizia della risurrezione di Gesù ai discepoli (Luca 8:2-3; 23:49,55-56; 24:9-10). Vi potevano essere altre donne discepole che seguivano Gesù, o anche le sorelle di Gesù (Matteo 13:56). 
Quindi vediamo donne impegnate nel servizio cristiano, donne di fede e zelanti, che hanno avuto un ruolo importante per il progresso del Regno di Dio!
Le donne hanno sempre avuto un ruolo importante per la chiesa, qualcuno ha detto: “La forza della chiesa è sempre stata in gran parte nelle sue donne”.
Ovviamente il riferimento è alle donne devote, donne che ai tempi della chiesa primitiva avevano la testimonianza di castità, d’intelligenza, di negazione di sé, di pietà genuina e inalterata!
All’interno del gruppo che pregavano vi erano allora delle donne devote!
Infine troviamo:
C) I parenti di Gesù.
Luca scrive della madre e dei fratelli di Gesù.
È scritto (Marco 3:21) che i parenti pensavano che Gesù fosse fuori di sé (exestē) incapace di ragionare, che ha perso la testa, chr fosse uno squilibrato mentale.
Di Maria, madre di Gesù si parla poco nei vangeli, se ne parla soprattutto per quanto riguardo il concepimento di Gesù e l’infanzia, adolescenza (per esempio Matteo 1-2; Luca 1-2; Giovanni 2:1-12); poi durante il Suo ministero (Marco 6:3; Matteo 12:46-47; 13:55), e poco prima della Sua morte (Giovanni 19:26-27).
Il progetto divino per Maria, era di concepire e partorire il Messia, è stata una donna sottomessa a Dio (Luca 1:38), dopo di che la troviamo all’interno della chiesa nascente come credente, quindi dimostra che non ha cambiato la sua devozione.
Poi, però, non si  parlerà più di lei, questo è l’ultimo versetto del Nuovo Testamento dove si parla di Maria, questo è significativo.
I vangeli ci dicono che Gesù aveva dei fratelli, i loro nomi sono: Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda (Matteo 13:55, Marco 6:3).
Il termine “fratelli” (adelphois) non significa che erano cugini (anepsios – Colossesi 4:10), figli di una sorellastra di Maria, e nemmeno figli nati da Giuseppe in un matrimonio precedente, ma si riferisce ai figli nati a Giuseppe e Maria dopo la nascita di Gesù. 
Dai Vangeli noi apprendiamo che i fratelli di Gesù erano ostili verso di lui, non gli credevano (Giovanni 7:5; vedi anche Marco 3:21). 
Si pensa generalmente che la risurrezione di Gesù li abbia portati alla fede (1 Corinzi 15:7).
Anche loro all’avvio della vita della chiesa, sono registrati come devoti osservanti della vita preghiera con gli altri membri di questo gruppo notevole compagnia di cristiani.
È importante pertanto pregare comunitariamente tutti insieme alla chiesa riunita per un risveglio!
CONCLUSIONE.
La chiesa nascente sta mostrando alcune delle sue caratteristiche fondamentali: lo stare insieme concordi in preghiera aspettando la realizzazione delle promesse di Dio per svolgere la missione che il Signore Gesù ha affidato loro!
Luca vuole chiaramente comunicarci come i discepoli si preparavano alla venuta dello Spirito attraverso la preghiera perseverante comunitaria con responsabili, con gli altri membri: uomini e donne!
Arthur Matthews afferma: “La storia spirituale di una missione o di una chiesa è scritta nella sua vita di preghiera”. 
Questo passaggio, quindi, ha molto da insegnarci sulla preghiera nell’attesa di ricevere lo Spirito Santo per un ministero potente!
L’idea di preghiera perseverante in una comunità unita, senza lacerazioni interne rappresenta una chiave per una preghiera efficace secondo la volontà di Dio, una preghiera fino a quando non è esaudita da Dio secondo le Sue promesse!
La preghiera prima di tutto deve mirare ad allineare i nostri cuori alla volontà di Dio e aspettare con fede che Dio ci esaudirà! (Marco 11:24; Ebrei 11:6).
Come abbiamo visto nell’introduzione, spesso i grandi movimenti di preghiera iniziano con uno o più individui che sentono il peso della preghiera, che condividono questo peso con gli altri e continuano a pregare con loro fino a quando non scende dal cielo la benedizione, e a volte possono passare anni, perché Dio ha i Suoi progetti, i Suoi tempi, la Sua logica! 
Gesù aveva dato loro una missione (Atti 1:8) e cosa fanno gli apostoli? Come iniziano la missione? Con la preghiera!
Aspettano in preghiera che si realizzi la promessa! 
Gli apostoli erano consapevoli dell’importanza della preghiera – non come molti oggi che pensano di farne a meno – perché confidano di più nelle tecniche, risorse e tecnologie umane, e non nella potenza che scende dall’alto!
Senza la potenza dello Spirito Santo che opera nei servi di Dio non c’è risveglio!
Ciò che può cambiare una persona, ciò che può cambiare, tante persone, è la potenza che viene da Dio, e non le capacità, o il meglio che può avere un uomo!
Certamente Dio può usare uomini privi di cultura, dalle parole sgrammaticate, se la potenza dello Spirito Santo è con loro, questi uomini avranno certamente più successo dei più eccellenti predicatori con diverse lauree!
Ciò che può cambiare le persone è la potenza che viene da Dio, lo Spirito Santo e non i talenti, o le risorse umane. 
Certamente un eloquente predicatore, dalle profonde capacità intellettuali, può riempire un locale di culto, ma solo la potenza dello Spirito Santo, può rendere il predicatore potente e salvare attraverso la predicazione una persona! 
Questo accadrà nel libro degli Atti: quegli uomini deboli nelle mani dello Spirito Santo furono strumenti potenti di salvezza!
Noi dobbiamo ricercare in preghiera costantemente la pienezza dello Spirito Santo che operi come vuole e non secondo i nostri programmi, strumenti e logica!
Questo potrà essere l’alba di un risveglio!

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Salvatore Di Dio on ottobre 13th, 2017
La preghiera di attesa per il risveglio (Atti 1:14) 
La storia dei risvegli ci dice che molti sono nati dalla preghiera.
Per esempio Ken Terhoven scrive: “Nel 1857 Jeremiah Lanphier si presentò al suo appuntamento con la ‘Chiesa Riformata Olandese’ come missionario cittadino della città di New York. La chiesa stava soffrendo di una perdita di membri, freddezza e apatia. Preoccupato dai bisogni della chiesa e della città, egli decise di invitare altri a condividere il suo peso e a organizzare un incontro di preghiera a mezzogiorno che si tenesse una volta a settimana. Il 23 settembre 1857 solo sei persone vennero a pregare. Il mercoledì seguente ne vennero venti. Durante la settimana successiva c’erano quaranta intercessori e nel giro di sei mesi diecimila persone erano riunite per pregare in ciascun edificio disponibile. In due anni un milione di convertiti furono aggiunti alla chiesa senza che la maggior parte di loro avesse mai sentito un sermone. Le preghiere continuarono fino a che il risveglio si era diffuso per tutta l’America”.

Un altro esempio lo riporta il predicatore Duncan Campbell riguardo il risveglio nell’isola Scozzese di Lewis dal 1949-53. Riguardo ciò che avvenne nel villaggio di Arnol scrive: “ Forse il più grande di tutti i miracoli si verificò nel paese di Arnol, dove l’indifferenza per le cose di Dio era all’ordine del giorno. La resistenza fu grande, ma anche lì i credenti cercarono rifugio nella potente arma del risveglio: la preghiera. Una sera, mentre si erano radunati davanti a Dio e si aspettava l’esaudimento, dopo la mezzanotte, Dio fece irruzione, e un’ondata di risveglio inondò il paese. Ogni resistenza fuggì davanti alla presenza del Signore della vita. Qui divenne chiaro ciò che può fare una preghiera persistente, e che alla preghiera dei credenti non sarà ritenuto nulla, tranne ciò che non è nella volontà di Dio. I credenti di Arnol possono confermare che la casa nella quale ci eravamo radunati, durante la preghiera di un fratello, tremò fin nelle sue fondamenta. La forza di Dio inondò la casa, onda dopo onda, e pochi minuti dopo questa visitazione divina, uomini e donne giacevano sulla loro faccia, in preda a una grandissima angoscia. Dio aveva in questo paese le sue ‘sentinelle’”.
Riguardo il risveglio a Lewis, un’altra caratteristica è lo spirito di attesa, sempre Duncan Campbell scrive: “L’agire soprannaturale di Dio e dello Spirito Santo nella forza del risveglio è qualcosa che nessun uomo può descrivere in maniera esauriente, e sarebbe anche stolto cercare di farlo! Ciò nonostante si può dire che il risveglio di Lewis presenta alcune caratteristiche che sono già state osservate in risvegli del passato. Una di queste caratteristiche è lo spirito di attesa. Lì ho incontrato un gruppo di uomini che si muovevano sul piano elevato di una cieca fiducia in Dio. Già durante la prima memorabile riunione, subito dopo il mio arrivo sulle isole Ebridi, mi rimasero impresse la fiducia e la sicurezza che venivano espresse a Dio in ogni preghiera”. 
Questo spirito di attesa lo troviamo proprio qui in Atti 1:14.
Il versetto 14 è spesso considerato come il primo dei “sommari” degli Atti, quei passaggi in cui Luca da una descrizione generalizzata dell’attività della comunità cristiana. 
Il tempo prima della Pentecoste era un momento di attesa, un tempo trascorso in preghiera per lo Spirito promesso, e connesso a questo la potenza di testimoniare, come poi avverrà da come leggiamo nel libro degli Atti. 
In Atti 1:4-5 e 8 leggiamo: “Trovandosi con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’attuazione della promessa del Padre, ‘la quale’, egli disse, ‘avete udita da me. Perché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni’. … Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra”.
Non c’è testimonianza efficace senza lo Spirito Santo e questo si attende in preghiera!!
Così possiamo dire che la preghiera è la risposta alla rivelazione di Dio, alle Sue promesse.
Gesù aveva loro promesso che gli avrebbe mandato lo Spirito Santo e avrebbero avuto così potenza.
Aveva comandato loro di aspettare che venisse e poi avrebbero iniziato la loro testimonianza potente! Impariamo dunque che le promesse di Dio non rendono superflua la preghiera, al contrario, le promesse di Dio c’incoraggiano a pregare e ad avere la fiducia che Egli ascolta e risponderà!
Quando Dio fa una promessa noi dobbiamo credere in quella promessa e attenderla con la preghiera! 
Noi dobbiamo pregare facendo appello a Dio riguardo le sue promesse così anche per il risveglio! Che comunque rimane una manifestazione sovrana di Dio!
Dio decide i tempi, i modi, le persone da usare, e la salvezza degli individui (Giona 2:9; Atti 2:47; 2 Tessalonicesi 2:13; Apocalisse 7:10)
Noi vediamo tre elementi essenziali per la preghiera.
In questa attesa vediamo:
I LA COSTANZA.
“Abbiamo bisogno di più cristiani per i quali la preghiera è la prima risorsa, non l’ultima” (John Blanchard).
Eppure è la cosa che trascuriamo di più sia a livello privato che comunitario, infatti noi vediamo che gli incontri di preghiera sono trascurati da molti cristiani!
“Se l’uomo è l’uomo e Dio è Dio, vivere senza preghiera non è solo una cosa terribile, è una cosa infinitamente stolta” (Phillips Brooks).
Certamente non lo erano i credenti di cui parlava Luca, noi vediamo, infatti che la caratteristica principale che ha segnato la vita dei discepoli, delle donne, e dei familiari di Gesù: la madre e i fratelli, dopo la Sua dipartenza, è stata la preghiera.
Il verbo “perseverarono” (proskarterountes – presente attivo participio) indica essere impegnati, dedicati, risoluti, ostinati, indica che ogni giorno erano costanti, persistenti nella preghiera comunitaria.
Nella sala di sopra, gli undici apostoli (v.13), insieme alle donne, e alla mamma e ai fratelli di Gesù pregavano risolutamente e continuamente attendendo la promessa di essere rivestiti dalla potenza che viene dall’alto (Luca 24:49; Atti 1:8).
La preghiera sarà un segno distintivo della chiesa primitiva, per esempio in Atti 2:42 leggiamo che i tremila convertiti aggiunti ai discepoli “erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere” (Atti 2:42; cfr.1:24; 3:1; 4:24, 6:4,6).
Gesù aveva insegnato ai discepoli a pregare costantemente, noi infatti in Luca 11:9 leggiamo ciò che disse Gesù: “Io altresì vi dico: chiedete con perseveranza, e vi sarà dato; cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto”.
E poi un altro esempio dell’insegnamento di Gesù sul pregare sempre e non stancarsi, che dimostra anche la natura della nostra fede, è la parabola del giudice ingiusto. 
Il motivo di questa parabola lo leggiamo al v.1 dove è scritto: “Propose loro ancora questa parabola per mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi”.
Ma Gesù stesso pregava durante il suo ministero terreno (Matteo 14:23; Marco 1:35; 6:46; Luca 9:18, 28-29; cfr. Giovanni 6:15; 17:1-26), si appartava sul Monte degli Ulivi per tutta la notte (Luca 21:37-38; Giovanni 8:1-2).
Questo gruppo di credenti, allora praticano, ciò che hanno imparato da Gesù: la preghiera perseverante!
Paolo dice in 1 Tessalonicesi 5:17: “Non cessate mai di pregare”. (Romani 12:12; Efesini 6:18; Colossesi 4:2).
La preghiera non deve essere limitata a certe ore prescritte, ma dovrebbe essere un elemento comune e costante della vita quotidiana dei cristiani!
I credenti devono avere un atteggiamento di preghiera in ogni momento. 
Questo atteggiamento è possibile se riconosciamo che dipendiamo da Dio, se desideriamo stare alla Sua presenza e se desideriamo obbedirgli, se lo mettiamo al primo posto nella nostra vita!
“Non cessate mai di pregare” stabilisce la preghiera, non come parte della vita cristiana, ma come tutto!
Pregare sempre, però, non è l’esperienza della maggior parte dei cristiani!
Il fatto che perseveravano nella preghiera, evidenzia che gli apostoli non si sono concentrati su se stessi, né sul loro compito, ma su Dio il cui potere sostiene la loro vita e li aiuta nella loro missione. 
In Atti 6:4 gli apostoli riaffermano la priorità della preghiera e della predicazione per la guida della chiesa di Gerusalemme.
Prima che i discepoli di Gesù fanno qualsiasi cosa, pregano Dio, sia con lodi, petizioni, o intercessione, in quanto dipendono totalmente da Dio nella cui sovranità hanno fiducia.
La preghiera non è altro la dichiarazione che dipendiamo da Dio!
“La preghiera è debolezza appoggiata all’onnipotenza” (W. S. Bowden).
Ci sono molti ostacoli per la preghiera: la stanchezza, la rassegnazione, lo scoraggiamento, la pigrizia, accontentarsi della mediocrità spirituale, vergognarsi davanti a Dio per il peccato, l’amarezza, non sentire il bisogno, essere presi, o indaffarati per altre faccende. 
Ma la preghiera privata e comunitaria è importante per la nostra vita cristiana, per la chiesa e quindi per la gloria di Dio, trascurarla significa peccare, perché stiamo dicendo a Dio che non abbiamo bisogno di Lui e perché Dio vuole che noi preghiamo costantemente!
In questo testo vediamo ancora:
II LA CONCORDIA. 
A. A. Hodge diceva: “ Non c’è dubbio che se c’è un Dio, c’è solo una chiesa; se c’è un solo Cristo, c’è solo una chiesa; se c’è una sola croce, c’è solo una chiesa; se c’è solo uno Spirito Santo, c’è una sola chiesa”.
Il testo ci dice: “Tutti questi perseveravano concordi nella preghiera”.
Ci sono tanti aspetti importanti nella vita cristiana, dopo la conversione, due di questi sono: la potenza che dà lo Spirito Santo nel servire Gesù Cristo e la preghiera perseverante nell’unanimità della chiesa! 
Senza preghiera e concordia non c’è una piena benedizione della potenza dello Spirito Santo!
Una chiesa divisa non vive nella pienezza dello Spirito Santo! Perché lo Spirito Santo non porta divisioni, ma unità (Efesini 4:3), pertanto quando questa unità non c’è, lo Spirito Santo è rattristato!
Dio vuole che siamo ripieni e promette lo Spirito Santo, ma molti cristiani non ne sono ripieni! (Luca 11:9-13; Efesini 5:18-21), ed ecco perché tanti non vivono una vita abbondante, non hanno potenza! 
In certe chiese si fa affidamento più a una preparazione, a programmi e strategie umane che poi risultano ovviamente infruttuose!, e non nella potenza dello Spirito Santo!
Quindi, uno dei motivi per cui il flusso della potenza dello Spirito Santo è bloccata è: la mancanza di unità, i rancori che serpeggiano all’interno della chiesa, l’anarchia, le divisioni interne, e così via.
Il Signore vuole benedirci con il Suo Spirito, ma dobbiamo pregare concordi e per farlo dobbiamo essere uniti senza divisioni e rancori!
Dobbiamo essere uniti, sotto la Signoria e volontà di Gesù Cristo, se vogliamo che la Sua benedizione scenda sulla chiesa!
Ora ciò che è scritto è:
A) La concordia era una caratteristica della chiesa primordiale.
Vi era un’unità diversificata nel gruppo della sala di sopra (vv.13-14), come quella chiesa, ai nostri tempi, composta da ex delinquenti, forze dell’ordine, e altri tipi di persone, rigenerate dallo Spirito Santo, pregavano concordi e gioiosi il Signore Gesù Cristo!
In Atti, vediamo, persone diverse sotto la Signoria di Gesù Cristo, ma concordi nella preghiera che aspettavano di ricevere ciò che Gesù aveva promesso: lo Spirito Santo e la Sua potenza!
Dunque, gli undici apostoli (v.13) insieme alle donne, alla madre e ai fratelli di Gesù pregavano concordi.
“Concordi” (homothumadon) significa con una sola mente, all’unanimità, comune accordo, armonia, con un solo proposito, progetto, o un solo impulso.
Questo gruppo di cristiani andava nella stessa direzione! Non era diviso!
Questo gruppo, oltre a stare insieme a pregare nella sala di sopra dove di consueto si trovavano, avevano
un atteggiamento condiviso di cuore e di mente. 
Essi presentano le loro preghiere all’unanimità ed esprimono un’unità perfetta, una caratteristica della chiesa primitiva, infatti il riferimento all’armonia e all’unanimità dei discepoli è ripetutamente sottolineata negli Atti.
Per esempio in Atti 4:24 è scritto: “Udito ciò, essi alzarono concordi la voce a Dio, e dissero: ‘Signore, tu sei colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi’” (Atti 2:46; 5:12; 15:25).
B) La concordia deve essere conservata.
I singoli cristiani devono sforzarsi di conservare l’unità dello Spirito, cioè l’unità spirituale della chiesa con il vincolo della pace dice Efesini 4:3.
L’unità della chiesa è stata possibile mediante la morte di Gesù sulla croce (Efesini 2:14-18), e resa effettiva per l’opera dello Spirito Santo.
Benché allora, l’unità della chiesa non è un’opera umana, i cristiani hanno la responsabilità di non distruggere questa unità, ma devono sforzarsi di conservarla, proteggerla con la pace. 
“Sforzatevi” (spoudazontes – presente attivo participio) indica zelo, cura attenta, e sforzo, quindi ogni giorno, non si deve abbassare la guardia!
Quando tutti i membri della chiesa vivono nella pace che Gesù ha dato loro, l’unità della chiesa sarà allora conservata!
C) La concordia è in Cristo.
Il Nuovo Testamento ammonisce quelle chiese per le divisioni e richiama all’unità!
Per esempio alla chiesa divisa di Corinto, Paolo dice esortando in 1 Corinzi 1:10-13: “Ora, fratelli, vi esorto, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad aver tutti un medesimo parlare e a non aver divisioni tra di voi, ma a stare perfettamente uniti nel medesimo modo di pensare e di sentire. Infatti, fratelli miei, mi è stato riferito da quelli di casa Cloe che tra di voi ci sono contese. Voglio dire che ciascuno di voi dichiara: ‘Io sono di Paolo’; ‘io d’Apollo’; ‘io di Cefa’; ‘io di Cristo’.  Cristo è forse diviso? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete voi stati battezzati nel nome di Paolo?”
Paolo ci fa capire che la chiesa non può essere divisa perché Cristo non è diviso, in questo modo sta affermando che dobbiamo essere uniti in Cristo.
È impossibile che Gesù Cristo sia diviso, è uno e quindi la chiesa il Suo corpo, è uno!
“Un medesimo parlare” è un appello alla concordia; all’unanimità, alla pace, all’unità e quindi a non litigare.
“Stare perfettamente uniti” (katērtismenoi – perfetto medio participio) ha il senso di riportare qualcosa alla sua giusta posizione; era una parola usata per la riparazione delle reti (Matteo 4:21).
In questo caso si riferisce a “riparare” l’unità della chiesa.
Quindi la chiesa di Corinto non era nella condizione che avrebbe dovuto essere: mancava di unità, c’erano delle fratture, dei partiti al suo interno.
Paolo esorta la chiesa a mettere da parte la divisione partitica e a essere, invece unita, a mettere le cose a posto!
Paolo esorta a essere uniti in un medesimo modo di pensare (noi) ad avere la stessa mentalità; e di sentire (gnōmē), avere gli stessi obiettivi, scopi, intenzioni, e discernimento.
Paolo esorta Evodia e Sintiche, della chiesa di Filippi, “a essere concordi” (to auto phronein), cioè ad avere lo stesso modo di pensare nel Signore.
Significa pensare la stessa cosa, avere lo stesso atteggiamento, avere la stessa opinione ed essere intenzionati allo stesso scopo.
“Nel Signore” è la motivazione per cui devono essere concordi, e cioè perché sono sorelle in Cristo, sono entrambi unite con il Signore, e quindi dovrebbero essere concordi come discepole del Signore, in un atteggiamento sottomesso al Signore, o come è giusto per coloro che sono sotto la signoria di Cristo (Filippesi 4:2).
Quando il modo di pensare è nel Signore, questo informa e ispira l’atteggiamento.
In questo caso queste due donne devono avere il giusto atteggiamento reciproco concentrandosi sulla loro vita in unione con il Signore, o in sottomissione al Signore, e non un atteggiamento ripiegato su se stesse!
Quando il legame comune nel Signore diventa centrale, l’atteggiamento l’uno verso l’altro sarà lo stesso di Cristo Gesù espresso sulla via della croce: non si pretenderanno i propri diritti per il proprio vantaggio, ma si prenderà forma di un servo, ci si si umilierà per il bene della chiesa (Filippesi 2:2-8).
Quindi prima di litigare con un altro membro di chiesa, o se c’è stata una discussione che divide, dobbiamo guardare la nostra identità: siamo discepoli del Signore, siamo uniti al Signore a cui noi dobbiamo essere sottomessi, e non al nostro io, al nostro orgoglio ed egoismo!
Se Gesù non è al centro della nostra vita non ci preoccuperemo e ci sforzeremo minimante del bene dell’unità della chiesa, dei nostri fratelli, ma solo del nostro interesse!
Paolo prega per la chiesa di Roma affinché abbiano un medesimo sentimento secondo Cristo (Romani 15:5-6).
Paolo prega affinché i cristiani di Roma abbiano l’armonia tra di loro, una visione e uno scopo comuni, che si amino l’un l’altro secondo l’esempio, il carattere, la volontà, e il comando di Cristo.
La persona di Gesù Cristo è il fulcro dell’unità cristiana e più i cristiani sono d’accordo con Lui e su di Lui, tanto più probabilmente saranno d’accordo tra loro.
Infine in questo versetto troviamo:
III LA COLLETTIVITÀ. 
Nella collettività troviamo:
A) Gli apostoli
È scritto: “Tutti questi”, cioè gli undici apostoli, come leggiamo al v.13.
Ci troviamo a Gerusalemme, gli apostoli tornarono da dal monte dell’Uliveto, e salirono nella sala di sopra dove erano solito stare.
Non si sa bene di chi fosse questa casa, alcuni studiosi pensano si tratti della casa dove fu celebrata l’ultima cena e dove Gesù apparve agli apostoli dopo la Sua resurrezione. 
Alcuni hanno identificato questa casa come la casa della madre di Marco (cfr. Atti 12:12), ma non possiamo esserne sicuri. 
Comunque, dopo gli incontri con il Gesù risorto, gli apostoli hanno preso coraggio per lodare Dio al tempio (cfr. Giovanni 20:19 con Luca 24:53), e quindi incontrarsi per pregare insieme in questa “sala di sopra”.
Gli undici apostoli erano: Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d’ Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda di Giacomo, noto anche come Taddeo (Matteo 10:3; Marco 3:18); Giuda Iscariota non c’è più (Matteo 27:3-10; Atti 1:16-20).
Gli apostoli, sono stati scelti da Gesù (Luca 6:14-16), Luca li mette in evidenza come la base, o il nucleo della chiesa, quindi la continuità storica tra il tempo di Gesù – di cui loro ne furono testimoni della Sua attività, morte e resurrezione (Atti 10:39) e del Suo insegnamento – e la fondazione della chiesa a Gerusalemme, per poi essere Suoi testimoni fra i popoli, facendo discepoli a Gesù, battezzandoli e insegnando ciò che Gesù ha insegnato loro (Matteo 28:18-20).
Come testimoni di Gesù, i discepoli non testimoniano le proprie esperienze, testimoniano la risurrezione di Gesù morto come Messia d’Israele per l’espiazione dei peccati. 
Quindi, i dodici hanno diversi ruoli.
(1) I dodici sono il nucleo, o la base della chiesa, ovviamente dopo Gesù (Luca 22:28-30; Efesini 2:20-21;). 
(2) I dodici sono testimoni della risurrezione di Gesù (Luca 24:48; Atti 1:8,21-22; 2:32; 3:15; 4:2,10,33, 5:32). 
Essendo stati chiamati e commissionati da Gesù, sono ambasciatori autorizzati di Gesù, testimoni della sua vita, della morte e della risurrezione.
(3) I dodici sono insegnanti autorevoli che espongono la Scrittura e spiegano la vita, la morte e la risurrezione, e l’esaltazione di Gesù ai Giudei e ai Gentili (Atti 2:42,44-47; 4:2,30-31; 5:21-22,28, 42). 
La loro attività principale è la preghiera e il ministero della Parola di Dio (Atti 6: 2,4). 
Poi Luca parla di:
B) Donne.
Tenuto conto, del disprezzo per le donne, ai tempi del Nuovo Testamento (i rabbini si rifiutavano di insegnare a loro e li mettevano in una posizione inferiore a quella dell’uomo), la partecipazione equa delle donne è degna di nota, soprattutto il loro raggruppamento con gli uomini.
Gli apostoli stavano portando avanti l’esempio di Gesù, quello cioè di rompere le barriere umane!
In Galati 3:28 leggiamo: “Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù”.
Davanti a Dio maschi e femmine hanno pari dignità!!
Il numero delle donne presenti è indefinito ma chi sono queste donne?
Le donne, molto probabilmente includevano le mogli degli apostoli (cfr. 1 Corinzi 9:5), e le donne, come Maria Maddalena; Giovanna, Susanna, ma anche molte altre che hanno accompagnato Gesù durante il suo ministero, lo hanno sostenuto finanziariamente, hanno assistito alla sua crocifissione, avevano fatto i preparativi necessari per la Sua sepoltura e hanno riportato la notizia della risurrezione di Gesù ai discepoli (Luca 8:2-3; 23:49,55-56; 24:9-10). Vi potevano essere altre donne discepole che seguivano Gesù, o anche le sorelle di Gesù (Matteo 13:56). 
Quindi vediamo donne impegnate nel servizio cristiano, donne di fede e zelanti, che hanno avuto un ruolo importante per il progresso del Regno di Dio!
Le donne hanno sempre avuto un ruolo importante per la chiesa, qualcuno ha detto: “La forza della chiesa è sempre stata in gran parte nelle sue donne”.
Ovviamente il riferimento è alle donne devote, donne che ai tempi della chiesa primitiva avevano la testimonianza di castità, d’intelligenza, di negazione di sé, di pietà genuina e inalterata!
All’interno del gruppo che pregavano vi erano allora delle donne devote!
Infine troviamo:
C) I parenti di Gesù.
Luca scrive della madre e dei fratelli di Gesù.
È scritto (Marco 3:21) che i parenti pensavano che Gesù fosse fuori di sé (exestē) incapace di ragionare, che ha perso la testa, chr fosse uno squilibrato mentale.
Di Maria, madre di Gesù si parla poco nei vangeli, se ne parla soprattutto per quanto riguardo il concepimento di Gesù e l’infanzia, adolescenza (per esempio Matteo 1-2; Luca 1-2; Giovanni 2:1-12); poi durante il Suo ministero (Marco 6:3; Matteo 12:46-47; 13:55), e poco prima della Sua morte (Giovanni 19:26-27).
Il progetto divino per Maria, era di concepire e partorire il Messia, è stata una donna sottomessa a Dio (Luca 1:38), dopo di che la troviamo all’interno della chiesa nascente come credente, quindi dimostra che non ha cambiato la sua devozione.
Poi, però, non si  parlerà più di lei, questo è l’ultimo versetto del Nuovo Testamento dove si parla di Maria, questo è significativo.
I vangeli ci dicono che Gesù aveva dei fratelli, i loro nomi sono: Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda (Matteo 13:55, Marco 6:3).
Il termine “fratelli” (adelphois) non significa che erano cugini (anepsios – Colossesi 4:10), figli di una sorellastra di Maria, e nemmeno figli nati da Giuseppe in un matrimonio precedente, ma si riferisce ai figli nati a Giuseppe e Maria dopo la nascita di Gesù. 
Dai Vangeli noi apprendiamo che i fratelli di Gesù erano ostili verso di lui, non gli credevano (Giovanni 7:5; vedi anche Marco 3:21). 
Si pensa generalmente che la risurrezione di Gesù li abbia portati alla fede (1 Corinzi 15:7).
Anche loro all’avvio della vita della chiesa, sono registrati come devoti osservanti della vita preghiera con gli altri membri di questo gruppo notevole compagnia di cristiani.
È importante pertanto pregare comunitariamente tutti insieme alla chiesa riunita per un risveglio!
CONCLUSIONE.
La chiesa nascente sta mostrando alcune delle sue caratteristiche fondamentali: lo stare insieme concordi in preghiera aspettando la realizzazione delle promesse di Dio per svolgere la missione che il Signore Gesù ha affidato loro!
Luca vuole chiaramente comunicarci come i discepoli si preparavano alla venuta dello Spirito attraverso la preghiera perseverante comunitaria con responsabili, con gli altri membri: uomini e donne!
Arthur Matthews afferma: “La storia spirituale di una missione o di una chiesa è scritta nella sua vita di preghiera”. 
Questo passaggio, quindi, ha molto da insegnarci sulla preghiera nell’attesa di ricevere lo Spirito Santo per un ministero potente!
L’idea di preghiera perseverante in una comunità unita, senza lacerazioni interne rappresenta una chiave per una preghiera efficace secondo la volontà di Dio, una preghiera fino a quando non è esaudita da Dio secondo le Sue promesse!
La preghiera prima di tutto deve mirare ad allineare i nostri cuori alla volontà di Dio e aspettare con fede che Dio ci esaudirà! (Marco 11:24; Ebrei 11:6).
Come abbiamo visto nell’introduzione, spesso i grandi movimenti di preghiera iniziano con uno o più individui che sentono il peso della preghiera, che condividono questo peso con gli altri e continuano a pregare con loro fino a quando non scende dal cielo la benedizione, e a volte possono passare anni, perché Dio ha i Suoi progetti, i Suoi tempi, la Sua logica! 
Gesù aveva dato loro una missione (Atti 1:8) e cosa fanno gli apostoli? Come iniziano la missione? Con la preghiera!
Aspettano in preghiera che si realizzi la promessa! 
Gli apostoli erano consapevoli dell’importanza della preghiera – non come molti oggi che pensano di farne a meno – perché confidano di più nelle tecniche, risorse e tecnologie umane, e non nella potenza che scende dall’alto!
Senza la potenza dello Spirito Santo che opera nei servi di Dio non c’è risveglio!
Ciò che può cambiare una persona, ciò che può cambiare, tante persone, è la potenza che viene da Dio, e non le capacità, o il meglio che può avere un uomo!
Certamente Dio può usare uomini privi di cultura, dalle parole sgrammaticate, se la potenza dello Spirito Santo è con loro, questi uomini avranno certamente più successo dei più eccellenti predicatori con diverse lauree!
Ciò che può cambiare le persone è la potenza che viene da Dio, lo Spirito Santo e non i talenti, o le risorse umane. 
Certamente un eloquente predicatore, dalle profonde capacità intellettuali, può riempire un locale di culto, ma solo la potenza dello Spirito Santo, può rendere il predicatore potente e salvare attraverso la predicazione una persona! 
Questo accadrà nel libro degli Atti: quegli uomini deboli nelle mani dello Spirito Santo furono strumenti potenti di salvezza!
Noi dobbiamo ricercare in preghiera costantemente la pienezza dello Spirito Santo che operi come vuole e non secondo i nostri programmi, strumenti e logica!
Questo potrà essere l’alba di un risveglio!

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Salvatore Di Dio on ottobre 12th, 2017
Matteo 6:11: Dacci il nostro pane quotidiano.
“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.
Dopo i tre soggetti di preghiera incentrati su Dio, che ci indicano che va messo sopra ogni cosa non dimenticando la Sua gloria, Gesù nel suo insegnamento sulla preghiera, passa al soggetto dei nostri bisogni primari. Andiamo, dunque a Dio portando i nostri bisogni, ma lo facciamo dopo aver considerato Dio, così non saremo arroganti, disperati e nemmeno ansiosi. Nella società moderna occidentale, dove il cibo è pianificato e assicurato anticipatamente, la dipendenza quotidiana da Dio è lontana dalla nostra esperienza, ma in molte altre parti del mondo oggi, come nel contesto dove visse Gesù, non era così. Lo stile di vita di molti lavoratori era precario, vivevano alla giornata, venivano pagati un giorno alla volta e saltare un giorno di lavoro, significava avere seri problemi. Anche per Gesù e per i suoi discepoli durante la loro missione itinerante, la fornitura quotidiana dei bisogni materiali non era scontata (cfr. Matteo 8:20; 10:9-14,40-42).

Noi viviamo su questa terra e dobbiamo mantenerci in vita, abbiamo bisogni fisici, e in questo dipendiamo da Dio; così preghiamo il Dio da cui dipendiamo per la nostra esistenza. Il pane, è la base alimentare per la nostra vita, per il nostro sostegno fisico, e viene da Dio, Dio è Colui che provvede (cfr. Salmo 104:14-15, 27-28; Matteo 6:25, 32-33; Atti 17:24-28). Ma “dacci oggi il nostro pane quotidiano” non rappresenta solo il cibo, significa “dacci oggi quello che ci è necessario per vivere”, include tutti i bisogni materiali necessari per vivere la nostra vita sulla terra. Il punto allora è: chiedere a Dio quello che è sufficiente per noi ogni giorno, riguarda i bisogni primari. Non ci viene chiesto di pregare per il lusso, o per l’abbondanza, ma per le cose necessarie per vivere. In Proverbi 30:7-9 leggiamo: “Io ti ho chiesto due cose; non me le rifiutare, prima che io muoia; allontana da me vanità e parola bugiarda; non darmi né povertà né ricchezze, cibami del pane che mi è necessario, perché io, una volta sazio, non ti rinneghi e dica: “Chi è il SIGNORE?” oppure, diventato povero, non rubi, e profani il nome del mio Dio”. L’autore dei Proverbi ha chiesto a Dio solo di avere il necessario per vivere in modo da dipendere sempre da Lui ed essergli sempre fedele. Così questa richiesta del “Padre nostro” ha diversi insegnamenti. 1) Ci parla della grazia di Dio da cui dipendiamo ogni giorno per vivere. Ogni cosa buona che abbiamo viene dalla mano di Dio (Salmo 145:15-16; Giacomo 1:17). 2) Ci parla della preghiera di fede quotidiana; la richiesta non si estende oltre il limite immediato, ma è fatta un giorno alla volta. La preghiera incoraggia una continua dipendenza da Dio; il discepolo non chiede a Dio un approvvigionamento per un lungo periodo, sa di dipendere costantemente da Dio, e allora prega ogni giorno in questo modo. 3) Ci parla di bisogni primari, chiedere ciò di cui abbiamo bisogno per vivere quotidianamente, non si riferisce a chiedere cose che possiamo farne anche a meno. 4) Ci parla di una preghiera per la comunità cristiana, infatti dice “nostro pane”.

Allora noi dobbiamo fidarci di Dio ogni giorno per i bisogni quotidiani, dobbiamo affidarli a Dio in preghiera con la certezza che provvederà (Filippesi 4:19). 

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Salvatore Di Dio on ottobre 12th, 2017
Matteo 6:11: Dacci il nostro pane quotidiano.
“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.
Dopo i tre soggetti di preghiera incentrati su Dio, che ci indicano che va messo sopra ogni cosa non dimenticando la Sua gloria, Gesù nel suo insegnamento sulla preghiera, passa al soggetto dei nostri bisogni primari. Andiamo, dunque a Dio portando i nostri bisogni, ma lo facciamo dopo aver considerato Dio, così non saremo arroganti, disperati e nemmeno ansiosi. Nella società moderna occidentale, dove il cibo è pianificato e assicurato anticipatamente, la dipendenza quotidiana da Dio è lontana dalla nostra esperienza, ma in molte altre parti del mondo oggi, come nel contesto dove visse Gesù, non era così. Lo stile di vita di molti lavoratori era precario, vivevano alla giornata, venivano pagati un giorno alla volta e saltare un giorno di lavoro, significava avere seri problemi. Anche per Gesù e per i suoi discepoli durante la loro missione itinerante, la fornitura quotidiana dei bisogni materiali non era scontata (cfr. Matteo 8:20; 10:9-14,40-42).

Noi viviamo su questa terra e dobbiamo mantenerci in vita, abbiamo bisogni fisici, e in questo dipendiamo da Dio; così preghiamo il Dio da cui dipendiamo per la nostra esistenza. Il pane, è la base alimentare per la nostra vita, per il nostro sostegno fisico, e viene da Dio, Dio è Colui che provvede (cfr. Salmo 104:14-15, 27-28; Matteo 6:25, 32-33; Atti 17:24-28). Ma “dacci oggi il nostro pane quotidiano” non rappresenta solo il cibo, significa “dacci oggi quello che ci è necessario per vivere”, include tutti i bisogni materiali necessari per vivere la nostra vita sulla terra. Il punto allora è: chiedere a Dio quello che è sufficiente per noi ogni giorno, riguarda i bisogni primari. Non ci viene chiesto di pregare per il lusso, o per l’abbondanza, ma per le cose necessarie per vivere. In Proverbi 30:7-9 leggiamo: “Io ti ho chiesto due cose; non me le rifiutare, prima che io muoia; allontana da me vanità e parola bugiarda; non darmi né povertà né ricchezze, cibami del pane che mi è necessario, perché io, una volta sazio, non ti rinneghi e dica: “Chi è il SIGNORE?” oppure, diventato povero, non rubi, e profani il nome del mio Dio”. L’autore dei Proverbi ha chiesto a Dio solo di avere il necessario per vivere in modo da dipendere sempre da Lui ed essergli sempre fedele. Così questa richiesta del “Padre nostro” ha diversi insegnamenti. 1) Ci parla della grazia di Dio da cui dipendiamo ogni giorno per vivere. Ogni cosa buona che abbiamo viene dalla mano di Dio (Salmo 145:15-16; Giacomo 1:17). 2) Ci parla della preghiera di fede quotidiana; la richiesta non si estende oltre il limite immediato, ma è fatta un giorno alla volta. La preghiera incoraggia una continua dipendenza da Dio; il discepolo non chiede a Dio un approvvigionamento per un lungo periodo, sa di dipendere costantemente da Dio, e allora prega ogni giorno in questo modo. 3) Ci parla di bisogni primari, chiedere ciò di cui abbiamo bisogno per vivere quotidianamente, non si riferisce a chiedere cose che possiamo farne anche a meno. 4) Ci parla di una preghiera per la comunità cristiana, infatti dice “nostro pane”.

Allora noi dobbiamo fidarci di Dio ogni giorno per i bisogni quotidiani, dobbiamo affidarli a Dio in preghiera con la certezza che provvederà (Filippesi 4:19). 

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Gaetano Rizzo on ottobre 9th, 2017

Salvo diversa indicazione le citazioni bibliche saranno tratte dalla “Nuova Diodati”.   In passato già numerose volte si è parlato di tale argomento. Molti credono giustamente che è giusto rivolgere preghiere al Figlio di Dio, ma non tutti sono d’accordo. Infatti gruppi religiosi come i testimoni di Geova e anche credenti di altre confessioni religiose … Continua a leggere

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Salvatore Di Dio on ottobre 2nd, 2017
Matteo 6:10: Sia fatta la volontà di Dio.
“Sia fatta la tua volontà anche in terra come è fatta in cielo”.
Questo soggetto di preghiera è molto abusato, ma se molte persone capissero realmente questa preghiera, avrebbero difficoltà a recitarlo! Secondo molti studiosi, questa preghiera si riferisce alla realizzazione degli scopi di Dio nel mondo, sia all’obbedienza delle persone a Dio nel presente e sia per il regno di Dio avvenire, quando gli scopi salvifici di Dio saranno pienamente adempiuti. Le parole finali, “anche in terra come è fatta in cielo”, indica tutto il creato. Non c’è nulla che si oppone alla volontà di Dio nei cieli, quindi il desiderio è che questo avvenga anche sulla terra. Così, dunque, un vero credente, quando fa questa preghiera, sta pregando che la volontà di Dio sia obbedita e la sua volontà salvifica si adempia. Inoltre, “sia fatta la volontà di Dio”, implica aspetti importanti per la nostra vita personale. Quando rivolgiamo a Dio sinceramente, questa preghiera, gli chiediamo di fare ciò che è necessario per rendere la Sua volontà prevalente e determinante nella nostra vita. Due aspetti sono importanti riguardo la nostra esistenza.

1) Il primo aspetto è accettare tutto quello che Dio opera nella nostra vita.
Significa accettare “il bello e il cattivo tempo”, le gioie e i dolori. Significa chiedere a Dio che ci dia la grazia e la pazienza di sopportare volentieri ogni sorta di malattia, di povertà, di vergogna, di sofferenza e di avversità. Significa non essere disperati, tristi, rancorosi e induriti verso Dio. Significa essere sottomessi sempre a Dio anche se la nostra vita va a pezzi. Significa dare un pieno consenso alla volontà di Dio per la nostra vita anche quando la nostra vita è provata, quando Dio ci chiama a soffrire (cfr. Matteo 26:36-42).
2) Il secondo aspetto è crocifiggere la nostra volontà per essere sottomessi a quella di Dio. 
Significa avere il desiderio che il nostro Io sia piegato a Dio. “Fare la volontà” di Dio significa mettere in pratica, obbedire ai Suoi comandamenti (Matteo 5:16, 20 48; 7:12,20; 7:21-29). Ancora, pregando che la volontà di Dio sia fatta in terra, i discepoli di Gesù non solo s’impegnano a fare la volontà di Dio, ma s’impegnano anche a incoraggiare gli altri a seguire il loro esempio. Significa desiderare che il regno di Dio si cresca e si espanda. Quindi chiedere a Dio che sia fatta la Sua volontà significa non volere altro che la volontà di Dio, significa essere sottomessi a Lui. Noi come discepoli di Gesù siamo chiamati a seguire il Suo esempio. In Giovanni 4:34 leggiamo le parole di Gesù ai discepoli: “Il mio cibo è far la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere l’opera sua”. Allora se prego secondo queste parole, il mio cibo, cioè quello per cui vivo veramente, la cosa più importante è: ricercare e fare la volontà di Dio! (cfr. Giovanni 5:20; 6:38). Non possiamo pregare in questo modo se non riconosciamo che Dio è il nostro Signore che dobbiamo temere (Malachia 1:6); se non ci fidiamo che è nostro Padre che si prende cura di noi fedelmente, saggiamente e amorevolmente, e infine se non crediamo che la Sua volontà è buona, gradita e perfetta (Romani 12:2).

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