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Predicazioni

Salvatore Di Dio on dicembre 13th, 2017
Ebrei 11:5: La fede di Enoc.
Dopo l’esempio di Abele, l’autore dell’epistola agli Ebrei, ci parla della fede di Enoc.
Enoch era il settimo da Adamo (Genesi 5:6-18; Giuda 14).
Il suo nome appare nel registro biblico di Genesi 5:1-31, dove appaiono brevi resoconti dei discendenti di Adamo. 
Alla conclusione di ogni resoconto, è scritto che questi discendenti di Adamo morirono, tranne Enoc (Genesi 5:24).
Ebrei 11 presenta gli eroi della fede in ordine cronologico così come sono trovati nella Bibbia, ma diversi commentatori sottolineano che probabilmente viene messo in evidenza la natura della progressione della vita di fede per quanto riguarda Abele, Enoc e Noè, tre uomini che vissero prima del diluvio.
Andrew Murray descrive Abele come il sacrificio della fede; Enoc come il cammino della fede; e Noè come l’opera della fede. 
Quindi per prima cosa siamo portati in una giusta relazione con Dio attraverso il sacrificio; secondo, avendo una relazione con Dio, camminiamo con Lui per fede; e terzo, solo allora eseguiamo le opere di fede, le buone azioni pratiche che seguono come risultato della grazia di Dio.
Oppure l’adorazione della fede in Abele, il cammino della fede in Enoc e la testimonianza della fede in Noè.
Comunque sia vediamo più da vicino la fede di Enoc e la sua ricompensa.
Qualcuno ha detto: “La fede vede Dio e Dio vede la fede”.
Dio non è indifferente verso chi ha fede in Lui!
“La fede in Dio sarà sempre incoronata” disse William S. Plumer.

Cominciamo a vedere:
I IL RAPIMENTO DI ENOC.
Enoc fu rapito (metetethē – aoristo passivo indicativo), cioè è stato portato via da questa vita, da questa terra e portato in un altro luogo, in un’altra vita, in un altro posto: in cielo, in paradiso.
Enoc non è stato portato da una posizione geografica a un’altra in questa terra, o che morì e non è stato più trovato, Enoc è stato portato via dalla vita terrena alla vita celeste, alla presenza di Dio.
Anche se non è scritto, probabilmente anche il suo corpo cambiò perché il corpo fisico non è compatibile con la dimora celeste (Esodo 33:20; 1 Corinzi 15:48-53; 1 Timoteo 6:16).
A) Il perché del rapimento.
“Perché non vedesse la morte”.
Per fede Enoc fu rapito perché non vedesse la morte.
“Non vedesse la morte” il senso è non gustare la morte (Ebrei 2:9), che non sarebbe morto (Luca 2:26;) che non avrebbe sperimentato la morte.
Lo scopo di Dio per Enoc era che lui non morisse.
Enoc è uno dei due personaggi dell’Antico Testamento che non è mai morto, l’altro è Elia (2 Re 2:11-12).
B) La prova del rapimento.
“E non fu più trovato”.
Questo passaggio vuole sottolineare che Enoc è stato rapito dalla terra.
Dopo il rapimento di Elia, i discepoli dei profeti mandarono cinquanta uomini a cercarlo, ma non lo trovarono, perché Dio l’aveva preso (2 Re 2:17). 
E così, sembra, anche, che sia il caso di Enoc.
I suoi amici e parenti, fecero probabilmente, una ricerca diligente, ma fu tutto inutile!
“Non fu più trovato” indica, in modo enfatico, che non è mai stato trovato, non c’era alcuna traccia di lui.
Il suo corpo non è stato trovato e non poteva essere trovato perché sulla terra non c’era più!
Enoc non ha vissuto la morte come è normale per tutti gli uomini, ma è stato miracolosamente liberato, forse nello stesso modo in cui lo saranno i cristiani in vita alla seconda venuta di Cristo. 
Enoc è visto come una sorta di prototipo degli uomini e delle donne di fede in vita che saranno rapiti nel momento in cui Gesù Cristo ritornerà, infatti Gesù Cristo ritornerà e rapirà i cristiani (1 Tessalonica 4:15-17).
C) Il promotore del rapimento.
L’autore è Dio!
“Perché Dio lo aveva portato via”.
Enoc non è stato trovato perché Dio lo ha rapito dall’esistenza terrena.
“Dio” (Theos) è enfatico.
In ogni pagina della Bibbia, Dio è presente, è l’artefice della creazione (Genesi 1:1) ed è anche il Sovrano di tutta la creazione (per esempio Genesi 24:3,7; Deuteronomio 4:39; 10:17; Giosuè 2:11; 1 Re 20:28; 2 Cronache 36:23; Neemia 2:4,20; Isaia 37:16; 54:5; Geremia 32:27).
La Sua sovranità è universale ed efficace, raggiunge tutto e tutti (per esempio Salmo 33:10-11; 47; Proverbi 16:33; Matteo 8:23-27; Atti 17:26) e realizza lo scopo che si è prefissato! (Giobbe 42:2; Proverbi 21:30; Isaia 14:24-27; 46:10; 55:11; Matteo 19:26).
Dio è incomparabile (Esodo 15:11; Isaia 40:25); è l’incomprensibile (Isaia 55:8-9).
L’idea di Dio supera il potere della ragione e della logica umana; proprio com’è impossibile per la mente umana cogliere l’infinità del tempo e dello spazio, è altrettanto impossibile per gli uomini spiegare, o cogliere pienamente l’essere di Dio.
Possiamo conoscere Dio, ma comprenderlo pienamente no!
Così anche riguardo le sue azioni a volte sono incomprensibili (Romani 11:33-36).
Ma riguardo a Enoc possiamo capire il perché è stato rapito, così se c’è lo ha rivelato vuol dire che per noi è importante saperlo affinché impariamo certe verità importanti per la nostra relazione con Dio.
Quindi vediamo:
II LE RAGIONI DEL RAPIMENTO.
In primo luogo vediamo la:
A) Relazione con Dio.
Nella relazione con Dio c’è:
(1) La convinzione. 
“Per fede Enoc fu rapito”.
La fede è stata la causa principale del rapimento di Enoc.
Tozer disse: “La fede è soggettiva, ma è sana solo quando corrisponde alla realtà oggettiva”, in questo caso in Dio.
La fede non è ottimismo, sebbene possa generare ottimismo; non è allegria, anche se l’uomo di fede sia allegro; non è un vago senso di benessere, la fede è la fiducia nella rivelazione di Dio come troviamo nella Bibbia!
Se la nostra fede deve avere una base solida e sicura, dobbiamo essere convinti, al di là di ogni possibile dubbio, che Dio è del tutto degno della nostra fiducia. 
La convinzione, la fede, deve essere più di un semplice assenso con le parole a un credo della nostra religione; deve penetrare nella profondità più intima del nostro cuore, deve andare al di là dell’esteriorità della nostra religione.
La fede è portare le nostre menti ad allinearsi con la verità; chi ha fede in Dio si allinea e s’identifica con la Sua volontà!
Chi ha fede in Dio cammina con Dio! Quindi per fede Enoc:
(2) Camminò con Dio. 
Enoc perché camminava con Dio, non morì!
Il camminare con Dio era una dimostrazione che era un uomo di fede!
Dio non ha mai inteso le opere come un modo per salvare gli uomini, ma come una prova, o una dimostrazione di salvezza, e non una via di salvezza, perché la salvezza è per la sola grazia di Dio e sola fede (Efesini 2:8-10).
In Genesi 5: 22-24 dice: “Enoc, dopo aver generato Metusela, camminò con Dio trecento anni e generò figli e figlie.  Tutto il tempo che Enoc visse fu di trecentosessantacinque anni.  Enoc camminò con Dio; poi scomparve, perché Dio lo prese”.
Nel v.22 è scritto che Enoc camminò con Dio trecento anni! Non un giorno, una settimana, un anno! Ma trecento anni!
In questo vediamo proprio la costanza in un tempo lungo.
“Camminò con Dio” indica che Enoc aveva uno stile di vita caratterizzato dalla sua comunione con Dio, una relazione intima con Dio e dalla consacrazione a Dio!
Ci si aspetta che tutti coloro che appartengono a Dio camminino con Dio (Malachia 2:6; Michea 6:8).
Come Enoc, ogni credente dovrebbe camminare con Dio ogni giorno sulla terra. 
Quindi camminare con Dio ha diverse implicazioni.
La prima implicazione è la:
(a) Comunione.
In Amos 3:3 leggiamo: “Due uomini camminano forse insieme, se prima non si sono accordati?”  
Due persone non possono camminare insieme, se prima non si sono accordati, se non c’è armonia.
Enoc camminava con Dio perché era in accordo con Dio, era in armonia, in pace con Dio, non era nemico di Dio, non era ribelle a Dio.
Noi nasciamo, cresciamo e agiamo nel peccato e il peccato ci separa da Dio (Isaia 59:1-2); quindi per natura siamo figli d’ira (Efesini 2:3), sotto l’ira di Dio (Giovanni 3:36). 
Per ristabilire questo rapporto con Dio è stato necessario la venuta, la morte, la resurrezione e l’ascensione di Cristo, per fede chi crede in Lui è riconciliato con Dio (Per esempio Romani 5:1-11).
A causa della sua fede, Enoc era riconciliato con Dio; e poiché era riconciliato con Dio, poteva camminare con Dio, quindi avere comunione, intimità con Dio.
Un pastore cinese che era stato imprigionato in un campo di lavoro per la sua fede, fu incaricato di pulire e svuotare il contenuto della latrina del campo. Ogni giorno prendeva gli escrementi e li distribuiva in un campo come fertilizzante. L’odore era così cattivo che le guardie si allontanavano da lui e gli davano molta libertà mentre faceva il suo lavoro. Per questo motivo, il pastore amava la sua umile occupazione, perché nella solitudine poteva parlare e cantare a Dio ad alta voce, azioni che erano proibite. Chiamava con gioia il mucchio di letame in cui ha lavorava il suo giardino e cantava:
“Vengo in giardino da solo,
mentre la rugiada è ancora sulle rose ….
E cammina con me e parla con me,
e Lui mi dice che sono suo,
e la gioia che condividiamo mentre siamo lì,
nessun altro ha mai conosciuto”.
Quando c’è la comunione con Dio, c’è la Sua presenza e questa trasforma anche le peggiori circostanze in un giardino profumato di pace semplicemente perché Dio è lì con noi!
Essere un cristiano è camminare con Dio, conoscerlo e vivere alla luce della sua presenza.
La seconda implicazione è la:
(b) Consacrazione.
Riguardo la consacrazione vediamo:
La santificazione.
In 1 Giovanni 1:6-7 è scritto: ”Se diciamo che abbiamo comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità.  Ma se camminiamo nella luce, com’egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato”. 
Se una persona dice di avere comunione con Dio, ma abitualmente cammina nelle tenebre, cioè nella menzogna, nel peccato, in una vita malvagia sta dicendo una bugia, non sta mettendo in pratica ciò che Dio ha rivelato!
Chi invece cammina nella luce, come Dio è nella luce, cioè nella verità che ha rivelato e nella santificazione ha comunione con gli altri cristiani, oltre che con Dio!
Riguardo la consacrazione vediamo:
La sottomissione.
Una volontà arresa a Dio.
“La consacrazione è consegnare a Dio un foglio bianco da riempire con il tuo nome firmato in basso” (M. H. Miller).
Romani 12:1-2 dice: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà”.
La consacrazione è la risposta del cristiano a Dio, una risposta di gratitudine per la misericordia di Dio, per quello che ha fatto per noi in Cristo! 
Dio non vuole solo una parte di noi stessi! Dio vuole tutta la nostra persona!
La consacrazione è offrire tutto se stessi a Dio, Dio vuole la nostra anima, il nostro cervello, i nostri occhi, le nostre orecchie, la nostra bocca, le nostre mani e piedi, come Suoi strumenti.
Il sacrificio di cui scrive Paolo non è la morte, ma la piena energia della vita, una vita attiva al servizio di Dio, santo come Lui gradisce, non lasciandoci plasmare, influenzare dai valori, filosofia, standard dell’epoca malvagia, o peccaminosa in cui viviamo!
Chi è consacrato a Dio, il suo io è morto (Matteo 16:24), è stato crocifisso con Cristo, e sarà Cristo a vivere in lui!
In Galati 2:20 Paolo afferma: “Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me”.
Tozer disse: “La croce che pose fine alla vita terrena di Gesù pone ora fine al peccatore; e il potere che ha resuscitato Cristo dai morti ora lo porta a una nuova vita insieme a Cristo”.
Chi è unito a Cristo vive una vita diversa da come la viveva prima di conoscerlo! 
Una vita sottomessa Dio, una vita di obbedienza!
Proprio come camminare con Dio presuppone la fede, presuppone anche la volontà, una volontà arresa a Dio per amore nell’osservare i Suoi comandamenti.
“L’obbedienza a Dio è la prova più infallibile dell’amore sincero e supremo per lui” (Nathaniel Emmons).
Gesù in Giovanni 14:15 dice: “Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti”.
“L’amore per Dio non è amore per lui a meno che non si esprima in modo pratico” disse John Benton.
Enoc ha camminato con Dio per trecento anni! Non c’è da stupirsi che il Signore sia andato a trovarlo un giorno e lo abbia portato su in cielo!!
Noi dobbiamo amare Dio sopra ogni cosa, in modo totale e radicale (Matteo 22:37).
Qualcuno ha detto: “La cosa più grande e migliore che si possa dire di un uomo è che amava il Signore”.
Riguardo la consacrazione vediamo:
Il servizio.
Romani 12:11 esorta: “ Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore”.
Questo versetto esprime l’urgenza (zelo e ferventi) che il cristiano dovrebbe avere per il Signore, a essere laboriosi, attivi, diligenti (zelo) nell’opera del Signore, e non pigri, a essere ferventi, cioè essere ripieni di ardore, di passione, di entusiasmo per Dio, e quindi servirlo.
“Servite” (douleuontes – presente attivo participio) viene da una parola che significa compiere il servizio dello schiavo (doulos), perciò significa servire come uno schiavo con dedizione totale. 
Tutti i credenti in Cristo sono servi di Dio e quindi chiamati a servirlo (Romani 6:22).
Enoc:
(3) Comunicò Dio (Giuda 14-15). 
In Giuda 14-15 leggiamo: ”Anche per costoro profetizzò Enoc, settimo dopo Adamo, dicendo: ‘Ecco, il Signore è venuto con le sue sante miriadi per giudicare tutti; per convincere tutti gli empi di tutte le opere di empietà da loro commesse e di tutti gli insulti che gli empi peccatori hanno pronunciati contro di lui’”.
La domanda è: si può vivere con costanza fedelmente a Dio per tanti anni in mezzo a una generazione perversa e parlando anche del giudizio di Dio? La risposta è sì!
Enoc lo fece e non solo, come riporta Giuda, predicò con franchezza della venuta del Signore, del Suo giudizio su tutti e per convincere (exelenxai, cioè rivelare i peccati e riprenderli per i peccati) tutti gli empi, cioè di coloro che vivono senza Dio, di tutte le loro azioni peccaminose e delle loro parole contro Dio. 
Nessuna azione malvagia è cancellata dall’archivio di Dio, così anche le parole, quegli insulti contro Dio che derivano dalla ribellione contro di Lui.
Non sappiamo se la predicazione di Enoc fu efficace, ma quello che possiamo dire è: Enoc era fedele a Dio! Era coraggioso e si identificava con Dio!
Ecco perché Dio era contento di Enoc, ecco perché lo gradiva! Perché aveva una vera fede che si vedeva nel fatto che camminava con Dio e lo predicava. 
Nelle ragioni del rapimento di Enoc vediamo:
B) L’approvazione di Dio.
“Infatti prima che fosse portato via ebbe la testimonianza di essere gradito a Dio”.
Prima di essere preso da Dio e portato in cielo, per fede, dimostrata da un cammino pratico con Dio, Enoc è stato approvato da Dio, era gradito a Dio.
Certo che la stragrande maggioranza delle persone, oggi non è gradita a Dio, perché è più preoccupata di piacere a se stessa, o a qualcun altro, ma non a Dio!
“Testimonianza” (memarturētai – perfetto passivo indicativo) indica che Enoc è stato riconosciuto, approvato.
Il tempo del verbo in greco (perfetto) indica la permanenza, la continua esistenza della testimonianza, che dura nel tempo.
“Gradito” (euarestēkenai) significa piacere, diletto, essere contento, soddisfatto.
Il punto principale qui è: Enoc ricevette l’approvazione divina come un uomo che era gradito a Dio prima della sua esperienza di essere portato via da Dio! 
Dio scelse di prendere Enoc e di non farlo morire perché visse, la sua lunga vita camminando con Dio  per fede, da quando aveva sessantacinque anni (Genesi 5:21,22) fino alla sua dipartenza, a trecentosessantacinque (Genesi 5: 23,24).
Quindi per trecento anni Enoc, camminò con Dio in tempi morali duri e difficili (Giuda 15) ed è stato ricompensato da Dio.
Così anche come Noè (Genesi 6) era in grado di vivere una vita integra in mezzo alla malvagità, noi oggi, non abbiamo scuse: possiamo vivere in modo santo in mezzo alla nostra generazione storta e perversa (Filippesi 2:14-16).
I cristiani possono vivere una vita santa e consacrata a Dio nelle loro attività quotidiane, benché siano pressati dalla filosofia peccaminosa di questo mondo!
Chi ha fede ha una relazione con Dio, cammina con Dio e sperimenta il favore e la benedizione di Dio.
Prima che Enoc, fosse portato via da Dio, era gradito da Dio per la sua fede; questo è un principio universale per tutti: senza fede è impossibile piacere a Dio (Ebrei 11:6).
CONCLUSIONE.
Noi possiamo applicare l’esempio di Enoc alla nostra vita in diversi aspetti.
1) Per fede una persona è salvata.
La fede di Enoc era così forte e il suo rapporto con Dio così intimo da impedirgli di morire.
Così Enoc diventa un modello di fede per tutti i cristiani.
Come Enoc, anche se moriremo fisicamente, per fede in Gesù Cristo possiamo essere salvati dai nostri peccati e avere la vita eterna (per esempio Giovanni 3:16; Romani 5:1-11; Efesini 2:8-9).
2) La fede porta all’azione.
Non conosciamo la ragione per cui Dio ha aspettato trecento anni prima di prendere Enoc per portarlo in paradiso; forse per essere una testimonianza sia con la sua vita in senso morale e spirituale e sia con la predicazione.
(a) La fede porta con sé l’azione della consacrazione.
Enoc era un rimprovero spirituale e morale alla sua generazione! Era moralmente e spiritualmente distaccato dalla generazione perversa in cui viveva!
Siamo moralmente distaccati dalla filosofia di questo mondo?
Se Enoc poteva camminare con Dio per fede in mezzo alla sua generazione peccaminosa, vuol dire che anche noi possiamo farlo per la potenza dello Spirito Santo che vive nei veri cristiani!
Molte volte, noi cristiani, parliamo di risveglio spirituale, di quell’intervento speciale, occasionale di Dio che avviene di tanto in tanto, in una chiesa, o in credente che è in letargo spirituale.
Enoc non aveva bisogno di un risveglio occasionale, straordinario, periodico per andare avanti, come certi credenti, certe chiese oggi!  
Quando un cristiano segue l’esempio di Enoc, non è necessario un risveglio! Perché cammina già ogni giorno per fede con Dio!
Dio non ha mai inteso la relazione con Lui con alti e bassi a livello morale e spirituale, ma desidera che camminiamo nel risveglio ogni giorno, cioè con un comportamento fedele e in comunione con Lui!
Se camminassimo costantemente e fedelmente con Dio, non avremmo mai bisogno di chiamare un predicatore per riportarci alla normalità della consacrazione della vita cristiana, perché il vero risveglio è semplicemente il cristianesimo normale descritto nella Bibbia, un cristianesimo caratterizzato dal cammino con Dio che si esprime con la santificazione, la sottomissione a Dio e il servizio a Dio, in altre parole con la consacrazione.
Se vivessimo un risveglio quotidiano non avremmo bisogno di un risveglio occasionale. 
(b) La fede porta con sé l’azione della predicazione.
Enoc non solo era distaccato dal mondo eticamente, ma era un predicatore; così Dio vuole che mentre attendiamo il ritorno di Gesù Cristo, o prima che ci chiami da questa terra con la morte, possiamo testimoniare di Lui con tutte le forze che abbiamo.
Benché ci sono alcuni nella chiesa che hanno il dono di evangelizzare (Efesini 4:11), è sbagliato pensare che l’evangelizzazione personale aspetti solo a questi, infatti tutti coloro che appartengono a Dio, grazie a Gesù Cristo, sono chiamati a testimoniare di Dio (1 Tessalonicesi 1:9; 1 Pietro 2:9-10).
Chi ha creduto parla! (Salmo 116: 10; 2 Corinzi 4:13).
L’evangelizzazione è il compito di tutta la chiesa, e non solo di alcuni dei suoi membri.
Ogni singolo credente è chiamato da Dio a proclamare il Vangelo!
Ogni cristiano è come postino che lavora per Dio. Il suo compito è quello di distribuire buone notizie dall’alto, di proclamare le virtù di Dio!
J. I. Packer afferma: “Sempre e ovunque i servi di Cristo sono sotto l’ordine di evangelizzare”.

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Stephane Simonnin on dicembre 10th, 2017

Colossesi 1:13-14

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www.laveravite.blogspot.com on dicembre 10th, 2017

Il Natale era necessario perché Dio potesse darci la possibilità di rimettere in paro il nostro rapporto con lui nella Pasqua.

Siamo al quarto appuntamento con il Libro di Isaia, un libro scritto settecento anni prima del primo Natale, che copre circa sessanta anni della vita del popolo di Dio, dove la storia non è lineare, ma gira attorno alle profezie  che via via Dio fa al profeta.

Oggi parleremo del brano con cui Dio, tanti anni fa, ha convinto un giovane scettico e che amava le cose concrete, le statistiche, i numeri, che Gesù era realmente venuto, e che era esattamente quello che diceva di essere: il Salvatore. Quel giovane ero io,  ed il capitolo è il 53.

I primi 39 capitoli, li avevamo intitolato “Guai”. Ma con Simone nel secondo messaggio, avevamo visto che “Il Signore non serba la sua ira per sempre”, ma che anzi Dio è pronto a perdonare  e ad amare fino alla millesima generazione SE lo riconosciamo come nostro Signore al di sopra di ogni cosa. E infatti avevamo detto che il tema dal capitolo 40 in poi  è la “Gioia” o “Non temete”.

Ci eravamo lasciati la settimana scorsa con questo versetto

“ Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele (Dio con Noi) ” (Isaia 7:14)

Avevamo detto che Dio e  Dio solo,  avrebbe potuto ristabilire la parità tra Lui e l’uomo, pagare per il debito enorme di gratitudine accumulato dall’uomo. E questo avrebbe significato mandare qualcuno che avesse  da un lato la sua medesima natura divina  e dall’altro una forma d’uomo per scendere sulla terra,  per essere servo e strumento perfetto nelle mani del Signore. Questo uomo si sarebbe chiamato il Salvatore.

Ciò che il mondo tra pochi giorni ricorderà (e, che piaccia o meno, non solo quello cristiano) è qualcosa che era necessario affinché potesse giungere il momento nel quale Dio avrebbe ristabilito la parità tra lui e il suo popolo.

 Il Natale è giunto, perché potesse arrivare la Pasqua. Senza il Natale, il mondo non avrebbe visto il Salvatore, non lo avrebbe conosciuto, non avrebbe avuto la possibilità di credere, né di essere salvato.

Il Natale è strettamente connesso alla Pasqua, poiché parla di un Salvatore: Gli angeli in quel primo Natale dissero ai pastori:

“Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.” (Luca 3:11)

Nel libro di Isaia che stiamo studiando, per diciassette volte la parola Salvatore  è stata usata per identificare Dio,  per sole due volte essa è invece riferita  a qualcuno che verrà mandato,  e significative sono  le due parole ebraiche usate per Salvatore.

La prima è  “Yasha”  che sta a significare “colui che concede un grande spazio per muoversi”. Durante la deportazione a Babilonia,  il popolo di Dio avrà letto e riletto le profezie di Isaia;  cosa pensate potesse significare  per un popolo deportato in Babilonia  e rinchiuso come schiavo al servizio del re  un Salvatore che concede un grande spazio per muoversi?

Cosa pensi possa significare per te un Dio che viene in carne ed ossa, per concederti più spazio per muoverti?

La tecnologia ha reso possibile per molti di noi di spostarci da un continente all’altro in poche ore. Ma spesso il luogo più difficile da dove vorremmo fuggire siamo noi stessi: le nostre paure,  i nostri limiti, le nostre abitudini sbagliate (i peccati).

Gesù è venuto  a Natale per essere “Yasha”, il Salvatore, e darci più spazio, liberarci da noi stessi, farci volare lontano dai nostri limiti e problemi.

L’altra è  “Gah-a”,  che significa “colui che paga per avere in dietro qualcosa”. Come si saranno sentiti gli esuli di di Giuda in Babilonia sapendo che sarebbe venuto qualcuno che avrebbe pagato un prezzo altissimo pur di poterli avere indietro?

Come ti senti tu sapendo che Gesù è “Gah-a” colui sceso per pagare per tutti; tutti i nostri eccessi,
tutta la nostra ribellione, tutta la nostra voglia di fare ciò che il Padre ci dice di NON fare e di NON fare ciò che ci chiede?

Dio manderà qualcuno della sua stessa natura  per dare uno spazio più grande dove il suo popolo possa muoversi  ed a pagare per averlo indietro;  e non sarà un prezzo esiguo poiché:

“Infatti così parla il Signore: «Voi siete stati venduti per nulla e sarete riscattati senza denaro». ” (Isaia 52:3)

Attenzione, perché quel “senza denaro”  potrebbe trarci in inganno.  Quello che dice Isaia qui per conto di Dio, è che “non basterà il danaro per riscattare il suo popolo”,  ma servirà molto di più.

Per riscattare un popolo reso schiavo e senza valore  tanto da essere venduto per nulla  non basterà il danaro, ma servirà qualcosa di molto più prezioso: la vita di colui che solo avrebbe obbedito perfettamente a Dio,  vita per vita.

Immagina di essere stato rapito dall’Isis e che abbiano richiesto per non ucciderti, che il  presidente degli Stati Uniti ti sostituisca dinanzi al plotone d’esecuzione: pensi che Mr. Trump lo farebbe?

Qui c’è ben più del presidente degli Stati Uniti che prende il tuo e il mio posto dinanzi al plotone.

Tu potresti dirmi:  “Ok, Marco, ci sono stati tanti eroi che hanno salvato dal plotone d’esecuzione degli innocenti.” E avresti ragione. Ma quanti sarebbero stati disposti, sapendo che le persone scelte per morire,erano dei pedofili, degli assassini, commercianti di armi, responsabili della deforestazione in Amazonia, dittatori crudeli in Nord Corea?

Colui che sarebbe venuto a Natale non avrebbe badato a chi era nella lista dei condannati, ma anzi sarebbe venuto non per salvare degli innocenti,ma dei colpevoli.

Ma che tipo di Salvatore sarebbe stato mandato? Quale Messia avrebbe scelto Dio  per la Sua opera di salvezza?

Il popolo ebreo attendeva un Salvatore  che eguagliasse e superasse i fasti di re Salomone,  un principe guerriero che sgominasse ogni nemico di Israele, ma il capitolo 53 lo descrive in una maniera completamente differente.

Leggiamolo assieme dal capitolo 52 al versetto 14 fino alla fine del capitolo 53, e poi commenteremo:

‘Come molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d’uomo), così molte saranno le nazioni di cui egli desterà l’ammirazione; i re chiuderanno la bocca davanti a lui, poiché vedranno quello che non era loro mai stato narrato, apprenderanno quello che non avevano udito.’ (Isaia 52:14-15) 

‘Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato? A chi è stato rivelato il braccio del Signore ?  Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci. Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato ; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il  Signore  ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l’agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca. Dopo l’arresto e la condanna fu tolto di mezzo; e tra quelli della sua generazione chi rifletté che egli era strappato dalla terra dei viventi e colpito a causa dei peccati del mio popolo? Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte egli è stato con il ricco, perché non aveva commesso violenze né c’era stato inganno nella sua bocca. Ma il  Signore  ha voluto stroncarlo con i patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e l’opera del  Signore  prospererà nelle sue mani. Dopo il tormento dell’anima sua vedrà la luce e sarà soddisfatto; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, egli dividerà il bottino con i molti, perché ha dato se stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori ; perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli.’ (Isaia 53:1-12)

Commenteremo alcuni brani assieme.

“Come molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d’uomo).” (Isaia 52:14a)

Ecco come appare Gesù dopo la flagellazione e con la corona di spine sul capo! Al capitolo 19 del suo Vangelo, Giovanni descrive come appariva Gesù, tanto che Pilato deve dire alla gente “Ecco l’uomo” quando lo presentò loro perché decidessero se dovesse vivere o morire.

(Nelle prime bibbie in latino era scritto “ecce homo”: e fino a qualche anno fa  quando qualcuno diceva “ti riduco un ecce homo” voleva dire che ti riduceva in condizioni da non sembrare più un uomo.”)

“Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato? A chi è stato rivelato il braccio del Signore?  Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci..(Isaia 53:1-2)

Il popolo si attendeva un re nel suo manto, seguito da eserciti.

“Disprezzato e abbandonato dagli uomini,  uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.” (Isaia 53:3)

Oltre a essere percosso, sputato e deriso  dai militari e dalla gente lungo la strada del Golgota vi ricordate che tutti fuggirono; solo Pietro rimase a distanza,  ma poi lo rinnegò tre volte,

“Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni” (Isaia 53: 5a)

Per verificare che fosse morto  un militare romano piantò una lancia nel fianco di Gesù.  per decretarne la morte.: “Ma uno dei soldati gli trafisse il fianco con una lancia e dalla ferita uscì subito sangue e acqua.” (Giovanni 19:34)

“ Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il Signore ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.” (Isaia 53:6)

Vi ricordate chi dirà di essere Gesù?  “Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la vita per le sue pecore.” (Giovanni 10:11)

“Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca.” (Isaia 53:7a)

Pilato stesso lo implorerà di difendersi: “Pilato gli chiese ancora: “Perché non dici niente? Guarda di quante cose ti accusano”.  Ma Gesù, con grande meraviglia di Pilato, non disse una parola.” (Marco 15:4.5)

 “Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte egli è stato con il ricco.” (Isaia 53:9a)

Il corpo di Gesù verrà deposto in una tomba nuova di un ricco discepolo di nome Giuseppe di Arimatea”: “Quando si fece sera, un certo Giuseppe di Arimatea, un uomo ricco che era diventato discepolo di Gesù,  si presento a Pilato per chiedergli la salma, e Pilato ordino di consegnargliela. Giuseppe prese il corpo di Gesù, lo avvolse in un lenzuolo di lino pulito  e lo mise nella propria tomba nuova, che aveva scavato nella roccia.” (Matteo 27:57-60)

“Dopo il tormento dell’anima sua vedrà la luce  e sarà soddisfatto.” (Isaia 53:11a)

Il tormento  nel Getzemani quando disse “allontana da me questo calice” (Luca 22:42) e la luce accecante della resurrezione che abbaglierà le guardie romane.

“perché ha dato se stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli.” (Isaia 52:14-53:12)

Gesù verrà crocifisso assieme a due ladroni, lui stesso dirà in Luca 22:37 “Perché io vi dico che in me deve essere adempiuto ciò che è scritto: “Egli è stato contato tra i malfattori”” (Luca 22:37)

Isaia letteralmente “vede” la croce… 772 anni prima che tutto ciò accada Quasi sicuramente non capisce  cosa Dio gli sta facendo descrivere che avrà un senso per coloro che saranno nati dopo il Natale dell’anno 1.

Ma, fermatevi un attimo: e se fosse tutto un caso? Se fosse solo la mia voglia di credere a farmi vedere Gesù nell’uomo che Isaia descrive? Se le otto profezie che abbiamo visto fossero solo un caso fortunato? E se dovesse ancora venire?

Vi avevo detto che all’epoca ero un giovane “scettico, e che amava la scienza e la “statistica”; Dio ci conosce, e sa come siamo fatti; è per questo che mi mise di fronte lo studio di un certo  professor Peter Stoner.

Stoner era un matematico,  rettore dell’università di Pasadena in USA negli anni quaranta … ed era un credente.

Tra i molti studi che ha fatto, ce ne è uno circa le profezie della Bibbia. Egli afferma questo:

“Applicando la scienza che regola il calcolo delle probabilità, e considerando solo 8 profezie su Gesù si, si ha che le probabilità che un qualsiasi uomo vissuto dall’inizio della storia abbia le stesse caratteristiche citate in appena 8 profezie della bibbia, sono di 1 possibilità su 100 milioni di miliardi, ovvero 10 alla 17° potenza”

Stoner fa questo esempio:

“Se prendessimo 100 milioni di miliardi di monete da un dollaro e le disponessimo sulla superficie del Texas (2 volte e mezza l’Italia)  avremmo uno strato di monete alto circa 65 cm. 

Contrassegniamo una moneta e mescoliamola tra le altre. Prendiamo quindi una persona e bendiamola, dicendogli che deve tentare di trovare la moneta contrassegnata, che può andare dove vuole ma che avrà un solo tentativo a sua disposizione. 

Bene, le possibilità che trovi la moneta in quell’unico tentativo sono (appunto) 1 su 100 milioni di miliardi.”

Questo è quello che succede considerando  appena 8 profezie che si sono avverate in Gesù.  Ma se considerassimo 48 profezie (e ce ne sono circa 300)   allora le possibilità che Gesù rassomigli “per caso” alle profezie stesse sono 1 su …  beh, vi faccio vedere il numero.

1,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000

E’ un 1 seguito da 157 zeri Per brevità i matematici dicono che è 10 alla 157° potenza: è approssimativamente la massa totale degli elettroni presenti nel modo conosciuto.

A chi crede non servono questi numeri per credere, perché se hai creduto, sai da solo, sai da sola quale cambiamento  ha provocato in te Gesù nel momento che lo hai accettato.

Vorrei ascoltare assieme a voi una canzone, che in appena tre minuti, spiega quello che io ci ho messo quaranta a spiegare…

(“E la gente festa farà”)
Il Natale è da sempre sinonimo di gioia, perché non possiamo come uomini fare a meno del Natale.

Il Natale ci dice he Gesù è veramente il Salvatore, che Cristo è veramente disceso dal Cielo, che la salvezza è realmente a portata di mano, se credi nel Natale e accetti la Pasqua. Se credi che Dio è realmente sceso tra noi, e accetti che ne hai bisogno per coprire le tue colpe

A chi crede serve di sapere che  era necessario il Natale, Dio che scende in forma di uomo, per portare salvezza a Pasqua:

“ Il popolo che camminava nelle tenebre vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte la luce risplende” (Isaia 7:14)

Preghiamo.

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Salvatore Di Dio on dicembre 4th, 2017
Elohim.
Studiare i nomi di Dio è importante perché rivelano la Sua natura, così conoscere i nomi di Dio significa conoscere qualcosa della sua natura.
Elohim è il nome più usato per Dio nell’Antico Testamento, si verifica nel senso generale per la divinità, circa 2.570 volte, 2.310 delle quali si riferisce al nome per il vero Dio.
Partiamo con la:
I DEFINIZIONE.
In primo luogo vediamo il:
A) Significato
Alcuni studiosi ritengono che il nome tradotto con “Dio” sia derivato dal nome più breve “El”, che significa potente, forte, preminente. 

Il nome “El”, tradotto sempre con la parola “Dio” (circa 250 volte) è frequentemente usato in circostanze che indicano in particolare il grande potere di Dio (per esempio Genesi 17:1; 35:11; Numeri 23:22; Deuteronomio 10:17; Isaia 9:6-7).
Il significato della parola “Dio” (Elohim) indica forte, una divinità di grande potenza, di grande forza, l’Uno forte, il potente Capo, o che Dio è forte e potente, la divinità suprema, l’essenza trascendente.
Elohim si riferisce a un’energia assoluta e illimitata.
In secondo luogo vediamo la:
B) Spiegazione.
La forma del nome “Dio” (Elohim) è al plurale (dèi).
In generale, ci sono quattro punti di vista sul significato di questa forma plurale.
(1) È un plurale politeistico.
La parola originariamente aveva un senso politeistico e solo successivamente acquisì un senso singolare. 
Tuttavia, il monoteismo dell’Antico Testamento, fu rivelato e non sviluppato dal politeismo.
Nella Bibbia vediamo che Dio è uno (Deuteronomio 6:4; Isaia 45:5-6; 43:10; 44:6).
(2) È un plurale trinitario.
C’è un unico Dio che esiste in tre persone.
È interessante notare che in Genesi 1:1 è scritto che “Dio creò i cieli e la terra”, il verbo “creò” (bārāʾ) è al singolare, quindi è “Gli dèi creò”. (cfr. Genesi 1:26-27).
Così alcuni studiosi vedono qui una rivelazione trinitaria, mentre altri, benché credano nella Trinità, comunque non sono d’accordo con questa interpretazione, pensano che il plurale non indichi la Trinità, anche se è coerente con la dottrina della Trinità affermata in tutta la Bibbia.
(3) È un plurale intensificante. 
La forma plurale del nome ha un senso intensificante, cioè indica una maggiore intensità del significato, ha, cioè, un significato più forte.
Indicherebbe la divinità maggiore, o suprema, quindi l’unico vero Dio.
Questo nome indica che Dio ha in se stesso, tutti gli attributi divini, indica che Dio è assoluto ed esclusivo, non c’è un altro come Lui.
(4) È un plurale maestoso.
Indica il dominio regale, la maestà di Dio nella pienezza del Suo potere.
Denota l’illimitata grandezza e supremazia di Dio, una natura superlativa della potenza di Dio.
Il plurale, serve a sintetizzare la potenza divina in un’unica persona.
Possiamo affermare che il valore plurale del nome, serve ad ampliare e rafforzare il concetto di ciò che è Dio, ed eleva la Sua persona a rappresentare ciò che è la vera divinità.
Il Dio della Bibbia, Elohim, indica la totalità della divinità, cioè la divinità per eccellenza, che esclude gli altri dèi, perché è la totalità della potenza assoluta di Dio e respinge qualsiasi idea politeistica
Elohim, indica che solo il Dio che si è rivelato nella Bibbia, è il Creatore e il Signore assoluto accanto a cui non esiste nessun altro, nessuna altra volontà!
Dio unisce in se stesso tutti i poteri e gli attributi, che i pagani distribuivano alle loro numerose divinità.
La forma plurale c’insegna che nessuna parola finita può adeguatamente trasmettere l’idea del carattere infinito di Dio!! 
La parola al singolare non è abbastanza completa per esporre tutto ciò che Dio è!
Passiamo ora alla:
II DESIGNAZIONE.
Dio (Elohim) è associato ad alcune caratteristiche peculiari.
La prima caratteristica è:
A) Creatore.
Diversi passi associati a Elohim si riferiscono alla creazione (per esempio Genesi 1:1; Isaia 45:18; Giona 1:9).
Associato a questo nome vi è, allora il fatto che Dio è il Creatore: il mondo non è nato da sé, non c’è stata un’evoluzione, ma la mano di Dio (Cfr. Isaia 40:28; Apocalisse 4:11) che ha creato ogni cosa dal nulla.
Questo ci ricorda tre aspetti importanti.
(1) Il primo aspetto è: Dio esisteva prima della creazione, infatti Dio è eterno (Isaia 40:28).
(2) Il secondo aspetto è: la creazione riflette la Sua gloria, il Suo carattere (Romani 1:20-23).
(3) Il terzo aspetto è: ogni vita umana ha un valore, e ha uno scopo su questa terra, che è quello di glorificare il Dio Creatore (Romani 11:36). 
Elohim è associato a:
B) Sovrano.
Dio non solo è il Creatore, Dio è anche il Sovrano di tutta la creazione (per esempio Genesi 24:3,7; Deuteronomio 4:39; 10:17; Giosuè 2:11; 1 Re 20:28; 2 Cronache 36:23; Neemia 2:4,20; Isaia 37:16; 54:5; Geremia 32:27).
Dio è il maestoso Sovrano; con questo nome abbiamo l’idea di onnipotenza, o potere creativo e governativo.
Questo nome ci ricorda che Dio e il Dio della storia come il Dio dell’universo.
“Non c’è attributo di Dio più confortante per i suoi figli che la dottrina della sovranità divina” (C. H. Spurgeon).
La sovranità di Dio è un aspetto peculiare della Sua divinità!
“Dio” e “sovranità” sono inseparabili!
John Blanchard dice: “ Parlare della sovranità di Dio non è altro che parlare della sua divinità”.
Negare la sovranità di Dio significa negare Dio stesso!
Il Signore è Dio e non ce ne sono altri accanto a Lui!
In Deuteronomio 4:34-35 è scritto: “’Ci fu mai un dio che abbia cercato di venire a prendersi una nazione di mezzo a un’altra nazione mediante prove, segni miracoli e battaglie, con mano potente e con braccio steso e con gesta tremende, come fece per voi il SIGNORE, il vostro Dio, in Egitto, sotto i vostri occhi?’ Tu sei stato fatto testimone di queste cose affinché tu riconosca che il SIGNORE è Dio, e che oltre a lui non ve n’è nessun altro”.
In Deuteronomio 4:39 leggiamo: “Sappi dunque oggi e ritieni bene nel tuo cuore che il SIGNORE è Dio lassù nei cieli, e quaggiù sulla terra; e che non ve n’è alcun altro”.
L’accento di questi versetti è posto sul potere di Dio nella storia, sull’amore verso il Suo popolo che lo ha liberato dalla schiavitù d’Egitto, e sulla Sua unicità e sovranità.
Dio come sovrano, controlla e guida la storia degli uomini.
Non c’è niente e nessuno che sfugge al controllo sovrano di Dio!
La Sua sovranità è universale ed efficace, raggiunge tutto e tutti (per esempio Salmo 33:10-11; 47; Proverbi 16:33; Matteo 8:23-27; Atti 17:26) e realizza lo scopo che si è prefissato! (Giobbe 42:2; Proverbi 21:30; Isaia 14:24-27; 46:10; 55:11; Matteo 19:26).
Dio è Dio Onnipotente! (Genesi 17:1-8).
Chi oserà resistere alla sua volontà, dubitare delle sue cure, o delle Sue promesse, o mormorare dei Suoi saggi progetti?
Elohim è associato anche a:
C) Salvatore.
Isaia 45:15 dice: “In verità tu sei un Dio che ti nascondi, o Dio d’Israele, o Salvatore!”
Dio è un Dio trascendente, non può essere conosciuto dall’uomo a meno che Lui non si riveli.
Le Sue vie sono nascoste agli occhi dell’uomo finché Lui stesso non le manifesta (Cfr. Matteo 11:25-26; 13:11; 16:17; 1 Corinzi 2:6-9), e quindi salva in modi inaspettati, perché ha una logica diversa da quella umana (Isaia 55:8-9; Romani 11:33-36), così Dio è anche immanente!
Dio è un Dio che si prende cura del Suo popolo, è il Suo Salvatore come vediamo dalla struttura per esempio: “Sarò loro Dio” (Genesi 17:8); “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio d’Abraamo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe” (Esodo 3:6). 
E quindi anche: “Dio della nostra salvezza!” (1 Cronache 16:35; Salmo 18:46; cfr. Salmo 24:5; 27: 9; 65:6; 79:9; 85:5; Isaia 17:10; Michea 7:7, ecc.).
Così il “Dio vivente” si rivela attraverso il suo intervento salvifico (1 Samuele 17:26, 36, 45-46; 2 Re 19:4, 15-16, 19-20, 32-36), si rivela come il “vero Dio” (Geremia 10:10).
Dio si prende cura di coloro che hanno perso la famiglia, dei più vulnerabili, è Padre degli orfani e delle vedove, libera i prigionieri e dà loro prosperità (Salmo 68:5-6).
Dio guida il Suo popolo, infatti ha guidato il Suo popolo dopo che lo ha liberato dalla schiavitù egiziana e gli ha dato una terra che ha preparato benevolmente per esso (Salmo 68:7-10).
Dio è il Pastore della vita di chi gli appartiene (Genesi 48:15), è Colui che combatte per il Suo popolo (Deuteronomio 3:22).
Coloro che appartengono a Dio, possono dire: Dio è vicino ogni volta che lo invochiamo (Deuteronomio 4:7).
Dio non è astratto e statico, è dinamico, è un Dio che salva, un Dio che interviene in favore di chi gli appartiene!
Vediamo ancora Elohim associato a:
D) Giudice.
Molti non si curano di Dio e si comportano come gli pare, ma Dio in definitiva è inevitabile!
Nel Salmo 50:6-7 leggiamo: “ I cieli proclameranno la sua giustizia, perché Dio stesso sta per giudicare. Pausa ‘Ascolta, popolo mio, e io parlerò; ascolta, Israele, e io testimonierò contro di te. Io sono Dio, il tuo Dio’”. (cfr. Salmo 58:11; 75:7). 
Dal contesto di questi versetti vediamo che l’obbiettivo è considerare il giudizio di Dio con lo scopo di ravvedersi (vv.14,23).
Dio non sbaglia nei suoi giudizi perché è giusto! (Romani 2:2-5; Deuteronomio 32:4).
Dio è il giudice di tutta la terra (Genesi 18:25). Questa immagine enfatizza l’attributo del regno e dell’autorità di Dio. 
Come parte della Sua sovranità e autorità, Dio è esecutore della Sua giustizia nell’ordine creato.
Dio è colui che valuta tutte le Sue creature e dà a ciascuno ciò che è dovuto. 
Egli punisce giustamente i malvagi, ma giustifica quelli che sono in Cristo (Isaia 53:4-6; Giovanni 1:29; Romani 5:1-2, 6-11; 2 Corinzi 5:21; Galati 3:13; Ebrei 10:10-14; 1 Pietro 2:24; 1 Giovanni 2:2).
Giudica anche i falsi déi (Isaia 41:21), esponendo la loro inutilità (cfr. 1 Samuele 5:1-5).
Come giudice di tutto, Dio è il divino contabile, che tiene un registro di tutte le opere delle Sue creature.
Alcuni giudizi avvengono in questo tempo (per esempio Atti 5:1-11; 1 Corinzi 11:30-32), ma la maggior parte avrà luogo alla fine della storia, quando i libri saranno aperti (Ebrei 9:27; Apocalisse 20:11-15).
Siamo tutti responsabili delle nostre azioni e alla fine dei tempi, saremo chiamati a rendere conto di noi stessi davanti a Dio.
Pertanto le Sacre Scritture ci esortano a comportarci con timore durante il tempo del nostro soggiorno terreno (Ebrei 12:28-29; 1 Pietro 1:17).
Elohim è associato a:
E) Impareggiabile. 
2 Samuele 7:22 dice: “Tu sei davvero grande, Signore, DIO! Nessuno è pari a te e non c’è altro Dio fuori di te, secondo tutto quello che abbiamo udito con i nostri orecchi”. (1 Re 8:23; Isaia 46:5,9).
Come l’altro nome di Dio “El”, Elohim può anche esprimere la differenza tra Dio e l’uomo (Genesi 30:2; 45:8; 50:19; 2 Re 5:7; Salmo 82:6), una differenza nell’essere.
C’è anche una differenza tra Dio e gli dèi che sono associati ai demoni (Deuteronomio 32:17; 2 Cronache 13:9), che non sono vere divinità e non giovano a nulla! Non possono salvare (Geremia 2:11,13, 27; cfr. 5:7; 16:20).
Gli dèi sono un prodotto umano (Esodo 20:23; 32: 1; 2 Re 19:18; Isaia 37:19; 2 Cronache 32:19; Geremia 16:20; Osea 8:6).
Dio è un Dio unico sia nel suo genere e come numero, nessuno è come Lui, è veramente unico!
Dio non è un uomo e né una divinità qualsiasi inventata dagli uomini!
Vediamo l’impareggiabilità di Dio anche nell’associazione di Elohim con la santità (Giosuè 24:19); giustizia (Salmo 7:10); infinito (1 Re 8:27); eterno (Isaia 40:28); misericordioso (Salmo 116: 5).
Dio è Colui che dà la vita (Deuteronomio 32:39; 2 Re 5:7)
Elohim secondo alcuni studiosi è associato al:
F) Patto di Dio.
Prima di tutto al:
(1) Patto Noetico.
In Genesi 9:8-17 è scritto: “Poi Dio parlò a Noè e ai suoi figli con lui dicendo: ‘Quanto a me, ecco, stabilisco il mio patto con voi, con i vostri discendenti dopo di voi e con tutti gli esseri viventi che sono con voi: uccelli, bestiame e tutti gli animali della terra con voi; da tutti quelli che sono usciti dall’arca, a tutti gli animali della terra. Io stabilisco il mio patto con voi; nessun essere vivente sarà più sterminato dalle acque del diluvio e non ci sarà più diluvio per distruggere la terra’.  Dio disse: ‘Ecco il segno del patto che io faccio tra me e voi e tutti gli esseri viventi che sono con voi, per tutte le generazioni future. Io pongo il mio arco nella nuvola e servirà di segno del patto fra me e la terra. Avverrà che quando avrò raccolto delle nuvole al di sopra della terra, l’arco apparirà nelle nuvole; io mi ricorderò del mio patto fra me e voi e ogni essere vivente di ogni specie, e le acque non diventeranno più un diluvio per distruggere ogni essere vivente.   L’arco dunque sarà nelle nuvole e io lo guarderò per ricordarmi del patto perpetuo fra Dio e ogni essere vivente, di qualunque specie che è sulla terra’. Dio disse a Noè: ‘Questo è il segno del patto che io ho stabilito fra me e ogni essere vivente che è sulla terra’”.
In questo patto, Dio non distruggerà più il mondo con il diluvio, l’arcobaleno è il segno di questo patto.
Poi vediamo il:
(2) Patto Abramitico.
In Genesi 17:1-8 leggiamo: “ Quando Abramo ebbe novantanove anni, il SIGNORE gli apparve e gli disse: ‘Io sono il Dio (El) onnipotente; cammina alla mia presenza e sii integro;  e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente’. Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e Dio (Elohim) gli parlò, dicendo: ‘Quanto a me, ecco il patto che faccio con te; tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni; non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo, poiché io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni. Ti farò moltiplicare grandemente, ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re.  Stabilirò il mio patto fra me e te e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto eterno per il quale io sarò il Dio (Elohim) tuo e della tua discendenza dopo di te. A te e alla tua discendenza dopo di te darò il paese dove abiti come straniero: tutto il paese di Canaan, in possesso perenne; e sarò loro Dio (Elohim)’”.
Nei vv.3,7 e 8 il nome di Dio è Elohim.
In questa relazione l’idea è che Dio sarà sempre pronto a usare il suo potere per conto del Suo popolo unito a Lui attraverso un patto.
Così Elohim esprime anche il concetto della fedeltà di Dio riguardo le promesse e le benedizioni in esso contenute.
(3) Il patto con Mosaico (Esodo 19-24).
Dio s’impegna a fare d’Israele il Suo popolo (Esodo 19:5-6).
Le basi del patto sono le leggi descritte nei capitoli di Esodo 20-23.
Quando Dio pronunziò le parole della legge ricorda al popolo che è il loro Dio: “Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù” (Esodo 20:2).
Infine troviamo:
(4) Il Nuovo Patto.
L’elemento del patto del nome Elohim lo vediamo nel Nuovo Patto profetizzato in Geremia 31:31-33 dove troviamo scritto: “’Ecco, i giorni vengono’, dice il SIGNORE, ‘in cui io farò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda; non come il patto che feci con i loro padri il giorno che li presi per mano per condurli fuori dal paese d’Egitto: patto che essi violarono, sebbene io fossi loro signore’, dice il SIGNORE; ‘ma questo è il patto che farò con la casa d’Israele, dopo quei giorni’, dice il SIGNORE: ‘io metterò la mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo’”.
“Io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo” indica che il popolo salvato da Dio in Gesù Cristo, di cui ne è il mezzo, il mediatore e garante (Matteo 1:21; Atti 4:12; 2 Corinzi 5:19; Colossesi 1:20; Ebrei 5:10; 7:22-8:6; Ebrei 9:15) appartiene a Dio, è di proprietà di Dio.
“Io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo” indica: a Dio dobbiamo essere sottomessi (v.33; cfr. Ezechiele 36:25-27; Romani 6:1-14; 12:1-2).
Infine passiamo alla:
III DERIVAZIONE.
Ci sono diverse implicazioni che derivano da questo nome.
La prima derivazione è:
A) Forza.
In Isaia 49:5 è scritto: “Ora parla il SIGNORE che mi ha formato fin dal seno materno per essere suo servo, per ricondurgli Giacobbe, per raccogliere intorno a lui Israele; io sono onorato agli occhi del SIGNORE, il mio Dio è la mia forza”.
Così in Isaia 40:28-29 leggiamo: “Non lo sai tu? Non l’hai mai udito? Il SIGNORE è Dio eterno, il creatore degli estremi confini della terra; egli non si affatica e non si stanca; la sua intelligenza è imperscrutabile.  Egli dà forza allo stanco e accresce il vigore a colui che è spossato.
Quando le difficoltà della vita vengono al popolo di Dio, possono trovare in Lui la forza per resistere e crescere, la forza di fare ogni cosa Dio voglia (Filippesi 4:13)
La seconda derivazione è, Dio:
B) Consola.
Nel Salmo 71:19-21: “Anche la tua giustizia, Dio, è eccelsa; e tu hai fatto cose grandi; o Dio, chi è simile a te? Tu, che ci hai fatto vedere molte e gravi difficoltà, ci darai di nuovo la vita e ci farai risalire dagli abissi della terra; tu accrescerai la mia grandezza e ritornerai a consolarmi”. (Cfr. Isaia 49:13; 66:13; 2 Corinzi 1:3).
Dio ci consola con la Sua Parola!
Dopo lunghi anni di ministero, Charles Simeon di Cambridge arrivò ai giorni della sua morte. Quando i suoi amici si riunirono attorno al suo letto, sorrise, chiedendo loro: “Conoscete il testo che mi conforta in questo momento?” “No”, risposero, “dicci.”
“Trovo infinita consolazione nel fatto”, disse, “che all’inizio Dio creò i cieli e la terra”.
Elohim implica:
C) Obbedienza.
Così anche in Deuteronomio 8:11 leggiamo: “Guardati dal dimenticare il SIGNORE, il tuo Dio, al punto da non osservare i suoi comandamenti, le sue prescrizioni e le sue leggi che oggi ti do”. (Deuteronomio 8:6; 13:4).
“Dio essendo chi è, deve avere l’obbedienza dalle sue creature. L’uomo, essendo quello che è, deve rendere quest’obbedienza, e deve a Dio completa obbedienza se sente, o meno per lui, la minima traccia di amore nel suo cuore” (W. Tozer).
Quando parliamo di obbedienza intendiamo che i nostri pensieri, la nostra volontà e le nostre emozioni sono sottomessi alla volontà di Dio senza discuterli, o rimandare, senza fare calcoli d’interessi personali, o di comodità.
Noi dobbiamo essere obbedienti anche quando non sappiamo dove questa ci porterà, nel senso di interessi personali.
C’è molto da dire riguardo l’obbedienza, ma possiamo dire tre verità importanti:
(1) L’obbedienza accompagna la fede e la chiamata di Dio (Atti 6:7; Romani 1:5; Romani 6:16-17; Romani 15:18; Ebrei 11:6, 8; 1 Pietro 1:2).
Purtroppo per sfuggire all’errore della salvezza mediante le opere, molti cadono nell’errore della salvezza senza obbedienza.
L’obbedienza alla volontà di Dio è fondamentale per la salvezza, non perché siamo salvati per le opere, ma perché dimostra che siamo stati salvati! (Matteo 7:21; 12:50; 19:17).
La prova della vera fede salvifica è una mentalità persistente a obbedire a ciò che Gesù ci ha insegnato nella Sua parola, la bibbia.
Chi ha una vera fede, una fede sincera, chi è stato chiamato da Dio lo proverà con l’obbedienza!
A.W. Tozer disse: “La bibbia non riconosce la fede che non conduce all’obbedienza, né riconosce alcuna obbedienza che non scaturisca dalla fede. I due sono lati opposti della stessa moneta”.
La fede che salva è una fede che produce obbedienza; è una fede che crea uno stile di vita conforme alla volontà di Dio.
In secondo luogo:
(2) L’obbedienza mostra amore per Cristo. 
(Giovanni 14:15, 21; 14:23; 15:10; 21:15-17; 1 Giovanni 5:1-3; 2 Giovanni 6).
Giovanni riporta queste parole di Gesù: “ ‘Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti’. (Giovanni 14:15. Vedi anche Giovanni 14:21).  
L’obbedienza cristiana è caratterizzata dall’amore e dalla fiducia per Dio.
A riguardo John Stott disse: “L’obbedienza cristiana è diversa da ogni altro tipo di obbedienza. Non è l’obbedienza degli schiavi, o dei soldati, ma essenzialmente l’obbedienza degli amanti che conoscono, amano e si fidano della persona che emette i comandi”.
Chi ama Dio, lo dimostrerà con l’obbedienza!
L’amore per Gesù non è semplicemente sentimentale, ma è pratico e si esprime con l’obbedienza!
L’amore è un’espressione morale e si rivela nell’obbedienza, o con l’obbedienza.
Molti professano di amare solo Dio, ma lo fanno solo con le parole, come molte persone che dicono di amare per esempio i loro genitori, o figli, o coniugi, ma poi gli recano solo dolore nella pratica!
Quindi, per Gesù, il vero amore è mostrato con la vera obbedienza.
Il tempo presente attivo “amate” (agapate) è significativo perché si riferisce a un atteggiamento continuo di amore.
(3) L’obbedienza ha un modello: Gesù Cristo (Matteo 10:25; Giovanni 13:15; Romani 8:29; Efesini 4:13; 1 Giovanni 2:6).
I cristiani dovrebbero seguire l’esempio di obbedienza di Gesù Cristo.
Come discepoli di Gesù dobbiamo mirare ad assomigliargli nel carattere e nell’obbedienza al Padre.
Gesù Cristo era totalmente obbediente alla volontà del Padre.
La volontà di Dio era fondamentale per la vita e il pensiero di Gesù Cristo (Salmo 40:7-8; Matteo 3:13-17; Ebrei 10:7,9).
Per esempio in Giovanni 4:34 leggiamo: “Gesù disse loro: ‘Il mio cibo è far la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere l’opera sua’”.
Quando i discepoli portarono da mangiare a Gesù, Gesù disse che il Suo cibo era fare la volontà di Dio, cioè obbedire al Padre e portare a termine la missione che gli ha affidato sulla terra.
Gesù era venuto nel mondo per adempiere in pieno lo scopo di Dio (Giovanni 6:38; 9:4; 17:4).
Il cibo è la cosa più importante che ricerchiamo perché sappiamo che senza non possiamo vivere.
Quindi la volontà di Dio è la cosa primaria che dobbiamo ricercare; allora la cosa più importante per il servitore, deve essere il suo cibo!!
Un Dio così dovrebbe portarci:
D) Lode e Gioia.
Giovanni Calvino diceva: “ Il servizio più sacro che possiamo rendere a Dio è quello di essere impiegati nel lodare il suo nome”.
“Se avessi mille lingue, loderei Dio con tutte loro” (Peter Boehler).
Nel Salmo 68:1-4 è scritto: “Si alzi Dio, e i suoi nemici saranno dispersi, e quelli che l’odiano fuggiranno davanti a lui. Tu li dissolverai come si dissolve il fumo; come la cera si scioglie davanti al fuoco, così periranno gli empi davanti a Dio. Ma i giusti si rallegreranno, trionferanno in presenza di Dio, ed esulteranno di gioia. Cantate a Dio, salmeggiate al suo nome, preparate la via a colui che cavalca attraverso i deserti; il suo nome è il SIGNORE; esultate davanti a lui”.
In questo salmo viene messo in evidenza il trionfo di Dio, la Sua irresistibile superiorità che domina sui Suoi nemici e quindi sulla storia, e la Sua attività salvifica in favore del Suo popolo.
Ci sono due risultati contrastanti dell’azione di Dio: da un lato, i suoi nemici sono dispersi e fuggono davanti a Lui, come il fumo spazzato via dal vento, o la cera che si scioglie davanti al fuoco (vv.1-3); d’altra parte, i giusti, cioè coloro che gli sono fedeli, si rallegreranno davanti a Dio (v. 4). 
L’immagine dei soldati sconfitti, che fuggono in preda al panico davanti a Dio, come il fumo che si dissolve, o cera che si scioglie, è in contrasto con lo stato gioioso e stabile dei giusti che esultano davanti alla presenza vittoriosa di questo grande Dio. 
Così c’è l’invito per il popolo di Dio a lodarlo, e a esultare davanti a Lui, perché mentre i malvagi periranno quando Dio verrà, i giusti non avranno nulla da temere.
Il salmo parla anche di gioia (v.3).
La gioia è una caratteristica del popolo di Dio, quindi un segno distintivo del cristiano (Atti 13:52; Romani 12:12), una caratteristica del regno di Dio (Romani 14:17). 
La gioia per noi cristiani, è radicata nel riconoscimento della nostra posizione davanti a Dio in Cristo Gesù, quindi della nostra salvezza dai peccati (Matteo 1:21; Romani 6), dall’ira di Dio (Romani 5:1-2,9-11), la liberazione dal diavolo (Atti 26:18), quindi una gioia radicata nel Dio Onnipotente Salvatore.
La consapevolezza di questa realtà suscita in modo efficace e sostiene la gioia nei cuori, di coloro che sono giusti, di coloro che appartengono a Cristo.
Un Dio così ci spinge a:
E) Confidare in Lui.
Nel Salmo 91:2 leggiamo: “Io dico al SIGNORE: ‘Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio Dio, in cui confido!’”  (2 Re 19:10).
Il Signore è la protezione, il Dio che protegge chi gli appartiene, questa è una valida motivazione a confidare in Lui.
“Confido” (bāṭaḥ) indica avere fiducia, fidarsi.
Esprime il sentimento di sicurezza e di fuori pericolo che si ha quando si può fare affidamento su qualcuno, o qualcos’altro, in questo caso “il Signore” con cui ha una relazione personale e intima, come vediamo dall’espressione: “Mio Dio”.
Colui che confida in Dio, non ha nulla da temere (Salmo 91:5-16).
D. Martyn Lloyd-Jones diceva: “La fede è un rifiuto di panico”.
Infine, chi fa parte del popolo di Dio è:
F) Separato dagli altri popoli.
In Levitico 20:24 è scritto: “E vi ho detto: ‘Sarete voi quelli che possederete il loro paese; ve lo darò come vostra proprietà; è un paese dove scorre il latte e il miele’. Io sono il SIGNORE vostro Dio, che vi ha separati dagli altri popoli”.
Così in Levitico 20:26 leggiamo: “Mi sarete santi, poiché io, il SIGNORE, sono santo e vi ho separati dagli altri popoli perché foste miei”.
Dio ha scelto Israele per essere il suo popolo santo.
Oggi chi è in Cristo fa parte del Suo popolo (Efesini 2:11-14).
Chi fa parte del popolo di Dio, quindi chi è un vero cristiano, si distinguerà con un comportamento secondo la santità di Dio (Cfr. Esodo 19:5-6; 1 Pietro 2:9).
Pertanto la separazione non è sociale, ma etica, vivere secondo il carattere e il comportamento del Dio santo, separato dal male e dal peccato, seguendo la Sua volontà e non quella del mondo (Efesini 5:3-12; Giacomo 1:27; 1 Pietro 1:15-16; 2:11; 1 Giovanni 2:15).
“La santità non consiste in speculazioni mistiche, fervori entusiastici, o austerità infondate; consiste nel pensare come pensa Dio e vuole come vuole Dio” (John Brown).
Se diciamo che il Signore è il nostro Dio, allora dobbiamo essere santi come vuole Lui!
CONCLUSIONE
L’uomo trova il suo significato nell’esistenza di Dio!
Come dice Peter S. Williams:  “L’esistenza di Dio significa che l’esistenza umana non è assurda”.
Il nome Elohim, abbiamo visto che indica che è il Creatore, Sovrano, Salvatore, Giudice, Impareggiabile e Fedele. 
Tutto questo implica per chi lo conosce: forza, consolazione, obbedienza, lode e gioia, fiducia, e santificazione.

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Salvo Traina on dicembre 3rd, 2017

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www.laveravite.blogspot.com on dicembre 3rd, 2017

Qualsiasi cosa avessimo fatto, non saremmo mai stati capaci di ripagare il debito verso Dio per tutto quello che ha fatto per noi. E’ per quello che Egli stesso sarebbe disceso come uomo per mettere a paro i conti in vece nostra.

Per chi non c’era le scorse due settimane,  abbiamo iniziato lo studio del libro di Isaia  con una panoramica di tutto il libro.

E’ difficile fare una “panoramica”, perché il libro non è scritto come una “storia lineare”, un inizio, un centro, una fine, ma è la raccolta delle rivelazioni che Dio fa ad Isaia durante un periodo di oltre sessanta anni, alternate a racconti di ciò che Isaia vive e vede nel frattempo in Giuda.

Isaia scrisse più di settecento anni prima di Cristo,  e descrive come pian piano il popolo di Dio va lontano dalle leggi di Dio,  e cosa riceve in cambio… e non sono cose belle!

Un unico popolo ma ormai diviso in due regni, Giuda ed Israele.

Nella primo messaggio  avevamo visto i primi 39 capitoli,  che avevamo intitolato “Guai”. Se siamo abituati al Dio d’amore e di misericordia del Nuovo Testamento,  qui dobbiamo rivedere il nostro giudizio; troviamo un Dio duro,contro il suo popolo,  che permettere punizione su punizione,  distruzione su distruzione,  massacro su massacro.

Ma, con Simone nel secondo messaggio, abbiamo visto che il Signore non serba la sua ira per sempre, ma che anzi Dio è pronto a perdonare e ad amare fino alla millesima generazione SE lo riconosciamo come nostro Signore al di sopra di ogni cosa.

Nei capitoli da 1 a 39 il linguaggio è duro,  ma come vi ho detto non è un libro “cronologico”, per cui i messaggi e le verità di Dio sono contenute lungo tutto il libro.

E Dio “semina” piccole parole  che fanno riferimento ad un “residuo”, una minima parte del suo popolo,  che tuttavia esiste all’interno di quella situazione tutta sbagliata; una parte che prima o poi tornerà a Dio… ma non per proprio merito.

Se la prima parte si intitolava “GUAI”,  e la seconda “Il Signore non serba la sua ira per sempre”, la terza parte la potremmo intitolare  “GIOIA” o “Non temere!”. Abbiamo già visto nelle due prediche precedenti l’apertura del capitolo 40. Questa:

“«Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio. «Parlate al cuore di Gerusalemme e proclamatele che il tempo della sua schiavitù è compiuto; che il debito della sua iniquità è pagato, che essa ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». .” (Isaia 40:1-2)

Dio parla di una schiavitù: ricordate che quando scrive Isaia e Giuda non era stato ancora deportato in Babilonia, e Israele non era stato ancora deportato in Assiria Il ricordo della schiavitù in Egitto era lontano…

Di quale schiavitù sta parlando Dio, allora? Leggiamo Isaia 2:

“Infatti tu, Signore, hai abbandonato il tuo popolo, la casa di Giacobbe, perché sono pieni di pratiche divinatorie, praticano le arti occulte come i Filistei, fanno alleanza con i figli degli stranieri.  Il suo paese è pieno d’argento e d’oro e ha tesori a non finire; il suo paese è pieno di cavalli e ha carri a non finire.  Il suo paese è pieno di idoli: si prostra davanti all’opera delle sue mani, davanti a ciò che le sue dita hanno fatto.” (Isaia 2:6-8)

Il popolo si è creduto “libero” dopo l’Egitto, e ha cominciato ad approfittare di questa nuova libertà concessa, tanto da cadere di nuovo in una schiavitù forse peggiore della prima; la schiavitù della superstizione (pratiche divinatorie, arti occulte), la schiavitù del denaro (argento e oro), la schiavitù dell’avere (cavalli e carri), la schiavitù di dei costruiti a propria immagine e somiglianza nel modo che più gli fa comodo (idoli, opera delle sue mani).

Ciclicamente l’uomo vive questa situazione: passiamo da momenti terribili (una guerra, una dittatura, una carestia) dove invochiamo Dio come ultimo rifugio; e poi, non appena le cose si mettono a posto un po’, facciamo della libertà per cui avevamo pregato Dio il posto dove facciamo come ci pare e piace.

Facciamo allora come se questa terra e non il Cielo fosse la nostra casa in eterno; ci “mettiamo comodi”,  cerchiamo di conoscere il nostro futuro attraverso gli oroscopi, accumuliamo denaro e averi come se fossero per sempre nostri, e alla fine ognuno si fa un proprio dio da adorare: il danaro, il sesso, la carriera, una squadra di calcio, ecc.

Tutto questo Dio lo chiama “iniquità”. Parola difficile: cosa significa?

Iniquità è una parola di origine latina composta da due parti: “in” = “non” e “equitas” = “piano, paro, parallelo, giusto”

Rileggiamo i versetti del capitolo 40;

“«Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio. «Parlate al cuore di Gerusalemme e proclamatele che il tempo della sua schiavitù è compiuto; che il debito della sua iniquità è pagato, che essa ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». .” (Isaia 40:1-2)

Dio dice che c’era un debito  che è dato dalla iniquità del popolo.

Dio dice che il suo popolo è “iniquo”, ovvero “non parallelo”,  non è in paro con quello che Dio ha fatto a suo favore,  non riconosce che non è per la sua bravura che è libero e in una terra feconda, e per questo non rende culto e non rispetta colui che lo ha reso possibile.

Io sono commerciante, e do delle cose ai miei clienti senza pagare: quelle cose hanno un costo, e i miei clienti hanno un debito. I miei clienti per mettersi “in paro”  prima o poi debbono pagare il costo di ciò che gli ho dato.

Cosa ci ha dato Dio?  Potremmo mai ripagare Dio per la creazione? No di certo! Ma Dio ci offre la possibilità UNICA di “pareggiare il conto” di ciò che ha fatto lui, con la semplice obbedienza alle sue leggi. E’ un affare!!! E, se non lo fai, sei “iniquo”.

Il debito di cui parla qui Dio era un debito di gratitudine verso di lui  per averli liberati dalla schiavitù d’Egitto e per essere assieme a loro in ogni istante. (Vi ricordate? La colonna di fuoco la notte e la nuvola il giorno nel deserto.)

Il debito che ci rende iniqui di fronte a Dio è nella nostra stessa natura umana sin dalla creazione.

“Ecco il giardino di Eden, Adamo ed Eva, l’ho cerato per voi, è tutto vostro; solamente, non toccate quell’albero”…

“La donna osservò che l’albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l’albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò” (Genesi 2:6)

Iniqui.

“Io vi ho liberato dalla schiavitù in Egitto, ho aperto il Mar Rosso per fari passare; solamente, non adorate altri dei   all’infuori di me…”

“E tutto il popolo si staccò dagli orecchi gli anelli d’oro e li portò ad Aaronne.  Egli li prese dalle loro mani e, dopo aver cesellato lo stampo, ne fece un vitello di metallo fuso. E quelli dissero: «O Israele, questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto!» “ (Esodo 32:3-4)

Iniqui.

“Io vi do ricchezza e benessere, e dei capi per guidarvi e aiutarvi; solamente, aiutate anche chi non ha nulla nella nostra società, ovvero vedove ed orfani.”

 “I tuoi prìncipi sono ribelli e compagni di ladri. Tutti amano i regali e corrono dietro alle ricompense; non fanno giustizia all’orfano e la causa della vedova non giunge fino a loro.” (Isaia 1:23)

Iniqui.

Eppure, il capitolo 40 si apre con la parola “Consolate”. La parola più usata nella prima parte era “Guai” (21 volte); nella seconda Guai viene sostituita da  “Gioia” (17 volte), “Non temere” (12 volte) e “consolazione” (11 volte);  e poi speranza, letizia…

Dio dice che il debito è pagato, che il suo popolo non è più “iniquo” che sono “in pari” con quello che  lui ha fatto a suo favore.

Al capitolo 41 Dio dice questo di Giuda e Israele:

“Tu, che ho preso dalle estremità della terra, che ho chiamato dalle parti più remote di essa, a cui ho detto: “Tu sei il mio servo”, ti ho scelto e non ti ho rigettato. Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia.” (Isaia 41:9-10)

Cosa è successo? Il popolo è improvvisamente “rinsavito”, e ha deciso di onorare e rispettare il Signore?

Ma neanche per sogno!  Difatti Dio dice al capitolo  43:

“Tu non mi hai invocato, Giacobbe, anzi ti sei stancato di me, Israele!  Tu non mi hai portato l’agnello dei tuoi olocausti e non mi hai onorato con i tuoi sacrifici; io non ti ho tormentato con richieste di offerte, né ti ho stancato domandandoti incenso. Tu non hai comprato con denaro canna odorosa per me e non mi hai saziato con il grasso dei tuoi sacrifici; ma tu mi hai tormentato con i tuoi peccati, mi hai stancato con le tue iniquità. ” (Isaia 43:22-24)

No. Giuda e Israele non sono cambiati,  e , mi spiace dirlo, dall’epoca non siamo cambiati neppure noi.

Perché allora Dio cambia parere? Continuiamo a leggere il capitolo  43 per scoprirlo:

“Io, io, sono colui che per amore di me stesso cancello le tue trasgressioni e non mi ricorderò più dei tuoi peccati.” (Isaia 43:25)

E poi, al capitolo 48, riafferma;

“Per amore del mio nome io rinvierò la mia ira, e per amore della mia gloria io mi freno per non sterminarti. …“Per amore di me stesso, per amore di me stesso io voglio agire; perché infatti dovrei lasciare profanare il mio nome? Io non darò la mia gloria a un altro.” (Isaia 48:9, 11)

Eccolo, il motivo!  “Per amore di me stesso” dice Dio ben quattro volte in tre versetti. Dio ha capito che, quella sua creatura ribelle, pur sapendo quello che Dio ha fatto per lui, e pur conoscendo ciò che piace a Dio, continuerà nel suo folle progetto di non seguirlo,  di non rispettarlo e di non riconoscerlo come unico Dio

Tutto questo si può riassumere in una sola parola: peccato. La parola peccato significa “non centrare il bersaglio, andare fuori dalla sagoma che fa da bersaglio”.

Paolo espone il problema in questi termini:

“Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me.  Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l’uomo interiore, ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra.  Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?” (Romani 7:21-24)

Chi, o  cosa potrà mai interrompere questa spirale che ci vedrà ripetere in eterno gli stessi errori?

Capitolo 42:

“1 Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto di cui mi compiaccio; io ho messo il mio Spirito su di lui, egli manifesterà la giustizia alle nazioni. 2 Egli non griderà, non alzerà la voce, non la farà udire per le strade. 3 Non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; manifesterà la giustizia secondo verità. 4 Egli non verrà meno e non si abbatterà finché abbia stabilito la giustizia sulla terra; e le isole aspetteranno fiduciose la sua legge». 5 Così parla Dio, il Signore, che ha creato i cieli e li ha spiegati, che ha disteso la terra con tutto quello che essa produce, che dà il respiro al popolo che c’è sopra e lo spirito a quelli che vi camminano. (questo è il nostro “debito” che dovremmo “ripagare a Dio per tutto quello che ha fatto per noi) 6 «Io, il Signore, ti ho chiamato secondo giustizia e ti prenderò per la mano; ti custodirò e farò di te l’alleanza del popolo, la luce delle nazioni, 7 per aprire gli occhi dei ciechi, per far uscire dal carcere i prigionieri e dalle prigioni quelli che abitano nelle tenebre. (Isaia 42:1-7)

Ricordate che, già al tempo di Isaia, il popolo attendeva il “Messia”, che significa “l’unto”, il prescelto, colui che avrebbe riunito i due regni in uno solo, e avrebbe regnato con potenza.  Gli ebrei attendevano un re terreno,  che riunisse due regni terreni. Lo attendono ancora…

Nei piani di Dio invece c’era un re disceso dal Cielo, per riunire due regni molto più ampi: non solo Giuda e Israele, ma Ebrei e Gentili, ovvero, i “non ebrei”, ovvero, tutto il resto del mondo, affinché il popolo di Dio non fosse un popolo specifico, ma tutti coloro che avrebbero creduto in colui che avrebbe mandato.

Al capitolo 49 Dio descrive la grandezza e l’umiltà,  il disprezzo e la gloria di colui che sarebbe venuto a rendere le cose “pare” tra noi e Dio.

“Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo per rialzare le tribù di Giacobbe e per ricondurre gli scampati d’Israele; voglio fare di te la luce delle nazioni, lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra». Così parla il Signore, il Redentore, il Santo d’Israele, a colui che è disprezzato dagli uomini, detestato dalla nazione, schiavo dei potenti: «Dei re lo vedranno e si alzeranno; dei prìncipi pure e si prostreranno, a causa del Signore che è fedele, del Santo d’Israele che ti ha scelto». ” (Isaia 49:6-7)

Non un servo (è troppo poco! dice Dio)  può essere lo strumento della salvezza fino alle estremità della terra,  ma qualcuno che sia la luce delle nazioni ed ai cui piedi re e governanti di tutto il mondo si prostrino.

Più volte Dio aveva chiamato Giuda e Israele suoi servi;  se quindi nessuno del suo popolo  avrebbe mai potuto essere sufficiente per assolvere a questo compito,  CHI MAI avrebbe potuto?

Dio,  Dio solo, avrebbe potuto.  Lui solo; ma lui è Dio, è spirito, non è un uomo. Questo avrebbe significato mandare qualcuno  che avesse da un lato la sua medesima natura divina  e dall’altro una forma d’uomo per scendere sulla terra…,  per essere servo e strumento perfetto nelle mani del Signore

“ Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele (Dio con Noi) ” (Isaia 7:14)

Il residuo, la discendenza divina di cui parla Isaia, tornerà, ma  non per merito proprio. Il debito della nostra iniquità che si chiama peccato, sarà pagato da un re.

Il re si chiamerà Gesù, e all’inizio del suo ministero terreno, leggerà nella sinagoga di Nazaret un brano da Isaia  pronunciando queste parole:

“Lo Spirito del Signore è su di me: mi ha consacrato per evangelizzare i poveri; mi ha mandato ad annunciare la liberazione ai prigionieri, il recupero della vista ai ciechi; per liberare gli oppressi dai loro oppressori.” (Luca 4:18)

Ma vedremo meglio questi due brani la prossima settimana.

Preghiamo

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