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Israele

Salvatore Di Dio on novembre 4th, 2017
Luca 13:6-9: La parabola del fico infruttuoso.
George Whitefield ha scritto nel suo diario che durante il suo primo viaggio in Georgia, il cuoco della nave aveva il brutto vizio di bere. Quando il cuoco fu rimproverato per questo e altri peccati, disse in modo arrogante che sarebbe stato peccatore fino agli ultimi due anni della sua vita e poi si sarebbe ravveduto. Whitefield aggiunse che, dopo sei ore che il cuoco fece questa dichiarazione arrogante, morì di una malattia legata al suo bere.
Nel contesto vediamo che Gesù richiama al ravvedimento dai peccati, chi non si ravvede perirà! (Luca 13:1-5).
L’avvertimento di questa parabola è: può esserci un periodo di misericordia e di pazienza di Dio, ma c’è un limite di tempo; ora è il momento di pentirsi prima che sia troppo tardi.

Iniziamo a vedere:
I LA PROSPETTIVA (vv.6-7).
Nei vv.6-7 leggiamo: “Disse anche questa parabola: ‘Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna; andò a cercarvi del frutto e non ne trovò.  Disse dunque al vignaiuolo: – Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercar frutto da questo fico, e non ne trovo; taglialo; perché sta lì a sfruttare il terreno?-’”
La prospettiva è che il proprietario aveva un fico nel suo vigneto e si aspettava di trovare frutto, ma non l’ha trovato! 
Le aspettative del proprietario sono state deluse!
Il fico era dappertutto nel mondo mediterraneo e una pratica diffusa piantarli nei vigneti, questo significa che avevano un trattamento speciale. 
L’albero di fico è un’immagine che troviamo spesso nella Scrittura. 
È l’unico albero specificamente menzionato nel giardino di Eden: Adamo ed Eva si coprirono con le foglie di fico (Genesi 3:7).
È una figura legata alle benedizioni della terra promessa (Deuteronomio 8:7-8). 
L’immagine degli abitanti seduti sotto la propria vite e fico durante l’epoca di Salomone, è di benedizione, pace, prosperità e sicurezza (1 Re 4:25; Michea 4:4). 
Al contrario, la distruzione dell’albero di fico rappresenta una maledizione (Gioele 1:6-7; Amos 4:9).
Alcuni studiosi vedono la vigna come metafora per Israele (Salmo 80:8; Isaia 5:1-7), il fico come metafora per Giuda, o Gerusalemme (Geremia 8:13; 24:1-10; Osea 9:10; Michea 7:1). 
Altri studiosi pensano che non ci sia un’allusione così netta che la vigna sia Israele e il fico Gerusalemme, o che si riferisca solo a Gerusalemme perché manca questa prova nel contesto e perché Luca non individua Gerusalemme come una città separata dalla nazione, ma come rappresentante (Luca 13:31-35; 19:41-44), quindi la distinzione non è appropriata.
Gesù può alludere specificamente a Michea 7:1, dove Dio cerca uva e fichi nel giardino della nazione, ma non riesce a trovare alcuno di questi frutti.
Nella prospettiva vediamo:
A) La disfunzione (v.6).
Al v. 6 leggiamo: “Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna; andò a cercarvi del frutto e non ne trovò”. 
La mancanza di frutto è evidenziata anche al v.7: “Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercar frutto da questo fico, e non ne trovo”.
La parabola ha una certa affinità con la storia della maledizione del fico infruttuoso, quando Gesù lo maledisse (Matteo 21:18-20; Marco 11:12-14).
Gli alberi di fico producono due volte all’anno: maggio-giugno e quella più importante in agosto-ottobre. 
La parabola inizia semplicemente con un uomo che cerca del frutto da un albero di fico nel suo vigneto solo per scoprire che non ha fatto nessun frutto. 
Il proprietario della vigna aveva questo particolare albero di fico piantato nel suo vigneto perché il suolo era fertile e si aspettava un buon raccolto. 
Questa era l’unica funzione del fico: portare frutto buono e regolarmente, così da dimostrare che ne valeva la pena lasciarlo a occupare spazio e prendere nutrimento dal suolo.
Quindi non era normale che l’albero di fico non facesse frutto, non produrre frutto significa che l’albero era disfunzionale.
Il fico è simbolo della nazione ebraica, che Dio aveva coltivato e curato per molti secoli, nella speranza che fosse fecondo spiritualmente. 
Ma il suo rapporto speciale con Lui era stato in larga misura trasformato in una religione sterile.
La parabola certamente è in primo luogo per Israele ai tempi di Gesù, ma può essere applicata anche a tutti noi personalmente: sia per credenti e non credenti, come anche a tutte le altre nazioni. 
Per quanto riguarda i non credenti, questi devono dimostrare “frutti degni di ravvedimento” (Luca 3:8), o altrimenti saranno tagliati e gettati all’inferno (Luca 3:9).
Nell’applicare la parabola ai credenti, questi devono avere un comportamento normale che è quello di produrre frutti morali e spirituali secondo la volontà di Dio.
La mancata produzione di frutti non è una cosa normale, è disfunzionale. 
Il cristiano, per esempio, deve portare frutto in ogni opera buona (Colossesi 1:10); frutto di pace e di giustizia (Ebrei 12:11); frutto di sacrificio di lode (Ebrei 13:15); il frutto dello Spirito Santo (Galati 5:22-23).
Se questi frutti non si evidenziano in un cristiano, è disfunzionale moralmente e spiritualmente. 
Gesù Cristo aspettava frutto dal Suo popolo e ha trovato fallimento, corruzione, aveva cercato un popolo santo e ha trovato disprezzo e persecuzione (Giovanni 1:11; Ebrei 12:2-3).
Dio non è ingannato dai frutti artificiali, come quelle piante di plastica ornamentali che si vedono in certi nei negozi!!
Possiamo ingannare gli uomini, ma non Dio!
Dio sa discernere i frutti veri da quelli falsi.
L’albero di fico aveva tutte le condizioni per produrre frutto perché era su un buon terreno, piantato in una vigna dove poteva essere curato dal contadino.
Così i veri credenti hanno tutte le condizioni e i mezzi adatti per fare frutto, non hanno scuse!
Quindi, in questa parabola, l’albero rappresenta chiunque abbia particolari privilegi spirituali e tuttavia fallisce. 
Israele, è punto centrale di questa parabola, è sicuramente come il fico piantato nella vigna è stato scelto da Dio come suo popolo particolare, ha ricevuto una rivelazione soprannaturale e la cura attraverso i profeti, tutte le influenze della grazia soprannaturale di Dio (Romani 3:1-2), eppure ha fallito.
Così anche nella storia certe chiese locali hanno fallito, e oggi molte sono in coma spirituale, o addirittura non esistono più! 
Nella prospettiva troviamo:
B) La durata (v.7). 
Al v.7 leggiamo: “Disse dunque al vignaiuolo: ‘Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercar frutto da questo fico, e non ne trovo’”.
Un albero di fico maturo nel terreno fertile dovrebbe certamente produrre frutti, ma era da tre anni che il proprietario andava a cercare frutto e non ne trovava!
Dopo che lo ha piantato e curato, andava a vedere ogni anno se l’albero faceva frutto e così non è stato per tre anni, anno dopo anno! 
Per lungo tempo, il proprietario pazientemente è venuto a cercare frutto da questo albero.
Il proprietario si aspettava che il fico facesse il frutto ogni anno, come è normale che sia, ma così non è stato!
Un fico può non portare frutto per un anno, ma ora sono tre anni che non produce! 
È evidente che il fico è sterile!
Così questi tre anni rappresentano molte opportunità per produrre frutto, ma così non è stato!
I “tre anni” in questa parabola è stato applicato in molti modi diversi. 
Alcuni applicano la parabola al fallimento degli ebrei nel ministero di Gesù Cristo, nei tre anni di missione di Gesù, non gli hanno creduto.
Altri l’applicano alla storia di Israele e al loro fallimento spirituale, i tre anni sono simbolo della legge naturale, della legge scritta e della grazia. 
Altri ancora applicano questa parabola, al fallimento spirituale di Israele nel corso dei periodi di Mosè, dei Profeti e di Gesù Cristo.
Ci sono alcuni che lo applicano al singolo individuo che non porta frutto nei vari periodi della vita: in età infantile, adulta e nella vecchiaia. 
Ognuna di queste applicazioni può avere una parte di verità, ma il punto principale dei tre anni è semplicemente quello di sottolineare che è stata data un’ampia opportunità al fico di produrre frutto e così non è stato!
Vediamo ora:
II LA PRONUNCIA (v.7).
Al v.7 leggiamo: “Disse dunque al vignaiuolo: “Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercar frutto da questo fico, e non ne trovo; taglialo; perché sta lì a sfruttare il terreno?”
La pronuncia è: tagliare l’albero, quindi la punizione.
Quindi, a meno che non ci sia subito un ravvedimento (cfr. vv.3-5), sarà poi troppo tardi, ci sarà il giudizio di Dio!
Meditiamo riguardo:
A) La motivazione della punizione.
C’erano due motivi per tagliare l’albero. 
Il primo era perché il fico non produceva frutto; il secondo motivo aveva a che fare con la dannosità della presenza del fico nel vigneto. 
Quindi l’albero di fico era:
(1) Infruttuoso.
Il proprietario non ha alcuna speranza che il fico possa portare frutto in futuro perché è da tre anni che non ne fa; allora dice al vignaiuolo di tagliarlo.
Il motivo dell’esistenza dell’albero di fico era che facesse fichi, frutto, non per fare l’ombra!
Quindi mancando il frutto l’albero di fico è inutile. 
Allo stesso modo, quando Israele non ha dato frutto spirituale, non aveva alcuna utilità per Dio; e perciò il giudizio era su di loro.
Il disgusto del proprietario è quello di Dio per lo stato attuale di Israele. 
Il giudizio può essere applicato non solo alla nazione, ma anche agli individui!
Non solo per Israele, ma anche per tutte le persone! Non solo ai non-credenti, ma anche a coloro che dicono di essere credenti che vivono nel peccato.
Quindi, Dio aveva aspettato pazientemente la nazione ebraica affinché producesse frutti, ma fino a quel momento, aveva fallito. 
Così anche oggi Dio è paziente verso i peccatori che ancora non si sono pentiti, e aspetta un ravvedimento sincero, affinché possano sfuggire al Suo giudizio terribile.
Giovanni Battista (Matteo 3:2-12), così anche Gesù (Matteo 4:17; Luca 13:1-5) predicavano il ravvedimento dai peccati per la salvezza.
Siamo chiamati a portare frutti degni del ravvedimento (Luca 3:8); questo significa un prodotto appropriato del pentimento, un comportamento secondo il ravvedimento, cioè un orientamento giusto verso Dio e la sua volontà. 
“Frutti” si riferisce ad azioni coerenti con il ravvedimento che procedono naturalmente da un cuore e da una mente cambiati.
Chi si è ravveduto veramente, girerà le spalle al peccato e vivrà per Dio!
Il ravvedimento non è una semplice emozione, o un semplice assenso mentale, è un riorientamento a una nuova vita. 
Il ravvedimento non è solo il rammarico per delle cose che abbiamo fatto di cui non ne siamo fieri, o chiedere scusa, o riconoscere un errore che abbiamo commesso. 
Il ravvedimento reale si manifesta in azioni concrete, produrrà frutti (Luca 3:8-13; 6:43-45), è legato all’azione conforme alla volontà di Dio, altrimenti non è reale. 
L’albero di fico era anche:
(2) Dannoso.
È scritto ancora al v.7: “Perché sta lì a sfruttare il terreno?”
”Sfruttare” (katargei – presente attivo indicativo) indica rendere inutile, inefficace, quindi succhiare, esaurire, dissanguare la terra, renderla sterile.
L’albero di fico non solo era infruttuoso, ma era anche dannoso, perché impegnava inutilmente il terreno che sarebbe stato produttivo per altre piante e succhiava al terreno le sostanze nutritive alle altre piante vicine, così da farle soffrire.
Joachim Jeremias scriveva: “L’albero di fico richiede una nutrizione particolarmente intensa e quindi sottrae alle vigne che lo circondano la materia necessaria alla crescita”.
Gérard Rossé dice: “ L’albero esaurisce il terreno succhiando nutrimento che potrebbe servire invece a piante produttive”. 
Il giudizio del proprietario, allora è che la vigna sarebbe meglio senza il fico perché ruba sostanze nutritive dal suolo alle altre piante per la sua crescita e non per il suo frutto! 
Come nazione, il fallimento d’Israele ha ostacolato la proclamazione della verità su Dio ad altre nazioni. 
Israele non solo, non ha prodotto frutti di ravvedimento, ma con il suo comportamento peccaminoso ha fatto bestemmiare il nome di Dio fra i Gentili (Romani 2:24; cfr. 2 Samuele 12:14; Tito 2:5).
Persone, anche coloro che si definiscono cristiane se non portano frutti secondo Dio, sono dannose per la società, e per la chiesa.
Con un cattivo comportamento si può far male alle altre persone, o si possono influenzare gli altri negativamente e in questo si è pericolosi.
Per esempio Gesù riprende gli scribi e i farisei perché non solo non entrano loro nel cielo, ma nemmeno fanno entrare i loro discepoli (Matteo 23:13,15).
Gli individui che non producono frutti per Dio sono un ostacolo per gli altri spiritualmente. 
Quei membri sterili nella chiesa non solo non portano frutto, ma sono un ostacolo per la salvezza e la crescita degli altri. 
Vediamo ora:      
B) Il metodo della punizione.
La distruzione di un albero di fico era una perdita economica (Salmo 105:33; Geremia 5:17; Osea 2:13; Amos 4:9).
Tagliare l’albero di fico indica un pericolo imminente sulla nazione (Geremia 5:17; 8:13; Osea 2:12; Gioele 1:7,12; Amos 4:9).
Dio “taglia” in due modi:
(1) Giudicando in questa terra.
Secondo alcuni studiosi, il giudizio di Dio c’è stato con la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. da parte dei Romani (cfr. Luca 21:5-7).
Gesù, sulla via della croce, ha detto alle donne che lo seguivano piangendo: “Ma Gesù, voltatosi verso di loro, disse: ‘Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli.  Perché, ecco, i giorni vengono nei quali si dirà: -Beate le sterili, i grembi che non hanno partorito e le mammelle che non hanno allattato-. Allora cominceranno a dire ai monti: -Cadeteci addosso-; e ai colli: -Copriteci-‘” (Luca 23:28-30; cfr. Luca 13:34-35; 19:41-44).
Il rifiuto di Cristo ha portato giudizi severi, ma meritevoli per gli Israeliti nella loro storia.
Noi vediamo che Dio giudica anche i cristiani con la morte, per esempio lo ha fatto con Anania e Saffira (Atti 5:1-11).
Paolo riguardo la Cena del Signore dice che chi mangia il pane, o beve indegnamente dal calice del Signore, a causa di questo, alcuni sono infermi, si ammalano, e parecchi muoiono (1 Corinzi 11:30).
Essere infruttuosi, sotto i grandi privilegi religiosi è una cosa pericolosa!
Dio “taglia”, punisce:
(2) Giudicando definitivamente nel giorno del giudizio finale.
In Ebrei 9:27 è scritto: “Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio”.
Il pensiero è alla perdizione eterna, e quindi l’inferno come leggiamo in Luca 3:9: “Ormai la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero dunque che non fa buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco”.
I Giudei si facevano forti della loro discendenza da Abraamo, pensavano che alla fine Dio sarebbe stato buono con loro perché erano figli di Abraamo, ma Giovanni Battista li ammonisce a non farsi forti di questo, e li esorta a ravvedersi considerando che l’albero che non fa frutto è tagliato e gettato nel fuoco! (cfr. Matteo 3:10; 7:19; 21:43; Romani 11:22).
Il giudizio di rimozione e del fuoco attende tutti coloro che non recano frutti degni di ravvedimento!
Infine troviamo:
III LA PREGHIERA(vv.8-9). 
Nei vv.8-9 è scritto: “Signore, lascialo ancora quest’anno; gli zapperò intorno e gli metterò del concime. Forse darà frutto in avvenire, se no, lo taglierai”.
Il vignaiuolo si rivolse al proprietario per chiedergli di dare tempo all’albero di fico ancora per un altro anno.
Il vignaiuolo lo avrebbe curato zappando intorno all’albero e mettendo del concime.
Zappare attorno all’albero, serve per consentire all’acqua, o all’umidità di penetrare fino alle radici e fare spazio alle radici per crescere. 
Così anche il concime serve per aiutare l’albero ad avere le sostanze nutritive necessarie per portare frutto.
“Concimare un fico era inusuale, un segno di attenzione straordinaria nei confronti della pianta” (Arland J. Hultgren).
Se dopo questo, l’albero di fico non darà frutto, è chiaramente un albero cattivo (cfr. Luca 6:43-45; Luca 8:14-15), e quindi sarà tagliato.
Noi vediamo:
A) La pietà (v.8).
Al v.8 leggiamo: “Ma l’altro gli rispose: ‘Signore, lascialo ancora quest’anno; gli zapperò intorno e gli metterò del concime’”.
Il vignaiuolo chiede ancora un altro anno di pietà, di grazia verso l’albero, di non tagliarlo subito.
Questo mostra che viene data l’ultima possibilità di ravvedersi, e se rimane infruttuoso sarà tagliato!
Questo mostra la pietà, la grazia di Dio.
La grazia di Dio offre ancora delle opportunità, del tempo per pentirsi, ed è questo che vediamo in tutta Bibbia.
Per esempio alla profetessa Iezabel, che insegnava a commettere fornicazione e a mangiare carni sacrificate agli idoli, Gesù ha dato tempo di ravvedersi, ma lei non si è ravveduta (Apocalisse 2:21).
Dio, è un Dio misericordioso e di grazia che perdona da tutte le colpe, dico da tutte (Salmo 103:3; Isaia 43:25); nella Sua grazia ci dà il tempo di farlo se ci pentiamo! (Salmo 32:1-5; Isaia 1:16-18; Atti 3:19).
Un cristiano deve sempre ricordare che le misericordie di Dio sono più grandi delle miserie dell’uomo. 
“Sono stato un uomo di grandi peccati, ma è stato un Dio di grande misericordia e ora, per la sua misericordia, ho una coscienza così sana e tranquilla come se non avessi mai peccato” (Donald Cargill).
Noi vediamo ancora:
B) La pazienza (v.8).
Il v.8 dice: “Ma l’altro gli rispose: ‘Signore, lascialo ancora quest’anno; gli zapperò intorno e gli metterò del concime’”.
L’immagine, qui rappresentata, suggerisce la pazienza di Dio nell’aspettare a giudicare.
“Non vi è alcun attributo divino più bello che la pazienza di Dio” (John Benton).
Dio ha l’autorità e il potere di distruggerci, ma è paziente (Romani 2:4).
La pazienza di Dio ha due aspetti: 
(1) La sopportazione di ciò che è spiacevole.
Quindi sopportare i malvagi e aspettare così a lungo prima di punirli. 
Dio ha il pieno controllo su se stesso: non è sottoposto alle passioni, come lo sono gli uomini, bensì egli può contenere la sua ira di fronte a delle provocazioni che prevedrebbero di esercitarla (Atti 13:18; Romani 9:22).
Tim Shenton scrive: “’Il SIGNORE è lento all’ira’ (Naum 1:3; cfr. Neemia 9:17; Salmo 103:8), non perché egli non abbia sufficiente potere per vendicarsi, poiché è ‘molto potente’ (Naum 1:3), ma perché egli possiede altresì il potere di contenere la sua ira e autocontrollarsi. La sua potenza è tanto grande per punire il colpevole quanto la sua potenza lo è per risparmiarlo, ma egli regola e modera questo potere in virtù della sua santa volontà. Questo gli permette di ricevere gravi affronti senza vendicare se stesso”.
Il secondo aspetto della pazienza è:
(2) La perseveranza nel ricercare il bene per le sue creature.
In 2 Pietro 3:9 leggiamo: “ Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento”.
Dio più volte ha richiamato il Suo popolo a pentirsi attraverso i Suoi profeti, ma il Suo popolo ha rifiutato e allora è stato costretto a punirli (2 Cronache 36:15-16; Geremia 25:4-6; Zaccaria 1:2-4). 
(3) L’universalità della pazienza di Dio.
Dio è paziente verso tutti.
a) Dio è paziente verso i peccatori impenitenti. 
Dio è paziente perché sopporta i malfattori a lungo senza colpirli con il suo giudizio. 
È tollerante verso i peccatori, che ripetutamente ignorano i Suoi ammonimenti, e sopporta pazientemente una moltitudine di provocazioni provvedendo nella Sua grazia dei temporanei e immeritati benefici anche per coloro che lo offendono (Atti 14:16-17; Romani 9:22).
Ciò non significa che Dio ignori il loro peccato, o che i malvagi sfuggiranno alla punizione. 
Dio semplicemente trattiene, o rimanda il loro meritato, e spesso annunciato, giudizio (Romani 3:25).
b) Dio è paziente con il suo popolo ribelle. 
Sempre Tim Shenton dice: “Egli non si libera di loro quando sbagliano né li schiaccia quando peccano. Non li abbandona durante i periodi in cui essi ricadono nell’errore, anzi egli mostra indulgenza nei confronti delle loro fragilità e perdona la loro malvagia condotta. Egli trattiene la sua mano, desiderando maggiormente dar spazio alla sua misericordia, piuttosto che guardare alle mancanze degli uomini e usare la sua forza contro di essi, che vivono per un periodo così breve in questo mondo. ‘Egli, che è pietoso, perdona l’iniquità e non distrugge il peccatore. Più volte trattenne la sua ira e non lasciò divampare tutto il suo sdegno, ricordando che essi erano carne, un soffio che va e non ritorna’ (Salmo 78:38-39; Ezechiele 20:17; Abacuc 1:2-3; Matteo 23:37)”.
Così vediamo: 
C) La prova (v.9).
Al v.9 leggiamo: “Forse darà frutto in avvenire; se no, lo taglierai”.
Se l’albero infruttuoso non si trasforma in un albero fruttuoso, sarà tagliato. 
Il periodo di prova non è per sempre!
Il vignaiuolo non ha chiesto l’esistenza indefinita di un albero senza frutti, ma solo rinvio. 
La grazia non è per sempre, ma solo per un tempo indicato.
Il messaggio della parabola indirizza sulla necessità che il popolo d’Israele si ravveda, il tempo stringe, c’è ancora poco tempo della grazia di Dio.
Quindi, nonostante Dio è molto paziente, la sua pazienza non dura per sempre.
Una volta che il tempo per ravvedersi è finito, sarà troppo tardi.
Quando il tempo concesso da Dio per pentirsi finisce, nessun essere umano ha il potere di prolungarlo!
Il fatto di non punire subito il male, e di aspettare ancora un anno, non vuol dire che Dio approvi il comportamento peccaminoso, ma che Lui è misericordioso e paziente. 
Ma se l’albero fallisce nel quarto anno, allora l’albero sarà tagliato!
Come nel tempo di Geremia, il popolo d’Israele e quindi anche noi oggi, aveva e abbiamo davanti a noi: “La via della vita e la via della morte” (Geremia 21:8).
CONCLUSIONE. 
In questa parabola vediamo tre aspetti di Dio: la pietà, la pazienza e la punizione, quindi è il giudice.
Ma vediamo altre verità importanti.
1) La vita è fragile e imprevedibile.
Nel contesto di questo passo di Luca 13:1-5, la parabola del fico sterile indica l’urgenza di ravvedersi subito, sottolinea l’importanza di considerare il nostro status davanti a Dio, dobbiamo pentirci e rivolgerci a lui, o periremo per l’eternità (Cfr. Giovanni 3:16-21; Atti 2:38; 3:19; 17:30-31).
Tutti siamo peccatori e necessitiamo di ravvedimento e del perdono di Dio (Romani 3:20-26).
A volte le tragedie possono risvegliare le persone e spingerle a prendere atto della loro condizione di peccato e pentirsi.
Sia l’uccisione di certi Galilei da parte di Pilato mentre stavano offrendo dei sacrifici e sia la morte tragica di diciotto persone schiacciate dal crollo di una torre in Siloe, mostrano quando sia fragile e imprevedibile la vita!
Secondo il pensiero comune come credeva la gente all’epoca (cfr. Giovanni 9:2), tutte queste persone morte non erano peggiori di altre, non erano più peccatori di altri, e quindi Dio li ha giudicati.
Queste persone non furono giudicate da Dio per particolari peccati, ma Gesù afferma che senza ravvedimento nessuno è al riparo dal giudizio improvviso di Dio!
A nessuno è garantito un tempo di preparazione per la morte, e quindi per il giudizio finale di Dio, quindi ora il momento di ravvedersi, ora è il tempo favorevole (2 Corinzi 6:2).
La vita è fragile e imprevedibile, non ci appartiene non sappiamo quando moriremo, dobbiamo essere pronti e quindi ravvederci, perché dopo la morte non ci sarà una seconda possibilità! 
Chi non si ravvede in questa vita, dopo la morte non avrà una seconda possibilità (Apocalisse 20:11-15). 
Quindi la chiamata di Gesù è a pentirsi per avere una relazione con Dio come Padre, un rapporto di grazia e di perdono, e di salvezza.
Così:
2) Il tempo di grazia e d’indulgenza divina non sono per sempre.
La parabola ci fa capire che c’è un limite di tempo per il pentimento richiesto.
Il periodo di misericordia e opportunità di ravvedimento, ha una durata limitata.
Dio vuole che ci ravvediamo (cfr. Atti 14:15-17; 17:30; 2 Pietro 3:9), è paziente, ma c’è un momento in cui è troppo tardi per pentirsi. 
Dio si aspetta che portiamo frutto, quando non ne portiamo, è misericordioso, benché non approvi questa nostra mancanza.
Ma il Suo tempo di grazia e pazienza non dura per sempre, ci sarà un tempo in cui, se non ci ravvediamo, Dio ci giudicherà!
Hai solo un tempo limitato per pentirti, fallo subito, fallo ora!
Rifletti bene sulla tua vita, pensa ora ai tuoi peccati e segui Gesù!
Non rimandare il ravvedimento fino a domani, poiché la vita è breve e la pazienza di Dio non è per sempre!
Rifletti bene:
3) Senza ravvedimento non c’è salvezza, ma il giudizio di Dio.
L’albero di fico infruttuoso sarà tagliato!
La parabola insegna, che l’infruttuosità attira il giudizio di Dio, che può essere anche in questa vita, ma certamente lo sarà dopo la morte! 
Molti pensano che visto che Dio è pietoso, paziente, alla fine salverà tutti, perdonerà tutti, e quindi si comportano anche in modo immorale, ma è proprio perché Dio è buono e paziente che ci sarà una spinta al ravvedimento! (Romani 2:4), e chi non si pentirà sarà giudicato.
In Romani 2:5 leggiamo: “Tu, invece, con la tua ostinazione e con l’impenitenza del tuo cuore, ti accumuli un tesoro d’ira per il giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio”.
Quindi, dobbiamo stare attenti a non lasciare che la nostra condizione davanti a Dio scivoli via senza ravvedimento. 
In Isaia 55:6-7 leggiamo: “Cercate il SIGNORE, mentre lo si può trovare; invocatelo, mentre è vicino.   Lasci l’empio la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al SIGNORE che avrà pietà di lui, al nostro Dio che non si stanca di perdonare”.
Infine:
4) la parabola ci fa capire quando Dio sia dispiaciuto per la mancanza di frutto nella nostra vita. 
Dio vuole che ognuno di noi nel carattere e nelle azioni sia allineato con la volontà di Dio.
Gesù dice: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Matteo 7:21).
    
Così, sia il giudaismo legalistico ai tempi di Gesù come anche la religiosità anemica di oggi, non garantiscono un posto nel regno dei cieli!
Solo chi ha frutti degni di ravvedimento sarà salvato! Solo chi fa la volontà di Dio! 

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Salvatore Di Dio on novembre 4th, 2017
Luca 13:6-9: La parabola del fico infruttuoso.
George Whitefield ha scritto nel suo diario che durante il suo primo viaggio in Georgia, il cuoco della nave aveva il brutto vizio di bere. Quando il cuoco fu rimproverato per questo e altri peccati, disse in modo arrogante che sarebbe stato peccatore fino agli ultimi due anni della sua vita e poi si sarebbe ravveduto. Whitefield aggiunse che, dopo sei ore che il cuoco fece questa dichiarazione arrogante, morì di una malattia legata al suo bere.
Nel contesto vediamo che Gesù richiama al ravvedimento dai peccati, chi non si ravvede perirà! (Luca 13:1-5).
L’avvertimento di questa parabola è: può esserci un periodo di misericordia e di pazienza di Dio, ma c’è un limite di tempo; ora è il momento di pentirsi prima che sia troppo tardi.

Iniziamo a vedere:
I LA PROSPETTIVA (vv.6-7).
Nei vv.6-7 leggiamo: “Disse anche questa parabola: ‘Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna; andò a cercarvi del frutto e non ne trovò.  Disse dunque al vignaiuolo: – Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercar frutto da questo fico, e non ne trovo; taglialo; perché sta lì a sfruttare il terreno?-’”
La prospettiva è che il proprietario aveva un fico nel suo vigneto e si aspettava di trovare frutto, ma non l’ha trovato! 
Le aspettative del proprietario sono state deluse!
Il fico era dappertutto nel mondo mediterraneo e una pratica diffusa piantarli nei vigneti, questo significa che avevano un trattamento speciale. 
L’albero di fico è un’immagine che troviamo spesso nella Scrittura. 
È l’unico albero specificamente menzionato nel giardino di Eden: Adamo ed Eva si coprirono con le foglie di fico (Genesi 3:7).
È una figura legata alle benedizioni della terra promessa (Deuteronomio 8:7-8). 
L’immagine degli abitanti seduti sotto la propria vite e fico durante l’epoca di Salomone, è di benedizione, pace, prosperità e sicurezza (1 Re 4:25; Michea 4:4). 
Al contrario, la distruzione dell’albero di fico rappresenta una maledizione (Gioele 1:6-7; Amos 4:9).
Alcuni studiosi vedono la vigna come metafora per Israele (Salmo 80:8; Isaia 5:1-7), il fico come metafora per Giuda, o Gerusalemme (Geremia 8:13; 24:1-10; Osea 9:10; Michea 7:1). 
Altri studiosi pensano che non ci sia un’allusione così netta che la vigna sia Israele e il fico Gerusalemme, o che si riferisca solo a Gerusalemme perché manca questa prova nel contesto e perché Luca non individua Gerusalemme come una città separata dalla nazione, ma come rappresentante (Luca 13:31-35; 19:41-44), quindi la distinzione non è appropriata.
Gesù può alludere specificamente a Michea 7:1, dove Dio cerca uva e fichi nel giardino della nazione, ma non riesce a trovare alcuno di questi frutti.
Nella prospettiva vediamo:
A) La disfunzione (v.6).
Al v. 6 leggiamo: “Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna; andò a cercarvi del frutto e non ne trovò”. 
La mancanza di frutto è evidenziata anche al v.7: “Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercar frutto da questo fico, e non ne trovo”.
La parabola ha una certa affinità con la storia della maledizione del fico infruttuoso, quando Gesù lo maledisse (Matteo 21:18-20; Marco 11:12-14).
Gli alberi di fico producono due volte all’anno: maggio-giugno e quella più importante in agosto-ottobre. 
La parabola inizia semplicemente con un uomo che cerca del frutto da un albero di fico nel suo vigneto solo per scoprire che non ha fatto nessun frutto. 
Il proprietario della vigna aveva questo particolare albero di fico piantato nel suo vigneto perché il suolo era fertile e si aspettava un buon raccolto. 
Questa era l’unica funzione del fico: portare frutto buono e regolarmente, così da dimostrare che ne valeva la pena lasciarlo a occupare spazio e prendere nutrimento dal suolo.
Quindi non era normale che l’albero di fico non facesse frutto, non produrre frutto significa che l’albero era disfunzionale.
Il fico è simbolo della nazione ebraica, che Dio aveva coltivato e curato per molti secoli, nella speranza che fosse fecondo spiritualmente. 
Ma il suo rapporto speciale con Lui era stato in larga misura trasformato in una religione sterile.
La parabola certamente è in primo luogo per Israele ai tempi di Gesù, ma può essere applicata anche a tutti noi personalmente: sia per credenti e non credenti, come anche a tutte le altre nazioni. 
Per quanto riguarda i non credenti, questi devono dimostrare “frutti degni di ravvedimento” (Luca 3:8), o altrimenti saranno tagliati e gettati all’inferno (Luca 3:9).
Nell’applicare la parabola ai credenti, questi devono avere un comportamento normale che è quello di produrre frutti morali e spirituali secondo la volontà di Dio.
La mancata produzione di frutti non è una cosa normale, è disfunzionale. 
Il cristiano, per esempio, deve portare frutto in ogni opera buona (Colossesi 1:10); frutto di pace e di giustizia (Ebrei 12:11); frutto di sacrificio di lode (Ebrei 13:15); il frutto dello Spirito Santo (Galati 5:22-23).
Se questi frutti non si evidenziano in un cristiano, è disfunzionale moralmente e spiritualmente. 
Gesù Cristo aspettava frutto dal Suo popolo e ha trovato fallimento, corruzione, aveva cercato un popolo santo e ha trovato disprezzo e persecuzione (Giovanni 1:11; Ebrei 12:2-3).
Dio non è ingannato dai frutti artificiali, come quelle piante di plastica ornamentali che si vedono in certi nei negozi!!
Possiamo ingannare gli uomini, ma non Dio!
Dio sa discernere i frutti veri da quelli falsi.
L’albero di fico aveva tutte le condizioni per produrre frutto perché era su un buon terreno, piantato in una vigna dove poteva essere curato dal contadino.
Così i veri credenti hanno tutte le condizioni e i mezzi adatti per fare frutto, non hanno scuse!
Quindi, in questa parabola, l’albero rappresenta chiunque abbia particolari privilegi spirituali e tuttavia fallisce. 
Israele, è punto centrale di questa parabola, è sicuramente come il fico piantato nella vigna è stato scelto da Dio come suo popolo particolare, ha ricevuto una rivelazione soprannaturale e la cura attraverso i profeti, tutte le influenze della grazia soprannaturale di Dio (Romani 3:1-2), eppure ha fallito.
Così anche nella storia certe chiese locali hanno fallito, e oggi molte sono in coma spirituale, o addirittura non esistono più! 
Nella prospettiva troviamo:
B) La durata (v.7). 
Al v.7 leggiamo: “Disse dunque al vignaiuolo: ‘Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercar frutto da questo fico, e non ne trovo’”.
Un albero di fico maturo nel terreno fertile dovrebbe certamente produrre frutti, ma era da tre anni che il proprietario andava a cercare frutto e non ne trovava!
Dopo che lo ha piantato e curato, andava a vedere ogni anno se l’albero faceva frutto e così non è stato per tre anni, anno dopo anno! 
Per lungo tempo, il proprietario pazientemente è venuto a cercare frutto da questo albero.
Il proprietario si aspettava che il fico facesse il frutto ogni anno, come è normale che sia, ma così non è stato!
Un fico può non portare frutto per un anno, ma ora sono tre anni che non produce! 
È evidente che il fico è sterile!
Così questi tre anni rappresentano molte opportunità per produrre frutto, ma così non è stato!
I “tre anni” in questa parabola è stato applicato in molti modi diversi. 
Alcuni applicano la parabola al fallimento degli ebrei nel ministero di Gesù Cristo, nei tre anni di missione di Gesù, non gli hanno creduto.
Altri l’applicano alla storia di Israele e al loro fallimento spirituale, i tre anni sono simbolo della legge naturale, della legge scritta e della grazia. 
Altri ancora applicano questa parabola, al fallimento spirituale di Israele nel corso dei periodi di Mosè, dei Profeti e di Gesù Cristo.
Ci sono alcuni che lo applicano al singolo individuo che non porta frutto nei vari periodi della vita: in età infantile, adulta e nella vecchiaia. 
Ognuna di queste applicazioni può avere una parte di verità, ma il punto principale dei tre anni è semplicemente quello di sottolineare che è stata data un’ampia opportunità al fico di produrre frutto e così non è stato!
Vediamo ora:
II LA PRONUNCIA (v.7).
Al v.7 leggiamo: “Disse dunque al vignaiuolo: “Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercar frutto da questo fico, e non ne trovo; taglialo; perché sta lì a sfruttare il terreno?”
La pronuncia è: tagliare l’albero, quindi la punizione.
Quindi, a meno che non ci sia subito un ravvedimento (cfr. vv.3-5), sarà poi troppo tardi, ci sarà il giudizio di Dio!
Meditiamo riguardo:
A) La motivazione della punizione.
C’erano due motivi per tagliare l’albero. 
Il primo era perché il fico non produceva frutto; il secondo motivo aveva a che fare con la dannosità della presenza del fico nel vigneto. 
Quindi l’albero di fico era:
(1) Infruttuoso.
Il proprietario non ha alcuna speranza che il fico possa portare frutto in futuro perché è da tre anni che non ne fa; allora dice al vignaiuolo di tagliarlo.
Il motivo dell’esistenza dell’albero di fico era che facesse fichi, frutto, non per fare l’ombra!
Quindi mancando il frutto l’albero di fico è inutile. 
Allo stesso modo, quando Israele non ha dato frutto spirituale, non aveva alcuna utilità per Dio; e perciò il giudizio era su di loro.
Il disgusto del proprietario è quello di Dio per lo stato attuale di Israele. 
Il giudizio può essere applicato non solo alla nazione, ma anche agli individui!
Non solo per Israele, ma anche per tutte le persone! Non solo ai non-credenti, ma anche a coloro che dicono di essere credenti che vivono nel peccato.
Quindi, Dio aveva aspettato pazientemente la nazione ebraica affinché producesse frutti, ma fino a quel momento, aveva fallito. 
Così anche oggi Dio è paziente verso i peccatori che ancora non si sono pentiti, e aspetta un ravvedimento sincero, affinché possano sfuggire al Suo giudizio terribile.
Giovanni Battista (Matteo 3:2-12), così anche Gesù (Matteo 4:17; Luca 13:1-5) predicavano il ravvedimento dai peccati per la salvezza.
Siamo chiamati a portare frutti degni del ravvedimento (Luca 3:8); questo significa un prodotto appropriato del pentimento, un comportamento secondo il ravvedimento, cioè un orientamento giusto verso Dio e la sua volontà. 
“Frutti” si riferisce ad azioni coerenti con il ravvedimento che procedono naturalmente da un cuore e da una mente cambiati.
Chi si è ravveduto veramente, girerà le spalle al peccato e vivrà per Dio!
Il ravvedimento non è una semplice emozione, o un semplice assenso mentale, è un riorientamento a una nuova vita. 
Il ravvedimento non è solo il rammarico per delle cose che abbiamo fatto di cui non ne siamo fieri, o chiedere scusa, o riconoscere un errore che abbiamo commesso. 
Il ravvedimento reale si manifesta in azioni concrete, produrrà frutti (Luca 3:8-13; 6:43-45), è legato all’azione conforme alla volontà di Dio, altrimenti non è reale. 
L’albero di fico era anche:
(2) Dannoso.
È scritto ancora al v.7: “Perché sta lì a sfruttare il terreno?”
”Sfruttare” (katargei – presente attivo indicativo) indica rendere inutile, inefficace, quindi succhiare, esaurire, dissanguare la terra, renderla sterile.
L’albero di fico non solo era infruttuoso, ma era anche dannoso, perché impegnava inutilmente il terreno che sarebbe stato produttivo per altre piante e succhiava al terreno le sostanze nutritive alle altre piante vicine, così da farle soffrire.
Joachim Jeremias scriveva: “L’albero di fico richiede una nutrizione particolarmente intensa e quindi sottrae alle vigne che lo circondano la materia necessaria alla crescita”.
Gérard Rossé dice: “ L’albero esaurisce il terreno succhiando nutrimento che potrebbe servire invece a piante produttive”. 
Il giudizio del proprietario, allora è che la vigna sarebbe meglio senza il fico perché ruba sostanze nutritive dal suolo alle altre piante per la sua crescita e non per il suo frutto! 
Come nazione, il fallimento d’Israele ha ostacolato la proclamazione della verità su Dio ad altre nazioni. 
Israele non solo, non ha prodotto frutti di ravvedimento, ma con il suo comportamento peccaminoso ha fatto bestemmiare il nome di Dio fra i Gentili (Romani 2:24; cfr. 2 Samuele 12:14; Tito 2:5).
Persone, anche coloro che si definiscono cristiane se non portano frutti secondo Dio, sono dannose per la società, e per la chiesa.
Con un cattivo comportamento si può far male alle altre persone, o si possono influenzare gli altri negativamente e in questo si è pericolosi.
Per esempio Gesù riprende gli scribi e i farisei perché non solo non entrano loro nel cielo, ma nemmeno fanno entrare i loro discepoli (Matteo 23:13,15).
Gli individui che non producono frutti per Dio sono un ostacolo per gli altri spiritualmente. 
Quei membri sterili nella chiesa non solo non portano frutto, ma sono un ostacolo per la salvezza e la crescita degli altri. 
Vediamo ora:      
B) Il metodo della punizione.
La distruzione di un albero di fico era una perdita economica (Salmo 105:33; Geremia 5:17; Osea 2:13; Amos 4:9).
Tagliare l’albero di fico indica un pericolo imminente sulla nazione (Geremia 5:17; 8:13; Osea 2:12; Gioele 1:7,12; Amos 4:9).
Dio “taglia” in due modi:
(1) Giudicando in questa terra.
Secondo alcuni studiosi, il giudizio di Dio c’è stato con la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. da parte dei Romani (cfr. Luca 21:5-7).
Gesù, sulla via della croce, ha detto alle donne che lo seguivano piangendo: “Ma Gesù, voltatosi verso di loro, disse: ‘Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli.  Perché, ecco, i giorni vengono nei quali si dirà: -Beate le sterili, i grembi che non hanno partorito e le mammelle che non hanno allattato-. Allora cominceranno a dire ai monti: -Cadeteci addosso-; e ai colli: -Copriteci-‘” (Luca 23:28-30; cfr. Luca 13:34-35; 19:41-44).
Il rifiuto di Cristo ha portato giudizi severi, ma meritevoli per gli Israeliti nella loro storia.
Noi vediamo che Dio giudica anche i cristiani con la morte, per esempio lo ha fatto con Anania e Saffira (Atti 5:1-11).
Paolo riguardo la Cena del Signore dice che chi mangia il pane, o beve indegnamente dal calice del Signore, a causa di questo, alcuni sono infermi, si ammalano, e parecchi muoiono (1 Corinzi 11:30).
Essere infruttuosi, sotto i grandi privilegi religiosi è una cosa pericolosa!
Dio “taglia”, punisce:
(2) Giudicando definitivamente nel giorno del giudizio finale.
In Ebrei 9:27 è scritto: “Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio”.
Il pensiero è alla perdizione eterna, e quindi l’inferno come leggiamo in Luca 3:9: “Ormai la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero dunque che non fa buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco”.
I Giudei si facevano forti della loro discendenza da Abraamo, pensavano che alla fine Dio sarebbe stato buono con loro perché erano figli di Abraamo, ma Giovanni Battista li ammonisce a non farsi forti di questo, e li esorta a ravvedersi considerando che l’albero che non fa frutto è tagliato e gettato nel fuoco! (cfr. Matteo 3:10; 7:19; 21:43; Romani 11:22).
Il giudizio di rimozione e del fuoco attende tutti coloro che non recano frutti degni di ravvedimento!
Infine troviamo:
III LA PREGHIERA(vv.8-9). 
Nei vv.8-9 è scritto: “Signore, lascialo ancora quest’anno; gli zapperò intorno e gli metterò del concime. Forse darà frutto in avvenire, se no, lo taglierai”.
Il vignaiuolo si rivolse al proprietario per chiedergli di dare tempo all’albero di fico ancora per un altro anno.
Il vignaiuolo lo avrebbe curato zappando intorno all’albero e mettendo del concime.
Zappare attorno all’albero, serve per consentire all’acqua, o all’umidità di penetrare fino alle radici e fare spazio alle radici per crescere. 
Così anche il concime serve per aiutare l’albero ad avere le sostanze nutritive necessarie per portare frutto.
“Concimare un fico era inusuale, un segno di attenzione straordinaria nei confronti della pianta” (Arland J. Hultgren).
Se dopo questo, l’albero di fico non darà frutto, è chiaramente un albero cattivo (cfr. Luca 6:43-45; Luca 8:14-15), e quindi sarà tagliato.
Noi vediamo:
A) La pietà (v.8).
Al v.8 leggiamo: “Ma l’altro gli rispose: ‘Signore, lascialo ancora quest’anno; gli zapperò intorno e gli metterò del concime’”.
Il vignaiuolo chiede ancora un altro anno di pietà, di grazia verso l’albero, di non tagliarlo subito.
Questo mostra che viene data l’ultima possibilità di ravvedersi, e se rimane infruttuoso sarà tagliato!
Questo mostra la pietà, la grazia di Dio.
La grazia di Dio offre ancora delle opportunità, del tempo per pentirsi, ed è questo che vediamo in tutta Bibbia.
Per esempio alla profetessa Iezabel, che insegnava a commettere fornicazione e a mangiare carni sacrificate agli idoli, Gesù ha dato tempo di ravvedersi, ma lei non si è ravveduta (Apocalisse 2:21).
Dio, è un Dio misericordioso e di grazia che perdona da tutte le colpe, dico da tutte (Salmo 103:3; Isaia 43:25); nella Sua grazia ci dà il tempo di farlo se ci pentiamo! (Salmo 32:1-5; Isaia 1:16-18; Atti 3:19).
Un cristiano deve sempre ricordare che le misericordie di Dio sono più grandi delle miserie dell’uomo. 
“Sono stato un uomo di grandi peccati, ma è stato un Dio di grande misericordia e ora, per la sua misericordia, ho una coscienza così sana e tranquilla come se non avessi mai peccato” (Donald Cargill).
Noi vediamo ancora:
B) La pazienza (v.8).
Il v.8 dice: “Ma l’altro gli rispose: ‘Signore, lascialo ancora quest’anno; gli zapperò intorno e gli metterò del concime’”.
L’immagine, qui rappresentata, suggerisce la pazienza di Dio nell’aspettare a giudicare.
“Non vi è alcun attributo divino più bello che la pazienza di Dio” (John Benton).
Dio ha l’autorità e il potere di distruggerci, ma è paziente (Romani 2:4).
La pazienza di Dio ha due aspetti: 
(1) La sopportazione di ciò che è spiacevole.
Quindi sopportare i malvagi e aspettare così a lungo prima di punirli. 
Dio ha il pieno controllo su se stesso: non è sottoposto alle passioni, come lo sono gli uomini, bensì egli può contenere la sua ira di fronte a delle provocazioni che prevedrebbero di esercitarla (Atti 13:18; Romani 9:22).
Tim Shenton scrive: “’Il SIGNORE è lento all’ira’ (Naum 1:3; cfr. Neemia 9:17; Salmo 103:8), non perché egli non abbia sufficiente potere per vendicarsi, poiché è ‘molto potente’ (Naum 1:3), ma perché egli possiede altresì il potere di contenere la sua ira e autocontrollarsi. La sua potenza è tanto grande per punire il colpevole quanto la sua potenza lo è per risparmiarlo, ma egli regola e modera questo potere in virtù della sua santa volontà. Questo gli permette di ricevere gravi affronti senza vendicare se stesso”.
Il secondo aspetto della pazienza è:
(2) La perseveranza nel ricercare il bene per le sue creature.
In 2 Pietro 3:9 leggiamo: “ Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento”.
Dio più volte ha richiamato il Suo popolo a pentirsi attraverso i Suoi profeti, ma il Suo popolo ha rifiutato e allora è stato costretto a punirli (2 Cronache 36:15-16; Geremia 25:4-6; Zaccaria 1:2-4). 
(3) L’universalità della pazienza di Dio.
Dio è paziente verso tutti.
a) Dio è paziente verso i peccatori impenitenti. 
Dio è paziente perché sopporta i malfattori a lungo senza colpirli con il suo giudizio. 
È tollerante verso i peccatori, che ripetutamente ignorano i Suoi ammonimenti, e sopporta pazientemente una moltitudine di provocazioni provvedendo nella Sua grazia dei temporanei e immeritati benefici anche per coloro che lo offendono (Atti 14:16-17; Romani 9:22).
Ciò non significa che Dio ignori il loro peccato, o che i malvagi sfuggiranno alla punizione. 
Dio semplicemente trattiene, o rimanda il loro meritato, e spesso annunciato, giudizio (Romani 3:25).
b) Dio è paziente con il suo popolo ribelle. 
Sempre Tim Shenton dice: “Egli non si libera di loro quando sbagliano né li schiaccia quando peccano. Non li abbandona durante i periodi in cui essi ricadono nell’errore, anzi egli mostra indulgenza nei confronti delle loro fragilità e perdona la loro malvagia condotta. Egli trattiene la sua mano, desiderando maggiormente dar spazio alla sua misericordia, piuttosto che guardare alle mancanze degli uomini e usare la sua forza contro di essi, che vivono per un periodo così breve in questo mondo. ‘Egli, che è pietoso, perdona l’iniquità e non distrugge il peccatore. Più volte trattenne la sua ira e non lasciò divampare tutto il suo sdegno, ricordando che essi erano carne, un soffio che va e non ritorna’ (Salmo 78:38-39; Ezechiele 20:17; Abacuc 1:2-3; Matteo 23:37)”.
Così vediamo: 
C) La prova (v.9).
Al v.9 leggiamo: “Forse darà frutto in avvenire; se no, lo taglierai”.
Se l’albero infruttuoso non si trasforma in un albero fruttuoso, sarà tagliato. 
Il periodo di prova non è per sempre!
Il vignaiuolo non ha chiesto l’esistenza indefinita di un albero senza frutti, ma solo rinvio. 
La grazia non è per sempre, ma solo per un tempo indicato.
Il messaggio della parabola indirizza sulla necessità che il popolo d’Israele si ravveda, il tempo stringe, c’è ancora poco tempo della grazia di Dio.
Quindi, nonostante Dio è molto paziente, la sua pazienza non dura per sempre.
Una volta che il tempo per ravvedersi è finito, sarà troppo tardi.
Quando il tempo concesso da Dio per pentirsi finisce, nessun essere umano ha il potere di prolungarlo!
Il fatto di non punire subito il male, e di aspettare ancora un anno, non vuol dire che Dio approvi il comportamento peccaminoso, ma che Lui è misericordioso e paziente. 
Ma se l’albero fallisce nel quarto anno, allora l’albero sarà tagliato!
Come nel tempo di Geremia, il popolo d’Israele e quindi anche noi oggi, aveva e abbiamo davanti a noi: “La via della vita e la via della morte” (Geremia 21:8).
CONCLUSIONE. 
In questa parabola vediamo tre aspetti di Dio: la pietà, la pazienza e la punizione, quindi è il giudice.
Ma vediamo altre verità importanti.
1) La vita è fragile e imprevedibile.
Nel contesto di questo passo di Luca 13:1-5, la parabola del fico sterile indica l’urgenza di ravvedersi subito, sottolinea l’importanza di considerare il nostro status davanti a Dio, dobbiamo pentirci e rivolgerci a lui, o periremo per l’eternità (Cfr. Giovanni 3:16-21; Atti 2:38; 3:19; 17:30-31).
Tutti siamo peccatori e necessitiamo di ravvedimento e del perdono di Dio (Romani 3:20-26).
A volte le tragedie possono risvegliare le persone e spingerle a prendere atto della loro condizione di peccato e pentirsi.
Sia l’uccisione di certi Galilei da parte di Pilato mentre stavano offrendo dei sacrifici e sia la morte tragica di diciotto persone schiacciate dal crollo di una torre in Siloe, mostrano quando sia fragile e imprevedibile la vita!
Secondo il pensiero comune come credeva la gente all’epoca (cfr. Giovanni 9:2), tutte queste persone morte non erano peggiori di altre, non erano più peccatori di altri, e quindi Dio li ha giudicati.
Queste persone non furono giudicate da Dio per particolari peccati, ma Gesù afferma che senza ravvedimento nessuno è al riparo dal giudizio improvviso di Dio!
A nessuno è garantito un tempo di preparazione per la morte, e quindi per il giudizio finale di Dio, quindi ora il momento di ravvedersi, ora è il tempo favorevole (2 Corinzi 6:2).
La vita è fragile e imprevedibile, non ci appartiene non sappiamo quando moriremo, dobbiamo essere pronti e quindi ravvederci, perché dopo la morte non ci sarà una seconda possibilità! 
Chi non si ravvede in questa vita, dopo la morte non avrà una seconda possibilità (Apocalisse 20:11-15). 
Quindi la chiamata di Gesù è a pentirsi per avere una relazione con Dio come Padre, un rapporto di grazia e di perdono, e di salvezza.
Così:
2) Il tempo di grazia e d’indulgenza divina non sono per sempre.
La parabola ci fa capire che c’è un limite di tempo per il pentimento richiesto.
Il periodo di misericordia e opportunità di ravvedimento, ha una durata limitata.
Dio vuole che ci ravvediamo (cfr. Atti 14:15-17; 17:30; 2 Pietro 3:9), è paziente, ma c’è un momento in cui è troppo tardi per pentirsi. 
Dio si aspetta che portiamo frutto, quando non ne portiamo, è misericordioso, benché non approvi questa nostra mancanza.
Ma il Suo tempo di grazia e pazienza non dura per sempre, ci sarà un tempo in cui, se non ci ravvediamo, Dio ci giudicherà!
Hai solo un tempo limitato per pentirti, fallo subito, fallo ora!
Rifletti bene sulla tua vita, pensa ora ai tuoi peccati e segui Gesù!
Non rimandare il ravvedimento fino a domani, poiché la vita è breve e la pazienza di Dio non è per sempre!
Rifletti bene:
3) Senza ravvedimento non c’è salvezza, ma il giudizio di Dio.
L’albero di fico infruttuoso sarà tagliato!
La parabola insegna, che l’infruttuosità attira il giudizio di Dio, che può essere anche in questa vita, ma certamente lo sarà dopo la morte! 
Molti pensano che visto che Dio è pietoso, paziente, alla fine salverà tutti, perdonerà tutti, e quindi si comportano anche in modo immorale, ma è proprio perché Dio è buono e paziente che ci sarà una spinta al ravvedimento! (Romani 2:4), e chi non si pentirà sarà giudicato.
In Romani 2:5 leggiamo: “Tu, invece, con la tua ostinazione e con l’impenitenza del tuo cuore, ti accumuli un tesoro d’ira per il giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio”.
Quindi, dobbiamo stare attenti a non lasciare che la nostra condizione davanti a Dio scivoli via senza ravvedimento. 
In Isaia 55:6-7 leggiamo: “Cercate il SIGNORE, mentre lo si può trovare; invocatelo, mentre è vicino.   Lasci l’empio la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al SIGNORE che avrà pietà di lui, al nostro Dio che non si stanca di perdonare”.
Infine:
4) la parabola ci fa capire quando Dio sia dispiaciuto per la mancanza di frutto nella nostra vita. 
Dio vuole che ognuno di noi nel carattere e nelle azioni sia allineato con la volontà di Dio.
Gesù dice: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Matteo 7:21).
    
Così, sia il giudaismo legalistico ai tempi di Gesù come anche la religiosità anemica di oggi, non garantiscono un posto nel regno dei cieli!
Solo chi ha frutti degni di ravvedimento sarà salvato! Solo chi fa la volontà di Dio! 

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Salvatore Di Dio on settembre 16th, 2017
Galati 4:3-7: Adottati per essere figli di Dio.
“Così anche noi, quando eravamo bambini, eravamo tenuti in schiavitù dagli elementi del mondo;  ma quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l’adozione.  E, perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: ‘Abbà, Padre’. Così tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede per grazia di Dio”. (Romani 8:15, 23; 9,4; Galati 4:5; Efesini 1:5).
Grazie a Gesù il credente viene adottato come figlio di Dio. “Adozione” (huiothesía) era un termine legale secondo le leggi greco-romane. Secondo questa legge un padre era libero di adottare individui non appartenenti alla famiglia naturale e di dar loro lo status di figli nello stesso modo dei figli naturali con gli stessi diritti e privilegi.

Ma “adozione” ha un’altra sfumatura, quella cioè che Israele è il figlio primogenito di Dio, il popolo di Dio (Esodo 4:22; Romani 9:4; 2 Corinzi 6:18). Dunque, affermando che i cristiani sono stati adottati da Dio con tutti i diritti e privilegi che riguardano tale status, Paolo afferma che sono diventati il  popolo di Dio, ereditando le benedizioni promesse. Quindi, Dio ci fa nascere per essere i suoi figli grazie a Gesù!  (Giovanni 1:12; 1 Giovanni 3:1), secondo i Suoi decreti prima della creazione (Efesini 1:5), lo diventiamo per fede (Galati 3:26), e per la Sua grazia (v.7). Mediante Gesù, Dio adotta come Suoi figli e dona lo Spirito Santo che dà la certezza di questa figliolanza e mediante il quale si ha comunione con Dio come ci ricorda ‘Abbà, Padre’. Un altro beneficio è che non si è più schiavi degli elementi del mondo, cioè dei concetti, o insegnamenti basilari ed essenziali delle religioni caratterizzate dai rituali, norme e regolamenti, e quindi dagli sforzi umani per essere accettati da Dio (cfr.vv.3,8-9). Il terzo beneficio è essere eredi di Dio (Romani 8:14-16). La parola “erede” (klēronomos) ricorda ancora le leggi greco- romana dove tutti i figli, o figlie, naturali, o adottati, erano ugualmente eredi, anche se il suo contenuto deriva dalla precedente storia della salvezza dell’Antico Testamento per l’adozione di Israele come figlio di Dio. Come un figlio, gode dei diritti e dei privilegi completi propri di un figlio, un cristiano riceverà da Dio tutto ciò che ha promesso ad Abramo (Galati 3:21-29). “Per grazia di Dio” ci ricorda tre cose: (1) Diventare figli è un dono da parte di Dio e di Dio solo e non attraverso alcun sforzo, o volontà, o merito umano. I credenti, dunque, possono essere sicuri del loro nuovo status dal momento che è il risultato dell’opera di Dio in loro e non secondo i loro sforzi. (2) Per natura e nascita, non siamo parte della famiglia di Dio, ma meritevoli dell’ira di Dio (Efesini 2:3), lo diventiamo per volontà di Dio. (3) Poiché tutto è da Dio, ed è un Suo dono, e poiché i figli di Dio godono dei pieni privilegi, allora Dio certamente donerà, o realizzerà tutto ciò che ha promesso. Nessun privilegio è più grande di far parte della famiglia di Dio, di un Padre perfetto che ci ama e ci ha liberato da ogni schiavitù in Cristo e ci ha fatto Suoi eredi per grazia, non possiamo allora che ringraziarlo!

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Salvatore Di Dio on settembre 16th, 2017
Galati 4:3-7: Adottati per essere figli di Dio.
“Così anche noi, quando eravamo bambini, eravamo tenuti in schiavitù dagli elementi del mondo;  ma quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l’adozione.  E, perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: ‘Abbà, Padre’. Così tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede per grazia di Dio”. (Romani 8:15, 23; 9,4; Galati 4:5; Efesini 1:5).
Grazie a Gesù il credente viene adottato come figlio di Dio. “Adozione” (huiothesía) era un termine legale secondo le leggi greco-romane. Secondo questa legge un padre era libero di adottare individui non appartenenti alla famiglia naturale e di dar loro lo status di figli nello stesso modo dei figli naturali con gli stessi diritti e privilegi.

Ma “adozione” ha un’altra sfumatura, quella cioè che Israele è il figlio primogenito di Dio, il popolo di Dio (Esodo 4:22; Romani 9:4; 2 Corinzi 6:18). Dunque, affermando che i cristiani sono stati adottati da Dio con tutti i diritti e privilegi che riguardano tale status, Paolo afferma che sono diventati il  popolo di Dio, ereditando le benedizioni promesse. Quindi, Dio ci fa nascere per essere i suoi figli grazie a Gesù!  (Giovanni 1:12; 1 Giovanni 3:1), secondo i Suoi decreti prima della creazione (Efesini 1:5), lo diventiamo per fede (Galati 3:26), e per la Sua grazia (v.7). Mediante Gesù, Dio adotta come Suoi figli e dona lo Spirito Santo che dà la certezza di questa figliolanza e mediante il quale si ha comunione con Dio come ci ricorda ‘Abbà, Padre’. Un altro beneficio è che non si è più schiavi degli elementi del mondo, cioè dei concetti, o insegnamenti basilari ed essenziali delle religioni caratterizzate dai rituali, norme e regolamenti, e quindi dagli sforzi umani per essere accettati da Dio (cfr.vv.3,8-9). Il terzo beneficio è essere eredi di Dio (Romani 8:14-16). La parola “erede” (klēronomos) ricorda ancora le leggi greco- romana dove tutti i figli, o figlie, naturali, o adottati, erano ugualmente eredi, anche se il suo contenuto deriva dalla precedente storia della salvezza dell’Antico Testamento per l’adozione di Israele come figlio di Dio. Come un figlio, gode dei diritti e dei privilegi completi propri di un figlio, un cristiano riceverà da Dio tutto ciò che ha promesso ad Abramo (Galati 3:21-29). “Per grazia di Dio” ci ricorda tre cose: (1) Diventare figli è un dono da parte di Dio e di Dio solo e non attraverso alcun sforzo, o volontà, o merito umano. I credenti, dunque, possono essere sicuri del loro nuovo status dal momento che è il risultato dell’opera di Dio in loro e non secondo i loro sforzi. (2) Per natura e nascita, non siamo parte della famiglia di Dio, ma meritevoli dell’ira di Dio (Efesini 2:3), lo diventiamo per volontà di Dio. (3) Poiché tutto è da Dio, ed è un Suo dono, e poiché i figli di Dio godono dei pieni privilegi, allora Dio certamente donerà, o realizzerà tutto ciò che ha promesso. Nessun privilegio è più grande di far parte della famiglia di Dio, di un Padre perfetto che ci ama e ci ha liberato da ogni schiavitù in Cristo e ci ha fatto Suoi eredi per grazia, non possiamo allora che ringraziarlo!

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Salvatore Di Dio on gennaio 12th, 2017
La tentazione di Gesù (Matteo 4:1-11).
In questo passo vediamo che il diavolo cerca di insinuare in Gesù il dubbio sulla Sua identità di Figlio di Dio usando e distorcendo la Parola di Dio. 
Inoltre il diavolo vuole distogliere Gesù dalla croce!
Ma Gesù rifiuta ogni altra via che non sia la croce, è obbediente alla volontà del Padre suo (Matteo 3: 13-17), e lo sarà fino alla croce.
Queste tre tentazioni possono essere considerate come rappresentative della tentazione umana in generale, ma si riferiscono soprattutto alla tentazione di deviare Gesù dalla sua vocazione messianica per salvare l’umanità.
Il racconto della tentazione di Gesù è collegato strettamente al racconto precedente del battesimo, infatti la parola chiave è Figlio di Dio.

Iniziamo con:
I IL MOTIVO PER CUI GESÙ È STATO TENTATO.
Prima di tutto dobbiamo ricordare che Gesù era un uomo vero come era anche vero Dio, per quanto complicato possa esserlo capirlo.
Prima di tutto vediamo:
A) La mobilitazione per la tentazione.
Nel v.1 è scritto: “Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo”.
Matteo sottolinea proprio il fatto che Gesù doveva essere tentato! 
Gesù fu condotto nel deserto dallo Spirito Santo per essere tentato dal diavolo.
Quello Spirito che era sceso su Gesù subito dopo il battesimo, ora lo conduce nel deserto per essere tentato dal diavolo.
Il Dio sovrano è in controllo della storia! 
Il deserto nella Bibbia ha tre usi: la dimora di demoni (Isaia 13:21; 34:14; Matteo 12:43; Apocalisse 18:2); è il luogo di prova (Deuteronomio 6-8); ed è il luogo di conforto divino (1 Re 19:4-8; Apocalisse 12:6,14).
Prima di Gesù, Mosè e dopo di Lui, Paolo ebbero una preparazione nel deserto (Esodo 3:1-4,17; Galati 1:17). 
“Per essere tentato” (peirasthēnai – aoristo passivo infinitivo) significa essere provato, eseguire un test in un buono o cattivo senso.
Questa parola può essere usata sia per prova e sia per tentazione.
Quando è Dio a provare lo fa per il nostro bene, per vedere la nostra fedeltà, (Genesi 22:1; Esodo 20:20; Deuteronomio 8:2; Giovanni 6:6; 2 Corinzi 13:5; Ebrei 11:17), ma non ci istiga a commettere il male (Giacomo 1:13-14).
Il diavolo, invece ci tenta per distruggerci, per allontanarci da Dio, per istigarci al male (1 Corinzi 7:5; 1 Tessalonicesi 3:5). 
In questo contesto vediamo entrambi le cose: Dio prova e Satana tenta Gesù.
o Dio prova il Figlio attraverso il diavolo.
Perché Gesù doveva essere provato dal Padre e tentato dal diavolo?
(1) Per dimostrare che Gesù era il Figlio di Dio, non poteva peccare e dimostrare la Sua superiorità sul male.
Lo scopo della tentazione era dimostrare la Sua perfetta santità agli uomini, agli angeli e ai demoni.
Come nel racconto del battesimo, Gesù si allinea con il dilemma del genere umano, questa volta in termini di tentazione. 
Tuttavia, a differenza di Adamo e anche di Israele, Gesù è vittorioso, non peccherà.
Gesù passa il test e dimostra così di essere veramente Figlio di Dio, entrando nel suo ministero in trionfo.
Quindi, il punto principale non era di evitare una sconfitta, quanto di riportare una concreta vittoria sul diavolo!
Non è sicuramente sbagliato usare questo passaggio, come faremo più avanti, per imparare come affrontare la tentazione, ma ciò che è più importante qui è: il Figlio di Dio è venuto dal cielo per invadere il territorio del nemico, per iniziare la guerra di liberazione, liberare i peccatori dalla schiavitù di Satana (cfr. Atti 26:18; Colossesi 1:13).
Satana tre volte cerca di ingannare Gesù nel distoglierlo dall’obbedienza a Dio Padre, ma attraverso le citazioni dalle Sacre Scritture, Gesù, e come se gli dicesse: “So quello che stai facendo. Ha funzionato con Adamo e Israele, ma non funziona con me! “
Il secondo motivo era:
(2) Per dimostrare l’obbedienza e la fedeltà al Padre anche sotto pressione e di prepararlo per la missione ardua.         
In questo senso Gesù doveva dimostrare di essere pronto a intraprendere un servizio così difficile fino al culmine della morte orrenda in croce. 
            
Lo scopo di questo test da parte di Dio era di provare l’obbedienza e la fedeltà del Figlio in vista della missione redentiva, del piano di salvezza e di prepararlo in vista di questo piano, era come un apprendistato.
C’è un confronto immediato con le forze spirituali negative che caratterizzerà tutto il suo ministero.
Gesù doveva imparare a essere fedele anche sotto pressione, nella sofferenza e nella privazione (Cfr. Deuteronomio 8:2-3; Ebrei 5:7-8).
R.T. France diceva: “ La sua missione doveva comportare una privazione continua per amore del Suo ministero della Parola di Dio; una preoccupazione per il proprio benessere materiale avrebbe solo avuto l’effetto di esporla a dei rischi”.             
Il terzo motivo era:
(3) Per simpatizzare con il genere umano. (Ebrei 2:18; 4:14-16).
Come vero uomo Gesù doveva essere tentato come tutti gli altri del genere umano! In questo modo può simpatizzare con l’essere umano!
Quando siamo tentati, Gesù ci capisce perché è stato tentato anche Lui, ma con una differenza, che Lui non ha peccato!            
Passiamo ora a considerare:
B) La matrice della tentazione.
Chi è il tentatore? È il diavolo, Satana. 
Nel v.1 leggiamo ancora: “Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo”.
Il diavolo è il rivale reale e potente di Dio, colui la cui autorità è minacciata, ora dal regno dei cieli che Gesù stava inaugurando (Matteo 12:24-29; 13:19,39; 16:23).       
Un altro nome per il diavolo è Satana, “Satana” (satanas) significa l’avversario, il nemico di Dio e di chi appartiene a Dio. 
Il diavolo vuole sedurre Gesù, come fece con Adamo ed Eva (Genesi 3:1-7), affinché si allontani da Dio, è il leone ruggente che va in giro cercando di divorare i credenti (1 Pietro 4:8). 
“Diavolo” (diabolos), indica calunniatore, lui fa di tutto per farci peccare, una volta che pecchiamo poi ci accusa! (Zaccaria 3:1-5; Apocalisse 12:10).
Il diavolo è bugiardo, il padre della menzogna (Giovanni 8:44), spinge a commettere il male anche con la menzogna (Giovanni 13:2), e molti sono sotto il suo potere (Atti 10:38; 26:18; Efesini 2:1-3).
Il diavolo con la tentazione, ha cercato di distogliere Gesù dalla volontà di Dio, cioè a essergli infedele.
Prima lo fa con la manipolazione: “Se tu sei il Figlio di Dio”, poi lo fa apertamente cercando l’adorazione di Gesù.
Vediamo ora:
C) Il momento della tentazione.
Il diavolo tenta Gesù in un momento difficile, quando Gesù ebbe fame, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti. 
Quando siamo più deboli: per stanchezza, per stress, allora aspettiamoci un attacco del diavolo, una tentazione. 
Il numero “quaranta” ricorda i quaranta giorni di digiuno di Mosé (Esodo 34:28; Deuteronomio 9:9). 
Gli anni della permanenza del popolo di Dio nel deserto (Numeri 14:34; Deuteronomio 8:2).
I giorni del digiuno di Elia (1 Re 19:8).
Entriamo nel vivo della tentazione, andiamo a vedere:
II LA NATURA DELLA TENTAZIONE.  
Molti studiosi vedono in queste tre tentazioni delle analogie con il popolo di Israele quando è stato provato nel deserto, dopo aver fatto “il battesimo del Mar Rosso”.
L’attenzione è soprattutto su Deuteronomio 6 e 8, citato tre volte da Gesù nelle Sue risposte agli inviti di Satana: il v.4 con Deuteronomio 8:3; il v.7 con Deuteronomio 6:16; il v.10 con Deuteronomio 6:13.
Troviamo qui una descrizione delle lezioni date da Dio agli Israeliti nel deserto prima della conquista della terra promessa, quando Egli li mise alla prova e li disciplina come un uomo fa con il proprio figlio (Deuteronomio 8:2,5).
Gesù affronta le stesse prove nel deserto e le supera, mentre gli Israeliti non le superarono. 
Cominciamo con:
A) La prima tentazione: Disubbidire a Dio.
Nel v.3 leggiamo: “E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: ‘Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani’”. 
In questa prima tentazione viene messa in gioco la missione di Gesù.
Dio è grande, il diavolo lo sa.
In Matteo 3:9 Giovanni Battista dice che Dio dalle pietre può far sorgere dei figli ad Abramo e dalla roccia Dio fece sgorgare l’acqua per dissetare gli Israeliti (Esodo 17:1-7).
Quando il popolo di Israele era nel deserto, si era lamentato che in Egitto avevano pane a sazietà, invece nel presente (nel deserto) solo fame, Dio provvede loro la manna dal cielo (Esodo 15:3-4).
Il diavolo dice a Gesù: “Se tu sei di natura divina trasforma queste pietre in pane”.
La tentazione è forte, perché Gesù ha fame, sta quasi per morire!
Gesù aveva il potere di soddisfare le necessità fisiche con mezzi miracolosi (Matteo 14:15-21; 15:32-38), quindi poteva usare la Sua potenza per soddisfare i Suoi bisogni, ma non lo fece.
Gesù non ha dubitato e abusato della Sua identità divina, non fece un cattivo uso della Sua posizione, non ha usato il Suo potere divino per evitare il percorso di privazione e sofferenza che il suo Padre celeste ha messo davanti a Lui! (cfr. Filippesi 2:6-8).
La via del regno di Dio è la via della sofferenza, il cammino della croce (cfr. Marco 8:34-35; Atti 14:22; Romani 5:3; 8:17).
Gesù è il Servo Sofferente di Isaia 53, così egli rifiuta il suggerimento del diavolo, come farà anche più tardi, nel giardino del Getsemani (Matteo 26: 52-54) e poi sulla croce stessa (Matteo 27:39-40).
Quindi il diavolo non contesta la verità riguardo a Gesù, ma tenta, spinge Gesù a usare egoisticamente la Sua identità, o Figliolanza egoisticamente.
Gesù non cade, la missione di Dio Padre al primo posto!
Poiché Gesù aveva fame (v. 2), e non sarebbe stato sbagliato usare il suo potere per nutrire se stesso, ma non lo fece, perché non era la volontà di Dio!
Gesù non fece quel miracolo perché la privazione, la fame, era un’esperienza che voleva il Padre, non era nella volontà di Dio che Lui mangiasse.
Dio oltre a provarlo, lo stava preparando per la Sua missione di sofferenza, perciò quel miracolo e il mangiare il pane, era incompatibile con la missione ordinata dal Padre, che era quella della fame.
Gesù doveva continuare ad avere fiducia nel Padre nonostante il diavolo vuole distogliere Gesù dall’obbedienza e dalla fiducia al Padre, dalla Sua bontà e guida.
Gesù replica dicendo nel v.4: “Sta scritto: ‘Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio’”.
Questa è una citazione di Deuteronomio 8:3 e ci fa capire che non si vive di solo pane, ma anche della Parola di Dio: “ Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provar la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per insegnarti che l’uomo  non vive  soltanto di pane, ma che vive di tutto quello che procede dalla bocca del SIGNORE”. 
Israele è stato messo alla prova da Dio per quarant’anni, per vedere ciò che aveva nel cuore e se avesse osservato i comandamenti, per insegnargli che l’uomo vive di ogni Parola che viene da Dio! (Cfr. Deuteronomio 32:46-47).
Gesù si fidava di Dio, di Colui da cui dipendiamo per vivere!
Gesù da più valore alle cose spirituali che materiali!
Gesù riconosce la grande importanza del pane, ma dice che c’è qualcosa di molto più grande: la Parola di Dio!
Non dovrebbe essere così anche per noi? Cosa è più importante per noi?
Il diavolo vuole distogliere Gesù dall’obbedienza alla Parola di Dio, tenta Gesù ad agire indipendentemente dal Padre, a convincerlo che il Padre non si sta prendendo cura di Lui, ma Gesù risponde che è di vitale importanza la Parola di Dio e quindi l’obbedienza, senza cercare le proprie soluzioni, quindi avere fiducia!
B) La seconda tentazione: Dubitare di Dio. 
Nei vv.5-6 è scritto: “Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: ‘Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: ‘Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti con il piede contro una pietra’”.
Il luogo della tentazione è Gerusalemme, la punta più alta del tempio.        
Anche in questo caso Satana riconosce la filiazione speciale di Gesù e cerca di usarla contro di Lui con un comando ridicolo di gettarsi dal pinnacolo del tempio!
In questa seconda tentazione viene messa in gioco la relazione di Gesù con il Padre.
E come se Satana stesse dicendo: “ Visto che ti affidi a Dio allora buttati dal tempio e gli angeli ti salveranno”.
Gesù nella qualità di Figlio di Dio, può avere il diritto alla straordinaria protezione divina che è promessa al devoto.
Il gettarsi giù dall’alto costituirebbe una prova esemplare, ma non era detto che Dio lo avrebbe fatto.  
      
La citazione è del Salmo 91:11-12: “Poiché egli comanderà ai suoi angeli di proteggerti in tutte le tue vie. Essi ti porteranno sulla palma della mano, perché il tuo piede non inciampi in nessuna pietra”.
Il salmo si riferisce che chi confida nel Signore sarà protetto.
Gesù risponde ancora con la Scrittura, al v. 7 leggiamo: “È altresì scritto: ‘Non tentare il Signore Dio tuo’”. 
Questa è una citazione di Deuteronomio 6:16: “Non tenterete il SIGNORE, il vostro Dio, come lo tentaste a Massa”. 
“Tentare” (ekpeiraseis -futuro attivo indicativo) significa mettere Dio alla prova.
Provare Dio è la fede falsificata è segno di incredulità!
Chi ha fede non ha bisogno di provare Dio!
Mettere Dio alla prova significa chiedergli una prova della sua fedeltà prima di fidarsi di lui!
Gesù non aveva bisogno di provare Dio, perché si fidava di Dio!
Che cosa era successo a Massa?
Il popolo tentò il Signore per due motivi: perché protestarono e mormorarono contro Dio per la mancanza di acqua e perché dubitarono della presenza di Dio in mezzo a loro (Esodo 17:2-7).
Di solito chi non ha una fede matura, brontola, non è paziente, è incredulo!
Alla luce di 1 Corinzi 10:9 (Numeri 25:1-9; Atti 5:9; 15:10) “non tenterete” potrebbe anche essere non esasperare la pazienza di Dio, oppure non richiedere delle prove, dei segni (Isaia 7:12), ma confidare nelle promesse di Dio come appare qui al v.7, o ancora non mettere in dubbio la bontà di Dio come fecero gli Israeliti.
In ogni caso l’implicazione è che Dio non è al servizio dell’uomo nel fare tutto ciò che noi desideriamo, ma noi siamo al servizio di Dio perciò non lo dobbiamo tentare.
La religione diventerebbe un servizio divino fatto all’ uomo, non un servizio umano fatto a Dio!
Quello che c’insegna Gesù è che non dobbiamo ricercare privilegi speciali, o interventi straordinari.
Possiamo richiedere in base ai nostri bisogni senza pretenderlo (mi devi!) e nemmeno possiamo metterci in certe occasioni difficili per forzare la mano di Dio e provare quanto Dio è esistente, o fedele, o buono.
Dobbiamo avere in ogni modo fede! 
È un errore grave tentare Dio!
Cosa succederebbe se Dio non rispondesse? Il dubbio! La crisi!
Lo scopo del diavolo è causarci una crisi di fede. 
Dobbiamo ricordare che Dio è sovrano e fa quello che vuole! 
Gesù ci vuole dire che Dio è Dio è va trattato come Dio!
Dio ha il diritto di provare la nostra fede; noi non abbiamo alcun diritto di provare Dio, specialmente nel modo che Satana ha suggerito. 
C) La terza tentazione: il Dominio.
Nei vv.8-9 troviamo scritto: “ Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli:   ‘Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori’”.
Il   luogo di questa tentazione è un monte. 
La terza tentazione riguardo il dominio, il potere, differisce dalle precedenti per due aspetti.
In primo luogo è un’azione peccaminosa palese, mentre le altre erano abilmente camuffate facendola apparire come qualcosa che era legittima per Gesù, il Messia, in questo caso Satana vuole l’adorazione di Gesù.
In secondo luogo Satana cerca il suo tornaconto, ma questo era il suo obbiettivo finale, la questione era lui al posto di Dio.        
        
Ma vediamo:
(1) La proposta di Satana a Gesù (v.8).
La proposta è dargli tutti i regni del mondo.
Satana offre il dominio a Gesù il quale, per il momento, non ha niente, nemmeno il mangiare!
Il dominio del diavolo su tutto il mondo è affermato in più passi nel Nuovo Testamento (Giovanni 12:30; 14:30; 2 Corinzi 4:4; 1 Giovanni 5:19), ma sopra di lui comunque domina Dio!
Un giorno gli sarà completamente tolto il suo regno (1 Corinzi 15:25-26). 
Sembra che il diavolo stia scimmiottando le parole di Dio riguardo a Gesù del Salmo 2:7-9.
Satana offrendo a Gesù il dominio senza la difficoltà di diventare Servo sofferente.
Satana gli offre il potere universale, è questo appartiene a Gesù, ma poteva ottenere il regno ora senza passare per la croce e la morte! (Matteo 28:18; Atti 2:30-36; Efesini 1:22-23; Apocalisse 11:15).
Il modo in cui Dio aveva stabilito che Gesù avesse il regno è per la via della sofferenza e della croce. (1 Pietro 1:11). 
Né il Salvatore, né il suo popolo possono evitare questa sequenza: la sofferenza precede la gloria (Luca 24: 25-27; Romani 8:17). 
In secondo luogo consideriamo:
(2) Il profitto: Satana voleva l’adorazione! (v.9).
Il v. 9 ci dice: “Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori”.
Questo sarebbe stato contro i comandamenti di Dio, infatti nei dieci comandamenti è scritto che non il popolo non deve avere altre divinità e di non prostrarsi davanti a loro (Esodo 20:3-5; Deuteronomio 5:6-9).
In questo Israele aveva fallito perché si era fatto un vitello d’oro e lo avevano adorato (Esodo 32:1-35; cfr. Deuteronomio 6:10-15) e nella terra promessa caddero più volte nell’idolatria (per esempio 1 Re 11:5-8; Geremia 18:15-17; 19:3-9).
Cos’è l’adorazione? (proskuneo)
L’adorazione è rendere omaggio alla divinità.
L’adorazione implica:
(a) La fedeltà a chi si adora.
(b) La superiorità a chi è adorato: dall’inferiore al superiore.
(c) La dipendenza dell’adoratore con chi si adora.
L’adoratore ammette che lui non è sufficiente senza quello che adora. 
Quindi Gesù doveva mettere il diavolo sopra Dio Padre e se stesso!
In terzo luogo troviamo:
(3) Il proposito di Gesù.
Il proposito di Gesù e di tutti noi lo vediamo nella risposta di Gesù al v.10: “Allora Gesù gli disse: ‘Vattene, Satana, poiché sta scritto: -Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi il culto’-“.
Gesù lo caccia via come farà con Pietro (Matteo 16:23) usando Deuteronomio 6:13: “Temerai il SIGNORE, il tuo Dio, lo servirai e giurerai nel suo nome”.  (cfr. 2 Re 17:35-38).
Gesù risponde che bisogna adorare solo il Signore e solo a Lui rendere il culto (latreuseis – futuro indicativo attivo).
“Culto” è servire il Signore, è servizio religioso (Esodo 3:12), ministero sacrificale (Ebrei 8:5; 9:9; 10:2); adorazione (Esodo 20:5; 23:24; Deuteronomio 4:28; Apocalisse 7:15).
Se noi adoriamo sia Dio e un’altra persona, noi non stiamo veramente adorando Dio lo stiamo riducendo con gli altri idoli, invece siamo chiamati ad adorare solo Dio!
Passiamo ora a meditare:
III IL MODO COME GESÙ HA AFFRONTATO LA TENTAZIONE: LA PAROLA DI DIO.
Prima di tutto la tattica del diavolo è:
A) La citazione della Scrittura in modo distorto.
Il diavolo cita, o parafrasa la Scrittura in modo distorto come gli fa comodo secondo i suoi scopi. 
Per esempio il senso del Salmo 91:11-12 è che Dio è il nostro rifugio contro gli empi, i nemici; gli angeli ci proteggeranno e gli empi saranno castigati, ma da qui dire buttati e gli angeli ti salveranno è completamente distorto.
Vediamo quindi:
B) La reazione di Gesù alla tentazione.
(1) Gesù cita la Parola di Dio.
Gesù motiva il Suo rifiuto nel seguire il diavolo facendo ricorso alla Scrittura.
La parola di Dio è un’arma spirituale che fa parte dell’armatura del credente ci ricorda Paolo in Efesini 6:17.
Il diavolo è bugiardo e ci dirà solo bugie e mezze verità!
Per neutralizzare i suoi attacchi dobbiamo conoscere la verità della Bibbia. 
Possiamo evitare una banconota falsa se conosciamo quella vera!
Quindi agli attacchi del diavolo bugiardo dobbiamo contrapporre la verità della Parola di Dio, ma per fare ciò dobbiamo conoscere e interpretare correttamente la Bibbia per non cadere nel tranello di Satana.
Il mancato rispetto di una corretta e precisa esegesi è quella di fare il gioco del diavolo. 
Nella reazione troviamo che:
(2) Gesù si sottomette alla Parola di Dio.
L’obbedienza di Gesù non solo si manifesta nel respingere Satana, ma nella positiva prontezza nell’adorare l’unico Dio e nel rimanerGli fedele.
L’arma per resistere alla tentazione è la consacrazione a Dio!
In Giacomo 4:7 è scritto: “Sottomettetevi dunque a Dio; ma resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi”.
Il diavolo lasciò Gesù.
A volte il diavolo ci tenta, altre volte siamo noi stessi che pecchiamo, ma questo dà l’opportunità al diavolo di inserirsi per farci commettere altri peccati.
Il diavolo opera negli uomini ribelli (Efesini 2:1-3).     
Un comportamento peccaminoso apre le porte al diavolo! (Efesini 4:26-27).
( L’ira fornisce l’opportunità al diavolo di intervenire per i suoi loschi propositi)         
Trova, dunque, la tua vittoria seguendo l’esempio di Cristo di vivere la Parola di Dio. 
CONCLUSIONE.
Possiamo pertanto affermare:
1) La chiamata di Dio è provata.
Con il battesimo comincia la missione di Gesù, ma prima di affrontare il Suo ministero pubblico, è stato provato e preparato da Dio per la sofferenza!  
Tutti i servitori del Signore nella Bibbia, e non solo, sono stati provati (Abramo, Giuseppe, Mosè, Giobbe, ecc.), quasi furono spezzati (1 Samuele 25:13-34; 1 Re 19:4; Geremia 20:7-18).
È importante la prova del Signore ci fortifica e ci fa crescere.
2) Dio ci vivifica dopo una prova.
Dio porta trionfo quelli che rimangono fedeli alla verifica come leggiamo nel v.11. 
Gli angeli hanno rivitalizzato Gesù portandogli probabilmente del cibo! 
3) Satana è un nemico Sconfitto.
In Matteo, quando Satana e le sue schiere appaiono (Matteo 4:23-24; 8:16, 28; 9:32; 12:22; 13:39; 15:22; 17:18), essi sono sconfitti!
Cristo lega Satana nella sua casa, ogni esorcismo è la prova (Matteo 12:29). 
Gesù Cristo ha trasmesso la sua autorità ai discepoli, i quali sono vittoriosi contro le forze delle tenebre (Matteo 10:1).
4) Gesù ci offre un modello da seguire di obbedienza sotto la tentazione.
A differenza degli Israeliti nel deserto, Gesù vince la tentazione e rimane fedele al Padre.   
A Gesù Cristo è stato promesso l’eterno dominio (Daniele 7:14), ma doveva passare per la sofferenza, per la croce.
Prima della gloria anche i discepoli di Gesù soffriranno (Atti 14:22; Romani 8:17; Filippesi 3:10; Colossesi 1:24; 1 Pietro 1: 4-5; 2:19-21; 3:13-17; 4:12-19), ma seguiranno il modello di obbedienza di Gesù Cristo.
5) Gesù ci offre un modello da seguire su come affrontare la tentazione.
Per vincere la tentazione e quindi il peccato, la Parola di Dio deve essere nel nostro cuore (Salmo 119:11; Colossesi 3:16) e dovremmo interpretarla correttamente. 
Gesù è stato tentato, ma non ha peccato!
Possiamo superare la tentazione in qualunque situazione (1 Corinzi 10:13). 
Abbiamo lo Spirito Santo che ci aiuta come ha aiutato Gesù (Luca 4:1; Romani 8:12-13).
Come Gesù, i veri figli di Dio, non sono egocentrici!
Satana ha tentato Gesù a essere egocentrico, di usare il Suo potere per soddisfare i propri bisogni! 
Gesù non ha ceduto! Non ha distolto il Suo sguardo dalla missione che Dio gli ha affidato!
Gesù non ha nemmeno mormorato contro Dio come il popolo d’Israele nel deserto!
6) Gesù è un modello per la vittoria nel momento della prova.
Gesù come tanti altri eroi della fede (Abramo, Giuseppe, Mosè, Davide, Giobbe, Elia, Isaia, Ezechiele; cfr. Ebrei 11), furono provati.
Attraverso la prova impariamo a dipendere da Dio e impariamo che dipendere da Dio ci darà la vittoria!
Questo è lo stesso per i credenti di oggi, e abbiamo bisogno di guardare le nostre prove come un mezzo per crescere nella fede (Ebrei 12:6-11; Giacomo 1:2-4; 1 Pietro 1:6-7). 
I discepoli sono destinati a essere provati, ma Gesù c’insegna come superare la prova.
Gesù ha resistito alla tentazione e il diavolo se ne è andato (Giacomo 4:7). 
Il diavolo e il suo esercito, cercheranno di distaccarci da Dio utilizzeranno vari stratagemmi e insidie, è un combattimento spirituale. (Luca 4:13; Efesini 4:12).
Come con Gesù, il diavolo passerà da un argomento a un altro, senza mostrarci il costo della tentazione.  
Presenterà la tentazione sempre appetibile, innocua e sempre per il tuo piacere ed egoismo vedi Adamo ed Eva (Genesi 3:1-5). 

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Salvatore Di Dio on gennaio 12th, 2017
La tentazione di Gesù (Matteo 4:1-11).
In questo passo vediamo che il diavolo cerca di insinuare in Gesù il dubbio sulla Sua identità di Figlio di Dio usando e distorcendo la Parola di Dio. 
Inoltre il diavolo vuole distogliere Gesù dalla croce!
Ma Gesù rifiuta ogni altra via che non sia la croce, è obbediente alla volontà del Padre suo (Matteo 3: 13-17), e lo sarà fino alla croce.
Queste tre tentazioni possono essere considerate come rappresentative della tentazione umana in generale, ma si riferiscono soprattutto alla tentazione di deviare Gesù dalla sua vocazione messianica per salvare l’umanità.
Il racconto della tentazione di Gesù è collegato strettamente al racconto precedente del battesimo, infatti la parola chiave è Figlio di Dio.

Iniziamo con:
I IL MOTIVO PER CUI GESÙ È STATO TENTATO.
Prima di tutto dobbiamo ricordare che Gesù era un uomo vero come era anche vero Dio, per quanto complicato possa esserlo capirlo.
Prima di tutto vediamo:
A) La mobilitazione per la tentazione.
Nel v.1 è scritto: “Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo”.
Matteo sottolinea proprio il fatto che Gesù doveva essere tentato! 
Gesù fu condotto nel deserto dallo Spirito Santo per essere tentato dal diavolo.
Quello Spirito che era sceso su Gesù subito dopo il battesimo, ora lo conduce nel deserto per essere tentato dal diavolo.
Il Dio sovrano è in controllo della storia! 
Il deserto nella Bibbia ha tre usi: la dimora di demoni (Isaia 13:21; 34:14; Matteo 12:43; Apocalisse 18:2); è il luogo di prova (Deuteronomio 6-8); ed è il luogo di conforto divino (1 Re 19:4-8; Apocalisse 12:6,14).
Prima di Gesù, Mosè e dopo di Lui, Paolo ebbero una preparazione nel deserto (Esodo 3:1-4,17; Galati 1:17). 
“Per essere tentato” (peirasthēnai – aoristo passivo infinitivo) significa essere provato, eseguire un test in un buono o cattivo senso.
Questa parola può essere usata sia per prova e sia per tentazione.
Quando è Dio a provare lo fa per il nostro bene, per vedere la nostra fedeltà, (Genesi 22:1; Esodo 20:20; Deuteronomio 8:2; Giovanni 6:6; 2 Corinzi 13:5; Ebrei 11:17), ma non ci istiga a commettere il male (Giacomo 1:13-14).
Il diavolo, invece ci tenta per distruggerci, per allontanarci da Dio, per istigarci al male (1 Corinzi 7:5; 1 Tessalonicesi 3:5). 
In questo contesto vediamo entrambi le cose: Dio prova e Satana tenta Gesù.
o Dio prova il Figlio attraverso il diavolo.
Perché Gesù doveva essere provato dal Padre e tentato dal diavolo?
(1) Per dimostrare che Gesù era il Figlio di Dio, non poteva peccare e dimostrare la Sua superiorità sul male.
Lo scopo della tentazione era dimostrare la Sua perfetta santità agli uomini, agli angeli e ai demoni.
Come nel racconto del battesimo, Gesù si allinea con il dilemma del genere umano, questa volta in termini di tentazione. 
Tuttavia, a differenza di Adamo e anche di Israele, Gesù è vittorioso, non peccherà.
Gesù passa il test e dimostra così di essere veramente Figlio di Dio, entrando nel suo ministero in trionfo.
Quindi, il punto principale non era di evitare una sconfitta, quanto di riportare una concreta vittoria sul diavolo!
Non è sicuramente sbagliato usare questo passaggio, come faremo più avanti, per imparare come affrontare la tentazione, ma ciò che è più importante qui è: il Figlio di Dio è venuto dal cielo per invadere il territorio del nemico, per iniziare la guerra di liberazione, liberare i peccatori dalla schiavitù di Satana (cfr. Atti 26:18; Colossesi 1:13).
Satana tre volte cerca di ingannare Gesù nel distoglierlo dall’obbedienza a Dio Padre, ma attraverso le citazioni dalle Sacre Scritture, Gesù, e come se gli dicesse: “So quello che stai facendo. Ha funzionato con Adamo e Israele, ma non funziona con me! “
Il secondo motivo era:
(2) Per dimostrare l’obbedienza e la fedeltà al Padre anche sotto pressione e di prepararlo per la missione ardua.         
In questo senso Gesù doveva dimostrare di essere pronto a intraprendere un servizio così difficile fino al culmine della morte orrenda in croce. 
            
Lo scopo di questo test da parte di Dio era di provare l’obbedienza e la fedeltà del Figlio in vista della missione redentiva, del piano di salvezza e di prepararlo in vista di questo piano, era come un apprendistato.
C’è un confronto immediato con le forze spirituali negative che caratterizzerà tutto il suo ministero.
Gesù doveva imparare a essere fedele anche sotto pressione, nella sofferenza e nella privazione (Cfr. Deuteronomio 8:2-3; Ebrei 5:7-8).
R.T. France diceva: “ La sua missione doveva comportare una privazione continua per amore del Suo ministero della Parola di Dio; una preoccupazione per il proprio benessere materiale avrebbe solo avuto l’effetto di esporla a dei rischi”.             
Il terzo motivo era:
(3) Per simpatizzare con il genere umano. (Ebrei 2:18; 4:14-16).
Come vero uomo Gesù doveva essere tentato come tutti gli altri del genere umano! In questo modo può simpatizzare con l’essere umano!
Quando siamo tentati, Gesù ci capisce perché è stato tentato anche Lui, ma con una differenza, che Lui non ha peccato!            
Passiamo ora a considerare:
B) La matrice della tentazione.
Chi è il tentatore? È il diavolo, Satana. 
Nel v.1 leggiamo ancora: “Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo”.
Il diavolo è il rivale reale e potente di Dio, colui la cui autorità è minacciata, ora dal regno dei cieli che Gesù stava inaugurando (Matteo 12:24-29; 13:19,39; 16:23).       
Un altro nome per il diavolo è Satana, “Satana” (satanas) significa l’avversario, il nemico di Dio e di chi appartiene a Dio. 
Il diavolo vuole sedurre Gesù, come fece con Adamo ed Eva (Genesi 3:1-7), affinché si allontani da Dio, è il leone ruggente che va in giro cercando di divorare i credenti (1 Pietro 4:8). 
“Diavolo” (diabolos), indica calunniatore, lui fa di tutto per farci peccare, una volta che pecchiamo poi ci accusa! (Zaccaria 3:1-5; Apocalisse 12:10).
Il diavolo è bugiardo, il padre della menzogna (Giovanni 8:44), spinge a commettere il male anche con la menzogna (Giovanni 13:2), e molti sono sotto il suo potere (Atti 10:38; 26:18; Efesini 2:1-3).
Il diavolo con la tentazione, ha cercato di distogliere Gesù dalla volontà di Dio, cioè a essergli infedele.
Prima lo fa con la manipolazione: “Se tu sei il Figlio di Dio”, poi lo fa apertamente cercando l’adorazione di Gesù.
Vediamo ora:
C) Il momento della tentazione.
Il diavolo tenta Gesù in un momento difficile, quando Gesù ebbe fame, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti. 
Quando siamo più deboli: per stanchezza, per stress, allora aspettiamoci un attacco del diavolo, una tentazione. 
Il numero “quaranta” ricorda i quaranta giorni di digiuno di Mosé (Esodo 34:28; Deuteronomio 9:9). 
Gli anni della permanenza del popolo di Dio nel deserto (Numeri 14:34; Deuteronomio 8:2).
I giorni del digiuno di Elia (1 Re 19:8).
Entriamo nel vivo della tentazione, andiamo a vedere:
II LA NATURA DELLA TENTAZIONE.  
Molti studiosi vedono in queste tre tentazioni delle analogie con il popolo di Israele quando è stato provato nel deserto, dopo aver fatto “il battesimo del Mar Rosso”.
L’attenzione è soprattutto su Deuteronomio 6 e 8, citato tre volte da Gesù nelle Sue risposte agli inviti di Satana: il v.4 con Deuteronomio 8:3; il v.7 con Deuteronomio 6:16; il v.10 con Deuteronomio 6:13.
Troviamo qui una descrizione delle lezioni date da Dio agli Israeliti nel deserto prima della conquista della terra promessa, quando Egli li mise alla prova e li disciplina come un uomo fa con il proprio figlio (Deuteronomio 8:2,5).
Gesù affronta le stesse prove nel deserto e le supera, mentre gli Israeliti non le superarono. 
Cominciamo con:
A) La prima tentazione: Disubbidire a Dio.
Nel v.3 leggiamo: “E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: ‘Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani’”. 
In questa prima tentazione viene messa in gioco la missione di Gesù.
Dio è grande, il diavolo lo sa.
In Matteo 3:9 Giovanni Battista dice che Dio dalle pietre può far sorgere dei figli ad Abramo e dalla roccia Dio fece sgorgare l’acqua per dissetare gli Israeliti (Esodo 17:1-7).
Quando il popolo di Israele era nel deserto, si era lamentato che in Egitto avevano pane a sazietà, invece nel presente (nel deserto) solo fame, Dio provvede loro la manna dal cielo (Esodo 15:3-4).
Il diavolo dice a Gesù: “Se tu sei di natura divina trasforma queste pietre in pane”.
La tentazione è forte, perché Gesù ha fame, sta quasi per morire!
Gesù aveva il potere di soddisfare le necessità fisiche con mezzi miracolosi (Matteo 14:15-21; 15:32-38), quindi poteva usare la Sua potenza per soddisfare i Suoi bisogni, ma non lo fece.
Gesù non ha dubitato e abusato della Sua identità divina, non fece un cattivo uso della Sua posizione, non ha usato il Suo potere divino per evitare il percorso di privazione e sofferenza che il suo Padre celeste ha messo davanti a Lui! (cfr. Filippesi 2:6-8).
La via del regno di Dio è la via della sofferenza, il cammino della croce (cfr. Marco 8:34-35; Atti 14:22; Romani 5:3; 8:17).
Gesù è il Servo Sofferente di Isaia 53, così egli rifiuta il suggerimento del diavolo, come farà anche più tardi, nel giardino del Getsemani (Matteo 26: 52-54) e poi sulla croce stessa (Matteo 27:39-40).
Quindi il diavolo non contesta la verità riguardo a Gesù, ma tenta, spinge Gesù a usare egoisticamente la Sua identità, o Figliolanza egoisticamente.
Gesù non cade, la missione di Dio Padre al primo posto!
Poiché Gesù aveva fame (v. 2), e non sarebbe stato sbagliato usare il suo potere per nutrire se stesso, ma non lo fece, perché non era la volontà di Dio!
Gesù non fece quel miracolo perché la privazione, la fame, era un’esperienza che voleva il Padre, non era nella volontà di Dio che Lui mangiasse.
Dio oltre a provarlo, lo stava preparando per la Sua missione di sofferenza, perciò quel miracolo e il mangiare il pane, era incompatibile con la missione ordinata dal Padre, che era quella della fame.
Gesù doveva continuare ad avere fiducia nel Padre nonostante il diavolo vuole distogliere Gesù dall’obbedienza e dalla fiducia al Padre, dalla Sua bontà e guida.
Gesù replica dicendo nel v.4: “Sta scritto: ‘Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio’”.
Questa è una citazione di Deuteronomio 8:3 e ci fa capire che non si vive di solo pane, ma anche della Parola di Dio: “ Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provar la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per insegnarti che l’uomo  non vive  soltanto di pane, ma che vive di tutto quello che procede dalla bocca del SIGNORE”. 
Israele è stato messo alla prova da Dio per quarant’anni, per vedere ciò che aveva nel cuore e se avesse osservato i comandamenti, per insegnargli che l’uomo vive di ogni Parola che viene da Dio! (Cfr. Deuteronomio 32:46-47).
Gesù si fidava di Dio, di Colui da cui dipendiamo per vivere!
Gesù da più valore alle cose spirituali che materiali!
Gesù riconosce la grande importanza del pane, ma dice che c’è qualcosa di molto più grande: la Parola di Dio!
Non dovrebbe essere così anche per noi? Cosa è più importante per noi?
Il diavolo vuole distogliere Gesù dall’obbedienza alla Parola di Dio, tenta Gesù ad agire indipendentemente dal Padre, a convincerlo che il Padre non si sta prendendo cura di Lui, ma Gesù risponde che è di vitale importanza la Parola di Dio e quindi l’obbedienza, senza cercare le proprie soluzioni, quindi avere fiducia!
B) La seconda tentazione: Dubitare di Dio. 
Nei vv.5-6 è scritto: “Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: ‘Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: ‘Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti con il piede contro una pietra’”.
Il luogo della tentazione è Gerusalemme, la punta più alta del tempio.        
Anche in questo caso Satana riconosce la filiazione speciale di Gesù e cerca di usarla contro di Lui con un comando ridicolo di gettarsi dal pinnacolo del tempio!
In questa seconda tentazione viene messa in gioco la relazione di Gesù con il Padre.
E come se Satana stesse dicendo: “ Visto che ti affidi a Dio allora buttati dal tempio e gli angeli ti salveranno”.
Gesù nella qualità di Figlio di Dio, può avere il diritto alla straordinaria protezione divina che è promessa al devoto.
Il gettarsi giù dall’alto costituirebbe una prova esemplare, ma non era detto che Dio lo avrebbe fatto.  
      
La citazione è del Salmo 91:11-12: “Poiché egli comanderà ai suoi angeli di proteggerti in tutte le tue vie. Essi ti porteranno sulla palma della mano, perché il tuo piede non inciampi in nessuna pietra”.
Il salmo si riferisce che chi confida nel Signore sarà protetto.
Gesù risponde ancora con la Scrittura, al v. 7 leggiamo: “È altresì scritto: ‘Non tentare il Signore Dio tuo’”. 
Questa è una citazione di Deuteronomio 6:16: “Non tenterete il SIGNORE, il vostro Dio, come lo tentaste a Massa”. 
“Tentare” (ekpeiraseis -futuro attivo indicativo) significa mettere Dio alla prova.
Provare Dio è la fede falsificata è segno di incredulità!
Chi ha fede non ha bisogno di provare Dio!
Mettere Dio alla prova significa chiedergli una prova della sua fedeltà prima di fidarsi di lui!
Gesù non aveva bisogno di provare Dio, perché si fidava di Dio!
Che cosa era successo a Massa?
Il popolo tentò il Signore per due motivi: perché protestarono e mormorarono contro Dio per la mancanza di acqua e perché dubitarono della presenza di Dio in mezzo a loro (Esodo 17:2-7).
Di solito chi non ha una fede matura, brontola, non è paziente, è incredulo!
Alla luce di 1 Corinzi 10:9 (Numeri 25:1-9; Atti 5:9; 15:10) “non tenterete” potrebbe anche essere non esasperare la pazienza di Dio, oppure non richiedere delle prove, dei segni (Isaia 7:12), ma confidare nelle promesse di Dio come appare qui al v.7, o ancora non mettere in dubbio la bontà di Dio come fecero gli Israeliti.
In ogni caso l’implicazione è che Dio non è al servizio dell’uomo nel fare tutto ciò che noi desideriamo, ma noi siamo al servizio di Dio perciò non lo dobbiamo tentare.
La religione diventerebbe un servizio divino fatto all’ uomo, non un servizio umano fatto a Dio!
Quello che c’insegna Gesù è che non dobbiamo ricercare privilegi speciali, o interventi straordinari.
Possiamo richiedere in base ai nostri bisogni senza pretenderlo (mi devi!) e nemmeno possiamo metterci in certe occasioni difficili per forzare la mano di Dio e provare quanto Dio è esistente, o fedele, o buono.
Dobbiamo avere in ogni modo fede! 
È un errore grave tentare Dio!
Cosa succederebbe se Dio non rispondesse? Il dubbio! La crisi!
Lo scopo del diavolo è causarci una crisi di fede. 
Dobbiamo ricordare che Dio è sovrano e fa quello che vuole! 
Gesù ci vuole dire che Dio è Dio è va trattato come Dio!
Dio ha il diritto di provare la nostra fede; noi non abbiamo alcun diritto di provare Dio, specialmente nel modo che Satana ha suggerito. 
C) La terza tentazione: il Dominio.
Nei vv.8-9 troviamo scritto: “ Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli:   ‘Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori’”.
Il   luogo di questa tentazione è un monte. 
La terza tentazione riguardo il dominio, il potere, differisce dalle precedenti per due aspetti.
In primo luogo è un’azione peccaminosa palese, mentre le altre erano abilmente camuffate facendola apparire come qualcosa che era legittima per Gesù, il Messia, in questo caso Satana vuole l’adorazione di Gesù.
In secondo luogo Satana cerca il suo tornaconto, ma questo era il suo obbiettivo finale, la questione era lui al posto di Dio.        
        
Ma vediamo:
(1) La proposta di Satana a Gesù (v.8).
La proposta è dargli tutti i regni del mondo.
Satana offre il dominio a Gesù il quale, per il momento, non ha niente, nemmeno il mangiare!
Il dominio del diavolo su tutto il mondo è affermato in più passi nel Nuovo Testamento (Giovanni 12:30; 14:30; 2 Corinzi 4:4; 1 Giovanni 5:19), ma sopra di lui comunque domina Dio!
Un giorno gli sarà completamente tolto il suo regno (1 Corinzi 15:25-26). 
Sembra che il diavolo stia scimmiottando le parole di Dio riguardo a Gesù del Salmo 2:7-9.
Satana offrendo a Gesù il dominio senza la difficoltà di diventare Servo sofferente.
Satana gli offre il potere universale, è questo appartiene a Gesù, ma poteva ottenere il regno ora senza passare per la croce e la morte! (Matteo 28:18; Atti 2:30-36; Efesini 1:22-23; Apocalisse 11:15).
Il modo in cui Dio aveva stabilito che Gesù avesse il regno è per la via della sofferenza e della croce. (1 Pietro 1:11). 
Né il Salvatore, né il suo popolo possono evitare questa sequenza: la sofferenza precede la gloria (Luca 24: 25-27; Romani 8:17). 
In secondo luogo consideriamo:
(2) Il profitto: Satana voleva l’adorazione! (v.9).
Il v. 9 ci dice: “Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori”.
Questo sarebbe stato contro i comandamenti di Dio, infatti nei dieci comandamenti è scritto che non il popolo non deve avere altre divinità e di non prostrarsi davanti a loro (Esodo 20:3-5; Deuteronomio 5:6-9).
In questo Israele aveva fallito perché si era fatto un vitello d’oro e lo avevano adorato (Esodo 32:1-35; cfr. Deuteronomio 6:10-15) e nella terra promessa caddero più volte nell’idolatria (per esempio 1 Re 11:5-8; Geremia 18:15-17; 19:3-9).
Cos’è l’adorazione? (proskuneo)
L’adorazione è rendere omaggio alla divinità.
L’adorazione implica:
(a) La fedeltà a chi si adora.
(b) La superiorità a chi è adorato: dall’inferiore al superiore.
(c) La dipendenza dell’adoratore con chi si adora.
L’adoratore ammette che lui non è sufficiente senza quello che adora. 
Quindi Gesù doveva mettere il diavolo sopra Dio Padre e se stesso!
In terzo luogo troviamo:
(3) Il proposito di Gesù.
Il proposito di Gesù e di tutti noi lo vediamo nella risposta di Gesù al v.10: “Allora Gesù gli disse: ‘Vattene, Satana, poiché sta scritto: -Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi il culto’-“.
Gesù lo caccia via come farà con Pietro (Matteo 16:23) usando Deuteronomio 6:13: “Temerai il SIGNORE, il tuo Dio, lo servirai e giurerai nel suo nome”.  (cfr. 2 Re 17:35-38).
Gesù risponde che bisogna adorare solo il Signore e solo a Lui rendere il culto (latreuseis – futuro indicativo attivo).
“Culto” è servire il Signore, è servizio religioso (Esodo 3:12), ministero sacrificale (Ebrei 8:5; 9:9; 10:2); adorazione (Esodo 20:5; 23:24; Deuteronomio 4:28; Apocalisse 7:15).
Se noi adoriamo sia Dio e un’altra persona, noi non stiamo veramente adorando Dio lo stiamo riducendo con gli altri idoli, invece siamo chiamati ad adorare solo Dio!
Passiamo ora a meditare:
III IL MODO COME GESÙ HA AFFRONTATO LA TENTAZIONE: LA PAROLA DI DIO.
Prima di tutto la tattica del diavolo è:
A) La citazione della Scrittura in modo distorto.
Il diavolo cita, o parafrasa la Scrittura in modo distorto come gli fa comodo secondo i suoi scopi. 
Per esempio il senso del Salmo 91:11-12 è che Dio è il nostro rifugio contro gli empi, i nemici; gli angeli ci proteggeranno e gli empi saranno castigati, ma da qui dire buttati e gli angeli ti salveranno è completamente distorto.
Vediamo quindi:
B) La reazione di Gesù alla tentazione.
(1) Gesù cita la Parola di Dio.
Gesù motiva il Suo rifiuto nel seguire il diavolo facendo ricorso alla Scrittura.
La parola di Dio è un’arma spirituale che fa parte dell’armatura del credente ci ricorda Paolo in Efesini 6:17.
Il diavolo è bugiardo e ci dirà solo bugie e mezze verità!
Per neutralizzare i suoi attacchi dobbiamo conoscere la verità della Bibbia. 
Possiamo evitare una banconota falsa se conosciamo quella vera!
Quindi agli attacchi del diavolo bugiardo dobbiamo contrapporre la verità della Parola di Dio, ma per fare ciò dobbiamo conoscere e interpretare correttamente la Bibbia per non cadere nel tranello di Satana.
Il mancato rispetto di una corretta e precisa esegesi è quella di fare il gioco del diavolo. 
Nella reazione troviamo che:
(2) Gesù si sottomette alla Parola di Dio.
L’obbedienza di Gesù non solo si manifesta nel respingere Satana, ma nella positiva prontezza nell’adorare l’unico Dio e nel rimanerGli fedele.
L’arma per resistere alla tentazione è la consacrazione a Dio!
In Giacomo 4:7 è scritto: “Sottomettetevi dunque a Dio; ma resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi”.
Il diavolo lasciò Gesù.
A volte il diavolo ci tenta, altre volte siamo noi stessi che pecchiamo, ma questo dà l’opportunità al diavolo di inserirsi per farci commettere altri peccati.
Il diavolo opera negli uomini ribelli (Efesini 2:1-3).     
Un comportamento peccaminoso apre le porte al diavolo! (Efesini 4:26-27).
( L’ira fornisce l’opportunità al diavolo di intervenire per i suoi loschi propositi)         
Trova, dunque, la tua vittoria seguendo l’esempio di Cristo di vivere la Parola di Dio. 
CONCLUSIONE.
Possiamo pertanto affermare:
1) La chiamata di Dio è provata.
Con il battesimo comincia la missione di Gesù, ma prima di affrontare il Suo ministero pubblico, è stato provato e preparato da Dio per la sofferenza!  
Tutti i servitori del Signore nella Bibbia, e non solo, sono stati provati (Abramo, Giuseppe, Mosè, Giobbe, ecc.), quasi furono spezzati (1 Samuele 25:13-34; 1 Re 19:4; Geremia 20:7-18).
È importante la prova del Signore ci fortifica e ci fa crescere.
2) Dio ci vivifica dopo una prova.
Dio porta trionfo quelli che rimangono fedeli alla verifica come leggiamo nel v.11. 
Gli angeli hanno rivitalizzato Gesù portandogli probabilmente del cibo! 
3) Satana è un nemico Sconfitto.
In Matteo, quando Satana e le sue schiere appaiono (Matteo 4:23-24; 8:16, 28; 9:32; 12:22; 13:39; 15:22; 17:18), essi sono sconfitti!
Cristo lega Satana nella sua casa, ogni esorcismo è la prova (Matteo 12:29). 
Gesù Cristo ha trasmesso la sua autorità ai discepoli, i quali sono vittoriosi contro le forze delle tenebre (Matteo 10:1).
4) Gesù ci offre un modello da seguire di obbedienza sotto la tentazione.
A differenza degli Israeliti nel deserto, Gesù vince la tentazione e rimane fedele al Padre.   
A Gesù Cristo è stato promesso l’eterno dominio (Daniele 7:14), ma doveva passare per la sofferenza, per la croce.
Prima della gloria anche i discepoli di Gesù soffriranno (Atti 14:22; Romani 8:17; Filippesi 3:10; Colossesi 1:24; 1 Pietro 1: 4-5; 2:19-21; 3:13-17; 4:12-19), ma seguiranno il modello di obbedienza di Gesù Cristo.
5) Gesù ci offre un modello da seguire su come affrontare la tentazione.
Per vincere la tentazione e quindi il peccato, la Parola di Dio deve essere nel nostro cuore (Salmo 119:11; Colossesi 3:16) e dovremmo interpretarla correttamente. 
Gesù è stato tentato, ma non ha peccato!
Possiamo superare la tentazione in qualunque situazione (1 Corinzi 10:13). 
Abbiamo lo Spirito Santo che ci aiuta come ha aiutato Gesù (Luca 4:1; Romani 8:12-13).
Come Gesù, i veri figli di Dio, non sono egocentrici!
Satana ha tentato Gesù a essere egocentrico, di usare il Suo potere per soddisfare i propri bisogni! 
Gesù non ha ceduto! Non ha distolto il Suo sguardo dalla missione che Dio gli ha affidato!
Gesù non ha nemmeno mormorato contro Dio come il popolo d’Israele nel deserto!
6) Gesù è un modello per la vittoria nel momento della prova.
Gesù come tanti altri eroi della fede (Abramo, Giuseppe, Mosè, Davide, Giobbe, Elia, Isaia, Ezechiele; cfr. Ebrei 11), furono provati.
Attraverso la prova impariamo a dipendere da Dio e impariamo che dipendere da Dio ci darà la vittoria!
Questo è lo stesso per i credenti di oggi, e abbiamo bisogno di guardare le nostre prove come un mezzo per crescere nella fede (Ebrei 12:6-11; Giacomo 1:2-4; 1 Pietro 1:6-7). 
I discepoli sono destinati a essere provati, ma Gesù c’insegna come superare la prova.
Gesù ha resistito alla tentazione e il diavolo se ne è andato (Giacomo 4:7). 
Il diavolo e il suo esercito, cercheranno di distaccarci da Dio utilizzeranno vari stratagemmi e insidie, è un combattimento spirituale. (Luca 4:13; Efesini 4:12).
Come con Gesù, il diavolo passerà da un argomento a un altro, senza mostrarci il costo della tentazione.  
Presenterà la tentazione sempre appetibile, innocua e sempre per il tuo piacere ed egoismo vedi Adamo ed Eva (Genesi 3:1-5). 

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